Le baraccopoli di viale Argonne e via Marescalchi nel 1945/46





Una foto di una delle baraccopoli che caratterizzarono la Milano dell'immediato secondo Dopoguerra, qui quella alle spalle di viale Argonne, 1945, lungo via Marescalchi.





Già nei primissimi giorni della Liberazione, all'indomani del 25 aprile del 1945, iniziarono a convergere a Milano centinaia di migliaia di persone, tra milanesi sfollati e immigrati dal sud Italia.

I bombardamenti alleati avevano distrutto circa il 30-35% degli edifici della città, distruggendo un numero impressionante di vani e alloggi.

La soluzione immediata furono le baraccopoli.


Nelle foto si vedono le casupole che vennero costruite nell'area oggi tra le vie Giovanni Cova, Marescalchi e Cucchi, nella periferia est, quasi all'Ortica.





L'area venne scelta perchè negli anni '40 aveva ospitato numerosissimi "orti di guerra", dove i milanesi tentavano di coltivare piccoli appezzamenti di terreno per il sostentamento primario. Erano quindi già numerose le casette e le baracche usate come depositi. Questi vennero occupati dagli sfollati.
Prontamente iniziarono i lavori per nuovi quartieri di case popolari, case minime e case provvisorie per mettervi proprio chi stava nelle baraccopoli.




Le case provvisorie si trovavano in viale Omero, via Cermenate, viale Jenner, viale Caterina da Forlì e in viale Argonne e proprio in quest'ultima vennero spostati gli sfollati delle baraccopoli di via Marescalchi.
Sul finire degli anni '40 le baraccopoli furono però occupate man mano da nuovi immigrati meridionali e lo stesso accadde con le case minime e con le case provvisorie. Le baraccopoli furono sgomberate d'imperio nel 1950 e demolite negli anni successivi.



Il Comune fu obbligato anche a murare le case provvisorie nel 1959 e a demolirle tra il 1961 e 1962 per bloccare le occupazioni.
 
  
 


Tra il febbraio e il giugno del 1950, nella baraccopoli di via Marescalchi, venne girato da Vittorio de Sica il capolavoro del neorealismo "Miracolo a Milano".




Tutte le foto vennero scattate da Federico Patellani (Monza, 1º dicembre 1911Milano, 10 febbraio 1977); è stato un fotografo italiano, fotoreporter di guerra e caposcuola del fotogiornalismo in Italia.
Noto per i suoi reportages tematici sulla ripresa della società italiana nel dopoguerra, divenne ben presto un punto di riferimento di un fotogiornalismo raffinato e «colto» che secondo alcuni estimatori ricalcava l'esempio dei reportages statunitensi pubblicati dalla prestigiosa rivista Life.
È considerato «uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo», esponente della fotografia neorealista.
Con lo pseudonimo Pat Monterosso, inoltre, fu fotografo di guerra documentando la guerra in Russia nella seconda guerra mondiale.
Il Fondo delle sue fotografie considerato «di impronta socio-antropologica» e consistente in più di 700.000 scatti, è conservato presso il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo.







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