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mercoledì 4 marzo 2020

Cristina di Milano




Nel novembre del 1521 nacque a Nyborg, Christine af Danmark, figlia di Christian II, re di Danimarca, Norvegia e Svezia e di Isabella d'Asburgo. E' la figlia più piccola, avendo due fratelli maggiori, Hans e Dorothea.
A soli due anni dovette fuggire con la sua famiglia per un colpo di stato ordito dai nobili danesi e dal loro zio, che usurpa il trono come Re Federico II; si rifugiarono presso i reali dei Paesi Bassi, dove reggente era loro zia Margherita d'Austria.
Negli anni successivi morirono la madre, il fratello e, nel 1532 il padre fu imprigionato dopo aver tentato di riprendere il trono; Cristina divenne la principessa erede ai troni di tutta la Scandinavia.
Margherita si occupò dell'istruzione primaria di Cristina, le fu insegnato a cacciare e cavalcare e a ballare.
Giunta a soli 10 anni i parenti iniziarono a pensare a chi darla in sposa per rafforzare le unioni dinastiche.
La decisione finale spettava al fratello di Margherita, l'Imperatore Carlo V d'Asburgo, sovrano di un "impero sul quale non tramontava mai il sole": Germania, Austria, Ungheria, Spagna, Paesi Bassi e America del Sud...

Carlo V rifiutò una proposta di matrimonio dalla Casa Reale Inglese e infine accettò quella di Francesco II Sforza, Duca di Milano.
Il Ducato di Milano aveva da poco concluso una guerra contro gli Imperiali, perdendola e Francesco II e Carlo V usarono il matrimonio per tentare di garantire una pace.
Il contratto di matrimonio prevedeva che se la nuova coppia non avesse avuto figli, il ricchissimo Ducato di Milano sarebbe passato tra i colossali possedimenti di Carlo V.
La cosa non fu casuale, Francesco II era infatti di salute cagionevole, a causa di un tentativo di avvelenamento e di un accoltellamento avvenuti alcuni anni prima, per opera dei Visconti, che volevano tornare a guidare il ducato.
Il 23 settembre 1533, a Bruxelles, Cristina sposò Francesco II per procura, tramite il Conte Massimiliano Stampa che si recò nella città belga.
La nuova Duchessa, Cristina di Milano, arrivò in città solo il 3 maggio 1534. Aveva 13 anni e mezzo, il marito 36.


Grandi celebrazioni occuparono Milano e l'intero ducato per giorni. Il 4 maggio fu celebrato un secondo matrimonio nella Rocchetta del Castello Sforzesco.
L'unione tra gli Sforza e la Casa Imperiale veniva vista di buon occhio da tutti i milanesi, stremati da decenni di guerre. Per questo motivo Cristina fu da subito benvoluta e apprezzata, proprio come simbolo stesso di pace e prosperità.
Iniziò subito a far ammodernare la Rocchetta del Castello, a partecipare a lunghe battute di caccia e a splendide feste nel Castello Sforzesco di Cusago.
Nell'ottobre 1535 Francesco morì, lasciando Milano senza eredi; Cristina, Duchessa di Milano, era vedova a nemmeno 15 anni.

Il Ducato passò così agli Asburgo, il potere venne dato al Conte Stampa, mentre a Cristiana venne donato la città di Tortona e il suo contado.
La giovane danese scelse di rimanere a Milano, amatissima dai cittadini e Carlo V acconsentì.
Il Conte Stampa le suggerì di sposarsi con l'erede al trono della Savoia, ma questi morì improvvisamente.
Negli anni successivi iniziarono dei lunghi scontri tra Impero e Francia per la successione sul ricco Ducato di Milano, che si conclusero nel dicembre 1536, quando Carlo V mandò un rappresentante imperiale a guidare il Ducato.



Cristina venne scortata a Pavia e l'anno dopo tornò nei Paesi Bassi, lasciando l'amata Milano.

Nel 1537 morì Jane Seymour, terza moglie di Re Enrico VIII. Questi, deciso a risposarsi, commissionò ad alcuni pittori europei i ritratti dei "migliori partiti" disponibili tra le case reali di tutto il continente.
Hans Holbein, pittore tedesco, arrivò a Bruxelles nel 1538 e fece il ritratto di Cristina di Milano, ancora vestita in nero, per il lutto.
Saputo dell'interessamento da parte di Enrico VIII, Cristina rispose "se avessi due teste sarei ben disposta a darne una all'Inghilterra", facendo capire a Enrico VIII di non aver alcuna intenzione di sposarlo.

