mercoledì 4 marzo 2015

Le tante vite di Porta Romana

La prima Porta Romana "ad Placentiam" si trovava nei pressi di San Giovanni in Conca, all'altezza della odierna via Unione.
Dopo la realizzazione delle mura massimiane venne spostata all'altezza dell'attuale via Paolo da Cannobio e della fu via Maddalena. A fianco c'era la chiesa di San Vittore alla Crocetta e le carceri della città romana dove fu rinchiuso proprio San Vittore.
Invece, secondo il Latuada e il Puricelli, la porta si trovava nei pressi di Sant'Ambrogio, a sud ovest e non a sud est. Dalla porta, dopo un ponte levatoio e passando a fianco di un castelletto difensivo in legno, si dipanava una via lastricata di 600 metri e larga 9 metri con ai lati due porticati pieni di botteghe e laboratori. Al termine c'era un arco onorario a 3 fornici. Venne realizzato dall'Imperatore Graziano nel 381 quando si trasferì da Roma a Milano. I porticati vennero inspiegabilmente demoliti già 60-70 anni dopo la loro costruzione, mentre l'arco sopravvisse per quasi un millennio. Dopo la calata del Barbarossa, Milano era quasi rasa la suolo, soprattutto nelle sue difese.
Nell'aprile 1171 sotto la direzione dei capimastri Borro e Marcellino si iniziò la ricostruzione delle difese, tra cui la terza Porta Romana. Il progetto fu di Girardo di Castegnianega. Tutto questo riportato in una lapide affissa alla porta e poi, dopo la demolizione settecentesca, portata nei pressi del ponte sulla Cerchia.



Con Azzone Visconti venne murato il fornice di sinistra e costruita una torre sopra il fornice di destra. Bernabò Visconti costruì poi un enorme castello a difesa dell'intera città che partendo dalla Porta arrivava sino a Santo Stefano, un'area immensa. Luchino Visconti aggiunse un altro piccolo castello sul lato sinistro della porta nel 1340. Venne aggiunta una seconda torre mai completata
Entrambe avevano il lato interno verso la città aperto, in modo che se fossero state occupate dagli invasori questi non si sarebbero potuti asserragliare al loro interno.
In epoca medioevale la porta veniva chiamata o Porta Potestatis, vista la vicinanza con la residenza del Podestà, o Porta Roma. La torre di Azzone Visconti venne chiamata in principio Torre di Porta Romana per essere poi rinominata in Torre di San Gervaso.
Nel tardo medioevo parte dei castelli arroccati intorno alla Porta divennero delle carceri, tra le maggiori della città, con centinaia di reclusi.




Con l'espansione sotto gli spagnoli, e l'edificazione dei Bastioni, si dovette costruire una nuova Porta Romana; il progetto fu affidato a Martino Bassi nel 1598. Il Bassi si ispirò agli archi trionfali romani e ideò una porta a tre fornici con quello centrale molto più largo, alto e maestoso dei due laterali.
L'iscrizione posta sopra la porta ricorda il momento in cui il governo della città decise di costruirla: il matrimonio tra Margherita d'Austria e Filippo III di Spagna. Con l'arrivo dei francesi nel 1796 venne sostituito con delle odi alla rivoluzione. Dopo la restaurazione ritornò la vecchia dedica. In breve la nuova Porta Romana divenne l'accesso "nobile" della città e lungo l'omonimo corso che si sviluppava verso il centro città iniziarono presto a venir costruiti splendidi palazzi di tutte le principali famiglie meneghine. Per costruire tutti questi palazzi il Sestiere di Porta Romana subì una trasformazione radicale nel tardo Cinquecento. Tradizionalmente era il sestiere degli ospedali e degli ospizi della città: Ospedale di San Bernardo, di San Rocco, di Sant'Antonio, dei Templari e dei Gerosolimitani, l'Ospizio dei Pellegrini, di San Nazaro, il lebbrosario di San Lazzaro e infine la Cà Granda/Ospedale Maggiore. (E la destinazione "ospedaliera" nonostante tutto dura ancora oggi, con Policlinico, De Marchi e Mangiagalli!). Molti di questi vennero chiusi o ridotti e demoliti per lasciare spazio a profondi rinnovamenti. I cortei imperiali o di regnanti in visita alla città entravano tutti per la Porta Romana e negli splendidi palazzi nobiliari trovavano ospitalità. Nel 1598 il governatore spagnolo di Milano, Don Juan Fernandez de Velasco, fece aprire una nuova strada che mettesse in comunicazione Corso di Porta Romana con la via Larga e da lì verso Palazzo Reale e il Duomo. La nuova strada serviva anche per permettere il passaggio dei carri del Carnevale Milanese che era uno dei principali di tutta Europa. La via esiste ancor oggi e si chiama ovviamente Via Velasca. E il grattacielo a torre medioevale presente nello slargo ha lo stesso nome.




Nel 1792 la Porta Romana medioevale, quella di Girardo di Castegnianega costruta nel 1171, era di intralcio alla circolazione di carri, cavalli e carrozze. Se ne decise l'abbattimento e tramite apposita gara la Veneranda Fabrica del Duomo vinse l'appalto per la sua demolizione. Le pietre della Porta e delle carceri e delle torri furono riutilizzate per la realizzazione della facciata del Duomo allora in corso. I molti bassorilievi presenti sulla facciata della porta, raffiguranti la vittoria sul Barbarossa, la cacciata degli Ariani e altri eventi medioevali, furono salvati e si trovano oggi nei musei del Castello Sforzesco.



