mercoledì 13 febbraio 2019

Carlo Bugatti, genio rinascimentale

Carlo Bugatti nacque nel 1855 a Milano, in una benestante famiglia dove il padre Giovanni era un architetto con la passione per la scultura; la madre era Amelia Salvoni.Seguendo le orme paterne, studiò a Brera Belle Arti e poi all'École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi; durante gli anni a Brera divenne profondamente amico di un compagno di corso, il pittore divisionista Giovanni Segantini.
Era di carattere molto chiuso e riservatissimo.
Inizia a lavorare presso il noto ebanista Mentasti, nel suo laboratorio di via San Marco e alcuni anni dopo, nel 1880, si sposa con Teresa Lorioli da cui avrà 3 figli: Ettore Arco Isidoro, Deanice e Rembrandt Annibale.
Nel 1881 la sorella di Carlo, Luigia detta Bice, sposa Giovanni Segantini, di cui sarà la fedele compagna e musa per tutta la vita.

Nel 1888 riesce finalmente ad aprire una sua attività in via Castelfidardo 6 e inizia a produrre i mobili grazie ai quali diviene rapidamente conosciuto, anche grazie alla partecipazione alla Fiera delle Arti Decorative di Milano dello stesso anno.
Tra i suoi collaboratori, come decoratori, vi sono gli amici Giovanni Segantini, Emilio Longoni ed Eugenio Quarti, che diverranno poi tutti e tre celebri artisti.

Il Bugatti nonostante un carattere chiuso era però molto estroverso nell'arte e anche nell'abbigliamento.
In un periodo storico dove il conformismo alle regole vigenti era praticamente assoluto, anche in materia di vestiario e moda, il Carlo Bugatti girava per Milano con dei vestiti che lo facevano apparire un marziano.
Indossava sempre una lunga zimarra, un tipo di soprabito di origine spagnola, allora già fuori moda da almeno un secolo e in uso solo ai Pastori Anglicani e Protestanti.
Le zimarre del Bugatti si caratterizzavano anche per un profusione di grossi bottoni e un grosso colletto ricamato. Indossava anche un grosso cappello del tutto fuori moda e unico in tutta la città, un mezzo cilindro con falde larghissime e portava sempre la bionda barba molto lunga.
Chi non lo conosceva pensava fosse un pastore di una delle tante chiese protestanti che proprio in quei decenni iniziavano ad aprire a Milano dei loro luoghi di culto, sull'onda dell'immigrazione da Svizzera e Germania.
I suoi mobili erano così descritti nel 1896: 

"Egli costrusse dei mobili d'uno stile originalissimo, che avevano del bizantino e del moresco, senza essere né l'uno, né l'altro, e dove certi cuoi pergamenati, certi legnami ageminati in metallo bianco, certe decorazioni in rame sbalzato e traforato, assumevano un'importanza mai avuta sino ad allora, nell'industria del mobiglio. 
E' vero che alcuni canterani e comodini da notte sembravano più rebus che mobili di uso quotidiano, data la difficoltà di trovare il modi di aprirli..."






Il successo del Bugatti fu però enorme, tanto che nel 1888 viene chiamato a Londra per l'Esposizione Italiana, dove ottiene ancora un gran successo e viene premiato col Gran diploma d'Onore.

Nel 1890 aprì un secondo laboratorio a Parigi, dove si sarebbe tenuta pochi mesi dopo l'Esposizione Universale e dove fu ovviamente invitato e premiato nuovamente con la Medaglia d'Argento.
E' il trionfo dell'Art Nouveau.
Rimase a Parigi per diversi mesi, dove progettò una statua per Charles Gounod.
All'inizio del 1891 fu chiamato a Londra da un nobile locale per arredare da cima a fondo il suo palazzo, infissi e boiserie comprese.


Il risultato fu pubblicato su tutte le riviste di settore europee e il Bugatti divenne molto conosciuto, tanto che uno dei principali saloni del Waldorf Astoria di New York, il "salone turco", sarà arredato con i suoi mobili.
Le sue opere vengono esposte anche ad Amsterdam e Anversa.





Lo scultore Giuseppe Grandi, autore dell'obelisco di piazza Cinque Giornate, fu suo amico e grandissimo estimatore.
Altri grandi amici ed estimatori del Bugatti furono Puccini, Rosa e Leoncavallo.

Il Bugatti si dedicava anche alla pittura, alla scultura e inventava strumenti musicali e per diletto progettava grandi edifici e teatri, di cui poi realizzava modellini in legno, progetta e decora ceramiche, tessuti e metalli.
Uno dei maggiori critici d'arte dell'epoca, Vittorie Grubicy de Dragon, giudicava l'intera produzione artistica del Bugatti, di altissimo livello, una sorta di Genio Rinascimentale delle Arti.



Rientrato a Milano, continuò a produrre mobili ma iniziò ad avere problemi economici, tanto che sul finire del '91 il Tribunale di Milano lo dichiarò insolvente e fallito, con una lunga lista di creditori.
Per sfuggire ai creditori emigra con la famiglia in Francia, a Parigi, dopo aver venduto lo studio di Milano.
Resta per cinque anni a Parigi, dove collabora con i Grandi Magazzini Dufayel e per Le Bon Marché, creando vasi e oggetti in metallo.
Nel 1896 torna infine a Milano, riesce a pagare i debiti e riapre il laboratorio, dove riscuote immediata successo, grazie all'uso di materiali pregiatissimi e al genio assoluto nel design.

