Luca Ostéria, nacque il 19 dicembre 1905 a Genova, con lontane origini paterne in Campania.
Nacque in una famiglia povera, con altri 5 fratelli, abitanti in una modesta casa in Salita degli Angeli al numero 27, una di quelle stradine strette che dal porto antico salgono ripide e tortuose sui primi colli della città.
Il papà Vincenzo era un battelliere del porto, che nel 1914 venne richiamato per la Grande Guerra, dove morì, lasciando la madre, Gelsomina Sorrentini e il resto della famiglia nella miseria più totale.
I due figli maggiori, tra cui Luca, dovettero andare a lavorare come garzoni e poi come panettiere. Luca però volle continuare a studiare, frequentando le scuole serali e la domenica una scuola di disegno.
A 13 anni si imbarca, iniziando a viaggiare per il Mediterraneo e continua a stare in mare sino al compimento dei 18 anni, quando torna a Genova e viene assunto da una ditta cartotecnica, mettendo a frutto il suo diploma di disegnatore.
Nel 1926, a 20 anni, viene infine chiamato per il Sevizio Militare di Leva, da svolgersi in Marina, al
Porto d'Anzio, presso l'Istituto Vittorio Emanuele III°, dove venivano ospitati gli orfani di guerra.
Durante i mesi passati nell'Istituto ha l'occasione di conoscere l'ammiraglio Costanzo Ciano, che più volte si recava in visita agli orfani lì ospitati, nonostante fosse il Ministro delle Comunicazioni del Regno d'Italia.
Costanzo Ciano rimase probabilmente colpito da quel giovane intraprendente e con già una notevole esperienza di mare, tanto da prenderlo sotto la sua ala protettrice e nominarlo poi suo Attendente; dopo avergli affidato alcuni incarichi per metterlo alla prova, decise di segnalarlo al Viceprefetto Ernesto Gulì, Direttore del reparto Ufficio informazioni della presidenza del Consiglio.
Gulì e Luca Ostéria si incontrarono il 28 settembre 1928.
Ernesto Gulì guidava quello che era chiamato l'"Ufficio", un gruppo di poliziotti che operava senza alcun limite territoriale, in Italia o all'estero, senza problemi di fondi, al di sopra di ogni legge e il cui compito principale era infiltrare gli antifascisti per prevenire ogni possibile attentato contro i gerarchi del fascismo e Mussolini.
L'Ufficio, che rispondeva direttamente a Mussolini era stato voluto direttamente da lui e istituito sul finire del 1926.
Scarsi furono i risultati nei primi mesi e la vera svolta fu esclusivamente dovuta all'arrivo presso l'Ufficio di Luca Ostéria.
Era ormai un giovane uomo di 21 anni, con una parlantina spigliata, l'accento genovese, di bassa statura, circa 165 cm, magro, con i capelli impomatati come si usava all'epoca e due enormi e acuti occhi scuri.
Pochi mesi prima dell'ingresso di Ostéria all'Ufficio, nel 1927, a Milano era stato fondato presso la Questura l'Ispettorato Speciale di Polizia, un ufficio riservato di poliziotti che agivano come spie, in borghese, con una sede nascosta dietro una società di comodo, la Società Anonima Vinicola Meridionale.
Compito unico era la repressione dell'antifascismo e la protezione dei gerarchi.
L'anno successivo venne aperto un identico gruppo a Bologna e nei mesi successivi in molte altre grandi città d'Italia.
Si trovarono così ad operare 10 diversi Ispettorati, che nel 1930 furono posti sotto una unica direzione, sempre dentro la Polizia.
Nel 1930 Mussolini, con un colpo di propaganda geniale, in un discorso ufficiale, chiamò questa organizzazione OVRA, un acronimo che non aveva alcun significato, se non un richiamo alla piovra e ai suoi tentacoli. In realtà si trattava della fusione della già ben nota Polizia Politica che operava sin dal 1926, sotto la guida del Gulì e dove già lavorava Luca Ostéria con i 10 Ispettorati!
A capo dell'Ovra vi erano Bocchini e Guido Leto.
Assunto dunque nell'ottobre 1928, l'Ostéria venne rapidamente mandato allo sbaraglio, nella sua prima missione: infiltrare gli antifascisti italiani che si trovavano a Marsiglia.
Ostéria deve riuscire ad entrare nel Club des Marins della città francese, che funziona come luogo di collegamento e scambio tra i comunisti francesi e italiani.
Luca Ostéria diventa così il marinaio Ugo Modesti, umilissimo marittimo genovese, comunista e antifascista.
Giunto a Marsiglia prende in affitto una stanza in una squallida pensione del porto, condividendola con un altro italiano, Pietro Ezio Colotto; nato a Lerici nel 1897, giovanissimo entra tra i socialisti e sin dal 1921 fa parte del PCI. Nel 1927 fugge dall'Italia, inseguito dalla Polizia Politica e si rifugia in Francia, dove prende contatto con gli antifascisti di Marsiglia.
Ugo è giovane, profondamente antifascista, modesto ma intelligente, simpatico ed empatico. In pochi giorni conquista Colotto, che inizia ad affidargli della corrispondenza da portare in Italia.
Quando Ostéria torna a Genova e si reca in Questura trova Gulì ad attenderlo.
Dopo due anni di tentativi vani, al primo colpo Ostéria aveva infiltrato i comunisti a Marsiglia.
Gli aumentano istantaneamente i rimborsi spesa e lo stipendio e lo fanno assumere da una compiacente compagnia nautica, la Ferrando e Mazzone, che con la nave Cesare fa la spola settimanale tra Genova e Marsiglia.
Tornato a Marsiglia, il Colotto inizia ad affidargli corrispondenza per il Partito Comunista Italiano e a portare il giovane Ugo agli incontri con gli altri antifascisti.
La modestia e il basso profilo di Ugo conquistano tutti e quando pochi mesi dopo gli antifascisti devono mandare un loro delegato al Primo Congresso dell'Antifascismo che si svolge nel febbraio 1929 a Berlino... a chi possono chiedere?
Chi può liberamente muoversi per l'Europa e l'Italia, non essendo ancora stato schedato? Chi è un giovane e fidato compagno su cui scommettere?
Ovvio, il compagno Ugo, cioè la spia dell'OVRA Luca Ostéria.
Rientrato a Genova con l'offerta di andare a Berlino, i vertici del Fascismo sono increduli.
Ostéria ha però paura di non essere in grado di reggere la parte; non sa niente di comunismo, di socialismo, di dottrine di partito, di congressi, non parla il tedesco, ha il timore di essere scoperto.
Ma Gulì lo convince che ha tutte le capacità per riuscire a tenere testa alla situazione.
Non deve far altro che continuare a comportarsi come aveva fatto: un giovane antifascista, ancora grezzo politicamente e che quindi i vertici comunisti poteva usare a loro piacimento.
Ostéria va così a Berlino, partecipa al congresso assieme ai pesi massimi del comunismo continentale, Humbert-Droz, Ernest Fischer, Tito, Ernest Thalman, conosce decine e decine di antifascisti italiani fuggiti all'estero, stringe relazioni, segna nomi e cognomi, indirizzi.
E sulla strada del ritorno riceve l'ordine di passare a Parigi, per incontrare niente meno che il capo del
Partito Comunista Italiano, il Signor Ercoli.
Cioè Palmiro Togliatti. Il Migliore. La longa manus di Stalin in Europa.
Il compagno Ugo si reca così al Cafè Cigaro, vicino alla Gare de Lyon e racconta per filo e per segno il Congresso di Berlino ad un entusiasta Togliatti, che non perderà occasione di lodare e citare il giovane mozzo genovese, come lui, presso gli antifascisti di Parigi.
Togliatti gli consegna poi alcuni importanti documenti da portare a Genova e consegnare ai capi comunisti rimasti in Italia e davanti ai suoi occhi li firma con la consueta matita rossa, firmandoli "Ercoli".
Tornato a Genova racconta di nuovo tutto in Questura, permettendo di redigere un enorme e gigantesco quadro dell'antifascismo in tutta Europa.
Continua nei mesi successivi a fare la spola con Marsiglia e scopre le cellule antifasciste di Savona e Torino, fornendo nomi e indirizzi all'Ufficio.
Si giunse così all'autunno del 1929 e in Italia esistono, come detto, vari uffici di Polizia che agiscono in modo separato tra loro per reprimere l'antifascismo. C'è l'Ufficio di Ernesto Gulì, ci sono una decina di Ispettorati, c'è il Servizio Informazioni Militare, c'è la Polizia Politica.
E proprio a causa di una malsana rivalità tra questi gruppi salta per aria la copertura del compagno Ugo.
Nell'ottobre del 1929 Ostéria venne informato a Marsiglia che Togliatti voleva aprire un comando del Partito Comunista Clandestino in Italia, possibilmente a Genova e che alcuni compagni sarebbero andati ad incontrarlo in Liguria.
Osteria incontra così questi 3 esuli antifascisti che dalla Svizzera raggiunsero Genova; discussero di organizzazione del centro, di finanziamenti e si lasciarono con la promessa di rivedersi dopo alcuni giorni.
Ostéria telefono a Roma per avvisare Gulì, ma il suo telefono era sotto controllo da parte della Polizia Politica, che venne a sapere dell'incontro.
La Polizia Politica, guidata allora dal potentissimo Prefetto Arturo Bocchini, decise di arrestare i 3 esuli antifascista. a costo di bruciare Luca Ostéria.
Mussolini si congratulò con Bocchini, mentre un furibondo Gulì protestò con tutti i gerarchi, arrivando anche allo stesso Mussolini.
Questo caso fu probabilmente all'origine e alla nascita dell'OVRA, per evitare nuovi casi Ostéria.
Il compagno Ugo fu comunque rimandato a Marsiglia, assieme ad un'altra spia fascista. I compagni francesi e italiani erano però ormai quasi certi del doppio gioco del compagno Ugo.
D'altra parte era l'unico a conoscere i 3 esuli che era arrivati dalla Svizzera.
Un compagno fidato di Togliatti venne appositamente da Parigi per torchiare le due presunte spie.
L'altra, venne presa e rapidamente confessò di essere un poliziotto fascista e denunciò il compagno Ugo.
I comunisti andarono così a prendere Ostéria e lo portarono fuori Marsiglia per torchiarlo e farlo confessare, ma Ostéria riuscì a fuggire, tornare in città e poi scappare in Italia.
Giunto a Genova e poi a Roma, Ostéria passò giorni a riempire moduli con nomi e indirizzi. Finita la sua relazione vennero smantellate cellule di comunisti in mezzo nord Italia, arrestati a decine, sequestrate armi ed esplosivi, sostanzialmente distrutto il Partito Comunista in Italia.
Quando gli arresti furono conclusi, a Parigi venne pubblicato un numero speciale de L'Unità, sotto direzione di Togliatti, dove in prima pagina capeggiava una grande foto di Luca Ostèria, la spia fascista:
"Luca Osteria detto Ugo è un truffatore ed una spia. Si presenta come marinaio appartenente alla organizzazione comunista di Genova. Abita a Genova, in via Lagaccio 37/1. Frequenta porti stranieri: Marsiglia, Barcellona, ecc. Si offre per portare materiale e soldi in Italia".
Bocchini chiamò Luca Ostéria a far parte della nuova organizzazione spionistica, agli ordini di Guido Leto.
Fine peggiore toccò all'altra spia mandata assieme ad Ostéria, catturata dai comunisti francesi, probabilmente torturata e dopo alcuni mesi rilasciata al confine. Tornato in Italia morì pochi mesi dopo.
Pietro Ezio Colotto rimase invece a Marsiglia sino al 1931, quando decise di rifugiarsi in URSS.
Giunse così a Mosca dove lavora al Sovbjuro. Negli anni successivi si spostò a lavorare come infermiere in un ospedale di Odessa, poi all'Interclub dei Marinai.
Nel 1936 finì a Novorossijski, poi a Batumi e a Tuapse, sul Mar Nero dove nel 1941 viene arrestato proprio in quanto italiano e trasferito in un Gulag a Karagandinskij.
Venne liberato il 28 maggio 1943.
Ostéria si trova così bruciato e col suo volto pubblicato sull'Unità, la sua "carriera" come comunista pare finita.
I vertici dei servizi devono così trovare un nuovo modo di sfruttare il coraggioso e capace agente genovese.
E l'occasione si presenta poche settimane dopo, quando dalla lontanissima Australia arriva la notizia che un camerata fascista, deluso dal regime di Mussolini e che era emigrato, o fuggito, a Sydney, rilascia un'intervista ad un quotidiano locale dove promette importanti rivelazione riguardo l'omicidio Matteotti.
Il Caso Matteotti, l'omicidio del segretario del Partito Socialista Unitario da parte di una squadraccia fascista guidata da Amerigo Dumini, avvenuto a Roma nel 1924, pareva chiuso da anni.
Mussolini aveva sempre rigettato ogni coinvolgimento, mentre Dumini, che venne arrestato, processato e condannato a pochissimi anni di carcere, continuò per oltre 10 anni a ricattare il capo del fascismo e i maggiori gerarchi. Dumini e i suoi uomini ottennero lauti stipendi per incarichi ridicoli, altissime pensioni e trasferimenti nelle colonie, a fare la bella vita.
Ma Dumini, che aveva continuamente bisogno di denaro, continuò ciclicamente a ricattare Mussolini, talvolta ottenendo del denaro in più, altre finendo in galera per brevi periodi.
Temendo per la propria vita, Amerigo Dumini scrisse una lettera testamento ad un suo legale di fiducia in Texas, lettera da pubblicare in caso di sua morte.
