domenica 15 marzo 2015

Lo zoo dei Giardini Pubblici di Milano



Durante la seconda metà dell'800 nei Giardini Pubblici di Porta Venezia iniziarono a comparire gabbie con animali esotici e voliere per uccelli tropicali. Le nuove attrazioni ebbero un clamoroso successo tanto che nel 1923 venne inaugurato nell'angolo nord occidentale degli stessi Giardini il nuovo zoo di Milano.




Per decenni rimase una delle massime attrazioni per i bambini milanesi. Si veniva "accolti" dalle giraffe e subito dopo dal baccano creato dalle otarie e dalle foche che saltavano nelle acque di una piscina di piastrelline azzurre; un rivenditore di pesci più o meno freschi stazionava giusto di fianco, di modo che i bambini potessero comprare e poi lanciare nelle vasche un po' di cibo per le voraci foche.



Seguivano poi le troppo piccole gabbie di leoni e lenoesse, per arrivare alla maggiore attrazione di tutto lo zoo, l'elefantessa Bombay, che indossando degli enormi occhiali bianchi girava con la proboscide un organetto, per poi chiedere una mancia ai divertiti spettatori. Anche lì un rivenditore forniva agli spettatori delle arachidi, che finivano poi nelle mani dei bambini insieme a monetine da poche Lire. Bombay tenedendo la proboscide risucchiava arachide e monete. Le prime le portava alla bocca. Le seconde le porgeva al domatore che stazionava nella gabbia. Ogni tanto Bombay girava un cartello recante la scritta "Attenzione ai borseggiatori"; evidentemente la folla rapita era preda di veloci ladri di borsellini e portafogli.





Bombay, nata in India nel 1932 era giunta subito dopo la nascita a Milano dove, tranne per il periodo dei bombardamenti Alleati del 43-45 in cui fu spostata nel Parco di Monza, visse sempre allo zoo sino al 1987 quando morì, per venire poi imbalsamata ed esposta ancor oggi in uno dei bei diorami (dedicato alla natura del Parco Nazionale del Kaziranga dell'India nord occidentale) del Museo di Storia Naturale degli stessi Giardini Pubblici. Ciò che non venne imbalsamato vene bruciato e le polveri raccolte in una grossa urna funeraria recante la scritta: "'le ceneri di Bombay"; l'urna fu posta nella gabbia dove l'elefantessa aveva vissuto per oltre 50 anni. Al suo fianco una foto e dei fiori sempre freschi.



Altre attrazioni erano le zebre, le scimmie e il famosissimo Giovanni, un macaco che se chiamato col suo nome si girava sempre a prestar attenzione. Era uno degli animali più vecchi dello zoo insieme a Bombay.



Altra grande attrazione era il povero orso polare che aveva una enorme gabbia tutta per lui scavata in una delle "montagnette" dei Giardini. Aveva una grotta refrigerata e una larga piscina. Ma vederlo in estate era sempre una enorme sofferenza.
Alla sua morte venne anche lui imbalsamato ed esposto in uno dei diorami del Museo di Storia Naturale.



Madrina dello zoo fu Mariuccia Ciapponi in Molinar, che dagli anni 50 fu una sorta di dominus assoluto. Conosceva ogni singolo animale, le sue abitudini, le sue manie, i suoi gusti, le sue debolezze, i suoi bisogni.
Tre volte al giorno sovraintendeva alla distribuzione dei pasti, selezionando il cibo di ogni ospite dello zoo.
Maria Molinar era la vedova di Augusto, famosissimo cacciatore e zoologo fu, insieme al fratello ed al padre, uno dei maggiori esportatori e commercianti mondiali di animali africani dal 1924 alla morte nel 1952. La vedova per alcuni anni continuò il lavoro di commercio di fiere e animali del continente nero per poi dedicarsi in toto allo zoo meneghino e a quelli di Torino e Verona.
Durante la sua gestione ci furono alcune nascite, sempre molto rare per gli animali in cattività: nacquero la giraffina Luama e il leopardo Pooma.


 



Proprio negli anni 60 lo zoo arrivò a contenete oltre 500 animali in meno di due ettari di superficie!
Con il cambio di sensibilità verso gli animali alla metà degli anni '80 lo zoo di Milano fu accusato da molti organi di stampa per le sue esigue superfici e per le gabbie effettivamente troppo piccole.
Nel 1991 venne infine chiuso. La maggior parte degli animali era già stata venduta o regalata a zoo stranieri negli anni precedenti.





Pochi mesi dopo la chiusura le gabbie abbandonate vennero occupate da un centinaio tra barboni e i primi immigrati stranieri, nord africani e dell'est Europa. I quasi contemporanei scandali di Tangentopoli portarono ad un blocco quasi totale dei lavori pubblici in tutta la città, tanto che solo dopo parecchi anni l'area fu oggetto di un intervento che portò alla rimozione di tutte le gabbie e di tutti gli edifici. Oggi restano le gabbie dei grandi felini, riadattate a spazio didattico (PaleoLab) per il museo di scienze naturali,la vasca delle otarie e qualche altra gabbia sommersa dalla vegetazione.









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