martedì 6 ottobre 2015

Santuario di Santa Maria alla Fontana


Fondato su volere di Charles II d'Amboise governatore di Milano nel periodo di Luigi XII di Francia nel luogo ove una sorgente, nota come fontanile dei Visconti, fuori Porta Comasina, aveva assunto potere taumaturgico nelle credenze e del popolo e della ricca nobiltà. L'acqua di Santa Maria alla Fontana era particolarmente indicata per "curare" malattie come l'artrite o l'osteoporosi.
La fonte era frequentata sin dal V secolo e durante i lavori di costruzione nel Cinquecento fu ritrovata una struttura in pietra dell'Alto Medioevo che permetteva di entrare nella polla creata dal fontanile e alcune modeste strutture di deflusso delle acque per regolarne il livello.



A lungo attribuito a Leonardo da Vinci e al Bramante sappiamo oggi essere stato progettato da Giovanni Antonio Amedeo, con la posa della prima pietra il 29 settembre 1507.
La struttura su due livelli vedeva a 2 metri e mezzo sotto terra una larga "piscina" che accoglieva le acque prodigiose e permetteva ai fedeli di immergersi e/o bere, mentre al livello superiore si apriva il santuario vero e proprio e tramite una serie di chiostri e portici i due livelli comunicavano liberamente, in modo che messe e canti era udite contemporaneamente anche al livello inferiore.




Purtroppo i Benedettini di San Simpliciano dovettero cedere il Santuario nel 1547 ai Padri Minimi di San Francesco di Paola, appena giunti a Milano e bisognosi di un luogo di culto tutto loro.
I monaci calabresi presero dunque possesso della struttura e la stravolsero totalmente, chiudendo i chiostri e rendendo non comunicanti i due livelli, stravolgendo la pianta e sostanzialmente trasformando il santuario in un monastero. Al progetto partecipò il Richini padre.
Su progetto del Bombarda costruirono un presbiterio al posto del cappellone preesistente e sviluppano la nuova costruzione con 3 navate molto banali.







Ma il peggio deve ancora venire, i monaci di San Francesco di Paola ottengono infatti nel 1599 un nuovo luogo di culto più addentro alla città, Santa Maria alla Fontana era nel Cinquecento infatti in piena campagna, persa in una vasta foresta; viene loro assegnata la chiesa di Sant'Anastasia e annesso convento lungo l'attuale via Manzoni.
Ai primi del Settecento sarà poi demolita e al suo posto sorgerà la chiesa di San Francesco di Paola ancor oggi esistente e terminata, come facciata, solo nel 1890 dall'Alemagna.
Contestualmente i Padri Minori quasi abbandonano Santa Maria alla Fontana, che si riduce a parrocchia di un migliaio di anime sparse in cascine e piccoli borghi nel nord di Milano. Solo il 5 agosto di ogni anno, in memoria della Madonna della Neve apparsa a Papa Liberio nel 352 e al cui culto venne sin da epoca medioevale associata la miracolosa acqua di Santa Maria alla Fontana, il luogo si riempiva di fedeli che andavano in campagna a bagnarsi con le prodigiose acque.
Con l'arrivo di Napoleone gli ordini religiosi vengono sciolti e anche il santuario si svuota e perde definitivamente rilievo.
Nei decenni successivi dell'Ottocento l'area tra il santuario e Milano viene sempre più urbanizzata: arrivano officine, ferriere, stabilimenti. L'area è difinitivamente disboscata, i campi trasformati in strade e il tutto diventà città. La popolazione arriva a superare i 20.000 abitanti già nel 1879. Qualche anno prima, nel 1873, insieme agli altri Corpi Santi anche l'area di Santa Maria alla Fontana entra a far parte di Milano.
Nel 1877 avviene una vera catastrofe per il santuario: uno sversamento di bitume in una vicinissima fabbrica con conseguente incendio tappò lo sfogo delle acque dal sottosuolo.
Venne praticato un foro artificiale per cerca la falda acquifera ma le acque erano ormai compromesse e non più potabili.
Da allora dagli ugelli della fontana esce banalissima acqua dell'acquedotto milanese.
Gli abitanti intanto raddoppiano già ai primi dell'900, tanto che il santuario non è più in grado di accogliere i fedeli.
Nel 1920 vengono quindi approntati importanti lavori per allungare le navate e dare una nuova facciata, di dubbio gusto, al santuario. Il progetto venne affidato agli architetti Griffini e Mezzanotte.






Nello stesso periodo l'intera zona attorno al santuario viene stravolta dalla decisione della Edison di impiantare la più importante sottostazione elettrica del nord Milano esattamente a fianco della chiesa.
Le bombe della Seconda Guerra Mondiale danneggiano gravemente la struttura dell'edificio che sarà restaurato nei primi anni 50. Durante i lavori vennero eliminate parecchie strutture addossate al santuario nei secoli precedenti e fu ritrovata una lastra in pietra originaria da cui usciva l'acqua miracolosa.





Il sacello inferiore fu ristrutturato significativamente da Ferdinando Reggiori nel 1956-60; gli importanti e notevoli affreschi cinquecenteschi e seicenteschi vengono restaurati solo nel 2006/07.






L'Amedeo spesso dimenticato o nemmeno conosciuto è stato uno dei massimi splendori del Rinascimento Lombardo, scultore, ingegnere e architetto di altissimo livello.
Lavorò alla Certosa di Pavia, al Duomo di Milano, a San Satiro, Santa Maria presso San Celso, il Duomo di Pavia, la Cattedrale di Lugano, alla Cà Granda e fu ingegnere ducale per Lodovico il Moro.
Solo pochi anni fa è stata ritrovata la lettera di incarico che affidò i lavori all'Amedeo.
Ciò nonostante continua ad aver valore la tesi secondo la quale ai lavori parteciparono anche Bramante, Cristoforo Solari e Leonardo, soprattutto alla luce di una sospensione dei lavori nel 1509 e, forse, un allontanamento dell'Amedeo e un riaffido dei lavori.
A prova di ciò vengono portati alcuni disegni del Codice Atlantico di Leonardo che riproducono quasi fedelmente porzioni del sacello di Santa Maria alla Fontana.








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