Cristina ebbe varie proposte di matrimonio, che rifiutò, dato che era innamorata di Renato di Nassau-Breda, Principe d'Orange e Signore d'Olanda, Zelanda, Utrecht e Gheldria.
Ma Carlo V decise di usare i due innamorati per legarsi alla Casa di Lorena. Cristina si sposò con Francesco I di Lorena, mentre Renato si sposò con la sorella di Francesco, Anna di Lorena.


Cristina, contraria al matrimonio tentò di riavere il trono di Danimarca. Scrisse, nel febbraio 1540, una lettera di supplica all'Imperatore Carlo V, chiedendo in ginocchio di far liberare, grazie al suo immenso potere, il padre Christian, che era ancora prigioniero degli usurpatori del trono di Danimarca.





"Io e mia sorella, i tuoi umili e affettuosi figli, ti supplichiamo, come fonte di ogni giustizia, di avere compassione di noi. 
Apri le porte della prigione, che solo tu puoi fare, libera mio padre e dammi consigli su come potrei ottenere il regno che mi appartiene secondo le leggi di Dio e dell'uomo."

Carlo V nemmeno rispose alla giovane.


Il secondo matrimonio di Cristina di Milano si celebrò il 10 luglio 1541 a Bruxelles, con Francesco I di Lorena; ad agosto arrivarono nella loro nuova casa in Lorena.

Il Ducato di Lorena è sempre stato terra di contesa tra gli Imperatori Germanici e i Re di Francia, proprio per la sua posizione geografica, a cavallo dei due grandi rivali.
I Duchi di Lorena sono sempre stati una delle casate più rispettate e ammirate di Francia ed Europa. Vantavano infatti la discendenza dai Carolingi di Carlo Magno, erano già stati Duchi di Parigi e, assieme ai cugini, i Guisa, erano tre le più antiche casate europee.
Il matrimonio tra Cristina di Milano e Francesco di Lorena serviva proprio a garantire ad entrambe le potenze che non vi sarebbe stata una guerra a causa della sempre contesa Lorena.


Cristina era infatti nipote di Margherita d'Austria, reggente d'Olanda, ma soprattutto sorella dell'Imperatore Carlo V. Ma aveva anche una zia, l'Arciduchessa Eleonora d'Austria, che dal 1530 era la Regina di Francia, sposa di Re Francesco I.
Con questo gioco di incastri dinastici Re e Imperatore speravano di aver risolto la questione Lorena, ma non fu così.

Nel luglio del 1542, infatti, il Re di Francia diede il via alla quarta guerra contro l'Impero.
Sono documentati vari viaggi compiuti in quei due anni da Cristina di Milano sia a Parigi, alla corte di Re Francesco I, sia a Speyer, per incontrare lo zio Carlo V; con entrambi Cristina tentò di portare la pace in Europa, ponendo fine alle inutili guerre. Inutilmente.
Nel giugno del 1544 il padre di Francesco I di Lorena morì e Cristina divenne così la Duchessa di Lorena.
A luglio Carlo V fu ospite dei Duchi di Lorena, che un mese dopo invase per andare verso la Francia, ma risparmiò la città di Joinville, dove si trovava la residenza del marito di Cristina; probabilmente su richiesta della stessa.
Le battaglie continuarono sino al settembre del 1544 con la firma della pace di Crépy-en-Laonnois,
e la sconfitta del Re di Francia.
Tornata la pace in Europa, Cristina potè iniziare a fare veramente la Duchessa di Lorena. Entrambi i duchi erano amanti dell'arte e della musica e iniziarono un lungo periodo di amore.
Cristina si definì più volte la "donna più felice del mondo".
Nel frattempo i due avevano avuto due figli: Carlo nel febbraio del 1543 e Renata nell'aprile del 1544.
Nel maggio del 1545 nacque anche la terza figlia, Dorotea.
Purtroppo il 12 giugno dello stesso anno, a soli 28 anni, Francesco I di Lorena morì improvvisamente.

Cristina si trovava di nuovo vedova, a soli 24 anni. Con tre figli piccolissimi e un ducato da guidare.

Immediatamente arrivarono le rivendicazione sulla Lorena. Jean de Salm, della casa che guidava il Lussemburgo e prima ancora la Lotaringia, sostenne che Cristina era niente altro che una marionetta nelle mani dello spietato zio, Carlo V d'Asburgo.
Cristina decise quindi di barricarsi nel castello di Nancy e chiese aiuto proprio al potentissimo zio.
Il 6 agosto l'Imperatore nominò la Duchessa Cristina e il fratello del defunto marito, il Vescovo di Metz, reggenti del Ducato.
Carlo V dispose anche che ogni ordine riguardo l'amministrazione dello Stato loreno avrebbe avuto bisogno della firma e del sigillo di entrambi i reggenti; la custodia del figlio erede del Ducato era invece esclusiva della madre Cristina.