La lettera, oggi accessibile all'Archivio Nazionale di Washington, spiegava come l'ordine di rapire e uccidere Mattotti fosse pervenuto direttamente da Benito Mussolini, terrorizzato dal fatto che il deputato socialista fosse venuto a conoscenza di enormi tangenti pagate da una azienda petrolifera americana, la Sinclair Oil, alle cui spalle stava la Standard Oil, cioè la famiglia Rockefeller.
Poche settimane prima del rapimento, infatti, il governo di Mussolini aveva concesso alla Sinclair Oil l'esclusiva per la ricerca e lo sfruttamento per 50 anni di tutti i giacimenti petroliferi presenti in Emilia e in Sicilia e si preparava a concedere un'altra esclusiva di 90 anni per la ricerca e lo sfruttamento in tutto il territorio della Penisola.
In cambio la società petrolifera aveva riversato montagne di dollari sui conti svizzeri e vaticani di Mussolini e dei maggiori gerarchi e pure al Re Vittorio Emanuele III.
Se la notizia di queste tangenti fosse uscita, ad opera di Dumini, il colpo per Mussolini e i Savoia sarebbe stato devastante.
Matteotti fu così rapito e ucciso. Gli assassini pagati e salvati dal carcere.
Qualcuno però non doveva essere stato pagato abbastanza e si trattava di tale Andrea Pagnotti, che scappato da Roma si era rifugiato prima nella Legione Straniera francese e poi era giunto a Sydney, dove, forse dopo aver terminato il denaro, si mise a minacciare Mussolini tramite l'intervista concessa ad un noto quotidiano locale.
Quando la notizia dell'intervista-minaccia arrivò a Mussolini, questi diede incarico alla neonata OVRA di risolvere la questione.
Il direttore Arturo Bocchini aveva l'uomo giusto, che doveva nascondersi dall'Europa, dopo che lui stesso lo aveva bruciato a Marsiglia. Era ovviamente Luca Ostéria.
Venne organizzato un piano perfetto; l'equipaggio di un mercantile, il Moncalieri, fu in parte sostituito da agenti dell'OVRA, al comando di Ostéria. Il comandante della nave, tal Gotelli, fu informato del piano segreto e la nave salpò per Sydney.
Giunti in Australia, l'Ostéria si infiltrò in pochissimi giorni nei circoli anarchici degli esuli europei, dove il Pagnotti si recava quotidianamente e dove proclamava di voler tornare in Italia per uccidere Mussolini.
Con la sua consueta carica empatica e il viso da giovane ingenuo, Ostéria fece conoscenza col Pagnotti. Questi aveva rilevato un piccolo bar nei pressi del porto ed era un accanito fumatore, amante soprattutto dei sigari toscani, difficilmente trovabili in Australia.
Ostéria, che era a conoscenza di questa passione del Pagnotti, si era portato diverse scatole di toscani dall'Italia e durante una visita al suo bar si propose di regalargliene qualcuno.
Il piano di viaggio della Moncalieri prevedeva una ripartenza per la seconda tappa australiana a Brisbane e il piano poteva essere noto al Pagnotti; quindi Ostéria finse di aver perso la nave e rimase a Sydney, frequentando così quotidianamente il Pagnotti e lentamente guadagnandone la fiducia.
Quando dopo una dozzina di giorni la Moncalieri attraccò nuovamente a Sydney, Ostéria ebbe gioco facile ad invitare il suo nuovo amico Pagnotti a bordo, per regalargli una scatola di sigari toscani.
Scesi nei ponti inferiori, dove si trovavano gli alloggi dei marinai, il Pagnotti fu preso in custodia dagli altri finti marittimi, agenti dell'Ovra, picchiato e rinchiuso in una cabina trasformata in cella.
Immediatamente il comandante Gotelli diede l'ordine di salpare per l'Italia.
Dopo alcune settimane di navigazione la Moncalieri attraccò a Messina.
Andrea Pagnotti fu sbarcato e, letteralmente, scomparve.
Ostéria tornò a Roma con un altro clamoroso successo.
I vertici del fascismo l'anno successivo, nel 1931, decidono di utilizzare la spia per un'altra pericolosa missione e, incredibilmente decidono di farlo infiltrare nuovamente tra gli esuli francesi. E proprio a Marsiglia.
Arturo Bocchini sa che Ostéria è bruciato tra i comunisti ma è convinto che la notizia non sia giunta agli altri antifascisti, socialisti, repubblicani, democratici, tutti riparati in Francia e che avevano una loro sede a Marsiglia. L'organizzazione che li raggruppava si chiamava Concentrazione Antifascista.
Nata nel 1927 a Parigi, riuniva Treves, Turati, Rosselli e ospitava praticamente tutti i partiti esuli, eccezion fatta per i comunisti.
L'organizzazione antifascista che aveva maggior peso nella Concetrazione era Giustizia e Libertà, guidata da Rosselli, Lussu, Salvemini.
Il suo obbiettivo era chiarissimo:
«Provenienti da diverse correnti politiche, archiviamo per ora le tessere dei partiti e fondiamo un'unità di azione. Movimento rivoluzionario, non partito, "Giustizia e libertà" è il nome e il simbolo. Repubblicani, socialisti e democratici, ci battiamo per la libertà, per la repubblica, per la giustizia sociale. Non siamo più tre espressioni differenti ma un trinomio inscindibile.»
Giustizia e Libertà riuscì a creare delle cellule nelle principali città italiane. Quelle più importanti erano le cellule di Milano, guidata da Ferruccio Parri, Umberto Ceva e Riccardo Bauer e quella di Torino, con ai vertici Norberto Bobbio, Giulio Einaudi, Vittorio Foa, Carlo Levi.
Bocchini decide di dare carta bianca ad Ostéria per infiltrare e smantellare la Concetrazione Antifascista.
Ostéria decide una linea di azione che ha dell'incredibile, talmente è semplice e sconcertante.
Va a Marsiglia, sotto la falsa identità di Ugo Upentik, rappresentate commerciale della Compagnia di Navigazione Tripcovic di Genova, si tiene ben lontano dagli ambienti comunisti e si reca nella redazione del giornale La Libertà, organo ufficiale della Concentrazione Antifascista.
Compra uno spazio e fa pubblicare il giorno successivo questo testo:
G.M., antifascista, desidera mettersi in contatto con qualcuno di voi, perché abbiamo la possibilità solo fino a quella città. Rispondete sul vostro giornale come regolarsi.
E la semplicità e l'apparente ingenuità vengono incredibilmente premiate. Ostéria viene rapidamente contattato da membri della Concentrazione, che ricadono nell'identica trappola di pochi mesi prima: dare materiali e informazioni al nuovo amico che, grazie al lavoro, poteva fare avanti indietro tra Genova e Marsiglia ogni due settimane.
La carica empatica di Ugo Upentik gli apre tutte le porte, diventa amico di molti vertici della Concentrazione di Marsiglia, gli vengono affidate lettere e materiale di ogni genere da portare in Italia. E dall'Italia fanno altrettanto.
Ostéria resta infiltrato per oltre tre anni nella Concentrazione, mirando soprattutto a prendere informazioni sui vertici di Giustiza e Libertà, la parte dell'organizzazione più strutturata e pericolosa per il fascismo.
Le sue informazioni, nel dicembre del 1930, permettono di arrestare e smantellare buona parte della cellula di Milano di Giustizia e Libertà. Riccardo Bauer viene condannato a 20 anni di reclusione, gli altri leader a 8, 10 anni e poi al confino a Ponza o Ventotene.
Nell'agosto del 1932 si svolge a Praga un Congresso Internazionale dell'Antifascismo e, ancora una volta, i vertici dell'antifascismo italiano decidono di mandare un loro rappresentate a parteciparvi... Ugo Upentik, cioè il miglior agente segreto del fascismo stesso. Luca Ostéria.
Nel tardo 1933 torna definitivamente in Italia e pochi mesi dopo Giustizia e Libertà viene definitivamente distrutta con l'arresto della cellula di Torino, quella che era diventata la più importante dopo lo smantellamento di quella milanese.
Marsiglia era ormai per lui territorio ostile. Comunisti, socialisti e repubblicani aveva subito smacchi e colpi devastanti dal compagno, amico Ugo.
Resta però la città dove si ritrovano la maggior parte degli esuli antifascisti.
Il fascismo deve trovare comunque il modo di infiltrarla e si affida al suo uomo che meglio la conosce.
Ostéria organizza così una nuova rete di spie, ma non di agenti dell'OVRA, ma normali marittimi, effettivamente imbarcati sui mercantili che fanno la spola con Marsiglia, reclutati, addestrati, ben pagati e mandati a spiare nei bar, nelle bettole e nei circoli antifascisti della città.
Ostéria recluta personalmente 12 marinai, li forma e poi li rimette a bordo delle rispettive navi.
I 12 uomini di Ostéria saranno un ennesimo successo; infiltrarono tutti i gruppi antifascisti, carpiranno notizie e informazioni, piani e progetti, organigrammi in Francia e Italia e nel 1934 porteranno all'arresto di centinaia di antifascisti italiani, spediti in carcere con condanne terribili.
A Roma, nel frattempo, Ostéria ha perso il suo mentore, Ernesto Gulì, promosso prefetto e allontanato dalla capitale. Il dominus della Polizia e dei Servizi è così uno solo, Arturo Bocchino.
Ostéria, abituato a muoversi in totale autonomia, senza capi e organizzazioni alle spalle, venendo pure pagato lautamente, ottiene dal Bocchino tutto quello che vuole. Probabilmente su ordine di Mussolini stesso.
Luca Ostéria viene messo a capo di un reparto totalmente autonomo e scollegato da ogni altra forza di Polizia: il Servizio Informazioni Estere, SIE, che agisce però anche in Italia, risponde solo ad Arturo Bocchino e Benito Mussolini.
Luca Ostéria all'epoca ha solo 29 anni.
Nel 1933, ed è una delle poche, se non uniche notizie della sua vita privata oggi note, Luca Ostéria si sposa con Erminia Croce; nascerà poi l'unica figlia, Mirella.
Nel 1933, ed è una delle poche, se non uniche notizie della sua vita privata oggi note, Luca Ostéria si sposa con Erminia Croce; nascerà poi l'unica figlia, Mirella.
Sono numerose le operazioni che il SIE effettua in quegli anni, tutte segretissime e in buona parte sconosciute, se non per i letali effetti per gli antifascisti.
Tra queste una delle sue solite operazioni con basi a Parigi e Genova a cavallo tra 1938 e 39.
Quasi terminata con una sconfitta la Guerra Civile di Spagna, i combattenti comunisti italiani si rifugiano a Parigi e sul finire del 1938 decidono di provare ad aprire a Genova una cellula per un Centro Interno clandestino che si occupasse di propaganda antifascista e di gettare le basi per reclutare nuovi uomini.
Viene inviato così un certo compagno Romeo, al secolo Giuseppe Tombetti, che gli uomini di Ostéria individuano già a Parigi, seguono in Italia, arrestano e convincono a "saltare il fosso".
Tombetti diventa una spia fascista e convince i comunisti a Parigi che a Genova va tutto benissimo.
A gennaio vengono così inviati una serie di compagni, tra loro un certo Giacomo Pellegrini, che tornerà ad intrecciare la sua storia con Luca Ostéria una quindicina di anni dopo...
Tra queste una delle sue solite operazioni con basi a Parigi e Genova a cavallo tra 1938 e 39.
Quasi terminata con una sconfitta la Guerra Civile di Spagna, i combattenti comunisti italiani si rifugiano a Parigi e sul finire del 1938 decidono di provare ad aprire a Genova una cellula per un Centro Interno clandestino che si occupasse di propaganda antifascista e di gettare le basi per reclutare nuovi uomini.
Viene inviato così un certo compagno Romeo, al secolo Giuseppe Tombetti, che gli uomini di Ostéria individuano già a Parigi, seguono in Italia, arrestano e convincono a "saltare il fosso".
Tombetti diventa una spia fascista e convince i comunisti a Parigi che a Genova va tutto benissimo.
A gennaio vengono così inviati una serie di compagni, tra loro un certo Giacomo Pellegrini, che tornerà ad intrecciare la sua storia con Luca Ostéria una quindicina di anni dopo...
Nota è invece l'operazione che il SIE di Ostéria iniziò ad organizzare nel 1939.
L'agente assunse una nuova identità, il giornalista genovese Giovanni Parodi, antifascista, vicino ai socialisti.
L'operazione si chiama Tigrotti, nome probabilmente ispirato da Le Trigri di Mompracem di Emilio Salgàri e tigrotti sono anche chiamati gli agenti che faranno parte della nuova organizzazione antifascista che Ostéria sta organizzando.
La missione è distruggere il Centro Socialista Estero guidato, tra gli altri, dallo scrittore Ignazio Silone.
Il Silone era all'epoca un fervente antifascista; cresciuto nel comunismo, partecipò alla Terza Internazionale di Mosca, guidata da Lenin nel 1921, viene arrestato a Trieste già nel 1922, fugge a Berlino, poi Madrid e Parigi, ma infine viene deportato in Italia e messo ai domiciliari a Pescina.
Fugge così a Mosca, ma lì si rende conto della follia del comunismo di Stalin, regime totalitario del tutto simile al fascismo che stava sorgendo in Italia. Anche un successivo incontro con Togliatti, prono totalmente a Stalin, scoraggia Silone, che dopo un passaggio in Italia nel Partito Comunista Clandestino, si rifugia in Svizzera.
