Il 14 luglio 1935 a Milano fa un caldo bestiale, umido, appiccicoso, afoso come solo a Milano può fare.
Termometro ben oltre i 35° e ovviamente niente aria condizionata. Una domenica bestiale.
I più fortunati, pochi, si rifugiano nelle loro ville sui laghi o in Liguria o Versilia.
La restante parte dei meno fortunati, praticamente tutti, non hanno altra possibilità che buttarsi in acqua.
Le poche piscine pubbliche hanno il cartello "completo" già alla mattina prestissimo.
E così una fiumana di milanesi non hanno altra scelta di cerare refrigerio dove c'è: cave, laghetti, l'Idroscalo, fiumi e torrenti che passano nelle periferie della città.
E sfidando il divieto di balneazione, che vige ovunque. Ma il caldo è tale che, probabilmente, anche i ghisa hanno abbandonato elmetto e divisa e si "pucciano" pure loro in qualche corso d'acqua.
I bagni pubblici più grandi sono stati già assaltati da una marea di milanesi il sabato, i Bagni Ticino di via Col di Lana, i Bagni di Porta Nuova in via Castelfidardo, la Piscina di via Argelati, quella di via Ponzio, e poi l'Idroscalo, le tantissime cave nelle periferie, sino al Porto di Mare, il colossale bacino d'acqua tra il Corvetto e Rogoredo, che doveva sostituire la Darsena di Porta Ticinese, e invece giace abbandonato, enorme, con le sue acque di sorgiva, gelide, che in vent'anni hanno ingoiato decine e decine di bagnanti.
E poi i fiumi, gli inquinatissimi Olona e Seveso, i torrentelli della periferia, la Roggia Boniforti nel tratto alla Barona, i Navigli, soprattutto a San Cristoforo con i ragazzi che si tuffano dal ponte di ferro della Richard Ginori, altri che sfidano i mulinelli alla Conca Fallata sul Naviglio pavese...
E poi, ovviamente, il Lambro, l'unico vero fiume di Milano, che nel tratto dopo Lambrate inizia a serpeggiare, creando grandi anse dove l'acqua scorre più pacifica, nei diversi canali creati per portare l'acqua ai tanti mulini e alla lavanderie e poi lungo il Lambretto, deviazione del corso principale che crea così un'isola lunga oltre due chilometri e che ospita la famosa Polveriera di Lambrate. Il fiume si riunisce poco prima di arrivare a Monlué e continua a correre
verso sud, passando tra vari borghi agricoli di origine antichissima, Morsenchio, Taliedo, Linate e Merezzate, che proprio in quei decenni stanno trasformandosi in città.
Taliedo coll'omonimo aeroporto e le officine della Caproni, Linate con lo scavo dell'Idroscalo prima e l'aeroporto poi, Morsenchio con l'arrivo della gigantesca fabbrica chimica della Appula, poi rinominata Montecatini e Merezzate con le acciaierie della Redaelli che arrivano giù sino a Rogoredo.
Ed è proprio lì, lungo il Lambro, all'altezza di Morsenchio, sonnacchioso borgo di poche cascine lungo l'attuale via Bonfadini, che avviene l'incredibile...
Decine di bagnanti affollano le due rive del Lambro, un gruppo di ragazzini gioca in acqua, quando improvvisamente si sentono delle urla: "Il mostro... il mostro... aiutooo!!!"
Tutti corrono fuori dall'acqua, alcuni ragazzini giurano di aver visto un essere mostruoso, con la testa di serpente, col collo lungo e il dorso pieno di spine, appariva e scompariva dalle acque fredde del Lambro.
Panico e fuga. I genitori e i nonni portano fuori figli e nipoti dall'acqua, tutti si allontanano dalla riva.
Arrivano altre persone, attirate dalle urla.
Diversi giurano di aver visto qualcosa di mostruoso sbucare dall'acqua lungo la riva opposta, vicino ai canneti.
Ancora viene descritto come un mostro dal collo lungo, la testa di serpente, di colore verde scuro, con il dorso gobbo pieno di spine o di piume, a seconda del testimone.
Altri dicono che aveva la testa da coccodrillo, ma con il collo come quello dei dinosauri.