Nell'ottobre del 1546 il Re di Francia fu ospite in Lorena da Cristina. Qui il Re tentò, inutilmente, di convincerla a sposarsi con Francesco II di Guisa, cugino del defunto marito e fenomenale condottiero per i Re di Francia.
Negli anni successivi iniziò ancora una volta una girandola di proposte di matrimonio per la bella e ancora giovane vedova.
Rifiutò Re Sigismondo di Polonia, il Marchese Alberto di Brandeburgo e il Principe Filippo di Spagna, erede dello zio Carlo V.
Per sottrarsi alle avance di quest'ultimo dovette addirittura abbandonare di corsa la corte dei Paesi Bassi, dove si era recata per salutare i parenti.

Passò gli anni successivi a destreggiarsi per mantenere l'indipendenza del piccolo Stato, schiacciato tra i due giganti vicini e dovendo anche prestare attenzione ai cugini di Guisa, che seppure a lei fedeli, erano in realtà da decenni in legami strettissimi con i Re di Francia.

Cristina divenne nota in tutte le corti d'Europa per la sua abilità, la sua cortesia e la sua ricerca dell'accordo e della pace, in opposizione alle guerre.

Quando nel 1547 morì il Re di Francia Francesco I, Carlo V, e di riflesso anche Cristina, sperarono di aver posto fine ai lunghi decenni di guerre nel centro dell'Europa e nel Nord Italia.
In Francia salì al trono Enrico II, che però, per continuare la tradizione di famiglia, nel settembre del 1551 spostò i suoi eserciti sul confine con la Lorena.
Cristina se ne accorse e chiese ai Guisa di intercedere con Enrico II, cosa che essi rifiutarono.
La Lorena non aveva nemmeno un esercito, e così a Cristina non rimase che chiedere aiuto allo zio Carlo V, che però non le garantì nulla.
Quando i francesi invasero la Lorena per marciare verso la Germania, Cristina andò a parlare con Enrico II, che le garantì che la Lorena non sarebbe stata toccata...
Ma quando ad aprile Enrico II attaccò Nancy e Metz, si rimangiò la parola data.
Fece rapire il figlio di Cristina, erede del Ducato, lo fece portare a Parigi e spogliò Cristina di ogni potere in Lorena.
Il suo posto fu preso dal fratello del marito defunto, Nicola di Lorena, già Vescovo di Metz, che si spretò, prese il titolo di conte di Vaudémont e assunse la reggenza in nome del Re di Francia!

Cristina si recò così a Parigi, alla corte di Enrico II a Fontainebleu. Vestita a lutto, sfilò davanti agli occhi di tutti i nobili, schierati nella Galerie des Cerfs del Castello e con enorme dignità chiese di avere indietro il suo bambino, tenuto prigioniero da Enrico.
Enrico II considerava però Cristina troppo vicina allo zio Carlo V e le disse che la posizione e l'importanza della Lorena non gli permettevano di liberare l'erede del Ducato.



Enrico decise di educare Carlo di Lorena alla corte di Fontainbleu, lontano dalla madre filoaustriaca e di educarlo in modo che crescesse francofilo.

Cristina tornò in Lorena, dove, disperata, scrisse delle lettere a Nicola, reggente del Ducato. In queste chiedeva di aprire le porte della Lorena a Carlo V; probabilmente fu lo stesso Nicola a fornire le lettere al Re Enrico II, che decise di esiliare immediatamente Cristina.
Cristina, con le due figlie, tentò di recarsi nei Paesi Bassi, ma le guerre tra francesi e imperiali le impedirono di raggiungere Bruxelles per lunghi mesi.
Fu solo grazie all'aiuto dello zio Carlo V che riuscì a rifugiarsi a Bruxelles.

Per la terza volta nella sua vita venne fatto oggetto di numerosissime proposte di matrimonio: tornò alla carica il Marchese Alberto di Brandeburgo, che le promise anche di attaccare le Lorena, cacciare i Guisa e mettere suo figlio sul trono. 
Rifiutò le proposte di Re Enrico di Navarra, del Principe di Piemonte, di Emanuele Filiberto di Savoia e di Adolfo di Holstein.
Rifiutò ogni proposta, tesa come era a voler indietro suo figlio.

Il 25 ottobre 1555 Cristina assistette alla cerimonia di abdicazione di Carlo V, quando annunciò agli Stati Generali dei Paesi Bassi la sua intenzione e disse che si sarebbe ritirato a vivere in monastero.
Eredi dello smisurato impero furono il fratello Ferdinando e il figlio Filippo II, e fu quest'ultimo a ereditare i Paesi Bassi.
Filippo II, l'anno prima, aveva sposato la Regina Maria d'Inghilterra, un matrimonio politico, teso a tentare di riportare un re o una regina cattolica sul trono dell'isola.


