martedì 14 aprile 2015

Schiacciare le palle al toro





Il gesto di schiacciare le palle al toro in Galleria è un'antica tradizione milanese, risalente almeno alla fine dell'800
Varie sono le teorie a riguardo della nascita dell'usanza.
Una era relativa ad un gesto di disprezzo verso i Savoia nato a fine 800, l'altra una tradizione della notte di fine anno che se rispettata, schiacciare le palle al toro, avrebbe portato un nuovo anno carico di fortuna, l'ultima un gesto scaramantico dei tifosi di calcio degli inizi del secolo che in quel modo esorcizzavano la rivalità con Juventus e Torino.

Ultima teoria, riportata da Roberto Marelli su un mensile locale, riguarda una tradizione goliardica degli universitari milanesi.

Prima del Biffi, nei medesimi locali, si trovava la celebre Birraria Stocker, aperta nel 1867, e frequentata da subito dagli studenti universitari.
La storia viene narrata nel 1948 da un anziano professore ultraottantenne della Scuola di Arti e Mestieri in Santa Marta, risalendo alla sua giovinezza quindi appena aperta la Stocker in Galleria.
Narra che i giovani universitari obbligavano tutti gli studenti dell'univeristà che non avessero ancora compiuto i 21 anni, allora quella era la soglia della maggiore età, a schiacciare le balle del toro in Galleria ogni volta che vi passassero.
Compiuti i 21 anni invece gli universitari sarebbero stati accompagnati in uno dei celebri bordelli di Brera o del Bottonuto e lì lasciati nelle sapienti mani di una prostituta.
Se essa alla fine della "marchetta" dava l'assenso, il giovane maggiorenne sarebbe stato portato alla Birraria Stocker ad unirsi agli altri universitari non dovendo più schiacciare le balle del toro.
Il gesto quindi era sia una sorta di penitenza per i minorenni, sia un segno di passaggio alla maggiore età, sia forse un gesto scaramantico per favorirsi la virilità propria dei tori.

Come nota conclusiva il fatto che nel 1881, Virgilio Savini, laghèe varesotto, rilevò la birrerai, che era in realtà uno dei più noti caffé concerto con orchestra e ballerine e lo trasformò in un ristorante di altissimo livello, appunto il Savini.

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