Nello stesso anno, il 1928, il fratello, Romolo Tranquilli, il vero nome di Silone era infatti Secondo Tranquilli, viene arrestato per l'Attentato della Fiera di Milano, quando una bomba posta in un lampione massacrò 20 spettatori, ne ridusse in fin di vita altri 23 e lasciò del tutto incolume il Re Vittorio Emanuele III e il suo corteo. Romolo, che dopo pesanti torture ammetterà di essere iscritto al Partito Comunista, ma non confessa l'organizzazione della strage, viene condannato a 12 anni per reati minori e rinchiuso in uno dei più duri carceri italiani, quello di Procida, dove muore dopo pochi mesi, a causa delle torture subite.
Ma Ignazio Silone, il comunista, il compagno che partecipava ad incontri con Lenin, Stalin e Togliatti, a Milano, Mosca, Berlino, sin dal 1923 è un informatore della Polizia Politica del fascismo.
Con il nome di agente Silvestri, Silone fu un informatore del regime fascista sino al 1930.
I fatti, appurati e assolutamente certi, grazi ai lunghi lavori negli Archivi di Stato svolti dagli storici Dario Biocca e Mauro Canali, porterà alla luce questa incredibile storia di spionaggio solo nel 1996, dopo che per decenni Ignazio Silone si presentò come un doppio campione, colui che aveva rifuggito sia il comunismo incontrato in gioventù sia il bestiale fascismo.
In realtà Silone fu uno di maggior informatori della Polizia Politica fascista, probabilmente su base volontaria almeno sino al 1924, quando, accortosi forse in che cosa stava evolvendo il fascismo, tentò di tirarsene fuori, ovviamente non riuscendoci.
Gestito direttamente dall'Ispettore Generale Guido Bellone, l'agente Silvestri fornì per 8 anni l'intera "vita" del Partito Comunista Clandestino.
Dietro pagamento di notevoli somme di denaro.
Nomi e cognomi, indirizzi, conti corrente, viaggi, cellule clandestine, depositi di armi, abitudini e vizi dei maggiori leader del comunismo continentale, opinioni politiche, strategie, organizzazione di attentati... tutto ciò che sapeva Silone, uno dei vertici del comunismo italiano, veniva riferito ai vertici del fascismo.
Come detto, già nel 1924 Silone si rese conto del suo errore, ma non riuscì ad uscirne se non dopo lunghi anni. Tre le lettere recuperate negli archivi, vi sono suoi scritti al Belloni dove chiedeva di essere lasciato "libero" da quel mondo di doppiezza e spregiudicatezza. Ovviamente senza riuscirvi.
Fu solo dopo l'arresto del fratello e dopo aver avuto notizia delle torture che stava subendo, che Silone crolla definitivamente. Nella lettera numero 73, recuperata negli Archivi, e ultimi missiva nota tra l'agente Silvestri e il Belloni, del 13 aprile 1930, spiega al poliziotto della sua salute ormai malmessa, del pesantissimo fardello morale, chiede di sospendere i pagamenti che la polizia gli effettua mensilmente, ribadisce che non aveva mai inteso nuocere ai compagni denunciati (!) e infine chiede di essere lasciato libero. Annuncia anche le prossime dimissioni dal Partito Comunista e di volersi dedicare solo alla scrittura.
Locarno, 13 aprile 1930
Mi scusi se non le ho più scritto. Ciò che le interessava sapere non è più un mistero (la stampa già ne parla). Non so cosa io e i miei amici faremo.
La mia salute è pessima ma la causa è morale.
Io mi trovo in un punto molto penoso della mia esistenza. Il senso morale che è stato sempre forte in me, ora mi domina completamente; non mi fa dormire, non mi fa mangiare, non mi lascia un minimo di riposo.
Mi trovo nel punto risolutivo della mia crisi di esistenza, la quale non ammette che una sola via d'uscita: l'abbandono della politica militante (mi cercherò un'occupazione intellettuale qualsiasi). Oltre questa soluzione non restava che la morte.
Vivere ancora nell'equivoco mi era impossibile, mi è impossibile. Io ero nato per essere un onesto proprietario di terre nel mio paese.
La vita mi ha scaraventato lungo una china alla quale ora voglio sottrarmi. Ho la coscienza di non aver fatto un gran male né ai miei amici né al mio paese. Nei limiti in cui era possibile mi sono sempre guardato dal compiere del male.
Devo dirle che lei, data la sua funzione, si è sempre comportato da galantuomo. Perciò le scrivo quest'ultima lettera perché lei non ostacoli il mio piano che si realizzerà in due tempi: primo, eliminare dalla mia vita tutto ciò che è falsità, doppiezza, equivoco, mistero; secondo, cominciare una nuova vita, su una nuova base, per riparare il male che ho fatto, per redimermi, per fare del bene agli operai, ai contadini (ai quali sono legato con ogni fibra del mio cuore) e alla mia patria.
Tra il primo e il secondo tempo ho bisogno di un po' di riposo fisico, intellettuale e morale. Nessuna considerazione di carattere materiale ha influenzato la mia decisione. I disagi non mi spaventano. Quello che voglio è vivere moralmente.
Tra il primo e il secondo tempo ho bisogno di un po' di riposo fisico, intellettuale e morale. Nessuna considerazione di carattere materiale ha influenzato la mia decisione. I disagi non mi spaventano. Quello che voglio è vivere moralmente.
L'influenza e la popolarità che in molti centri di emigrazione ho acquisito mi inducono a concepire la mia attività futura (appena sarò del tutto ristabilito in salute) nella forma di un'attività letteraria ed editoriale del tutto indipendente.
Devo aggiungere che in questo tempo, delle grandi modificazioni si vanno compiendo nella mia ideologia e mi sento riattratto, molto, verso la religione (se non verso la chiesa) e che l'evoluzione del mio pensiero è facilitata dall'orientamento cretino e criminale che sta assumendo il Partito comunista. La sola cosa che mi fa allontanare da esso con rammarico è il fatto che è un Partito perseguitato nel quale, al di fuori dei dirigenti, vi sono migliaia di operai in buona fede.
Per poter esercitare un'influenza sugli elementi della base, io esito ancora ad annunciare pubblicamente la mia rottura col Partito ed attendo, prossimamente, il momento propizio.
Questa mia lettera a lei è un'attestazione di stima. Ho voluto chiudere, definitivamente, un lungo periodo di rapporti leali, con un atto di lealtà. Se lei è un credente, preghi Iddio che mi dia la forza di superare i miei rimorsi, di iniziare una nuova vita, di consumarla tutta per il bene dei lavoratori e dell'Italia.
Suo, Silvestri
Questa mia lettera a lei è un'attestazione di stima. Ho voluto chiudere, definitivamente, un lungo periodo di rapporti leali, con un atto di lealtà. Se lei è un credente, preghi Iddio che mi dia la forza di superare i miei rimorsi, di iniziare una nuova vita, di consumarla tutta per il bene dei lavoratori e dell'Italia.
Suo, Silvestri
Silone si è nel frattempo trasferito a Locarno, in Svizzera, per sottrarsi così definitivamente al controllo della Polizia Politica fascista.
Non ci sono prove che la lettera numero 73 sia l'ultima scritta, ma è molto probabile.
Negli anni successivi Silone diventerà uno dei maggiori scrittori italiani del XX secolo e tra i più noti in Europa.
Nel luglio del 1931, mentre si trova in un sanatorio a Davos, viene espulso dal Partito Comunista.
E' così definitivamente libero sia dal fascismo che dal comunismo.
E inizia a scrivere prima degli articoli e poi dei saggi che lo portano a diventare un campione... dell'Antifascismo in breve tempo.
Nel 1938 in una intervista ad un quotidiano americano rilancia la necessità di creare una "Terza Via", tra fascismo e comunismo, ripartendo dal socialismo e dalla socialdemocrazia.
Nel 1939 Silone ritorna alla politica attiva e diventa il direttore del Centro Socialista Estero, col nome di battaglia di Sormani.
E qui ritorna in gioco Luca Ostéria, a cui viene dato incarico di fermare Silone, l'ex leader comunista che per 8 anni era stato, probabilmente, il maggior informatore della Polizia fascista, col nome di Silvestri.
Ostéria, come detto si trasforma nel giornalista Giovanni Parodi e riesce a mettersi in contatto col Centro Socialista Estero e soprattutto col suo "collega" Sormani.
Ostéria/Parodi con Tranquilli/Silone/Silvestri/Sormani.
Due persone di una doppiezza incredibile.
Guadagnata ancora una volta la fiducia della sua vittima, Ostéria, come un enorme ragno, iniziò a tessere la sua tela.
Convinse gli antifascisti socialisti rifugiati in Svizzera di essere a sua volta un vero antifascista, un giornalista abile e con molti mezzi economici, ancora libero di spostarsi dentro e fuori dall'Italia, non essendo noto alla Polizia.
Mise così in piedi un giornale, Il Terzo Fronte, palesemente ispirato alla "Terza Via" proposta dallo stesso Silone, che non doveva essere vicino ai comunisti e ai fascisti. Terzo, appunto.
Parodi e Ignazio Silone erano le due firme di punta del giornale diffuso tra gli antifascisti esuli in Svizzera, Francia e Germania.
Silone scrive infuocati articoli contro i due regimi, creando un nuovo termine, "Fascismo Rosso", per indicare il comunismo.
Per oltre un anno Ostéria interpreta il ruolo del giornalista socialista Parodi, finanzia il quotidiano, sollecita gli interventi di Silone, infiltra la sua rete di amicizie, scopre i collegamenti tra la Svizzera e l'Italia. E comunica tutto a Mussolini.
A partire dal 1941 gli Alleati, soprattutto gli inglesi, iniziano a creare delle reti di spionaggio con base in Svizzera. Vogliono infiltrarsi in Italia, avere occhi e orecchie per organizzare uno sbarco alleato nella Penisola.
Il Secret Intelligence Service, SIS, decise così di aprire dei canali con gli antifascisti esuli in Svizzera. Ma se non giudicava affidabili i comunisti, con chi aprire una via di comunicazione?
Ovviamente con gli antifascisti socialdemocratici: il Centro Socialista Estero e soprattutto i dirigenti del quotidiano Il Terzo Fronte. Parodi e Silone.
Soprattutto il primo, Ostéria/Parodi, si dimostrò immediatamente ben favorevole ad aprire una collaborazione con gli Alleati!
A Marsiglia, nel frattempo, un uomo fidato di Ostéria avvicinò un esule antifascista, l'ex deputato socialista Filippo Amedeo, e lo convinse ad entrare in "Il Terzo Fronte".
L'Amedeo aveva buoni rapporti coi servizi inglesi e indicò il modo di mettersi in comunicazione con loro ai vertici di "Il Terzo Fronte", cioè a Parodi.
Questi contattò il giornalista svizzero Piero Pellegrini, che a sua volta collaborava coi britannici.
Il Parodi e la sua organizzazione erano così ancor più garantiti e accreditati.
Dopo alcuni mesi di annusamenti e circospezione, Parodi convinse il SIS inglese della bontà della sua rete clandestina in Italia, fatta di ferventi antifascisti democratici e ben lontani dal comunismo.
Creò così una rete clandestini di agenti antifascisti che operavano in Italia, per compiere atti di sabotaggio e preparare la strada all'infiltrazione di spie alleate.
Il nome di questi agenti era "Tigrotti".
La rete, ovviamente, non esisteva. C'era solo Luca Ostéria col suo suo SIE, composto da pochi, fidatissimi, agenti segreti del regime fascista.
Ostéria, non potendo ovviamente organizzare attentati o sabotaggi in Italia, si organizzò con tutte le Prefetture italiane in modo che questo gli comunicassero immediatamente qualsiasi deragliamento di treni, grave incidente stradale, o incidente nelle fabbriche o nelle caserme. Gli uomini di Ostéria correvano sul luogo e vi lasciavano tracce di ordigni esplosi. Poi facevano arrivare agli esuli notizie di attentati e deragliamenti. La censura di regime ovviamente non pubblicava tali notizie, ma le reti clandestine degli antifascisti cadevano regolarmente nella trappola.
In questo modo la rete inesistente dei "Tigrotti" si presentava con la massima efficienza e determinazione agli occhi del SIS inglese.
Nel 1942, con l'Italia in piena Guerra, Silone, ormai famoso in tutto il Mondo Occidentale, pubblica un articolo su Il Terzo Fronte, diventato "Organo del Partito Socialista Italiano", " Il manifesto per la disubbidienza civile", accreditando ancor di più l'organizzazione di Parodi!
In pochi mesi gli Alleati iniziarono a rifornire i "Tigrotti" di armi ed esplosivi, non solo per le loro azioni, ma da consegnare anche a tutti gli altri gruppi di partigiani e antifascisti che operavano in Italia.
Quando nel 1943 un gruppo di spie alleate iniziò ad organizzare uno sbarco di uomini e materiale in Sicilia, per preparare il terreno all'invasione vera e propria, si affidarono ai "Tigrotti" di Ostéria.
Che ovviamente fece arrestare tutti gli antifascisti siciliani e fallire lo sbarco delle spie.
Il SIS non dubitò però di Parodi e organizzò altre due enormi spedizioni di materiale bellico in vista dello Sbarco in Sicilia.
Fu Parodi a organizzare un colossale sbarco di armi e soprattutto esplosivi in Gargano. Materiale ovviamente poi finito nei magazzini della Polizia fascista. Un secondo invio in Liguria fu mandato in fumo da un incidente fortuito.
In ogni caso i "Tigrotti" organizzarono dei finti sabotaggi in Sicilia e Calabria, in vista dello sbarco alleato.
Il SIS si congratulò con Il Terzo Fronte di Parodi. Mussolini in persona fece le congratulazioni a Ostéria.
