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sabato 23 novembre 2019

La creatura mostruosa del fiume Lambro

Il 14 luglio 1935 a Milano fa un caldo bestiale, umido, appiccicoso, afoso come solo a Milano può fare.
Termometro ben oltre i 35° e ovviamente niente aria condizionata. Una domenica bestiale.
I più fortunati, pochi, si rifugiano nelle loro ville sui laghi o in Liguria o Versilia.
La restante parte dei meno fortunati, praticamente tutti, non hanno altra possibilità che buttarsi in acqua.
Le poche piscine pubbliche hanno il cartello "completo" già alla mattina prestissimo.
E così una fiumana di milanesi non hanno altra scelta di cerare refrigerio dove c'è: cave, laghetti, l'Idroscalo, fiumi e torrenti che passano nelle periferie della città.

E sfidando il divieto di balneazione, che vige ovunque. Ma il caldo è tale che, probabilmente, anche i ghisa hanno abbandonato elmetto e divisa e si "pucciano" pure loro in qualche corso d'acqua.
I bagni pubblici più grandi sono stati già assaltati da una marea di milanesi il sabato, i Bagni Ticino di via Col di Lana, i Bagni di Porta Nuova in via Castelfidardo, la Piscina di via Argelati, quella di via Ponzio, e poi l'Idroscalo, le tantissime cave nelle periferie, sino al Porto di Mare, il colossale bacino d'acqua tra il Corvetto e Rogoredo, che doveva sostituire la Darsena di Porta Ticinese, e invece giace abbandonato, enorme, con le sue acque di sorgiva, gelide, che in vent'anni hanno ingoiato decine e decine di bagnanti.

E poi i fiumi, gli inquinatissimi Olona e Seveso, i torrentelli della periferia, la Roggia Boniforti nel tratto alla Barona, i Navigli, soprattutto a San Cristoforo con i ragazzi che si tuffano dal ponte di ferro della Richard Ginori, altri che sfidano i mulinelli alla Conca Fallata sul Naviglio pavese...
E poi, ovviamente, il Lambro, l'unico vero fiume di Milano, che nel tratto dopo Lambrate inizia a serpeggiare, creando grandi anse dove l'acqua scorre più pacifica, nei diversi canali creati per portare l'acqua ai tanti mulini e alla lavanderie e poi lungo il Lambretto, deviazione del corso principale che crea così un'isola lunga oltre due chilometri e che ospita la famosa Polveriera di Lambrate. Il fiume si riunisce poco prima di arrivare a Monlué e continua a correre

verso sud, passando tra vari borghi agricoli di origine antichissima, Morsenchio, Taliedo, Linate e Merezzate, che proprio in quei decenni stanno trasformandosi in città.
Taliedo coll'omonimo aeroporto e le officine della Caproni, Linate con lo scavo dell'Idroscalo prima e l'aeroporto poi, Morsenchio con l'arrivo della gigantesca fabbrica chimica della Appula, poi rinominata Montecatini e Merezzate con le acciaierie della Redaelli che arrivano giù sino a Rogoredo.




Ed è proprio lì, lungo il Lambro, all'altezza di Morsenchio, sonnacchioso borgo di poche cascine lungo l'attuale via Bonfadini, che avviene l'incredibile...

Decine di bagnanti affollano le due rive del Lambro, un gruppo di ragazzini gioca in acqua, quando improvvisamente si sentono delle urla: "Il mostro... il mostro... aiutooo!!!"
Tutti corrono fuori dall'acqua, alcuni ragazzini giurano di aver visto un essere mostruoso, con la testa di serpente, col collo lungo e il dorso pieno di spine, appariva e scompariva dalle acque fredde del Lambro.
Panico e fuga. I genitori e i nonni portano fuori figli e nipoti dall'acqua, tutti si allontanano dalla riva.
Arrivano altre persone, attirate dalle urla.
Diversi giurano di aver visto qualcosa di mostruoso sbucare dall'acqua lungo la riva opposta, vicino ai canneti.
Ancora viene descritto come un mostro dal collo lungo, la testa di serpente, di colore verde scuro, con il dorso gobbo pieno di spine o di piume, a seconda del testimone.
Altri dicono che aveva la testa da coccodrillo, ma con il collo come quello dei dinosauri.
Altri lo hanno visto bene, le grandi fauci con enormi denti, gli enormi occhi gialli.

Un mostro.
Nel Lambro poco lontano da Monlué!
I testimoni raccontano che scompariva d'improvviso, per riemerge altrettanto improvvisamente non lontano dai bagnanti, che, urlando, scappavano a riva.
Viene avvisata la polizia, che accorre rapidamente, assieme ai vigili urbani, ma ormai il mostro è scomparso.
I testimoni, sentiti dalle forze dell'ordine sono prima decine, poi centinaia.
Tutti hanno visto qualcosa, tutti hanno visto il mostro.
La voce gira rapidamente, accorrono persone da Morsenchio, da Monluè, da Rogoredo, dal vicino bordo di Linate e dalle sue tante cascine; tutti vogliono vedere il Mostro del Lambro.

