martedì 22 novembre 2016

Il Giovedì Rosso; 17 aprile 1975

Una serie di foto degli scontri di piazza di giovedì 17 aprile 1975 tra autonomi e forze dell'ordine.



Il giorno precedente, il 16 aprile, fu indetta dalla sinistra extraparlamentare una manifestazione per il diritto alla casa. Al termine della manifestazione alcuni militanti del Movimento Studentesco si diressero verso l'Università Statale. Presso piazza Cavour incrociarono tre militanti del Fronte Universitario d'Azione Nazionale, neofascisti, intenti a svolgere un volantinaggio. Gli studenti del FUAN furono riconosciuti ed aggrediti dai militanti di sinistra. Due fuggirono mentre un terzo, Antonio Braggion, fu costretto a rifugiarsi nella propria macchina.
I militanti di sinistra, tra loro il futuro Assessore alla Cultura del Comune di Milano Stefano Boeri, circondarono la vettura e cominciarono a colpirla con spranghe e chiavi inglesi, mandandone in frantumi i vetri, ferendo il neofascista che dall'interno della vettura esplose tre colpi di pistola di cui uno ferì a morte Claudio Varalli, un diciottenne di estrema sinistra.



La sera stessa in piazza Cavour si radunarono migliaia di extraparlamentari di sinistra. A mezzanotte venne occupata, armi in pugno, la redazione de Il Giornale di Montanelli che fu devastata. Durante la notte si svolse una riunione delle tre anime della sinistra radicale milanese: Lotta Continua, gli stalinisti del Movimento studentesco e i trotzkisti di Avanguardia Operaia; i vertici dei tre movimenti decisero di mettere a ferro e fuoco la città e come obbiettivo principale la distruzione della sede del MSI e del FUAN a Milano, in via Mancini.
La mattinata del 17 aprile 1975 inizia con l'assalto di alcune sedi cittadine del Movimento Sociale Italiano nelle periferie, gli uffici della Iberia, librerie di destra e numerosi bar considerati abituali ritrovi della destra neofascista cittadina



Viene inoltre aggredito e gravemente ferito il consigliere provinciale missino Cesare Biglia e il sindacalista di destra Rodolfo Mersi. Un corteo di decine di migliaia di autonomi si diresse verso via Mancini, sede dei neofascisti milanesi.
A protezione centinaia di carabinieri e poliziotti. I neofascisti presenti nella palazzina di via Mancini si rifugiarono sul tetto, tra loro c'era il futuro Ministro della Difesa Ignazio La Russa. Seguirono violentissimi scontri di piazza con lancio di molotov e lacrimogeni; numerosi automezzi della polizia e dei Carabinieri furono dati alle fiamme e il costante aumento dei manifestanti, sempre più violenti, fecero indietreggiare le forze dell'ordine, schiacciate verso via Mancini da oltre 50.000 manifestanti.



Vennero dati alle fiamme quasi tutti i negozi tra piazza Cinque Giornate e via Mancini, lungo il corso. Decine di auto bruciate. A mezzogiorno e mezzo dopo ore di devastazioni e lanci di molotov i manifestanti assaltatarono anche la caserma della compagnia dei carabinieri Monforte, in via Galvano Fiamma.
I carabinieri assediati reagirono a colpi di fucile e per puro miracolo non si registrarono vittime. I carabinieri assediati chiesero l'intervento urgente del 3° Battaglione Milano, che della caserma Lamarmora si precipità con blindati e camion in corso XXII Marzo.



In piazza Cinque Giornate la colonna si divise, una parte doveva dirigersi a salvare la caserma Monforte, l'altra a fermare l'assalto alla sede del FUAN di via Mancini.
Ma proprio in quel momento il camion in testa alla colonna, con a bordo il comandante, venne attaccato e dato alle fiamme.




Due pesanti camion dei carabinieri, forse indecisi sulla direzione, invasero il marciapiede gremitissimo di manifestanti di sinistra, investendone diversi. Tre furono i feriti gravi e un morto, Giannino Zibecchi di 28 anni, con la testa schiacciata dal camion.




Gli scontri in corso XXII Marzo si placcarono per poi riesplodere durante la notte e nei giorni successivi, con centinaia di feriti, e non solo a Milano, ma in tutte le principali città italiane, con scontri tra autonomi e neofascisti e con le forze dell'ordine. Morirono altri due giovani ragazzi. Quei giorni di aprile del 1975 furono uno spartiacque.

Un prima e un dopo.

Centinaia di migliaia di extraparlamentari di sinistra si resero conto che erano precipitati in una follia collettiva, dove l'omicidio dei rivali politici era non solo tollerato ma ampiamente praticato, così come l'equazione forze dell'ordine/fascisti.
Da quei giorno le manifestazioni iniziarono a contare sempre meno partecipanti, i leader dei movimenti a venire ignorati. Una piccola parte però non accettò di aprire gli occhi e gruppi di sinistra e di destra passarono dalle molotov e le spranghe alle P38, precipitando il Paese nell'ordalia del Terrorismo.



I funerali di Giannino Zibelli il 20 aprile 1975 in Piazza del Duomo. Zibelli venne ucciso schiacciato da un camion dei carabinieri in Corso XXII Marzo durante una violentissima manifestazione. I carabinieri alla guida vennero assolti in tre gradi di giudizio. I funerale pubblico non ottenne il permesso dalla Questura ma venne celebrato ugualmente e non avvennero scontri né con la polizia né con i neofascisti. Furono una delle ultime manifestazioni di massa della sinistra extraparlamentare.









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