domenica 8 marzo 2015

Porto di Mare





Porto di Mare è un nome di sicuro insolito per una città che dista oltre 100 chilometri dalla spiaggia del Mediterraneo più vicina.
Il nome deriva da una vasta area del sud est di Milano che venne identificata nel 1907 dal Genio Civile, su incarico del Comune, per ospitare un nuovo porto artificiale per la città.
La Darsena era infatti ormai insufficiente per la mole enorme di materiali trasportati via barconi dal Po e dal Lago Maggiore, tramite rispettivamente il Naviglio Pavese e il Grande.
Il numero di imbarcazioni (oltre 70 al giorno)  superava quello di porti affermati come quelli di Brindisi, Bari e Messina. Si trattava però di imbarcazioni di modesta portata (40/80 tonnellate) molto inferiori ai battelli di 600 tonnellate che percorrevano i canali francesi e che avrebbero potuto navigare da Milano a Venezia lungo il Po.
Il Pavese era caratterizzato da 12 chiuse per superare il dislivello che rallentavano enormemente il tragitto. Anche il percorso dal Lago Maggiore era lunghissimo, giorni di navigazione e traino.
Il Genio Civile presentò quindi il progetto di una enorme serie di darsene localizzate nel punto ove tutte le acque di Milano, di superficie e di falda, tendono a colare, la zona a sud dell'attuale Piazzale Corvetto.





Nel progetto iniziale il grande bacino aveva 5 enormi moli di attracco, e sarebbe stato collegato con il Po tramite il canale Milano-Cremona. Nel 1917 infine il Comune approvò il progetto e stanziò il primo denaro. I lavori iniziarono subito mentre il progetto subiva alcune modifiche. L'allargamento del bacino e la riduzione dei moli a 4. Mentre il canale industriale continuava verso nord allacciandosi alla Martesana passando ad est dell'Idroscalo. Linee ferroviarie apposite avrebbero connesso il porto con la stazione di Rogoredo e di Porta Romana.
Dal 1918 al 1922 si scava creando praticamente tutta la parte portuale, mentre vanno a rilento i lavori del canale tra Milano e Cremona e non partono quelli tra il Porto e l'Idroscalo.
Nel '22, complice la crisi economica, sociale e politica che porterà poi al Fascismo si fermano i lavori; per alcuni anni l'area viene usata come cava per costruire alcuni enormi quartieri di edilizia popolare nella zona sud di Milano.



Solo nel 1930 il Comune riprese in mano il progetto, che venne ampliato, forse a dismisura.
Sotto la guida del tecnico comunale Baselli si ampliò ancor di più l'area portuale e si progettò un canale per allacciare il porto al Naviglio Pavese e si valutò o di ampliare il Naviglio Grande o di crearne uno ex novo per collegare Porto di Mare col Lago Maggiore ed il Ticino. A fine 1940 il progetto fu terminato, ma lo scoppio della guerra fermò sul nascere ogni nuovo intervento.
Dal dopoguerra l'area rimase sostanzialmente immutata per anni. Divenne un luogo di pesca e nuoto per gli abitanti del sud Milano, nonostante le recinzioni e i ferrei divieti di non balneazione.



Tutto rimase bloccato sino al 1972, quando improvvisamente la Regione Lombardia fece scavare oltre 30 km di canale tra Cremona e Milano. Poi tutto si fermò di nuovo. Rimase in vita un inutile Consorzio Canale Milano Cremona. Contemporaneamente l'intera area vene trasformata in una colossale cava, una delle 18 presenti storicamente a Milano. L'area venne totalmente dragata sino a grande profondità.



A fine anni 70 l'AMNU, oggi AMSA, venne autorizzata ad usare quelle che ormai erano dei bacini prosciugati come discariche.
Nei primi anni 80 una fascia parallela alla via Cassinis, di circa 150.000 mq, venne bonificata e trasformata in un parco pubblico.
Nell'ottobre 2011 venne iniziata una indagine ambientale da parte del Comune sulla parte di discarica insistente nella cava, un'area di circa 390.000 mq sul totale di 700.000 mq.
Secondo gli studi l'area riempiti con rifiuti urbani sarebbe di oltre 80.000 mq.
La discarica non venne impermeabilizzata sul fondo e lo strato di rifiuti è pienamente dentro la prima falda. Risulta inquinata anche la falda profonda (seconda falda) in uscita a Sud-Est dalla cava.
E' presente un telo di impermeabilizzazione in superficie non a norma con le norme vigenti e del tutto inadeguato.




Nessun commento:

Posta un commento