Espone alla Mostra di Arti Decorative di Torino del 1902 e per lui è un vero trionfo.
Presenta la "Camera a chiocciola", una stanza costruita come un enorme guscio di chiocciola attorno ad un banco raffigurante la testa di quest'animale. Le giuria internazionale conferì il massimo riconoscimento a Bugatti.
La regina Elena di Savoia andò a visitare la mostra e volle incontrare assolutamente il Bugatti.
La regina si complimentò coll'artista e gli disse si amare profondamente il suo "stile moresco".
Il Bugatti non esitò un secondo:


«Maestà, questo non è stile moresco, questo è il mio stile!».




Nel 1899 un suo amico, lo scultore Paolo Troubetzkoy, lo raffigurò in una celebre scultura, oggi di valore enorme.
Nel 1903 decide di tornare a vivere in Francia, forse su invito del mercante Adrien Hèbrard, che gli commissiona oggetti e mobili che poi esporrà e venderà nella sua celebre galleria d'arte.
A Parigi avrà un nuovo incredibile successo come disegnatore di gioielli preziosi.
Nel 1904 lascia anche Parigi per trasferirsi a Pierrefonds, un minuscolo paesino nell'Oise, a nord di Parigi.
Si integra talmente bene che diverrà sindaco della città nel 1914 e continua a dilettarsi in tutte le arti.

Dei tre figli, il più giovane, Rembrandt Annibale Bugatti diviene in giovane età un apprezzato scultore, soprattutto di animali riprodotti dal vero; ma colpito da profonda depressione si suicida nel 1916 a Parigi.
La figlia Deanice rimase invece a vivere a Milano, unica della famiglia, morendovi nel 1932 e tre anni dopo è la volta dell'amata moglie Teresa.
Ritrovatosi solo a Pierrefonds, Carlo decide di trasferirsi dall'unico figlio rimastogli in vita, Ettore.



Questi, nel frattempo, dopo aver studiato Belle Arti a Brera assieme al fratello Rembrandt, si appassiona di meccanica e dei nuovi motori per tricicli e bicicli. 
A soli 17 anni si fa assumere come apprendista in una fabbrica di biciclette di Milano, la Prinetti e Stucchi, inventa due modelli di triciclo a motore e l'anno dopo progetta e realizza il suo primo veicolo a quattro ruote a motore, a cui seguirà, nel 1900 una vera e propria automobile, la Bugatti Tipo 2.

Nel 1902 la conglomerata alsaziana De Dietrich, specializzata da oltre due secoli nell'acciaio, chimica, finanza e farmaceutica, lo chiama a Reichshoffen come direttore della progettazione automobilistica, un nuovo ramo in cui la società vuole entrare.
Ettore Bugatti non ha ancora 21 anni e quindi è minorenne. Sarà così il padre, Carlo, a firmare per lui il primo contratto di lavoro.
A soli 28 anni, nel 1909, Ettore fonderà a Molsheim la sua casa automobilistica, diventata sinonimo di lusso e perfezione assoluti, la Bugatti.

Carlo, ormai con 79 primavere, si trasferì quindi a Molsheim in Alsazia, dove vivrà in un piccolo appartamentino nella grande villa di famiglia del figlio, diventato nel frattempo molto ricco.
Con la sua innata curiosità, passerà gli ultimi anni nelle enormi officine della Bugatti, discutendo di meccanica e ingegneria con gli operai del figlio.
Carlo Bugatti muore a Molsheim nel 1940, a 88 anni.



Le sue opere sono conservate in numerosi musei, tra i quali Museo d'Orsay a Parigi, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museo delle Arti Decorative del Castello Sforzesco di Milano, il Metropolitan Museumdi New York, il KGM di Dresda, il Furniture at Art Institute di Chicago, il Brooklyn Museum di New York, il Montreal Museum of Fine Arts di Montreal, il Kunstgewerbemuseum di Berlino e il Wolfson Collection di Miami.












Nel 2017 il film Alien Covenant di Ridley Scott, una delle scene iniziali vede uno dei protagonisti seduto sulla poltrona Trono di Carlo Bugatti.



A Milano, la città dove Carlo Bugatti nacque, studiò, creò e lungamente visse, esistono due strade che portano il suo cognome.
Via Ettore Bugati, strada quasi al Gratosoglio che porta il nome del suo celebre figlio e via Gaspare Bugatti, oscurissimo frate domenicano del Cinquecento, "noto" per aver scritto l'"Historìa universale di M. Gasparo Bugati milanese nella quale con ogni candidezza di verità si racconta brevemente e con bell'ordine tutto quel eh' è successo dal principio del mondo fino all'anno 1569".

Carlo Bugatti appare del tutto dimenticato dalla sua Milano.

Ritratto della nipote Lidia, 1937.
























Ritratto della moglie Teresa, 1935.


















La Bugatti 57SC Atlantic Coupe del 1938, universalmente reputata una delle auto più belle della storia delle quattro ruote; costruita in solo quattro esemplari, i due esemplari rimasti hanno un prezzo superiore ai 30 milioni di euro. Venne progettata da Gianroberto Maria Carlo Bugatti, detto Jean, nipote di Carlo e figlio del fondatore della casa automobilistica Ettore.
L'Atlantic fu una delle ultime auto disegnate da Jean, che morì nel 1939.



2 commenti:

  1. Penso sarebbe ora che il Comune di Milano gli dedicasse una via.

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  2. Nemo propheta in patria. Carlo Bugatti così riconosciuto in Francia da considerarlo quasi Francese, è ignorato in Italia. Con questo commento apro una raccolta firme da presentare al Comune di Milano per auspicare la decisione di dedicargli una via.

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