Ma il 9 luglio 1943 gli Alleati sbarcano in Sicilia e incontrarono pochissima resistenza.
L'Italia e il fascismo crollano da lì a poco, il 25 luglio Mussolini viene deposto e arrestato dal Re.
Il 3 settembre l'Italia e gli Alleati firmano la Resa incondizionata.
L'Italia era sull'orlo della Guerra Civile, i Savoia fuggirono come conigli a Brindisi, abbandonando Roma e il controllo del Paese.
Il 9 settembre gli Alleati sbarcarono a Salerno e contemporaneamente i nazisti invadevano l'Italia, catturando centinaia di migliaia di soldati italiani, più di 800.000, poi deportati in Germania come mano d'opera coatta.
Già il giorno seguente, il 10 settembre, mezza Italia era saldamente nelle mani di Hitler.
L'Operazione Achse prevedeva anche la nascita di un governo fantoccio fascista che guidasse, formalmente, l'Italia del Centro Nord.
Il 15 settembre nazisti e fascisti iniziarono ad organizzare un partito nel Nord dell'Italia.
Il 17 Mussolini comunicò da Monaco la nascita del nuovo Stato e il 23 settembre 1943 nacque ufficialmente la Repubblica Sociale Italiana.
Era un vero e proprio governo e Stato fantoccio, totalmente guidato da Hitler e dai suoi sgherri nazisti. La parvenza di uno Stato serviva a mantenere buoni i fascisti rimasti in Italia e soprattutto a formalizzare il pagamento delle Spese di Occupazione che la Germania riscuoteva ogni mese dalle esangui casse italiane. Cifre colossali, che assommavano a 17 miliardi di Lire al mese a partire dal dicembre 1943, equivalenti a 5,7 miliardi di Euro di oggi. Cifra che l'Italia pagava ovviamente solo in parte e che i nazisti riscuotevano tramite il lavoro coatto degli italiani, il sequestro di derrate alimentari, armi, fabbriche e di tutto quanto poteva servire alla guerra di Hitler.
Col crollo del regime fascista e l'arresto di Mussolini, Ostéria rimase bloccato a Roma.
Dopo l'Armistizio di settembre Ostéria fugge, probabilmente con moglie e figlia e si rifugia a Bizzarrone, nei pressi di Uggiate, a nord di Milano.
Bizzarrone dista meno di 700 metri dal confine con la Svizzera...
Nel frattempo Guido Leto, il braccio destro di Bocchini, nel frattempo deceduto di morte naturale nel 1940, era fuggito da Roma e si era rifugiato nella villa dei Marzotto a Valdagno, in Veneto.
Gaetano Marzotto era stato nominato da Mussolini Conte di Valdagno per i suoi "meriti" nei confronti del regime fascista.
Leto, fuggendo da Roma, si porta dietro oltre ad alcuni fidati uomini, l'archivio dell'OVRA.
Che installa proprio nella villa dei Marzotto.
Leto viene incaricato da Mussolini di ricostruire un servizio di intelligence per la Repubblica Sociale Italiana. E ovviamente come primo uomo chiama Luca Ostéria.
Tramite il Prefetto di Milano Ostéria viene convocato nella città lombarda e vi giunge rapidamente da Bizzarrone.
A Ostéria viene concesso di svolgere il suo solito lavoro. Una organizzazione totalmente indipendente, che si muovo fuori da ogni legge e che risponde solo ai massimi vertici dello Stato.
Come sede, dal febbraio 1944, gli venne dato una palazzina in via Marengo al 5, a pochissimi metri, casualmente, dal palazzo che aveva ospitato per lunghi anni la famiglia di Benito Mussolini quando era direttore de L'Avanti.
Dopo poche settimane vennero però spostati in un palazzo di Corso del Littorio 1, oggi corrispondente a Corso Matteotti 1/A.
Ostéria reclutò tra Milano e Roma 17 uomini, che formeranno la "Squadra Ugo". Assume infatti il vecchio nome usato tante volte a Marsiglia. Questa volta diventerà noto come il "dottor Ugo Modesti".
Inizia così la nuova vita di Luca Ostéria, che si dipanerà per due incredibili anni a Milano.
I tedeschi aveva invece requisito l'Albergo Regina, in via Santa Margherita angolo via Silvio Pellico, a pochi metri da Duomo, Scala e Cordusio.
Vi erano la sede del Quartier Generale delle SS a Milano e della Geheime Staatspolizei, la tremenda Gestapo, la Polizia Politica di Hitler.
La "Squadra Ugo", pur agendo in modo indipendente, era anch'essa sottoposta al controllo dei nazisti.
A capo dei servizi segreti e della Polizia Politica per tutto il Nord Italia vi era l'SS-Obersturmbannführer Walter Rauff e il suo vice per la città di Milano era il tenente Theodor Saevecke.
A capo dei servizi segreti e della Polizia Politica per tutto il Nord Italia vi era l'SS-Obersturmbannführer Walter Rauff e il suo vice per la città di Milano era il tenente Theodor Saevecke.
Quest'ultimo aveva anche il comando dell'Aussenkommando, cioè la repressione dei Partigiani e la caccia agli ebrei.
All'Albergo Regina si contavano 20 ufficiali, 60 sottoufficiali e 20 soldati delle SS e Gestapo e altri 30 italiani, facenti parte di bande e squadracce della RSI.
Nelle cantine dell'Alberto Regina avvenivano gli interrogatorio e le peggiori torture. A condurli erano il "macellaio" l'SS Walter Gradsack, Karl Otto Koch della Gestapo, e "la belva" l'SS Franz Staltmayer,
Nel giro di pochi giorni SS, Gestapo e bande di fascisti iniziarono ad arrestare, interrogare e torturare centinaia di milanesi. Molti finivano a San Vittore, altri direttamente al Binario 21 della Stazione Centrale per essere deportati nei lager di Hitler.
Ostéria si dimostrò subito un ottimo collaboratore del nuovo padrone, i nazisti; instaurò ottimi rapporti con Saevecke, che intuì essere l'unico ad avere una certa esperienza da poliziotto e spia e di essere dotato di intelligenza superiore alla maggior parte degli altri presenti all'Albergo Regina, semplici picchiatori e fanatici.
In una riunione con Saevecke e Rauff, Ostéria e Leto proposero di riattivare Il Terzo Fronte, che dopo l'8 settembre era rimasto come congelato.
Ostéria prospetto ai tedeschi dell'utilità di avere scambi coi servizi inglesi, convinti di interloquire con la Resistenza.
I vertici tedeschi accettarono e venne così resuscitato il giornalista Parodi, che iniziò a comunicare con il SIS di Sua Maestà.
Secondo alcune note e documenti dell'OVRA, riemersi solo nel 2002-03, quando Leto giunse a Valdagno e iniziò a ricostruire i servizi per la RSI, si premurò di contattare Ostéria non solo per la sua bravura come spia, ma anche per la sua assoluta fedeltà all'Italia. E non ai tedeschi.
Compito della Squadra Ugo sarebbe stata quindi quella di infiltrare i tedeschi, guadagnarne la fiducia e operare per liberare gli antifascisti catturati e facilitare le mosse della Resistenza.
A partire dal febbraio 1944 Ostéria iniziò non solo a prendere contatti con i partigiani, ma anche a cambiare modo di comunicare con gli inglesi tramite Il Terzo Fronte.
Fu la fedeltà all'Italia, o ai vertici dei Servizi, o la constatazione della brutalità nazista, fatto sta che Luca Ostéria iniziò a lavorare con e per la Resistenza e gli Alleati.
Non era certo l'unico che si guardava attorno, constatata ormai la prossima fine del nazifascismo, d'altra parte. Gli stessi vertici delle SS a Milano Rauff e Saevecke si comportarono in modi molto simili, esattamente come fecero innumerevoli altri gerarchi tedeschi tra la metà del 1944 e la fine del conflitto.
Ostéria convince Saevecke a condurre gli interrogatori dei Partigiani arrestati e poi, assieme alla segretaria dell'SS, una donna austriaca di origine italiana, la signora Morgante, modifica e altera i verbali, per scagionare gli arrestati.
Nel giro di pochi mesi Ostéria riesce a far liberare o ad alleggerire la posizione di centinaia di milanesi fermati dalle SS e dalla Gestapo.
Tra coloro che erano rinchiusi a San Vittore e richiamarono l'attenzione di Ostéria vi erano alcuni detenuti eccellenti.
Tra loro, Indro Montanelli. Fascista convinto per anni, volontario in Africa, poi fascista dubbioso, poi critico, poi, dopo il 1943, giornalista del Corriere della Sera scomodo.
Con la nascita della Repubblica Sociale chi non china la testa davanti a Mussolini è fuori dalla carta stampata.
Al Corriere sono 16 i giornalisti che non chinano il capo e vengono licenziati senza diritto alla liquidazione. Tra loro Montanelli.
La sua situazione è tremenda. Era fascista fino a poco prima e adesso che era critico col regime e col duce si trovava cacciato e senza posto dove andare.
Gli antifascisti gli avrebbero fatto la pelle e i fascisti erano quasi pronti a dar loro una mano.
Aveva fatto qualche cenno ai partigiani del Partito d'Azione, ma erano stati tutti arrestati e il suo piano di fuggire in Svizzera era evaporato nel nulla.
Il 20 gennaio del 1944 il giornalista del Corriere Andrea Damiano, mentre vaga in una Milano spettrale e vuota, incontra in una periferia deserta un uomo alto e allampanato, con la barba molto lunga, magro come un chiodo. E' Montanelli, solo e disperato.
In un qualche modo lo mette in contatto con Filippo Beltrami, nipote del grande Luca Beltrami, che stava guidando la Resistenza in Val d'Ossola.
Montanelli prende accordi per salire sul al Lago d'Orta, dove tantissime famiglie milanesi altolocate hanno le loro ville di campagna.
Beltrami non si fida assolutamente di Montanelli. Troppo tempo vicino al fascismo, per troppi anni compromesso, troppi articoli a favore di Mussolini.
"Mandamelo su, lo terremo d'occhio. Ho bisogno di qualcuno che sappia scrivere e un giornalista che vuol rifarsi la verginità può anche servire. Del resto qui prudenza e segretezza sono meno importanti che in città'"
L'appuntamento è a Pella, sulle rive del lago, a villa Motta, industriale della Edison. Qui Mario Motta, col fratello Galileo, avevano finanziato, armato e organizzato i primi nuclei di resistenza della zona, tra cui quello del Beltrami.
Oltre a questo, conoscendo a menadito le valli e i valichi della zona, avendo costruito dighe per la Edison per decenni, guidavano comitive di esuli antifascisti e di ebrei milanesi verso la Svizzera.
Montanelli arriva alla fine di gennaio dai Motta, ma Beltrami non si fa vivo; è infatti stato catturato dalle SS e ucciso.
Montanelli non ha alcuna intenzione di andare a fare la guerra. Fa lunghe passeggiate lungo il lago, si riposa e resta inchiodato a casa dei Motta.
E commette una incredibile imprudenza, scrive una lettera e manda l'autista privato dei Motta a Milano a recapitarla alla moglie.
La casa di Montanelli, in Piazza Castello, era ovviamente sorvegliata, l'autista viene arrestato, candidamente dice di aver portato una lettera di Montanelli che si trova a Villa Motta.
Il 5 febbraio del 1944 la villa è circondata, i Motta e Montanelli e sua moglie arrestati.
I Motta finiscono al carcere di Novara. Mario Motta, inizialmente rilasciato sarà poi fucilato dai Repubblichini. Montanelli finisce a Gallarate, dove si trova la moglie.
Giunto in carcere trova anche lì molti antifascisti che lo considerano alla stregua di una spia, buttato nelle celle a carpire informazioni.
Il 6 maggio è trasferito a San Vittore dove si trova in un raggio con vicini di cella Mike Bongiorno, una attrice americana di nome Dorothy Gibson, sopravvissuta al naufragio del Titanic quando era ventenne, ma soprattutto lontanissima parente del Presidente USA Roosevelt e Giovanni Bertoni alias il Generale Della Rovere, dalla cui vicenda proprio Montanelli e Rossellini fecero un capolavoro cinematografico.
Giovanni Bertoni, nel maggio del 1944 è un uomo di 50 anni il cui unico mestiere da vent'anni a quella parte è il ladro, il delinquente e soprattutto il truffatore.
Nato ad Alessandria in una stirpe di militari, lui stesso è capitano dei Bersaglieri sino al primo Dopoguerra. Poi abbandona la divisa e segue la sua passione: la truffa.
Dopo l'Armistizio opera a Genova, dove spacciandosi di volta in volta per partigiano o per repubblichino, ricatta o vende servizi inesistenti e che non può offrire.
Viene infine catturato e portato in questura nel marzo del 44. Capiscono di avere davanti un professionista dal travestimento e della truffa e a qualcuno viene in mente Luca Ostéria, che da Milano scende a Genova e incontra il Bertoni.
Ostéria lo descrisse come un uomo azzimato ed elegante, con guanti bianchi e monocolo, distinto e forbito. Un perfetto truffatore. Lo riconobbe immediatamente.
E decise di arruolarlo.
Visto il passato di ufficiale e le origini famigliari, lo trasformò nel Generale Giovanni Fortebraccio Della Rovere. Lo ripulì, lo portò a Milano dove non era conosciuto, gli diede un elegante appartamento all'Hotel Ambasciatori, uno stipendio di 6.000 Lire al mese, un importante lasciapassare firmato da Ostéria, dal Generale Wolff e dall'Ispettore Generale Pagani.
Come consegna massima aveva quella di NON consegnare alcun documento ai nazisti, con cui non doveva nemmeno parlare.