Terminate finalmente le guerre tra Francia e Impero, Cristina tornò a implorare il Re di Francia per avere indietro il figlio e poter tornare insieme in Lorena.
Il Re le rispose che era impossibile, dato che l'anno successivo, nel 1556, il figlio Carlo sarebbe diventato maggiorenne e avrebbe potuto, legittimamente, reclamare il Ducato di Lorena.

Cristina parve rassegnarsi a passare la vita senza suo figlio Carlo e iniziò a viaggiare.
Partì quindi per visitare l'Inghilterra, una prima volta nel 1555 e una seconda nel 1557.
La regina Maria I d'Inghilterra l'accolse solennemente, organizzando feste e banchetti a Whitehall; molto "rumore" fecero però gli sguardi e i colloqui riservati che il Re Filippo II aveva con Cristina di Milano o di Lorena, tanto che se ne lamentò anche la Regina Maria.
Cristina decise quindi di tornare a Bruxelles.

Nel maggio 1558 Cristina ebbe finalmente l'occasione di rivedere suo figlio Carlo.
L'incontro fu organizzato dallo zio, l'ex Vescovo di Metz, Nicola de Vaudemont.
Mamma e figlio si riunirono a Marcoing, a nord della Lorena, più o meno a metà strada tra Parigi e Bruxelles.


L'incontro non fu dettato solo da motivi sentimentali, ma, come sempre accadde nella vita di Cristina, da questioni politiche. A Marcoing infatti arrivarono anche Nicola de Vaudemont e il delegato per l'Impero,  il cardinale Granvelle, che iniziarono a porre le basi per una conferenza di pace e un trattato definitivo tra Francia e Impero




A ottobre del 1558 furono designati i plenipotenziari: per la Francia il Montmorency, il Saint-André e il cardinale di Lorena; per la Spagna il duca d'Alba, Guglielmo di Nassau e Granvelle.
A presiedere la conferenza di pace di Cateau-Cambrésis fu chiamata... Cristina di Lorena, già Cristina di Milano.
Il 2 aprile 1559 fu firmata la pace tra Francia e Inghilterra, il 3 quella tra Francia e Spagna. 



Carlo era ormai fedele ai voleri del Re di Francia, che anzi gli organizzò il matrimonio con sua figlia Claudia di Valois per l'anno successivo, nei primi mesi del 1559.

Cristina venne invitata alle nozze, ma non poté presentarsi in quanto era nuovamente in lutto, essendo morta la sua terza madre adottiva, la zia Maria d'Ungheria, oltre a questo doveva presiedere alla conferenza di pace di Cateau-Cambrésis.
Contestualmente moriva Re Enrico II e il nuovo Re, Francesco II, diede il permesso a Carlo di tornare nel suo Ducato di Lorena.
Assieme alla moglie tornarono a Nancy, accompagnati dal Re di Francia e dalla sua corte, tanto per far capire che la Lorena poteva anche restar neutrale, ma che in caso di una nuova guerra con l'Impero, si sarebbe schierata dalla "parte giusta".

A maggio nel 1559 il Duca di Savoia decise di rimettere il suo incarico di governatore dei Paesi Bassi.
Pur essendo danese, cresciuta a Milano, diventata adulta in Francia, venne fatto immediatamente il suo nome come nuova governatrice.
Si schierarono dalla sua parte praticamente tutti, il popolo che l'amava, i nobili e i borghesi, felici della fine della guerra, anche grazie alla sua abilità e diplomazia dimostrata a Cercamp e a Cateau-Cambrésis.
Era anche molto legata al giovane principe Guglielmo I d'Orange, che l'ammirava tantissimo.


Tutto questo fu abbastanza per il Re Filippo II per fermare la nomina di Cristina. Troppo popolare, troppo vicina ad un possibile usurpatore.
Al suo posto venne chiamata Margherita di Parma, storica amica di Cristina.
Filippo riuscì così a far litigare le due amiche, tanto che Cristina chiese il permesso al Re di Francia di tornare in Lorena e questo acconsentì immediatamente.
Cristina abbandonò così Bruxelles e tornò alla corte ducale di Lorena.

Il figlio Carlo la nominò sua consigliera e in breve tempo Cristina prese in mano le redini del Ducato, risanando i conti rovinati da decenni di guerre e contemporaneamente facendo da tutrice alla giovane moglie, insegnandole le arti e le buone maniere.

Nel 1559 morì suo padre, dopo 27 anni di prigionia in Danimarca.



