domenica 1 marzo 2015

La strage anarchica del Teatro Diana




Gli anarchici lombardi organizzarono una serie di attentati per la giornata del 23 marzo 1921. Passarono alla storia come La Strage del Diana.
Erano la loro risposta alla crescente forza dei fascisti a Milano, e in Italia, e alla carcerazione preventiva che un gruppo di una dozzina di anarchici stava subendo da alcuni mesi senza che la magistratura si decidesse a istruire un processo e nemmeno a scrivere un capo d'accusa.
Cinque di questi anarchici iniziarono uno sciopero della fame, e vista l'età di alcuni di loro, ultra settantenni, le condizioni di salute si aggravarono repentinamente.
I compagni anarchici organizzarono quindi tre attentati:
La centrale elettrica di via Gadio, che doveva saltare in aria di notte, quando era vuota.
La sede dell'Avanti, da incendiare anch'esso quando era deserta.
L'albergo Diana, soprastante al teatro omonimo, dove risiedeva il questore Giovanni Gasti che spesso si incontrava con Mussolini proprio in quell'edificio.
Per imperizia o per incapacità l'organizzatore materiale, Giuseppe Mariani, 23enne mantovano, lasciò la grande cassa colma di oltre 160 candelotti di dinamite non dentro l'albergo, come stabilito, ma al di fuori, sotto le finestre al primo piano dove si trovava il questore. Peccato che al di là del muro al piano terreno vi fosse il teatro.




In programma c' era la quindicesima e ultima replica della «Mazurka blu» di Franz Lehar. In scena la Compagnia Darclèe che intendeva dedicare gli ultimi applausi al direttore d' orchestra, il maestro Giuseppe Berrettoni. Quel 23 marzo del 1921 il teatro Diana era pieno di gente, ma la serata si era già guastata. Gli orchestrali avevano infatti proclamato uno sciopero selvaggio perché un loro collega era stato licenziato. Trattative febbrili dietro le quinte, mentre in sala il pubblico spazientito cominciava a rumoreggiare. Finalmente l' accordo. La serata d' onore è salva. Si può ricominciare la rappresentazione. Alle 23 il campanello trilla a lungo. Tutti seduti. Silenzio. Poi l' esplosione. Terribile. Devastante. La distruzione. Il sangue. La morte. Una bomba, sistemata all' esterno di una porta laterale del teatro, scoppia fragorosamente e squarcia la parete investendo le prime file della platea e la fossa degli orchestrali. Il fuoco, il fumo e la disperazione. Il bilancio dell' attentato è terribile: 17 morti (saliranno a 21 nel giro di poche ore) e un' ottantina di feriti.
Le cronache del tempo reperibili nell'Archivio Storico de La Stampa parlano di "miseri brandelli di resti umani, teste staccate, tronchi, braccia e gambe... c'è nei pressi del teatro una folla di persone sanguinanti che non decide di farsi curare, instupidita..."









Dato che nulla accade per caso... il destino volle che il questore, obbiettivo degli anarchici, non fosse al primo piano, dentro l'albergo, ma fosse pure lui nel teatro per l'ultima replica. Fu risparmiato dall'esplosione, se non "lievemente contuso" e immediatamente, già sul posto, diresse le investigazioni.
Un gruppo di anarchici responsabili degli altri attentati venne arrestato il giorno seguente; gli altri attentati erano parzialmente falliti, delle due bombe di via Gadio solo una era esplosa e il dinamitardo catturato da due carabinieri, e l'incendio dell'Avanti non era nemmeno iniziato. Dopo pochi giorni parlarono e fornirono i nomi dei complici del Diana. Mariani viene arrestato in aprile insieme all'altro mantovano Giuseppe Boldrini e al milanese Ettore Aguggini. Insieme aveva già organizzato due attentati al ristorante Cova di Milano (26 giugno ed 8 agosto 1920).
Nel settembre del 1920 fanno esplodere un'altra bomba all'Hotel Cavour, nell'omonima piazza.
Immediatamente dopo la strage i fascisti partono al contrattacco.
Viene assaltata in primis la sede dell'Avanti in via San Damiano dove però il questore aveva già fatto giungere dei poliziotti. Fascisti e poliziotti aprono il fuoco e dopo una breve sparatoria restano una mezza dozzina di feriti per terra.
Le squadracce fasciste, oltre 300 persone, si dirigono allora alla nuova sede dell'Avanti in via San Gregorio in costruzione e quasi terminata.
La sede viene data alle fiamme. Accorrono gruppi di socialisti e si finisce a colpi di pistola anche in San Gregorio. Arrivano i pompieri che vengono assaliti dai fascisti che impediscono loro di spegnere l'incendio.
Altri fascisti corrono alla sede del giornale l'Umanità Nuova, entrano sfondando le vetrine e danno fuoco a tutto l'edificio. Vengono lanciate bombe a mano.
Al processo vengono condannati all'ergastolo il Mariani e il Boldrini. Aguggini, 19enne, se la cava con 30 anni. Aguggini muore nel 1929 in carcere.  Boldrini, unico che si proclama sempre innocente, finisce in isolamento per 16 anni a Porto Azzurro. Nel 1943 i tedeschi lo deportano in un campo di concentramento dove muore. Mariani passa 10 anni di isolamento a Santo Stefano. Nel 1943 Santo Stefano viene occupata dagli Alleati. I detenuti politici vengono tutti liberati eccezion fatta per comunisti ed anrchici. Mariani guida una rivolta a cui si uniscono anche i detenuti comuni. Vengono prese in ostaggio 64 guardie carcerarie. Alla fine è proprio Mariani a porre fine alla rivolta. Dopo la guerra venne graziato e rilasciato il 1 giugno 1946, dopo 21 anni di carcere. Entra nella Federazione Anarchica Italiano e diventerà bibliotecario. Morirà nel 1974. L'attentato del Diana diede probabilmente l'aiuto finale al fascismo per trasformarsi da fenomeno assolutamente minoritario, ed inviso alla borghesia, al movimento di massa che subito dopo la fine del Biennio Rosso (1919-20) portò nel giro di pochi mesi Milano e poi l'Italia a schierarsi in toto con Mussolini.






Le vittime furono


Leontina Rossi, 5 anni
Rosa Passoni Nastri, 40 anni
Mosè Arbizzoni, 23 anni
Margherita Calabresi Leoni, 29 anni
Gemma Malatesta, 40 anni
Pietro Boni
Angelo Rastelli, 32 anni
Ernesto Troeschel
Vittoria Troeschel, 20 anni
Renzo Rosi, 17 anni
Giuseppe Maggi, 17 anni
Mario Tedeschi, 31 anni
Ettore Pecorara, 28 anni
Pietro Lazzari
Giuseppe Marano, 24 anni
Vitaliano Majocchi, 33 anni
Alessandro Lorenzi, 22 anni
Enrico Aldi, 24 anni
Salvatore Merrone, 50 anni







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