I quotidiani del pomeriggio escono con la notizia in prima pagina! Sbatti il Mostro in prima pagina...
In una sonnacchiosa e afosa giornata di domenica pomeriggio la notizia è troppo gustosa e inverosimile!
Anche Milano ha il suo Mostro di Loch Ness!

Nessie, il Mostro di Loch Ness è "nato" infatti solo due anni prima, nel 1933, quando lungo il lago Ness viene costruita una strada lungo la riva, che finalmente permette di ammirare le bellezze del lago.
Nel giro di pochi giorni due abitanti del posto, tra cui un albergatore, che da poco aveva aperto la sua struttura proprio sulle rive del lago, vedono una strana creatura preistorica nuotare nelle cupe acque del lago.

Vengono scattate varie foto nei mesi successivi, che si riveleranno tutte dei clamorosi falsi.
Nessie non esiste, ma intanto l'albergo del signor MacKay è finalmente pieno di giornalisti e ricercatori...

Non pare vero ai milanesi e soprattutto ai giornalisti di Milano, di avere un Nessie nelle acque del Lambro!
Il Commissariato di Porta Vittoria affida immediatamente il caso del Mostro al vice commissario dottor Giacomo Cantoni, che viene mandato in tarda mattinata sulle rive del Lambro e in poche ore... risolve il mistero.
Il Cantoni inizia a interrogare i testimoni, si guarda in giro, percorre le rive del Lambro... e nota che tra la folla di persone che ancora restano assiepate, a debita distanza, lungo il fiume, con sguardi spaventati o curiosi, vi è un uomo che invece ha un aspetto tranquillo, sornione e che passeggia tranquillamente a pochi passi dal fiume.

Il Cantoni lo avvicina e questi, sorridendo, si arrende immediatamente.
Il Mostro del Lambro non è altro che una incredibile novità per l'epoca: un gonfiabile galleggiante, di gomma, con la forma di mostro marino e con il dorso pieno di spaventose aculei, la bocca dentata ed enorme, di colore verde e la testa mostruosa, a metà tra un coccodrillo e un dinosauro.
Il gonfiabile veniva trascinato tramite un filo dall'uomo, che si divertiva a mandarlo sott'acqua, strattonandolo violentemente, per farlo poi riemergere vicino ai bagnanti.
Quando il panico si era diffuso, l'uomo aveva trascinato il gonfiabile a riva e nascosto tra i canneti lo aveva sgonfiato e velocemente ripiegato e nascosto sotto la giacca.

L'uomo, la cui identità non venne svelata, sui cinquant'anni, venne probabilmente redarguito dal Cantoni, che però non gli poté contestare nulla!

Il 15 luglio la notizia apparve sul Corriere della Sera, con tanto di racconto della "cattura" del Mostro e del suo dispettoso proprietario.









































sabato 5 marzo 2016

L'omicidio irrisolto del tassista in via Bonfadini nel dicembre 1951

L'omicidio del tassista Piero Spadoni avvenne lungo una traversa senza nome di via Bonfadini, oggi via Sordello tra Morsenchio e Santa Giulia, nella notte del 10 dicembre 1951.
Uomo mite e benvoluto, oltre i sessant'anni, Spadoni fu giustiziato con un colpo alla nuca dal passeggero che aveva a bordo e aveva caricato in Porta Romana; gli vennero sottratte poche migliaia di Lire, lasciandone altrettante dentro l'auto.
Vennero arrestati quattro pregiudicati rintracciati a Genova, poi assolti, nel frattempo un collega dello Spadoni tracciò un identikit abbastanza preciso dell'assassino e infine venne accusato un conoscente di famiglia dalla sua stessa madre, poi rivelatasi completamente pazza e rinchiusa in manicomio.
Dopo cinque anni dall'omicidio gli inquirenti chiusero ogni indagine e l'assassino rimase sconosciuto.














domenica 8 marzo 2015

Rogoredo



Nel 1863 il neonato Regno d'Italia completa alcune linee ferroviarie iniziate sotto gli austriaci.
Tra queste la Milano Piacenza e la Milano Genova. Le due linee si uniscono all'altezza della Via Emilia. A Rogoredo, dove viene costruita una stazione.
Per costruirla viene demolita una antichissima cascina, la Cascina Rogoredo, intorno al quale era sorto un piccolo borgo. I primi riscontri dell'esistenza di Rogoredo risalgono al Sacro Romano Imperatore Carlomanno. Vi sono riferimenti già nell'880.
Nel 1869 venne stabilito a Rogoredo, all'epoca parte del Comune di Chiaravalle, un opificio.
Poi fu il turno di una fabbrica di "torce a vento". Esistenti invece da secoli un mulino sul Cavo Taverna (visibile sino ai primi anni 80 al civico 17 di via Rogoredo), dove si producevano olio e riso. Un altro opificio viene aperto nel 1875. Si aggiunsero in pochi anni vari negozi di alimentari e parecchie osterie e trattorie.
Nel 1880 venne costruita il tramway privato tra Milano Porta Romana e Lodi, con una fermata a Rogoredo.