Altri lo hanno visto bene, le grandi fauci con enormi denti, gli enormi occhi gialli.
Un mostro.
Nel Lambro poco lontano da Monlué!
I testimoni raccontano che scompariva d'improvviso, per riemerge altrettanto improvvisamente non lontano dai bagnanti, che, urlando, scappavano a riva.
Viene avvisata la polizia, che accorre rapidamente, assieme ai vigili urbani, ma ormai il mostro è scomparso.
I testimoni, sentiti dalle forze dell'ordine sono prima decine, poi centinaia.
Tutti hanno visto qualcosa, tutti hanno visto il mostro.
La voce gira rapidamente, accorrono persone da Morsenchio, da Monluè, da Rogoredo, dal vicino bordo di Linate e dalle sue tante cascine; tutti vogliono vedere il Mostro del Lambro.
I quotidiani del pomeriggio escono con la notizia in prima pagina! Sbatti il Mostro in prima pagina...
In una sonnacchiosa e afosa giornata di domenica pomeriggio la notizia è troppo gustosa e inverosimile!
Anche Milano ha il suo Mostro di Loch Ness!
Nessie, il Mostro di Loch Ness è "nato" infatti solo due anni prima, nel 1933, quando lungo il lago Ness viene costruita una strada lungo la riva, che finalmente permette di ammirare le bellezze del lago.
Nel giro di pochi giorni due abitanti del posto, tra cui un albergatore, che da poco aveva aperto la sua struttura proprio sulle rive del lago, vedono una strana creatura preistorica nuotare nelle cupe acque del lago.
Vengono scattate varie foto nei mesi successivi, che si riveleranno tutte dei clamorosi falsi.
Nessie non esiste, ma intanto l'albergo del signor MacKay è finalmente pieno di giornalisti e ricercatori...
Non pare vero ai milanesi e soprattutto ai giornalisti di Milano, di avere un Nessie nelle acque del Lambro!
Il Commissariato di Porta Vittoria affida immediatamente il caso del Mostro al vice commissario dottor Giacomo Cantoni, che viene mandato in tarda mattinata sulle rive del Lambro e in poche ore... risolve il mistero.
Il Cantoni inizia a interrogare i testimoni, si guarda in giro, percorre le rive del Lambro... e nota che tra la folla di persone che ancora restano assiepate, a debita distanza, lungo il fiume, con sguardi spaventati o curiosi, vi è un uomo che invece ha un aspetto tranquillo, sornione e che passeggia tranquillamente a pochi passi dal fiume.
Il Cantoni lo avvicina e questi, sorridendo, si arrende immediatamente.
Il Mostro del Lambro non è altro che una incredibile novità per l'epoca: un gonfiabile galleggiante, di gomma, con la forma di mostro marino e con il dorso pieno di spaventose aculei, la bocca dentata ed enorme, di colore verde e la testa mostruosa, a metà tra un coccodrillo e un dinosauro.
Il gonfiabile veniva trascinato tramite un filo dall'uomo, che si divertiva a mandarlo sott'acqua, strattonandolo violentemente, per farlo poi riemergere vicino ai bagnanti.
Quando il panico si era diffuso, l'uomo aveva trascinato il gonfiabile a riva e nascosto tra i canneti lo aveva sgonfiato e velocemente ripiegato e nascosto sotto la giacca.
L'uomo, la cui identità non venne svelata, sui cinquant'anni, venne probabilmente redarguito dal Cantoni, che però non gli poté contestare nulla!
Il 15 luglio la notizia apparve sul Corriere della Sera, con tanto di racconto della "cattura" del Mostro e del suo dispettoso proprietario.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Corso Vittorio Emanuele II°
Quella che oggi è la strada principale di Milano, nasce quasi certamente in epoca Celtica; i Celti erano soliti avere come centro dei loro ...
-
Durante la seconda metà dell'800 nei Giardini Pubblici di Porta Venezia iniziarono a comparire gabbie con animali esotici e voliere ...
-
Il Verziere era il mercato della frutta, verdura, fiori e altri generi alimentari e non, che per un migliaio di anni si è tenuto nel pi...





Nessun commento:
Posta un commento