I suoi unici interlocutori sarebbero stati Luca Ostéria e la segretaria di Saewecke, la signora Morgante.
I due doppiogiochisti, ma questo Bertoni non lo seppe mai.
Dopo di ché lo portò a San Vittore dove fu sbattuto nel raggio con i detenuti antifascisti. A carpire informazioni.
Lì incontra Montanelli, la Gibson e Mike Bongiorno.
Ostéria si reca quasi quotidianamente a San Vittore, dove è noto come il dottor Ugo. Interroga i prigionieri, ottiene informazioni che gira al C.L.N., porta corrispondenza dentro e fuori il carcere.
I tedeschi apparentemente non si accorgono di nulla. Più probabilmente girano la testa.
Ostéria arriva ad accompagnare l'anziana madre di Montanelli a San Vittore, a incontrare il figlio, formalmente condannato a morte.
Montanelli finì in infermeria per le botte prese da un secondino tedesco e li rimase sino a luglio, quando Ostéria organizzò l'evasione sua, della Gibson e del generale Zambon.
Montanelli e la Gibson devono essere trasferite a Verona, su ordine di Ostéria e... Saevecke!
L'SS e la spia del regime organizzarono un piano che venne alla luce solo nel 2005, quando sono diventati consultabili, presso l'Archivio Nazionale di Washington, i documenti dell'interrogatorio del colonnello SS Rauff, superiore di Saevecke a Milano.
Il dottor Ugo, Ostéria, reclutò Montanelli come spia, finse la sua liberazione in accordo con Saevecke, lo portò in Svizzera per infiltrare gli antifascisti lì rifugiati.
In realtà pare che Rauff non fosse minimamente al corrente dei tentativi di vari suoi sottoposti e superiori nelle SS che stavano tentando di allacciare rapporti con gli Alleati, e che Saevecke e Ostéria gli presentarono il piano per trasformare Montanelli in una spia come fosse vero e realizzabile.
Fu invece l'ennesimo colpo gobbo di Ostéria, che facendo passare Montanelli come una possibile risorsa, riuscì a liberarlo, col consenso delle SS!
Escono così da San Vittore su un auto guidata dal Pogliani, un uomo della Squadra Ugo, si nascondono per 10 giorni a Milano e poi vengono portati a Luino, dove a piedi arrivano in Svizzera aggirando il valico delle Fornasette a metà di agosto del 1944.
Il foglio di trasferimento da Milano a Verona non verrà mai trasmesso in Veneto.
In questo modo Montanelli non sarà cercato nè a Milano nè a Verona.
A San Vittore resta invece il Bertoni, che continua ad interpretare il Generale Della Rovere.
Viene poi stranamente deportato nel Campo di Concentramento di Fossoli, dove i nazisti furibondi per un attentato subito dai partigiani, decidono una rappresaglia. Servono 68 italiani da fucilare.
Tra questi vi è anche il Bertoni. Che non protesta coi nazisti per cui sta lavorando, non invoca Luca Ostéria, non tira fuori il salvacondotto dei vertici delle SS.
No, interpreta fino alla fine il ruolo del Generale Della Rovere.
Portato sul luogo della fucilazione, si dice che abbia urlato frasi degne di un vero generale.
Le follie della guerra.
Giovanni Bertoni, nel maggio del 1944 è un uomo di 50 anni il cui unico mestiere da vent'anni a quella parte è il ladro, il delinquente e soprattutto il truffatore.
Nato ad Alessandria in una stirpe di militari, lui stesso è capitano dei Bersaglieri sino al primo Dopoguerra. Poi abbandona la divisa e segue la sua passione: la truffa.
Dopo l'Armistizio opera a Genova, dove spacciandosi di volta in volta per partigiano o per repubblichino, ricatta o vende servizi inesistenti e che non può offrire.
Viene infine catturato e portato in questura nel marzo del 44. Capiscono di avere davanti un professionista dal travestimento e della truffa e a qualcuno viene in mente Luca Ostéria, che da Milano scende a Genova e incontra il Bertoni.
Ostéria lo descrisse come un uomo azzimato ed elegante, con guanti bianchi e monocolo, distinto e forbito. Un perfetto truffatore. Lo riconobbe immediatamente.
E decise di arruolarlo.
Visto il passato di ufficiale e le origini famigliari, lo trasformò nel Generale Giovanni Fortebraccio Della Rovere. Lo ripulì, lo portò a Milano dove non era conosciuto, gli diede un elegante appartamento all'Hotel Ambasciatori, uno stipendio di 6.000 Lire al mese, un importante lasciapassare firmato da Ostéria, dal Generale Wolff e dall'Ispettore Generale Pagani.
Come consegna massima aveva quella di NON consegnare alcun documento ai nazisti, con cui non doveva nemmeno parlare.
I suoi unici interlocutori sarebbero stati Luca Ostéria e la segretaria di Saewecke, la signora Morgante.
I due doppiogiochisti, ma questo Bertoni non lo seppe mai.
Dopo di ché lo portò a San Vittore dove fu sbattuto nel raggio con i detenuti antifascisti. A carpire informazioni.
Lì incontra Montanelli, la Gibson e Mike Bongiorno.
Ostéria si reca quasi quotidianamente a San Vittore, dove è noto come il dottor Ugo. Interroga i prigionieri, ottiene informazioni che gira al C.L.N., porta corrispondenza dentro e fuori il carcere.
I tedeschi apparentemente non si accorgono di nulla. Più probabilmente girano la testa.
Ostéria arriva ad accompagnare l'anziana madre di Montanelli a San Vittore, a incontrare il figlio, formalmente condannato a morte.
Montanelli finì in infermeria per le botte prese da un secondino tedesco e li rimase sino a luglio, quando Ostéria organizzò l'evasione sua, della Gibson e del generale Zambon.
Montanelli e la Gibson devono essere trasferite a Verona, su ordine di Ostéria e... Saevecke!
L'SS e la spia del regime organizzarono un piano che venne alla luce solo nel 2005, quando sono diventati consultabili, presso l'Archivio Nazionale di Washington, i documenti dell'interrogatorio del colonnello SS Rauff, superiore di Saevecke a Milano.
Il dottor Ugo, Ostéria, reclutò Montanelli come spia, finse la sua liberazione in accordo con Saevecke, lo portò in Svizzera per infiltrare gli antifascisti lì rifugiati.
In realtà pare che Rauff non fosse minimamente al corrente dei tentativi di vari suoi sottoposti e superiori nelle SS che stavano tentando di allacciare rapporti con gli Alleati, e che Saevecke e Ostéria gli presentarono il piano per trasformare Montanelli in una spia come fosse vero e realizzabile.
Fu invece l'ennesimo colpo gobbo di Ostéria, che facendo passare Montanelli come una possibile risorsa, riuscì a liberarlo, col consenso delle SS!
Escono così da San Vittore su un auto guidata dal Pogliani, un uomo della Squadra Ugo, si nascondono per 10 giorni a Milano e poi vengono portati a Luino, dove a piedi arrivano in Svizzera aggirando il valico delle Fornasette a metà di agosto del 1944.
Il foglio di trasferimento da Milano a Verona non verrà mai trasmesso in Veneto.
In questo modo Montanelli non sarà cercato nè a Milano nè a Verona.
A San Vittore resta invece il Bertoni, che continua ad interpretare il Generale Della Rovere.
Viene poi stranamente deportato nel Campo di Concentramento di Fossoli, dove i nazisti furibondi per un attentato subito dai partigiani, decidono una rappresaglia. Servono 68 italiani da fucilare.
Tra questi vi è anche il Bertoni. Che non protesta coi nazisti per cui sta lavorando, non invoca Luca Ostéria, non tira fuori il salvacondotto dei vertici delle SS.
No, interpreta fino alla fine il ruolo del Generale Della Rovere.
Portato sul luogo della fucilazione, si dice che abbia urlato frasi degne di un vero generale.
Le follie della guerra.
Nel gennaio del 1945 avviene l'arresto, casuale, di Ferruccio Parri, uno dei leader di Giustizia e Libertà, che pochi anni prima Ostéria aveva infiltrato e decimato.
Parri era uno dei massimi vertici della Resistenza.
Venne arrestato per caso quando le SS, forse grazie alle maldestre trasmissioni radio provenienti da quel palazzo, arrestano in un appartamento due partigiani, con nomi di battaglia Catone e Walter.
Le SS procedono poi a perquisire l'appartamento vicino e vi trovano una coppia di coniugi, i Pasolini, i cui documenti sono però sospetti. L'uomo è in realtà Ferruccio Parri, nome di battaglia, Comandante Maurizio, ricercato da mesi da tutte le SS d'Italia. La donna è la sua vera moglie.
Parri, sfiga suprema, è giunto a Milano dal Sud Italia da nemmeno 12 ore. Ha ancora una serie di documenti compromettenti della Resistenza nella valigia, non avendo fatto a tempo a trovare un luogo dove celarli. Tutto viene sequestrato.
Parri, sfiga suprema, è giunto a Milano dal Sud Italia da nemmeno 12 ore. Ha ancora una serie di documenti compromettenti della Resistenza nella valigia, non avendo fatto a tempo a trovare un luogo dove celarli. Tutto viene sequestrato.
Ferruccio Parri è portato all'Albergo Regina, dove viene interrogato, picchiato e torturato, senza che parli se non di cose che le SS già conoscono.
Ancora una volta Saevecke affida ad Ostéria l'incarico di leggere i verbali degli interrogatori, e assieme alla Morgante, anche per Parri, i verbali vengono alterati.
Ottiene anche il permesso di analizzare tutti i documenti sequestrati al momento dell'arresto.
Parri, Ostéria, un sottufficiale della Squadra Ugo e la Morgante si chiudono in una stanza del Regina per analizzare i documenti.
Le SS hanno piena fiducia e invece, Parri, scommettendo in modo cieco e azzardato, si fida di Ostéria, un uomo di cui aveva invece la massima sfiducia da anni.
Ostéria distrugge i documenti che Parri gli indica, li brucia o li fa sparire, ne modifica degli altri.
E poi, per guadagnarsi la fiducia di Parri, si propone come messaggero coi suoi parenti e con altri partigiani e riesce a far rilasciare la moglie, che era stata arrestata assieme a lui.
Parri inizia a fidarsi del dottor Ugo e viene così aperto un collegamento con il C.L.N.
Parri scriveva lettere che gli uomini del dottor Ugo portavano fuori dall'Albergo Regina, le affidavano al Professor Bucalossi, oncologo di fama internazionale, poi Ministro e Sindaco di Milano, che le recapitava ai capi della Resistenza, Edgardo Sogno e Stefano Porta.
Ostéria organizzò poi un tentativo di liberazione del Parri, ma il caso volle che a far fallire il tentativo fu un coincidente tentativo organizzato proprio dal Sogno e che finì in un nulla di fatto.
Sogno, forse non fidandosi totalmente di Ostéria, non lo informò e finì così per essere arrestato dalle SS.
Nel Dopoguerra Parri raccontò che Ostéria gli faceva avere ogni giorno missive scritte dal C.L.N., da altri partigiani detenuti, dai parenti, sino addirittura ad un rapporto sulla situazione militare che arrivava direttamente dalla scrivania del Feldmaresciallo Albert Kesselring.
Nel contempo Ostéria iniziò a comunicare con gli inglesi e gli Alleati tramite Il Terzo Fronte.
A interloquire con lui vi erano i massimi vertici dei servizi inglesi e americani, tra cui Allen Dulles dell'Office of Strategic Service, poi per anni capo della CIA e l'inglese John McCaffery.
I vertici tedeschi nazisti in Nord Italia avevano sin dal dicembre 1944 aperto un canale di comunicazione con gli Alleati, per trattare una resa o aprire una via di fuga.
Tra loro anche il generale delle SS Karl Wolff, capo di Rauff e Saevecke.
Venne messa in atto una vera e propria operazione, Operatione Sunrise o Crossword, con a capo, rispettivamente, Allen Dulles e Wolff.
L'SS Dollmann si recò in Svizzera per trattare la resa il 3 marzo, accompagnato dal barone Luigi Parrilli e si incontrò con l'agente americano dell'OSS Paul Blum, che avrà poi una eccezionale carriera nella CIA.
Per mostrare la loro buona volontà, Blum chiese a Dollmann di rilasciare Ferruccio Parri e Antonio Usmiani.
Tornato a Gardone Riviera, Dollmann informò Wolff che diede il via libera per il rilascio dei due partigiani.
Ostéria forse era stato informato di questo piano da John McCaffery e nel Dopoguerra sostenne che l'idea del rilascio di Parri fosse stata sua e di Saevecke, che ormai aveva deciso di saltare il fosso e di garantirsi un futuro finito il conflitto.
In ogni caso, Parri viene prelevato da San Vittore il 3 febbraio, portato a Verona per 4 giorni, quando Wolff lo fece portare notte tempo in Svizzera e liberato.
Poche ore dopo Wolff, con Dollmann, volò da Milano a Zurigo dove venne accolto dal Direttore della Sezione Svizzera dell'OSS Allen Dulles.
In un lungo e segreto colloquio fu trovato un accordo di base per la resa incondizionata dei nazisti nell'Italia del Nord.
In un lungo e segreto colloquio fu trovato un accordo di base per la resa incondizionata dei nazisti nell'Italia del Nord.
Wolff doveva solo convincere il Feldmaresciallo Kesselring, che era all'oscuro, ma secondo lui ben disposto a salvare la Germania dalla distruzione.
Ma Hitler la stessa notte del 9 febbraio spostò Kesselring a capo del Fronte Orientale e mandando un nuovo generale a guidare l'Italia.