Il trono legittimo di Danimarca, Svezia e Norvegia passò così all'unica sorella maggiore rimasta in vita a Cristina, Dorotea.
Ma Dorotea era anziana e senza figli, quindi gli esuli lealisti che volevano la restaurazione della legittima casa dinastica, spinsero perchè Cristina si recasse dalla sorella Dorotea, che viveva in Baviera, e la convincesse ad "abdicare" da un regno che non aveva.

Nel marzo del 1560 i Duchi Carlo III e Claudia di Valois andarono a corte del Re a Parigi e Cristina venne nominata ancora una volta reggente del Ducato di Lorena.
Riprese rapidamente il suo ruolo alle corti di tutta Europa. 
Fu invitata all'incoronazione di Carlo IX a Reims nel maggio 1561 e dell'imperatore Massimiliano a Francoforte nel 1562. 
Col passare degli anni, la nuora Claudia, decise di trasferirsi a Parigi, presso la corte del Re. Il figlio Carlo, che la seguiva sempre più spesso, affidò la guida del Ducato sempre più spesso alla madre Cristina.
Alla corte di Parigi la nuora Claudia venne rapidamente soggiogata dalla Regina Caterina de Medici, che mirava a far spostare definitivamente la giovane coppia di Duchi a Parigi, spodestare Cristina e assorbire la Lorena nel Regno di Francia.

Nel 1563 si rifecero sotto i lealisti danesi e alla fine Cristina andò a parlare con la sorella, che le cedette rapidamente la corona scandinava. Cristina divenne la legittima erede ai troni di Scandinavia.
Grazie all'aiuto di Peder Oxe, già ministro di vari Re danesi, e di truppe di mercenari guidate da Wilhelm von Grumbach, organizzò un colpo di stato contro Re Federico II di Danimarca, che però fallì.

Tra il 1565 e il 67 Cristina cercò un'alleanza con Re Eric XIV di Svezia, per detronizzare assieme Re Federico II e poi, grazie al matrimonio tra sua figlia Renata di Danimarca ed Eric, che era ancora celibe, riunire le due corone e creare nuovamente un unico regno.
La Danimarca era però alleata della Sassonia, e una invasione della Danimarca avrebbe destabilizzato l'Impero Germanico, alla cui guida vi era Ferdinando, fratello di Carlo V e zio di Cristina.
Questa cercò in ogni modo di avere il permesso dal potente zio di invadere la Danimarca, ma la paura di far frantumare la fragile unione germanica, fece sì che Ferdinando bloccasse tutto.
Anche Filippo II, che dall'Inghilterra era tornato nei Paesi Bassi, si mise di traverso per bloccare la troppo ambiziosa Cristina.
Questa, nel 1566 arrivò a far battere delle monete col titolo di Regina di Danimarca con il motto:

me sine cuncta ruunt 
senza me tutto perisce 

A porre un grosso punto di domanda su tutto il piano di riconquista della Scandinavia vi pensò Eric di Svezia, sposando improvvisamente Karin Månsdotter nel 1567.
Due anni dopo Cristina tramava ancora, ma fu l'ormai anziano cardinale Granvelle a dissuaderla definitivamente, facendole capire che ormai lo status quo era accettato da tutti e che dopo decenni di guerre, né la Spagna, né i Paesi Bassi o l'Impero sarebbero mai intervenuti in suo aiuto in caso di conflitto in Scandinavia.
Nel 1570 Cristina abbandonò ogni rivendicazione al trono di Danimarca, Svezia e Norvegia.


Frattanto, visto che Eric di Svezia si era sposato con una popolana, Cristina organizzò il matrimonio della figlia Renata, che nel 1568 si accasò in Baviera, sposando Guglielmo V di Wittelsbach.
Cristina seguì la figlia a Monaco, dove rimase per ben 4 anni.
Tornata in Lorena nel 1572 riprese ad affiancare il figlio nella conduzione del Ducato, durante il cui governo prosperò notevolmente.

Il 15 febbraio 1575 il fresco Re di Francia, Enrico III prende in sposa Luisa di Lorena-Vaudémon, figlia di Nicola, già Vescovo di Metz, fratello del defunto Duca di Lorena. Luisa è la nipote di Cristina.
La Casa di Lorena si lega così indissolubilmente alla Francia.
Nel 1578 l'instancabile Cristina si ricordò di essere anche la Signora di Tortona. 
Forse spinta dal figlio, stanco dell'invadenza materna, partì per Milano e dopo alcune settimane di viaggio entrò nella sua Tortona.