Nel 1886 con la richiesta pressante di ghisa da parte delle ferrovie (erano da poche state sostituite i binari ferroviari di legno con quelli in acciaio), Luigi Riva (antenato dei Riva oggi impelagati nella melma tarantina dell'Ilva), costruì la Ferriera di Rogoredo. Impianto modernissimo e all'avanguardia in Italia. Nel frattempo avvengono le prime speculazioni edilizie.
I cugini Chiappa, che sono uno sindaco di Chiaravalle e l'altro sindaco di Nosedo, rastrellano terreni tutto attorno a Rogoredo e alla stazione. Questa corsa ai terreni ha inizio addirittura nel 1863.
Comprano tutti i terreni da dove sarebbe arrivato il Gamba de Legn (uno dei tanti trenini extraurbani dell'epoca) sino al confine con il comune di San Donato.



I terreni furono ceduti alle FFSS per realizzare l'enorme scalo merci di Rogoredo, alla Frigoriferi Milanesi per le derrate alimentari in arrivo dal sud, e poi ai Riva e ad altri impresari che realizzarono vari edifici lungo l'odierna via Rogoredo, oggi praticamente tutti demoliti per far posto a Sky e a Santa Giulia. L'ultimo, il Rebuscin, demolito nel 2013.



Nel frattempo l'acciaieria dei Riva viene stritolata dalla concorrenza e i Riva cedono l'impresa alla famiglia Merati nel 1890.
I Merati non ebbero miglior sorte e fallirono nel 1895. L'acciaieria andò all'asta fallimentare e fu rilvata dai fratelli Ezechiele e Costante Redaelli (industriali del ferro sin dal 1819) e dal loro giovane cognato Giorgio Enrico Falck.
Nel 1904 dalle Ferriere di Rogoredo uscirono 30.000 tonnellate di acciaio, circa un 1/7° del totale nazionale.
Nel 1911 il comune di Chiaravalle arrivò ad avere 4.776 abitanti, quasi tutti concentrati nel borgo di Rogoredo e lavoratori delle acciaierie.
Negli stessi anni i Redaelli divennero leader nazionali della produzione dell'acciaio aprendo i poli siderurgici di Bagnoli a Napoli e di Gardone Val Trompia e rilevando la Ferriera di Milano e la Fonderia Vanzetti (entrambe nell'area di Porta Romana).




Nel 1907 venne inaugurato il primo luogo di culto nella storia di Rogoredo. La prima pietra fu posta dal cardinale di Milano Andrea Ferrari nel 1905. L'indirizzo della chiesa è, allora, Via Privata n°1, essendo ancora tutta la lottizzazione di proprietà degli eredi dei cugini Chiappa.
Le acciaierie continueranno una fortissima espansione durante la Grande Guerra e negli anni del fascismo. In un'area poco distante, presso il Borgo Morsenchio sorsero altre industrie chimiche tra cui un impianto della Società Italiana Prodotti Esplosivi, poi Appula S.A. assorbita nel 1941 dalla Montecatini.





Negli anni '20 l'ATM  inserì nella rete urbana, come linea 32, la preesistente linea elettrica che univa Rogoredo con il centro, arretrando il capolinea da Porta Romana a piazzale Corvetto. La tranvia urbana restò a binario semplice, caso unico nella rete cittadina. Nel 1937 venne soppresso il treno per Lodi e nel 1960 il tram 32 per il Corvetto, sostituito da filovie ad autobus.
Nel 1962 verrà completata la tombinatura del Redefossi.




La Stazione di Rogoredo nel 1955; dal treno appena arrivato scendono operai ed impiegati delle acciaierie Redaelli e della Montecatini. Dal retrostante capolinea del 32 arrivano altri lavoratori. Il tipo di tram usato per il 32 era soprannominato "Gibuti", secondo alcune ipotesi per una vaga somiglianza col treno che percorreva l'Asmara-Gibuti in epoca imperiale. Uno dei "manetta" del 32, dagli anni 30 sino agli anni 50 è stato il papà della prima balleria della Scala Carla Fracci.







Corso Vittorio Emanuele II°

Quella che oggi è la strada principale di Milano, nasce quasi certamente in epoca Celtica; i Celti erano soliti avere come centro dei loro ...