Il piano si fermò, Wolff lasciò ancora Milano per la Svizzera, sostenne di poter convincere i nuovi vertici, ma alcune notizie iniziarono ad arrivare a Berlino, soprattutto ad Himmler, che era assolutamente favorevole a cercare un'intesa con gli Alleati, in chiave anti sovietica.
Wolff si fece addirittura montare una radio speciale nella sua residenza di Milano per comunicare con i vertici Alleati a Berna.
A fermare il tutto ci pensò Stalin, che avuto notizia del tentato accordo di Americani e Inglesi con i Tedeschi, scrisse subito a Roosevelt, che negò fermamente il tutto. I due leader arrivarono al litigio, ma la morte di Roosevelt fermò ogni trattativa.
Il 21 aprile 1945, dopo che da settimane ogni comunicazione era sospesa, l'Operazione Sunrise venne definitivamente chiusa dagli Alleati.
Nel frattempo la Squadra Ugo continuava nel suo lavoro. Effettuava arresti di partigiani di piccolo livello per non destare sospetti, quando poteva li faceva rilasciare subito, modificavano i documenti e rilasciavano i dirigenti fermati dai tedeschi.
Il fatto che la Resistenza avesse un "angelo" all'Albergo Regina iniziò a diventare un fatto noto, troppo noto.
Più volte Ostéria e i suoi uomini sequestrarono dichiarazioni rilasciate da prigionieri dove questi dicevano che un "certo Ugo faceva il doppio gioco".
La situazione era diventata pericolosissima, soprattutto perchè solo i capi dei nazisti stavano facendo anche loro il doppio gioco, mentre tutti i cagnacci e i macellai di SS e Gestapo erano all'oscuro di tutto.
Addirittura, a San Vittore, tutti i detenuti volevano essere interrogati dal dottor Ugo.
Tutto questo, almeno per Luca Ostéria, finì la notte tra il 25 e il 26 febbraio, quando la superspia doppiogiochista si recò in Svizzera.
Era infatti stato contattato da Montanelli, che gli chiese di raggiungerlo immediatamente in Svizzera; probabilmente vi era un accordo tra i due. Montanelli si stava fingendo una spia per i nazisti in Svizzera ed era d'accordo col dottor Ugo di chiamarlo quando la fine si stava avvicinando, magari sostenendo di avere informazioni da riferire.
In questo modo le SS, tranne Saevecke, quasi sicuramente al corrente di tutto, non avrebbero sospettato di un viaggio di Ostéria in Svizzera.
Ostéria passò così il confine di notte assieme a due suoi uomini, Stefano Porta e Valerio Benuzzi; venne poi portato in una villetta dove al posto di Montanelli trovò l'ufficiale dei servizi inglesi McCaffery, che lo aspettava per cena.
Tutto questo, almeno per Luca Ostéria, finì la notte tra il 25 e il 26 febbraio, quando la superspia doppiogiochista si recò in Svizzera.
Era infatti stato contattato da Montanelli, che gli chiese di raggiungerlo immediatamente in Svizzera; probabilmente vi era un accordo tra i due. Montanelli si stava fingendo una spia per i nazisti in Svizzera ed era d'accordo col dottor Ugo di chiamarlo quando la fine si stava avvicinando, magari sostenendo di avere informazioni da riferire.
In questo modo le SS, tranne Saevecke, quasi sicuramente al corrente di tutto, non avrebbero sospettato di un viaggio di Ostéria in Svizzera.
Ostéria passò così il confine di notte assieme a due suoi uomini, Stefano Porta e Valerio Benuzzi; venne poi portato in una villetta dove al posto di Montanelli trovò l'ufficiale dei servizi inglesi McCaffery, che lo aspettava per cena.
Ostéria non fece mai ritorno a Milano. Scomparve del tutto.
Per riapparire molte settimane dopo a Napoli e poi a Roma, sotto custodia dei servizi inglesi.
Per poi tornare a Milano solo a guerra conclusa.
La Squadra Ugo resta orfana del capo ma continua ad operare attivamente dal febbraio sino alla Liberazione, continuando a nascondere documenti e a liberare partigiani e antifascisti.
Il 25 aprile 1945 la Squadra Ugo, inquadrata in Giustizia e Libertà, partecipa alla sollevazione popolare contro i nazisti.
Il 25 aprile 1945 la Squadra Ugo, inquadrata in Giustizia e Libertà, partecipa alla sollevazione popolare contro i nazisti.
Dopo il conflitto la versione ufficiale fu che John "Jock" McCaffery gli offrì un brodo con del narcotizzante, che Ostéria venne legato e portato in aereo a Napoli, dove gli inglesi volevano processarlo e fucilarlo per la vicenda di Terzo Fronte e dei Tigrotti, che aveva causato loro ingente perdite, sia come agenti uccisi che come armi ed esplosivi finiti nelle mani sbagliate.
La versione fornita dal colonnello Rauff, sempre nei verbali di interrogatorio pubblicati nel 2005, sostennero invece che Ostéria venne portato a Lugano, dove sparì, per poi chiamare i suoi uomini a Milano il giorno dopo sostenendo che tutto andava bene ma non poteva tornare.
Rauff sostenne che Ostéria aveva definitivamente disertato consegnandosi agli inglesi, con cui era d'accordo da tempo. Forse grazie alle comunicazioni tramite Terza Fronte o Montanelli.
A luglio del 1945 fu probabilmente un intervento di Ferruccio Parri a sbloccare la situazione per Ostéria.
Non solo ottenne la liberazione della spia italiana da parte degli Inglesi, ma lo propose anche per una medaglia al merito, per aver salvato centinaia di antifascisti da carcerazioni e fucilazioni.
Non solo ottenne la liberazione della spia italiana da parte degli Inglesi, ma lo propose anche per una medaglia al merito, per aver salvato centinaia di antifascisti da carcerazioni e fucilazioni.
La medaglia non gli fu mai data.
Solo molti anni dopo si scoprì che Ostéria probabilmente finse di esser stato contattato da Montanelli e scappò in tutta fretta in Svizzera vistosi scoperto.
Nella carte recuperata all'Albergo Regina, venne infatti trovata una relazione scritta da una spia dei nazisti infiltrata tra gli esuli svizzeri.
Si trattava di un certo Luigi Cerasa, che infiltrato tra gli Alleati e gli italiani esuli, scoprì che un certo dottor Ugo era un doppiochista, al lavoro per gli inglesi e i partigiani.
La relazione arrivò a febbraio sui tavoli di Saevecke e Rauff, sfuggendo alla solita cernita dei documenti degli uomini della Squadra Ugo e della signora Morgante.
Tra coloro che furono nel Dopoguerra accusati di "parlare troppo" mentre erano rifugiati in Svizzera, vi fu proprio Montanelli, che fu sentito più volte affermare di essersi salvato da fucilazione certa grazie all'intervento del dottor Ugo.
Ostéria nel Dopoguerra pare sparire dalle cronache ma molti anni dopo si scoprì che Ferruccio Parri lo fece convocare a Roma nel giugno 1945.
Parri era stato nominato primo Presidente del Consiglio da un Governo di coalizione, nell'Italia Occupata, il 21 giugno 1945.
Pochissimi giorni dopo incaricò Luca Ostéria di mettere in piedi un servizio di informazioni che rispondesse esclusivamente a lui.
Quello che Ostéria sapeva fare meglio!
Parri si adopera anche con gli Alleati e i tribunali italiani per eliminare ogni traccia di Luca Ostéria durante il fascismo.
Non sarà mai indagato o inquisito per quanto avvenuto nei vent'anni del fascismo e della Repubblica Sociale.
Ostéria tornò così a Milano, reclutò gli uomini della Squadra Ugo e riniziò a fare la spia.
Questa volta per la Repubblica Italiana.
La nuova Squadra Ugo doveva spiare e raccogliere informazioni circa l'attività di tutti partiti dell'arco costituzionale e segnatamente quelli che facevano parte del governo.
Dovevano anche raccogliere opinioni dei semplici cittadini a riguardo dell'andamento del Paese e dell'azione governativa, fornendo informazioni non filtrate e veritiere.
Il 14 agosto 1945 Ostèria divide i suoi uomini nelle principali città italiane.
A Milano manda 1 sottufficiale e 8 suoi uomini.
A Roma, oltre a lui, 2 sottufficiali e 2 agenti.
A Torino 1 sottufficiale e 1 agente infiltrato.
A Firenze 3 agenti.
A Napoli 2 sottufficiali.
A Roma erano presenti anche altri 15 fidati agenti che erano pronti a recarsi in ogni dove, secondo necessità.
La nuova Squadra Ugo era così composta da 6 sottufficiali, 29 agenti e dal capo Luca Ostéria.
Le relazioni quotidiane arrivavano segretamente sulla scrivania di Ostéria che provvedeva a vagliare e selezionare le notizie da passare al "Professor Mauri", cioè al Presidente del Consiglio Parri.
Questo sino al 16 settembre, quando Ostéria informò Parri che non si fidava a mandare via posta la corrispondenza e incaricò la giovane figlia Mirella di portare le buste direttamente presso la residenza privata del "Professor Mauri", per destare meno sospetti.
Ostéria, che fu sempre molto attento alla retribuzione sua e dei suoi uomini, ottenne come sempre degli stipendi molto alti, proprio per la pericolosità e l'assoluta fiducia e dedizione che il lavoro di spia comportava e anche per evitare che i suoi uomini fossero reclutati da altri servizi con offerte di denaro.
Richiese, ed ottenne da Parri, che i suoi uomini avessero 5.000 Lire al mese, i sottufficiali 6.000 Lire, oltre ai loro normali stipendi di poliziotti.
Per sé ottenne 10.000 Lire al mese oltre al suo stipendio da Commissario di PS.
Per le spese della Squadra Ugo ottenne 250.000 Lire al mese, nemmeno 10.000 Euro di oggi!
Parri consegnava tutto questo denaro direttamente dai fondi neri della Presidenza del Consiglio, ma si faceva dare sempre le ricevute dai due fidatissimi uomini di Ostéria che andavano a ritirare i soldi al Ministero: Mario Pogliani e Attilio Curti Giardina.
Tra il 20 luglio e il 20 dicembre 1945, la Squadra Ugo inviò 75 rapporti a Parri, sono vere e proprie relazioni politiche. Giudizi sull'operato dei singoli partiti, capi politici, opinioni dei cittadini e di giornalisti, sentimento della popolazione riguardo certi interventi governativi. Una sorta di sondaggio dell'umore nazionale e dei partiti, effettuati senza piaggeria o servilismo. Delle fotografie dell'Italia in quei precisi giorni.
Parri, che venne pesantemente critica per la sua scarsa capacità di governo e per la sua nota indecisione, ricevette da Ostéria dei rapporti dove queste critiche erano scritte in modo molto crudo e preciso.
Ostéria, che rimase profondamente anticomunista per tutta la vita, ammonì Parri della possibile insurrezione dei comunisti al Nord e degli ex fascisti al Sud. Entrambi avevano nascosto ingenti quantità di armi e parevano pronte all'insurrezione nell'ottobre del 1945.
Il Governo Parri cadde il 10 dicembre 1945, schiacciato dai due grandi partiti, DC e PCI, che volevano governare l'Italia.
Con Parri cadde anche la Squadra Ugo, che, formalmente, venne smantellata per poi sparire.
Il Dopoguerra vide uscire delle voci circa il rilascio di Montanelli. Una delle più insistenti e forse fondate voleva che Ostéria e Saevecke liberarono il giornalista non per garantirsi un appoggio con gli Alleati o per spirito antinazista da parte dell'italiano, ma per il vil denaro, una montagna di denaro che la famiglia Crespi, i ricchissimi proprietari del Corriere della Sera per cui scriveva Montanelli, avevano fatto arrivare su un conto in Svizzera.
Montanelli difese invece sempre l'operato di Ostéria, i Crespi non parlarono mai dell'accaduto.
In ogni caso dopo la caduta di Parri Luca Ostéria torna a vivere a Milano con la famiglia, dove lavora come ispettore per l'Associazione Nazionale Partigiani Italiani!
Nel 1948 ottiene la licenza per aprire 2 Case da Gioco (d'azzardo) a Milano, una in Corso Italia e l'altra... a Piazzale Loreto...
Nei successivi anni il suo nome salta fuori ciclicamente sui giornali, soprattutto nel 1949 e nel 1954, dove viene sostenuto avere un ruolo occulto nei servizi segreti, soprattutto in chiave anticomunista.
Pare infatti che tra il 1948/49 e il 1953 abbia lavorato come consulente presso il Ministero degli Interni, guidato allora da Mario Scelba, profondamente anticomunista, un una struttura segreta che doveva gettare discredito sul PCI.
Una struttura finanziata dalla FIAT di Vittorio Valletta, spaventato dall'enorme consenso del PCI nelle fabbriche torinesi e milanesi.
Nel 1951 i servizi segreti inglesi tornano alla carica e tentano di reclutarlo, ma lui pare rifiutare.
Nel gennaio del 1954 Il nome di Luca Ostéria diventa noto a tutti gli italiani.
E' infatti un suo articolo a da il via ad una violenta campagna stampa, dalle pagine della rivista Pace e Libertà, su cui scrive, contro il senatore del PCI Giacomo Pellegrini, proprio quel Pellegrini che Ostéria e le sua rete di spie aveva fatto arrestare a Genova nel 1939!
Ostéria sostiene che il senatore comunista, arrestato più volte dal fascismo, vicinissimo a Togliatti, sia stato una spia dell'OVRA!