Vi visse sino alla sua morte, il 10 dicembre del 1590.
Fu ben accolta e ricordato dopo con grande gioia. Fu una sorta di sovrana illuminata, lottando ferocemente con i signorotti spagnoli che spadroneggiavano nel Tortonese, viaggiando spesso a Milano frequentando i migliori salotti e la nobiltà ambrosiana, che ancora ricorda con tanto affetto, si adoperò per migliorare la vita del popolo, anche tramite opere pubbliche.
Il suo attivismo attirò rapidamente gli occhi dei Vicerè di Spagna, che controllavano spietatamente la Lombardia. 
Nel 1584 le venne comunicato che i suoi diritti come Signora di Tortona erano da ritenersi scaduti, ma che per mera cortesia, e vista l'avanzata età, le sarebbero stati prorogati sino alla morte, ma senza la possibilità di trasferirli ai suoi eredi.

Cristina morì a 69 anni, dopo una vita incredibile. 


Cristina, per grazia di Dio Regina di Danimarca, Svezia e Norvegia, Sovrana dei Goti, Vandali e Slavi, Duchessa di Milano, dello Schleswig, di Dittmarsch, della Lorena e di Bar, Contessa di Oldenburg e Blamont e Signora di Tortona. 



Da Cristina, per via di una lunga serie di matrimoni tra i suoi discendenti, partendo dal figlio Carlo e dalla nipote Luisa, abbiamo oggi le Case reali di Belgio e Spagna e i Granduchi di Lussemburgo.
Le Case regnanti decadute di Baviera, Brasile, Austria, Napoli, Parma, Portogallo e Sassonia hanno sangue di Cristina nelle vene.
Dalla discendenza della figlia Renata, attraverso matrimoni, si hanno oggi le Case reali di Danimarca, Svezia e Norvegia e sangue di Cristina si trova nelle ex Case di Grecia e negli zar di Russia.

Il corpo di Cristina fu portato a Nancy, in Lorena, e sepolto nella chiesa di Saint-François-des-Cordeliers, che dal 1487 funge da cappella palatina per la sepoltura dei Duchi di Lorena.

Quando nel 1589 morì assassinato il Re di Francia Carlo IX, il suo erede designato era il cugino Enrico III di Valois, in quel momento Re di Navarra. Il problema era che Enrico si era convertito al protestantesimo e, in un periodo di violentissime guerre civile tra cattolici e protestanti in tutta Europa, avere un re protestante in Francia era cosa impensabile.
Per 5 anni Enrico non venne incoronato, sino a quando abiurò il protestantesimo e tornò cattolico. 
Fu quindi incoronato Re di Francia il 27 febbraio 1594.
La Lorena di Carlo III fu pesantemente interessata dalle Guerre di Religione.



Per questo motivo, la Casa di Lorena fu ancora una volta chiamata a suggellare una pace tramite un matrimonio.
Il figlio di Carlo III, nipote di Cristina, Enrico, sposò Caterina di Borbone, figlia del Re di Francia Enrico III.
Nonostante le dure e lunghe guerre, il ducato di Carlo III venne ricordato come prospero e ricco, favorendo le arti, creando l'università di Pont-à-Mousson e arricchendo la capitale Nancy.
Carlo III morì nel 1608 e lasciò il Ducato in mano al figlio Enrico II. Questi, sposato con quella che era diventata la sorella del nuovo Re di Francia, Enrico IV, portò definitivamente la Lorena in Francia, suggellando una alleanza definitiva. 
Enrico II divenne il Gran Ciambellano della Corte Reale di Enrico IV di Francia.
















mercoledì 13 febbraio 2019

Carlo Bugatti, genio rinascimentale

Carlo Bugatti nacque nel 1855 a Milano, in una benestante famiglia dove il padre Giovanni era un architetto con la passione per la scultura; la madre era Amelia Salvoni.Seguendo le orme paterne, studiò a Brera Belle Arti e poi all'École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi; durante gli anni a Brera divenne profondamente amico di un compagno di corso, il pittore divisionista Giovanni Segantini.
Era di carattere molto chiuso e riservatissimo.
Inizia a lavorare presso il noto ebanista Mentasti, nel suo laboratorio di via San Marco e alcuni anni dopo, nel 1880, si sposa con Teresa Lorioli da cui avrà 3 figli: Ettore Arco Isidoro, Deanice e Rembrandt Annibale.
Nel 1881 la sorella di Carlo, Luigia detta Bice, sposa Giovanni Segantini, di cui sarà la fedele compagna e musa per tutta la vita.

Nel 1888 riesce finalmente ad aprire una sua attività in via Castelfidardo 6 e inizia a produrre i mobili grazie ai quali diviene rapidamente conosciuto, anche grazie alla partecipazione alla Fiera delle Arti Decorative di Milano dello stesso anno.
Tra i suoi collaboratori, come decoratori, vi sono gli amici Giovanni Segantini, Emilio Longoni ed Eugenio Quarti, che diverranno poi tutti e tre celebri artisti.