Sulla porta è incisa la figura di una perla rappresentata all’interno della conchiglia madre: incisa nella facciata dell’arco rivolta un tempo verso la campagna (oggi verso Corso Lodi), la perla denotava il significato celebrativo del monumento. Difatti “margarita” presso gli antichi romani significava “perla”, il che consentiva ai dotti milanesi, ai turisti e ai viandanti di tornare con il pensiero alla regina asburgica passata per Milano alla fine del Cinquecento. Varrà la pena ricordare che il matrimonio tra Margherita e Filippo fu particolarmente gradito agli esponenti della patriziato e della nobiltà milanese, che dedicarono alla giovane sposa il primo teatro stabile di corte nel palazzo ducale: si trattava del salone “Margherita” che andò distrutto nel 1708 a causa di un incendio.



Sul lato sinistro della porta, all’incirca nel punto ove oggi si trova il centro ricreativo “TermeMilano”, era un tempo un’altura artificiale eretta nel corso del XVIII secolo con sassi e terriccio tolti dai bastioni ormai caduti in disuso. I milanesi la chiamavano arditamente “Monte Tabor”, in riferimento al monte della trasfigurazione di Gesù Cristo. Su quest’altura, che si trovava pressappoco allo stesso livello dei bastioni, venne aperta un’osteria assai amata dai milanesi. 
Il Porta nella poesia On Funeral (El Miserere) non mancò di ricordarla nei discorsi tenuti da due sacerdoti amanti delle osterie, che fecero rimare la locanda del Monte Tabor con il termine latineggiante “dealbabor”

Scriveva il Porta:

“In seguet fan el nomm
A paricc ostarij
In dove gh’è vin bon, ost galantomm,
e mejor compagnij.
Vun loda l’ostaria de la Nos,
l’olter el Monte – Tabor,
e poeù tracc a dò vos
Domine…asperges me…
Hyssopo,…et super nivem dealbabor”.


“In seguito fanno il nome
Di parecchie osterie
Dove c’è vino buono, oste galantuomo,
e migliori compagnie.
Uno loda l’osteria della Noce,
l’altro il Monte Tabor,
e poi tracch a due voci:
Signore…mi aspergerai
Con hyssopo… e sarò candido come neve”.

Nel tardo '700 l'area tra il Bastione e Porta Romana era diventata una cava, poi allagatasi e diventata rapidamente parecchio insalubre a causa della malaria. Nel 1797 si iniziò a portare i detriti di vari cantieri urbani per riempire le buche e prosciugarle.
La cosa evidentemente sfuggì di mano e in breve si formò una sorta di Monte Stella di fine 700...
Nel 1818 il nuovo gestore dell'Osteria Monte Tabor presso Porta Romana, tal Giuseppe Garavaglia, reduce delle campagne napoleoniche di Russia, ebbe la geniale idea di trasformare quella collinetta in una "montagna russa", come ne aveva probabilmente viste in Russia e come ne esisteva una a Parigi.
Pavimentò con del legno una parte della collina e ne tracciò dei binari su cui scorrevano dei carrelli con le ruote in metallo che scendevano velocissimi.
Annota il Rovani che nel giro di pochissime settimane i caroselli storici di carrozze che si svolgevano in via Marina e sui vicini Bastioni si fossero spostati in massa lungo corso di Porta Romana, paralizzando il quartiere con due lunghissime file di carrozze dirette al Monte Tabor. Dall'alba sino a mezzanotte migliaia di milanesi affollavano la montagna russa. L'incasso per il Garavaglia superò le 1000 Lire al giorno!
Il canonico Luigi Mantovani, il 18 giugno 1818, ricordava nel suo diario la folla di milanesi che si recava sul posto per assistere al gioco delle slitte “alla russa” cui era possibile assistere presso l’osteria del Monte Tabor sul bastione attaccato a Porta Romana. 
Il sacerdote ricordava che questo passatempo attirava un tale numero di partecipanti da risultare ai suoi occhi addirittura scandoloso. Assai accorto fu il gestore di questa iniziativa, che era probabilmente il padrone dell’osteria. 
Nel 1820 a seguito di incidenti ed eccessi la polizia revocò il permesso al Garavaglia che cedette il tutto a tal Valentino Nicolassi che mise in sicurezza il toboga, ristrutturò l'osteria, organizzò spettacoli e danze con orchestre e rese gratuita la discesa in slitta a chi consumava presso l'osteria.
Nel 1823 Nicolassi, probabilmente ricco sfondato pure lui, vendette a tal Carlo Conti, che con gli eredi rimase proprietario sino al 1866.
Nel 1825 addirittura l'Arciduchessa e Viceregina d'Austria Maria Elisabetta di Savoia-Carignano, sorella del futuro re di Sardegna Carlo Alberto, stupì i milanesi lanciandosi già dalle montagne russe e con gran sgomento la gonna le si sollevò mostrando le gambe!
A metà del XIX secolo il toboga o montagna russa fu definitivamente abbandonato.
Rimase in funzione l'osteria che passando nelle mani di alcuni dei maggiori commercianti del settore divenne una delle caffetterie e ristoranti più famosi di Milano. L'ultimo gestore fu Luigi Panighi, dal 1892 al 1898 circa.
Dopo venne chiusa e abbandonata per alcuni anni.
I suoi spazi vennero riassegnati dal Comune alla Società Ginnastica Forza e Coraggio, appena sfrattata dalla sede di Porta Romana di fronte a via Orti.
Nel 1907 venne costruita la Stazione Funebre di Porta Romana.
Curiosa e beffarda la destinazione di questo luogo.
Agli inizi cava malsana e malarica abbandonata, poi luogo di massimo divertimento per tutta la città, poi luogo di sportivi, poi stazione di transito dei morti, poi teatro, sala da ballo e infine terme e spa!








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