"Guidato e controllato dagli agenti dell’Ovra, Pellegrini si rimise in contatto con il Centro parigino
del Pci, affermando nelle sue lettere che egli godeva della più completa libertà e che tutto andava per il
meglio. Così egli, in stato di arresto sino dai primi di febbraio 1939 continuò a mantenere fino all’aprile
rapporti diretti con Ruggero Grieco, a quel tempo esponente della segreteria comunista. Scopo evidente
di questa lurida manovra era di attirare nella rete della polizia fascista altri funzionari e militanti
comunisti; come purtroppo avvenne 182
...
il Pellegrini ricevé i classici 30 denari di Giuda o, per essere più precisi una parte delle 4.000
lire che, con due passaporti falsi, il Centro Estero, tramite l’attuale senatore Vittorio Flecchia, aveva
inviato a Mario Vinelli di Genova per consentire al Pellegrini di rientrare in Francia..."
nei mesi successivi Ostéria continua a pubblicare
attacchi violentissimi:
"...A fine gennaio del 1939 Giuseppe Berti e Cesare Masini inviarono in Italia nelle mani
della polizia Giacomo Pellegrini e Tombetti Giuseppe che vennero regolarmente arrestati a Genova: il
primo in una villa in via Rio Torbido ed il secondo in una casa in via Teglia. Non appena tradotto in
questura, Pellegrini chiese ed ottenne di conferire con il dirigente dell’Ufficio politico dr. Carmelo Sbezzi,
al quale dichiarò spontaneamente di avere subito una crisi di coscienza e di volersi mettere a totale
disposizione della polizia.
Per ora, onorevole, ai fini di una inchiesta per accertare le varie responsabilità dei suoi
collaboratori, è necessario porre le seguenti domande:
E’ stato o non è stato l’onorevole Pellegrini Giacomo a scrivere spontaneamente le
corrispondenze inviate al Centro estero dalla questura di Genova in cui il Pellegrini lasciava credere ai
massimi dirigenti del P.C.I. che egli godeva della più completa libertà e che tutto andava per il meglio,
allo scopo di attirare nella rete della polizia altri funzionari comunisti?
E’ stato o non è stato il Pellegrini collegato per corrispondenza col Centro estero fino al mese
di aprile del 1939, mentre egli era in stato di arresto sin dal febbraio?!
E’ stato o non è stato il Pellegrini a denunciare alla polizia le missioni clandestine svolte
dall’onorevole Spano Velio in Italia (Napoli) e in Egitto?
E’ stato o non è stato il Pellegrini ad informare la polizia che l’emissaria comunista Dirce
Scarazzati, con la quale doveva incontrarsi il 24 marzo 1939 nel ristorante della stazione di Ancona,
sarebbe stata identificabile attraverso il segno di riconoscimento costituito dal romanzo di A. Manzoni, e
cioè “I promessi sposi”?
Voglia, onorevole, compiacersi di mettere a fuoco, agli effetti della valutazione della
responsabilità politica e morale del Pellegrini, i seguenti dati di fatto:
a) al momento in cui il capo della polizia politica dr. Guido Leto diede telefonicamente l’ordine
di procedere all’arresto del Pellegrini e del Tombetti, la polizia non aveva nessun elemento nelle mani
oltre i predetti funzionari del Partito per sviluppare l’operazione;
b) gli organi tecnici della polizia, quando Leto diede l’ordine di arrestare i due emissari,
consideravano l’operazione completamente finita dopo la denuncia dei due al Tribunale Speciale per la
difesa dello Stato;
c) l’arresto di quattro emissari comunisti dell’intera rete clandestina che condusse alla
dissoluzione dell’apparato non sarebbe avvenuto, se il Pellegrini non fosse passato subito dalla parte
dell’O.V.R.A.
La rivista Pace e Libertà stampa oltre 100.000 manifesti contro il senatore Pellegrini e la fa attaccare sui muri di tutta Italia.
Togliatti in persona denuncia Luca Ostéria e questo denuncia Togliatti.
Il processo non si celebrerà mai, perché probabilmente entrambi ritireranno le rispettive denunce.
Ma cos'è Pace e Libertà, su cui scrive Ostéria?
La rivista è guidata da Luigi Cavallo, un giornalista, che tra il 1945 e il 1949 fu la firma di punta de... L'Unità! L'organo ufficiale del PCI.
Antifascista, entra nell'Unità e nel PCI sin da giovane, scala i vertici del quotidiano tanto da diventare un inviato all'estero durante gli anni della clandestinità, vi scrive per anni per poi essere improvvisamente espulso.
Poi fa un salto a 180° e ricompare dopo poco come corrispondente da Washington per la Gazzetta del Popolo e dal 1954 entra nel movimento anticomunista internazionale «Paix et Liberté», promosso da Jean Paul David e dal partigiano monarchico Edgardo Sogno...
Nel 1955 Cavallo lascia Pace e Libertà e si trasferisce da Milano a Torino, dove viene assunto dagli Agnelli come consigliere politico e sindacale dell'amministratore delegato e presidente della FIAT Vittorio Valletta.
Nel 1975 Luigi Cavallo ed Edagardo Sogno saranno poi arrestati per il tentato Golpe Bianco del 1973; Sogno e i suoi sodali volevano effettuare un golpe per trasformare l'Italia su modello della Francia di De Gaulle, una repubblica presidenziale, liberale e che mettesse fuori legge PCI e MSI.
Cavallo negherà sempre di aver fatto parte del Golpe, mentre Sogno, in una autobiografia rivendicherà il tentativo.
I mag
istrati Guariniello e Violante e il giornalista Flamini riusciranno a ricostruire la genesi di Pace e Libertà, organizzazione internazionale pianificata e foraggiata con fondi NATO e CIA, voluta dai governi americani. Prende forma nel 1949 in Francia e in Italia nel 1953, quando vi entra probabilmente anche Ostéria, reclutato per il suo passato ben noto ai servizi americani e inglesi.
istrati Guariniello e Violante e il giornalista Flamini riusciranno a ricostruire la genesi di Pace e Libertà, organizzazione internazionale pianificata e foraggiata con fondi NATO e CIA, voluta dai governi americani. Prende forma nel 1949 in Francia e in Italia nel 1953, quando vi entra probabilmente anche Ostéria, reclutato per il suo passato ben noto ai servizi americani e inglesi.
La funzione è prettamente antisovietica e anticomunista, gettando discredito e fango su esponenti illustri dei maggiori partiti comunisti dell'Europa Occidentale, quello italiano e quello francese.
La rivista infanga oltre che Pellegrini anche Vittorio Foa, Tullio Vecchietti, Emilio Lussu, Dario Valori, Lelio Basso e Lucio Libertini.
Ancora nel 1956 escono, probabilmente per mano di Ostéria, dei libelli che gettano discredito su Pellegrini.
Qualche anno dopo Ostéria rivendicherà di aver fatto cacciare Luigi Cavallo dalla struttura organizzata da CIA e NATO. Cavallo era stato comunista e quindi giudicato non affidabile.
Ed è proprio durante la contro offensiva da parte del PCI contro Pace e Libertà e lo storico nemico Luca Ostéria che viene fuori la voce, mai confermata, che la spia fascista fosse in realtà un membro effettivo dell'Organizzazione Franchi, formazione di resistenza militare badogliana, antifascista e anticomunista, organizzata, armata, addestrata e foraggiata economicamente dal Servizio Segreto inglese.
Cosa del tutto plausibile.
Alcuni anni dopo vengono trovate alcune lettere scritte da Ostéria al suo ex "collega" Theodor Saevecke, lungo 1954/55.
Questo è il testo della prima lettera spedita da Ostéria:
Al Signor capitano Teodoro Saevecke 10.12.1954
Questo è il testo della prima lettera spedita da Ostéria:
Al Signor capitano Teodoro Saevecke 10.12.1954
Duisdorf Langsdorfer Strasse N. 69 B/Bonn
Germania
Carissimo capitano,
Ho rivisto con molto piacere la sua caratteristica ed a me ben nota firma. Ma questa è la prima volta che ricevo una sua lettera. Quella che lei mi dice di avermi spedito non mi è mai giunta e, quindi la prego di volermi ripetere con altra lettera quanto mi diceva.
Colgo ben volentieri l'occasione per segnalarle che lei è sempre stato nel mio cuore fin dal giorno in cui mi sono ben reso conto della sua onestà, del suo spirito di solidarietà umana e del grande patriottismo che alberga in lei.
Posso anche assicurarla che nella mia mente non ho mai pensato di tradire la sua amicizia.
Se a volte, durante la lunga collaborazione sono stato costretto a doverle raccontare alcune cose non esattamente vere, ciò ho fatto soltanto per aiutare gente in cui sentivo scorrere nelle loro vene lo stesso sangue di mio Padre di mia Madre e mio.
Ella signor Capitano, sa meglio di chiunque altro che mai ho usato nei suoi confronti l'arma del tradimento bieco ma sempre una chiara linea di condotta.
Anche quando il 25 febbraio 1945 sono scomparso definitivamente dalla scena del Suo comando, non ho tradito per passare al nemico, ma sono caduto in una vile imboscata che mi è stata tesa dal generale inglese Mac Cheffery, come ho dichiarato in sede giudiziaria sotto il vincolo del giuramento e sulla stampa italiana.
In questo momento io non faccio parte della polizia italiana e nemmeno di nessun organismo ufficiale del Governo. Ho lasciato il servizio allorquando l'On. Ferruccio Parri ha cessato dalla carica di Presidente del Consiglio.
Allo stato di fatto non dipendo che dalla mia coscienza e dalle mie capacità lavorative in campo civile. So che in questi ultimi tempi sono state dette molte cose ingiuste sul mio conto e ciò soltanto perché ho ritenuto mio dovere prendere posizione contro l'organizzazione comunista che minaccia la mia Patria dal di dentro.
Politicamente non ho nessuna idea, ma collaboro volontariamente al movimento di Pace e libertà il cui scopo fondamentale è quello di coalizzare tutte el forze democratiche per sgretolare l'organizzazione che il Cominform ha fatto nascere in Italia e nell'Europa occidentale.
Per sua conoscenza devo dirLe che recentemente sono stato chiamato dal Console generale tedesco a Milano per fornire informazioni sul di lei conto.
In questo momento io non faccio parte della polizia italiana e nemmeno di nessun organismo ufficiale del Governo. Ho lasciato il servizio allorquando l'On. Ferruccio Parri ha cessato dalla carica di Presidente del Consiglio.
Allo stato di fatto non dipendo che dalla mia coscienza e dalle mie capacità lavorative in campo civile. So che in questi ultimi tempi sono state dette molte cose ingiuste sul mio conto e ciò soltanto perché ho ritenuto mio dovere prendere posizione contro l'organizzazione comunista che minaccia la mia Patria dal di dentro.
Politicamente non ho nessuna idea, ma collaboro volontariamente al movimento di Pace e libertà il cui scopo fondamentale è quello di coalizzare tutte el forze democratiche per sgretolare l'organizzazione che il Cominform ha fatto nascere in Italia e nell'Europa occidentale.
Per sua conoscenza devo dirLe che recentemente sono stato chiamato dal Console generale tedesco a Milano per fornire informazioni sul di lei conto.
Ho ritenuto mio dovere far ciò sotto la responsabilità della mia firma. Io sono ben lieto di essere entrato direttamente in contatto con lei.
Noi tutti che lo abbiamo conosciuto, continuiamo a stimarlo quanto Ella merita.
Alcuni anni or sono mi è anche stato chiesto una attestazione giurata sul comportamento da lei tenuto durante l'occupazione di Milano, cosa che ho fatto presso un notaio di Milano.
Vedo gli uomini che dipendevano da me con molta frequenza e tutti sono al loro servizio nell'amministrazione della polizia.
Noi tutti che lo abbiamo conosciuto, continuiamo a stimarlo quanto Ella merita.
Alcuni anni or sono mi è anche stato chiesto una attestazione giurata sul comportamento da lei tenuto durante l'occupazione di Milano, cosa che ho fatto presso un notaio di Milano.
Vedo gli uomini che dipendevano da me con molta frequenza e tutti sono al loro servizio nell'amministrazione della polizia.
Vedo spesse volte anche Parri, Sogno, don Bicchierai e tanta altra gente che Ella ha conosciuto a Milano. Mi è anche capitato di incontrarmi con alcuni elementi del servizio tedesco come ad esempio il tenente Bungard che era addetto all'amministrazione e di aiutarlo in ragione delle mie possibilità. Non vedo molto la signora Morgante perché quasi sempre ammalata.
La mia vita è divisa tra il lavoro e l'attività contro i comunisti che effettivamente rappresentano in Italia un pericolo potenziale.
Il modo per meglio combatterli è quello di richiamare l'attenzione della base sulle gravi responsabilità che pesano sui capi comunisti più in vista e mettere nella maggiore evidenza il tradimento da essi consumato contro la classe operaia.
Il modo per meglio combatterli è quello di richiamare l'attenzione della base sulle gravi responsabilità che pesano sui capi comunisti più in vista e mettere nella maggiore evidenza il tradimento da essi consumato contro la classe operaia.
Con questo sistema intendiamo spezzare il fanatismo che lega la base alla Direzione centrale del partito comunista che a sua volta è controllata da Mosca.
Quanto prima mi recherò nel meridionale per alcune conferenze di natura politica-storica.
So che anche voi in Germania avete un pericolo come il nostro e fate del vostro meglio per combatterlo.
Chi sa che un giorno non potremo sinceramente unire tutte le nostre forze anticomuniste in Europa e ritrovarci ancora vicino gomito a gomito in tale lotta?
Io gradirei moltissimo di vederLa, di poter conoscere la sua famiglia, i suoi amici e di poter dir loro quanto Ella ha sofferto per l'amore che ha per la Sua grande e bella Germania!