Il Bugatti nonostante un carattere chiuso era però molto estroverso nell'arte e anche nell'abbigliamento.
In un periodo storico dove il conformismo alle regole vigenti era praticamente assoluto, anche in materia di vestiario e moda, il Carlo Bugatti girava per Milano con dei vestiti che lo facevano apparire un marziano.
Indossava sempre una lunga zimarra, un tipo di soprabito di origine spagnola, allora già fuori moda da almeno un secolo e in uso solo ai Pastori Anglicani e Protestanti.
Le zimarre del Bugatti si caratterizzavano anche per un profusione di grossi bottoni e un grosso colletto ricamato. Indossava anche un grosso cappello del tutto fuori moda e unico in tutta la città, un mezzo cilindro con falde larghissime e portava sempre la bionda barba molto lunga.
Chi non lo conosceva pensava fosse un pastore di una delle tante chiese protestanti che proprio in quei decenni iniziavano ad aprire a Milano dei loro luoghi di culto, sull'onda dell'immigrazione da Svizzera e Germania.
I suoi mobili erano così descritti nel 1896: 

"Egli costrusse dei mobili d'uno stile originalissimo, che avevano del bizantino e del moresco, senza essere né l'uno, né l'altro, e dove certi cuoi pergamenati, certi legnami ageminati in metallo bianco, certe decorazioni in rame sbalzato e traforato, assumevano un'importanza mai avuta sino ad allora, nell'industria del mobiglio. 
E' vero che alcuni canterani e comodini da notte sembravano più rebus che mobili di uso quotidiano, data la difficoltà di trovare il modi di aprirli..."






Il successo del Bugatti fu però enorme, tanto che nel 1888 viene chiamato a Londra per l'Esposizione Italiana, dove ottiene ancora un gran successo e viene premiato col Gran diploma d'Onore.

Nel 1890 aprì un secondo laboratorio a Parigi, dove si sarebbe tenuta pochi mesi dopo l'Esposizione Universale e dove fu ovviamente invitato e premiato nuovamente con la Medaglia d'Argento.
E' il trionfo dell'Art Nouveau.
Rimase a Parigi per diversi mesi, dove progettò una statua per Charles Gounod.
All'inizio del 1891 fu chiamato a Londra da un nobile locale per arredare da cima a fondo il suo palazzo, infissi e boiserie comprese.


Il risultato fu pubblicato su tutte le riviste di settore europee e il Bugatti divenne molto conosciuto, tanto che uno dei principali saloni del Waldorf Astoria di New York, il "salone turco", sarà arredato con i suoi mobili.
Le sue opere vengono esposte anche ad Amsterdam e Anversa.





Lo scultore Giuseppe Grandi, autore dell'obelisco di piazza Cinque Giornate, fu suo amico e grandissimo estimatore.
Altri grandi amici ed estimatori del Bugatti furono Puccini, Rosa e Leoncavallo.

Il Bugatti si dedicava anche alla pittura, alla scultura e inventava strumenti musicali e per diletto progettava grandi edifici e teatri, di cui poi realizzava modellini in legno, progetta e decora ceramiche, tessuti e metalli.
Uno dei maggiori critici d'arte dell'epoca, Vittorie Grubicy de Dragon, giudicava l'intera produzione artistica del Bugatti, di altissimo livello, una sorta di Genio Rinascimentale delle Arti.



Rientrato a Milano, continuò a produrre mobili ma iniziò ad avere problemi economici, tanto che sul finire del '91 il Tribunale di Milano lo dichiarò insolvente e fallito, con una lunga lista di creditori.
Per sfuggire ai creditori emigra con la famiglia in Francia, a Parigi, dopo aver venduto lo studio di Milano.
Resta per cinque anni a Parigi, dove collabora con i Grandi Magazzini Dufayel e per Le Bon Marché, creando vasi e oggetti in metallo.
Nel 1896 torna infine a Milano, riesce a pagare i debiti e riapre il laboratorio, dove riscuote immediata successo, grazie all'uso di materiali pregiatissimi e al genio assoluto nel design.

Espone alla Mostra di Arti Decorative di Torino del 1902 e per lui è un vero trionfo.
Presenta la "Camera a chiocciola", una stanza costruita come un enorme guscio di chiocciola attorno ad un banco raffigurante la testa di quest'animale. Le giuria internazionale conferì il massimo riconoscimento a Bugatti.
La regina Elena di Savoia andò a visitare la mostra e volle incontrare assolutamente il Bugatti.
La regina si complimentò coll'artista e gli disse si amare profondamente il suo "stile moresco".
Il Bugatti non esitò un secondo:


«Maestà, questo non è stile moresco, questo è il mio stile!».




