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lunedì 24 settembre 2018

La Porta Orientale di Milano


Una incisione dell'odierno Corso Venezia con la Porta Orientale che si ergeva all'incrocio tra via Senato e via San Damiano, lungo la Cerchia dei Navigli. Sulla destra la basilica di San Babila.
La porta venne costruita in concomitanza con la ricostruzione delle Mura Medievali dopo le distruzioni compiute dal Barbarossa, nel 1156.
Precedentemente alle distruzioni del Barbarossa, la porta era arretrata di alcune centinaia di metri, lungo le Mura Massimiane, all'incirca dove oggi si trova piazza San Babila.
Il nome di questa porta di origine romana era Porta Argentea, poiché portava ad Argentiacum, l'odierno quartiere di Crescenzago, allora importante borgo sulla strada verso Bergamo.
La porta di epoca medievale si pensa possa aver preso il nome Orientale o dalla corruzione di Argentiacum, o dal fatto che pur essendo su una direttrice nord-orientale, andava verso le terre dell'Italia del Nord-Est e verso gli importanti valichi verso l'Austria.




La porta era costituita da un edificio imponente con due larghi fornici sormontati da 2 piani di abitazioni, probabilmente adibiti a guardiania della porta stessa.
Sia il lato interno che l'esterno erano decorati da statue e lapidi.
Si sono salvate una lapide con una lupa romana, oggi sulla facciata del civico 21 di Corso Venezia, a ricordare proprio dove si trovava la porta, e il gruppo di sculture conservate al Castello.
Con la crescente importanza di Vienna nello scacchiere europeo, Porta Orientale divenne la più importante della città, sostituendo Porta Romana.





Secondo le cronache Seicentesche, un certo Pietro Antonio Lovato, ammalato di peste, dopo aver abbandonato l'esercito dei Lanzichenecchi, entrò a Milano per questa porta diffondendo la terribile epidemia del 1630.
Il Manzoni ne I Promessi Sposi fa passare due volte Renzo Tramaglino da Porta Orientale.











Una foto delle sculture che si trovavano su Porta Orientale Medievale, opera della scuola di Giovanni di Balduccio e raffiguranti una Madonna con Bambino fra i SS. Babila, Ambrogio, Benedetto e Dionigi.
Oggi custodite ai Musei del Castello Sforzesco.







Innalzate le nuova mura, i Bastioni, durante la dominazione spagnola fra il 1548 e il 1562, vennero aperte una serie di porte in corrispondenza di quelle medievali.
Visto il costo esorbitante della fortificazione dei bastioni, la più grossa cinta muraria d'Europa, e le casse perennemente all'asciutto da parte degli spagnoli, le porte furono realizzate come semplici aperture nelle mura, con possenti porte di legno. Semplici, modeste e umili.
Quando Milano passò sotto l'Austria, impero ben più ricco ed illuminato di quello dei Borbone di Spagna, la città venne architettonicamente stravolta e abbellita. 
La strada che usciva da Porta Orientale non portava solo verso Bergamo e poi Venezia, ma anche a Vienna e proprio per questo venne scelta per un rifacimento monumentale.
Venne quindi incaricato il Piermarini, vero dominus architettonico del governo austriaco; il progetto che non piacque alla cittadinanza fu sospeso, tanto che venne dato incarico anche al Cagnola di approntare un altro progetto.
L'arrivo della Rivoluzione Francese e di Napoleone congelò ogni progetto architettonico per Porta Orientale per alcuni anni.
Si arrivò così all'incarico dato dal Melzi d'Eril ancora al Cagnola, nel 1806. Questi progettò una porta ad arco, del tutto simile all'Arco di Tito di Roma.

Quando nello stesso 1806 il viceré Eugenio di Beauharnais, giunse in città per le nozze con Augusta di Baviera, il Cagnola fece costruire un arco secondo il suo progetto, in legno e cartongesso.
Quell'arco effimero si sarebbe poi dovuto tradurre in un vero arco in marmo.
L'inizio delle guerre napoleoniche e la penuria di risorse fermò un'altra volta i progetti, tanto che nel 1825, ben dopo la Restaurazione, quando venne in visita a Milano l'Imperatore d'Austria Francesco I°, fu ancora l'anziano Cagnola ad erigere un nuovo arco effimero, sempre in legno e cartongesso.
Ancora una volta il Cagnola chiese di tradurre in pietra quanto fatto in modo effimero, senza però ottenere un via libera dal Comune.
Chiese allora di smontare, pezzo per pezzo, l'Arco della Pace e di trasferirlo in un punto più centrale della città di allora, nell'odierna Piazza Oberdan.