La prego di scrivermi e di dirmi quanto posso fare per Lei qui in Italia.
Cerchi di scrivermi a macchina in modo che le sue lettere possono essermi tradotte con più facilità. Ieri ho visto Benuzzi a Roma e gli ho detto che Lei mi ha scritto, è stato contento e mi ha incaricato di porgerLe i suoi saluti.
Resto in attesa di leggerla e le auguro a Lei e famiglia come a tutti i migliori suoi compatrioti i sensi della mia massima stima.
Un abbraccio Suo Osteria Ugo Luca.
Oltre ai numerosi errori di ortografia, indicativi di un uomo che studiò solo pochi anni, vi sono numerose menzogne, nonostante le altrettanto numerose parole di stima...
In un'altra si legge:
Un abbraccio Suo Osteria Ugo Luca.
Oltre ai numerosi errori di ortografia, indicativi di un uomo che studiò solo pochi anni, vi sono numerose menzogne, nonostante le altrettanto numerose parole di stima...
In un'altra si legge:
"Il movimento Pace e Libertà il cui scopo fondamentale è quello di coalizzare tutte le forze
democratiche per sgretolare l’organizzazione che il Cominform ha fatto nascere in Italia e nell’Europa
occidentale.
Il modo per meglio combatterli è quello di richiamare l’attenzione della base sulle gravi
responsabilità che pesano sui capi comunisti più in vista e mettere nella maggiore evidenza il
tendiamo spezzare il fanatismo che
lega la base alla Direzione centrale del partito comunista che a sua volta è controllata da Mosca."
Nel quadro di rendersi più autorevole come anticomunista e accusatore di Pellegrini, Luca Ostéria pubblica su vari numeri la sua autobiografia sulla rivista Corriere Lombardo, dove si presenta come un fervente patriota che ha lottato sempre per la causa italiana in ottica antisovietica e antinazista.
Pace e Libertà chiude i battenti nel 1958, Luigi Cavallo alla FIAT riesce a delegittimare i sindacati confederali per anni, infiltrando il movimento operaio torinese e milanese; fonderà poi Comitati di Resistenza Democratica, movimento neogollista per una riforma presidenziale. Edgardo Sogno nello stesso '58 lascia la politica e si dedica alla carriera diplomatica, diventando, vien da dire ovviamente,
attaché dell’ambasciata italiana a Washington, e poi ambasciatore a Rangoon in Birmania.
Rientrerà in Italia solo nel 1971, riprendendo immediati contatti con Cavallo e poi organizzando il Golpe Bianco.
Dopo il 1958 tracce flebili di attività di Ostéria compaiono in Alto Adige.
Dal 1957 i terroristi altoatesini avevano iniziato a usare esplosivo per compiere attentati, giungendo al culmine della Feuernacht dell'11 giugno 1961, quando esplosero 350 ordigni in tutto l'Alto Adige.
Dopo il 1958 tracce flebili di attività di Ostéria compaiono in Alto Adige.
Dal 1957 i terroristi altoatesini avevano iniziato a usare esplosivo per compiere attentati, giungendo al culmine della Feuernacht dell'11 giugno 1961, quando esplosero 350 ordigni in tutto l'Alto Adige.
Inizialmente vennero colpiti simboli italiani, tralicci e monumenti. Poi iniziarono a venire colpiti soldati, carabinieri, finanzieri...
Vi furono 21 morti, tra cui 15 appartenenti alle forze dell'ordine, 2 privati cittadini e 4 terroristi, deceduti per lo scoppio prematuro delle cariche che stavano predisponendo.
I feriti furono 57: 24 membri delle forze dell'ordine, 33 civili.
Grazie alla CIA Saevecke fa una incredibile carriera nella polizia della Germania Ovest, diventando
vicedirettore dei servizi di sicurezza del Ministero degli Interni.
In anni recenti apparve un aneddoto che rendeva l'idea di chi fosse Luca Ostéria.
Giuseppe Saragat, storico esponente del socialismo italiano e per anni Vicepresidente del Consiglio, durante i primi Governi di De Gasperi, un giorno, intorno al 1949/50, chiese ai suoi collaboratori del Ministero che fine avesse fatto quella spia dell'Ovra che aveva fatto arrestare decine e decine di compagni socialisti e comunisti sin dalla fine degli anni '20.
Saragat chiese in quale carcere si trovasse o se fosse stato impiccato.
I funzionari del Ministero, intuendo che Saragat si riferisse a Luca Ostéria, gli dissero che se voleva lo poteva incontrare semplicemente attraversando un paio di corridoi... senza nemmeno uscire da Palazzo Chigi.
Il maggior gruppo terroristico era il Befreiungsausschuss Südtirol e tra le sue file vi erano non pochi ex nazisti e SS.
Pare che Ostéria venne richiamato in servizio per cercare di scoprire qualcosa di più grazie alla sue ex entrature tra le SS di stanza in Italia pochi anni prima, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Di questa vicenda non si sa assolutamente nulla. Ostéria non ne parlò mai e solo qualche vago accenno trapelò in alcuni quotidiani.
La medesima cosa avvenne alcuni anni dopo, quando in Algeria vi fu il Golpe Militare teso a impedire l'indipendenza del Paese Nord-Africano. Nacque l'OAS, L'Organisation de l'Armée Secrète, che in una serie folle di attentati in Algeria e in Francia, tra il maggio 1961 ed il settembre 1962 uccise 2.700 persone, di cui 2.400 algerini.
Il nome di Luca Ostéria rimbalzò tra Francia e Italia, con un supposto coinvolgimento della spia italiana a favore dell'OAS.
Anche in questo caso non si scoprì mai nulla di preciso.
Nel 2005 furono ritrovati anche i verbali di interrogatorio di Saevecke, catturato dagli americani.
L'SS è convinta che il dottor Ugo Modesti si chiami in realtà Giovanni Parodi, che da tempo facesse il doppiogioco e che la sua vera missione era sorvegliare la Polizia Politica delle SS e della Gestapo, comunicando i loro piani alla Resistenza e agli Alleati.
Esattamente ciò che fece Modesti/Parodi/Ostéria.
Il fatto che le SS nemmeno sapessere il vero nome del dottor Ugo, mostra come i servizi italiani guidati da Leto e Ostéria si mossero in modo totalmente autonomo sia da Mussolini che dal regime della Repubblica Sociale, parteggiando, almeno a Milano, per favorire la Resistenza e la fine della guerra.
Theodor Saevecke finita la guerra venne arrestato a Milano. Era probabilmente l'SS più nota e conosciuta in città per la sua ferocia e spietatezza.
Era arrivato a Milano il 13 settembre 1943 e dopo nemmeno dieci giorni fu l'artefice di una incredibile strage sul Lago Maggiore,
L'SS è convinta che il dottor Ugo Modesti si chiami in realtà Giovanni Parodi, che da tempo facesse il doppiogioco e che la sua vera missione era sorvegliare la Polizia Politica delle SS e della Gestapo, comunicando i loro piani alla Resistenza e agli Alleati.
Esattamente ciò che fece Modesti/Parodi/Ostéria.
Il fatto che le SS nemmeno sapessere il vero nome del dottor Ugo, mostra come i servizi italiani guidati da Leto e Ostéria si mossero in modo totalmente autonomo sia da Mussolini che dal regime della Repubblica Sociale, parteggiando, almeno a Milano, per favorire la Resistenza e la fine della guerra.
Theodor Saevecke finita la guerra venne arrestato a Milano. Era probabilmente l'SS più nota e conosciuta in città per la sua ferocia e spietatezza.
Era arrivato a Milano il 13 settembre 1943 e dopo nemmeno dieci giorni fu l'artefice di una incredibile strage sul Lago Maggiore,
Era soprannominato il Boia di Piazzale Loreto, per aver ordinato, il 10 agosto 1944, la fucilazione di 15 partigiani come rappresaglia dopo un attentato della Resistenza.
I corpi dei 15 morti, poi noti come i Martiri di Piazzale Loreto vennero lasciati in piano agosto sotto il sole. Con i militi della Ettore Muti a impedire con la violenza ai parenti di spostare i cadaveri dei loro cari.
Fu responsabile anche della Strage di Robecco sul Naviglio, poco fuori Milano, il 21 luglio 44, facendo fucilare 8 uomini per rappresaglia, bruciare le loro case e deportare altre 58 persone, di cui 9 morirono nei lager tedeschi.
E, poco dopo il suo arrivo a Milano, permise agli scagnozzi della Ettore Muti di prelevare 8 innocenti antifascisti dal carcere di San Vittore e fucilarli, per rappresaglia, nel prato dell'Arena Civica, al Parco Sempione, il 19 dicembre 1943.
Saevecke aveva anche il controllo di tre bracci di reclusione del carcere di San Vittore, soprattutto quello deve si trovavano gli ebrei in attesa di deportazione. Saevecke proibì ogni intervento sanitario e medico agli ebrei ammalati e ridusse il cibo sino a farli quasi morire di inedia e fame.
Insime a Pietro Koch organizzò l'omonima banda che rapiva e torturava cittadini fermati anche senza alcun reale motivo.
Per tutti questi tremendi crimini venne inviato allo Special Investigation Branch alleato, che si occupava dei criminali di guerra. Il suo dossier venne riempito di foto e testimonianze degli eccidi, torture e massacri.
Era palesemente indirizzato verso una condanna a morte, ma subentrò l'OSS, che lo reclutò come spia.
Il suo dossier venne secretato e Saevecke tornò in Germania, dove iniziò a lavorare subito nella Polizia Federale.
Alla fine del 1945 l'OSS venne sciolto, ma risorse un mese dopo come CIG, Central Intelligence Group, poi ribattezzato CIA; tra i primi agenti reclutati vi è Theodor Saevecke, che diventa l'agente Cabanio.Grazie alla CIA Saevecke fa una incredibile carriera nella polizia della Germania Ovest, diventando
vicedirettore dei servizi di sicurezza del Ministero degli Interni.
Il suo nome ricomparve alle cronache nel 1962, quando ordinò una perquisizione nelle sedi di Amburgo e Bonn del quotidiano Der Spiegel.
Il suo nome finì su tutti i giornali d'Europa, e qualcuno, da Milano, si ricordò di lui, spendendo una nota al governo tedesco a Bonn.
La Germania faceva ancora i conti con una difficile denazistificazione e il Caso Saevecke fu una vera e propria bomba mediatica.
Il vicedirettore dei servizi era un boia nazista, criminale di guerra.
I magistrati tedeschi chiesero immediatamente a quelli italiani di entrare in possesso di tutta la documentazione riguardo al periodo di stanza a Milano di Theodor Saevecke.
A Roma la Procura Generale Militare e il Gabinetto del Ministero della Difesa sostennero di non avere alcun documento e nel maggio 1963 archiviarono il caso.
Saevecke continuò indisturbato la sua carriera, sino al 1994, quando, grazie alle ricerche del Procuratore militare Antonino Intelisano, a Palazzo Cesi, sede della Procura Generale Militare della Repubblica presso la Corte Suprema di Cassazione, fu ritrovato il cosiddetto "armadio della vergogna", nel quale erano occultati numerosi fascicoli relativi alle stragi nazifasciste commesse in Italia.
Saevecke fu così processato per la Strage di Piazzale Loreto ed emettendo nei suoi confronti la condanna all'ergastolo il 9 giugno 1999.
A Roma la Procura Generale Militare e il Gabinetto del Ministero della Difesa sostennero di non avere alcun documento e nel maggio 1963 archiviarono il caso.
Saevecke continuò indisturbato la sua carriera, sino al 1994, quando, grazie alle ricerche del Procuratore militare Antonino Intelisano, a Palazzo Cesi, sede della Procura Generale Militare della Repubblica presso la Corte Suprema di Cassazione, fu ritrovato il cosiddetto "armadio della vergogna", nel quale erano occultati numerosi fascicoli relativi alle stragi nazifasciste commesse in Italia.
Saevecke fu così processato per la Strage di Piazzale Loreto ed emettendo nei suoi confronti la condanna all'ergastolo il 9 giugno 1999.
Il governo tedesco respinse la richiesta di estradizione e Saevecke rimase libero sino alla sua morte, avvenuta nel 2004 a ben 93 anni.
Durante alcuni articoli usciti negli anni '60 sul Corriere della Sera, Luca Ostéria venne definito una agente segreto dei Servizi Segreti inglesi.
In anni recenti apparve un aneddoto che rendeva l'idea di chi fosse Luca Ostéria.
Giuseppe Saragat, storico esponente del socialismo italiano e per anni Vicepresidente del Consiglio, durante i primi Governi di De Gasperi, un giorno, intorno al 1949/50, chiese ai suoi collaboratori del Ministero che fine avesse fatto quella spia dell'Ovra che aveva fatto arrestare decine e decine di compagni socialisti e comunisti sin dalla fine degli anni '20.
Saragat chiese in quale carcere si trovasse o se fosse stato impiccato.
I funzionari del Ministero, intuendo che Saragat si riferisse a Luca Ostéria, gli dissero che se voleva lo poteva incontrare semplicemente attraversando un paio di corridoi... senza nemmeno uscire da Palazzo Chigi.
La vis polemica non cessò nemmeno con l'anzianità, portandolo più volte al Palazzo di Giustizia di Milano, quando viene coinvolto in lunghe cause per il suo passato e i suoi scritti, tra gli anni 60 e 80.
Nel 1985 tornò a vivere nella natia Genova, dove si spense il 5 novembre 1988, a 83 anni.































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