Nel 1899 un suo amico, lo scultore Paolo Troubetzkoy, lo raffigurò in una celebre scultura, oggi di valore enorme.
Nel 1903 decide di tornare a vivere in Francia, forse su invito del mercante Adrien Hèbrard, che gli commissiona oggetti e mobili che poi esporrà e venderà nella sua celebre galleria d'arte.
A Parigi avrà un nuovo incredibile successo come disegnatore di gioielli preziosi.
Nel 1904 lascia anche Parigi per trasferirsi a Pierrefonds, un minuscolo paesino nell'Oise, a nord di Parigi.
Si integra talmente bene che diverrà sindaco della città nel 1914 e continua a dilettarsi in tutte le arti.

Dei tre figli, il più giovane, Rembrandt Annibale Bugatti diviene in giovane età un apprezzato scultore, soprattutto di animali riprodotti dal vero; ma colpito da profonda depressione si suicida nel 1916 a Parigi.
La figlia Deanice rimase invece a vivere a Milano, unica della famiglia, morendovi nel 1932 e tre anni dopo è la volta dell'amata moglie Teresa.
Ritrovatosi solo a Pierrefonds, Carlo decide di trasferirsi dall'unico figlio rimastogli in vita, Ettore.



Questi, nel frattempo, dopo aver studiato Belle Arti a Brera assieme al fratello Rembrandt, si appassiona di meccanica e dei nuovi motori per tricicli e bicicli. 
A soli 17 anni si fa assumere come apprendista in una fabbrica di biciclette di Milano, la Prinetti e Stucchi, inventa due modelli di triciclo a motore e l'anno dopo progetta e realizza il suo primo veicolo a quattro ruote a motore, a cui seguirà, nel 1900 una vera e propria automobile, la Bugatti Tipo 2.

Nel 1902 la conglomerata alsaziana De Dietrich, specializzata da oltre due secoli nell'acciaio, chimica, finanza e farmaceutica, lo chiama a Reichshoffen come direttore della progettazione automobilistica, un nuovo ramo in cui la società vuole entrare.
Ettore Bugatti non ha ancora 21 anni e quindi è minorenne. Sarà così il padre, Carlo, a firmare per lui il primo contratto di lavoro.
A soli 28 anni, nel 1909, Ettore fonderà a Molsheim la sua casa automobilistica, diventata sinonimo di lusso e perfezione assoluti, la Bugatti.

Carlo, ormai con 79 primavere, si trasferì quindi a Molsheim in Alsazia, dove vivrà in un piccolo appartamentino nella grande villa di famiglia del figlio, diventato nel frattempo molto ricco.
Con la sua innata curiosità, passerà gli ultimi anni nelle enormi officine della Bugatti, discutendo di meccanica e ingegneria con gli operai del figlio.
Carlo Bugatti muore a Molsheim nel 1940, a 88 anni.



Le sue opere sono conservate in numerosi musei, tra i quali Museo d'Orsay a Parigi, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museo delle Arti Decorative del Castello Sforzesco di Milano, il Metropolitan Museumdi New York, il KGM di Dresda, il Furniture at Art Institute di Chicago, il Brooklyn Museum di New York, il Montreal Museum of Fine Arts di Montreal, il Kunstgewerbemuseum di Berlino e il Wolfson Collection di Miami.












Nel 2017 il film Alien Covenant di Ridley Scott, una delle scene iniziali vede uno dei protagonisti seduto sulla poltrona Trono di Carlo Bugatti.



A Milano, la città dove Carlo Bugatti nacque, studiò, creò e lungamente visse, esistono due strade che portano il suo cognome.
Via Ettore Bugati, strada quasi al Gratosoglio che porta il nome del suo celebre figlio e via Gaspare Bugatti, oscurissimo frate domenicano del Cinquecento, "noto" per aver scritto l'"Historìa universale di M. Gasparo Bugati milanese nella quale con ogni candidezza di verità si racconta brevemente e con bell'ordine tutto quel eh' è successo dal principio del mondo fino all'anno 1569".

Carlo Bugatti appare del tutto dimenticato dalla sua Milano.

Ritratto della nipote Lidia, 1937.
























Ritratto della moglie Teresa, 1935.


















La Bugatti 57SC Atlantic Coupe del 1938, universalmente reputata una delle auto più belle della storia delle quattro ruote; costruita in solo quattro esemplari, i due esemplari rimasti hanno un prezzo superiore ai 30 milioni di euro. Venne progettata da Gianroberto Maria Carlo Bugatti, detto Jean, nipote di Carlo e figlio del fondatore della casa automobilistica Ettore.
L'Atlantic fu una delle ultime auto disegnate da Jean, che morì nel 1939.



Corso Vittorio Emanuele II°

Quella che oggi è la strada principale di Milano, nasce quasi certamente in epoca Celtica; i Celti erano soliti avere come centro dei loro ...