giovedì 6 ottobre 2016

L'arresto e la fucilazione del boia del Verziere, 28 aprile 1945






Una celebre foto dei giorni seguenti la Liberazione. Il 28 aprile 1945 viene arrestato dai soldati dell'Esercito Italiano Carlo Barzaghi, autista e braccio destro di Franco Colombo, il comandante della legione autonoma mobile Ettore Muti di Milano.

Carlo Barzaghi è conosciuto come il boia del Verziere, responsabile di efferati crimini di guerra: la compilazione di elenchi di ebrei e oppositori poi deportati nei campi di sterminio, ma soprattutto della fucilazione di quindici prigionieri politici detenuti nel carcere di San Vittore su ordine di Walter Rauff e Theo Saevecke, funzionari della Sicherheitpolizei.



L'8 agosto 1944 fu compiuto un attentato contro un camion tedesco parcheggiato in viale Abruzzi. In quell'attentato non rimase ucciso alcun soldato tedesco ma provocò la morte di 6 milanesi e il ferimento di altri 11 passanti.

La mattina del 10 agosto quindici partigiani vennero prelevati dal carcere di San Vittore e portati in Piazzale Loreto, dove furono fucilati da militi fascisti della legione «Ettore Muti» guidati dal capitano Pasquale Cardella e da Carlo Barzaghi, che agiva agli ordini del capitano delle SS T. Saevecke.
Il bando di Kesselring prevedeva la fucilazione di dieci italiani per ogni tedesco solo in caso di vittime naziste.

Il Tribunale Militare di Torino nel processo Saevecke giudicò che la strage fu un atto deliberato di terrorismo con lo scopo strategico di stroncare la simpatia popolare per la Resistenza al fine di evitare ogni forma di collaborazione.

Dopo la fucilazione, avvenuta alle 06:10, a scopo intimidatorio i cadaveri furono lasciati esposti sotto il sole della calda giornata estiva, coperti di mosche, fino alle ore 20. Vennero chiamati i Martiri di Loreto

Un cartello li qualificava come "assassini". I corpi furono sorvegliati dai militi della Muti che impedirono ai parenti di rendere omaggio ai defunti. I militi insultarono ripetutamente gli uccisi, definendoli, tra l'altro, un "mucchio d'immondizia". Meno di un anno dopo, all'alba del 29 aprile 1945, sullo stesso piazzale furono volutamente esposti i cadaveri di Mussolini, della Petacci e di 15 gerarchi fascisti giustiziati a Dongo.

Carlo Barzaghi venne condotto in via Cadore, quasi all'angolo col grande mercato del Verziere e fucilato in un giardinetto.


1 commento:

  1. Milano, 8 agosto 1944, attorno alle ore 8, viale Abruzzi, angolo piazzale Loreto: una terrificante esplosione devasta un camion tedesco dinnanzi al quale, controllati da alcuni militari della Wehrmacht, si affollano decine di civili (padri, mamme, nonni, bambini) accorsi, come ogni mattina, per fare provvista di latte che un anziano e bonario sottufficiale tedesco da tempo distribuisce gratuitamente assieme a viveri e generi di prima necessità. Sul selciato si accasciano nove morti e un numero imprecisato di feriti, sei dei quali moriranno nei giorni seguentiLa bomba gappista (da GAP, Gruppi di Azione Patriottica), era esplosa tra la folla compiendo una strage che era costata la vita a cinque soldati tedeschi e tredici civili italiani fra i quali una donna e tre bambini, rispettivamente di tredici, dodici e cinque anni.Dei cinque soldati tedeschi uccisi, i cui nomi non furono annotati nei registri civili italiani, è rimasta memoria solo di un maresciallo di nome Karl, che per la sua mole era stato soprannominato dai milanesi di Porta Venezia "el Carlùn" (il Carlone).Questo anziano maresciallo tedesco, tanto apprezzato e ben voluto, si era guadagnato quel bonario nomignolo non tanto perché era addetto alla distribuzione dei viveri alla popolazione milanese, ma perché, spinto esclusivamente dal senso di umanità, quando poteva (ciò significa a titolo personale) con un piccolo camion faceva il giro delle campagne limitrofe alla città e si riforniva di un po’ di latte; finito il giro di raccolta, rientrava in città, parcheggiava, come sempre, all’angolo fra piazzale Loreto e viale Abruzzi e qui veniva subito attorniato da padri e madri che si dividevano quel latte con quella fratellanza che proviene dalla comune disgrazia.

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