Intanto, la vecchia Porta Orientale medioevele, di intralcio alla circolazione, venne demolita nel 1818








Fu solo nel 1826 che il Comune bandì un concorso al quale parteciparono una trentina di architetti.

Venne scelto il progetto del bresciano Rodolfo Vantini.
I lavori iniziarono nel 1827 e terminarono già l'anno successivo.
Il progetto originario del Vantini presentava delle porte molto più monumentali e dotate di statue di grosse dimensioni, ma per motivi economici venne drasticamente ridotto "all'osso", tanto che le statue oggi presenti, furono poste in loco solo nel 1833.






Nel 1857 fu la volta di un nuovo arco effimero, questa volta posto al centro dei due caselli daziari realizzati dal Vantini.
Si trattava della visita a Milano dell'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe e della consorte Elisabetta.











Nel 1860 venne ribattezzata Porta Venezia, in nome della città rimasta austriaca dopo l'"incompiuta" seconda guerra d'indipendenza e nel 1882 la grande piazza, su cui sboccano ben otto strade,venne intitolata a Guglielmo Oberdan, l'irredentista giuliano impiccato dagli austriaci.




Al civico 21 di Corso Venezia, all'incirca dove si trova l'antica 
Porta Argentea Medievale, quasi 
all'incrocio con via Senato e la Cerchia dei Navigli, è appesa in facciata una scultura con bassorilievo di epoca romana.
Riporta una lunga iscrizione, che nessuno è mai riuscito a tradurre, e una lupa romana.
Anche questa lapide era precedentemente posta sulla vecchia Porta e spostata nel 1818 quando venne demolita.


domenica 1 marzo 2015

I Bagni di Diana


I Bagni di Diana sono stati la prima piscina pubblica (di lusso) di Milano e d'Italia, realizzati nel 1842 dall'architetto Andrea Pizzala, in Porta Venezia. Vennero abbattuti nel 1908, per fare posto all'Hotel Diana. Vennero inaugurati il 9 luglio 1842 come "stabilimento per la scuola di nuoto". Sorgevano fra gli orti che ancora dominavano l'area circostante Porta Venezia.
L'acqua che affluiva nei Bagni di Diana era quella della Gerenzana, ossia dalle acque del Seveso mutate di nome dopo aver incrociato quelle della Martesana in corrispondenza della via Melchiorre Gioia.
La vasca misurava 100 metri ed era larga 25, sviluppandosi parallelamente ai bastioni, lungo l'allora viale Monforte (oggi viale Piave). L'intero complesso si estendeva infatti nell'isolato compreso inoltre fra le vie Nino Bixio, Giuseppe Sirtori, e Paolo Mascagni.
Il complesso era particolarmente grosso e sviluppato. Si componeva di centoventi cabine, e vantava un ristorante, un caffè e un vasto giardino con pioppi, ippocastani e salici piangenti. L'accesso era riservato soltanto agli uomini, tuttavia dal 1886 fu consentito anche alle donne in appositi orari durante la mattina.

















Quando ai primi del '900 arrivò l’acqua potabile nelle case, comoda e sicura, la fortuna dei Bagni di Diana declinò.
E nella pianificazione di riqualificazione di Porta Venezia la piscina fu sacrificata; nel 1908 l' impresario teatrale Luigi Zerboni l' aveva trasformato in un centro di ritrovo, di svago e di spettacoli concepito secondo la corrente moda parigina: era il "Kursaal Diana", dotato di ristorante, hotel meuble' , sala da ballo, sferisterio per il gioco della pelota basca (sino al 1947) e, fiore all' occhiello, di un teatro soprattutto destinato a ospitare i piu' acclamati cantanti e attori di operette senza peraltro rifiutare cabarettisti, "fini dicitori" e "divinatori del pensiero".
Al posto della piscina venne creato un enorme giardino di oltre 2500 mq con uno splendido ristorante all'aperto. Il progetto fu di Alberto Manfredini.
Nel 1922 venne ristrutturato con pesanti modifiche da Giorgio De Finetti.
Il teatro divenne dopo pochi anni un cinema e infine, dal 2002 è passato a Gucci che lo utilizza per le sfilate.





























Corso Vittorio Emanuele II°

Quella che oggi è la strada principale di Milano, nasce quasi certamente in epoca Celtica; i Celti erano soliti avere come centro dei loro ...