venerdì 15 febbraio 2019

La Bestia Feroce che divorava i bambini


L'estate del 1792 venne ricordata dai milanesi come l'Estate della Bestia Feroce; le cronache dell'epoca raccontano di come oltre una dozzina di bambini e ragazzi nelle campagne appena fuori dai Bastioni Spagnoli furono aggrediti, sbranati e uccisi. Altri ancora finirono gravemente feriti.
Erano secoli in cui erano ancora forti le superstizioni e le credenze popolari, soprattutto tra chi viveva fuori dalle Mura, tra le ortaglie, i campi e i boschi, magari nei tanti piccoli borghi rurali che punteggiavano la campagna milanese.
Draghi, lupi giganteschi, orrendi mostri popolavano le notti buie, i racconti e le storie che si narravano.
Si narrava di un terribile essere, il Milò, che vagava nelle strade di notte e chi lo incontrava veniva cinto da un abbraccio terribile, gli veniva succhiato il sangue e rimaneva poi come paralizzato per tre giorni, una specie di vampiro padano.
Ma a terrorizzare i popolani erano soprattutto i lupi, una paura giustificata dalla realtà, dai continui attacchi ai greggi e ai seppur rari attacchi agli uomini, un terrore che portò a mitizzare l'animale.

Il lupo è un animale totemico per praticamente tutte le culture che ci convivono. Nel nord Europa decine di nomi propri di persona derivano da "wulf", la radice comune in praticamente tutte le lingue nordiche; lo stesso accadde nel sud Europa, pensiamo al nome Lupo, che fu di uso abbastanza comune nel Medioevo.
Con la civilizzazione portata dall'Impero Romano, con la costruzione dei limes, dei valli e delle mura, con la realizzazione di strade con posti di guardia e taverne ogni pochi chilometri e con gli intensi traffici tra tutte le parti dell'Impero, i lupi per quasi mezzo millennio rimasero confinati alle aree più selvagge e montuose.
Con la caduta dell'Impero, l'arrivo dei barbari e l'inizio delle pestilenze, la popolazione dimiunuì notevolmente, molti villaggi furono abbandonati, così come vastissime aree un tempo coltivate. Le strade tornarono ad essere insicure e la natura in breve tempo riconquistò i suoi spazi. Nel Medioevo le foreste ricoprivano praticamente tutta Europa e nei boschi prosperavano i lupi, che in breve tempo divennero un vero e proprio terrore per gli esseri umani.
Le aggressioni verso animali e umani continuarono per tutti i secoli successivi, diminuendo gradualmente solo con l'aumento della popolazione dopo il termine dei lunghi secoli segnati dalla peste, e con l'industrializzazione del XIX secolo.
Milano non fa eccezione. Le cronache riportano di ragazzini sbranati nel 1462 nel contado del Martesana, il Vimercatese di oggi, altri bambini divorati nel 1528, altri ancora, ben 5, uccisi e mangiati in Brianza, a Misinto, nel 1575, altri 4 divorati a Bellusco nel 1656 e altri ancora in Brianza nel 1679.

Sul finire del Settecento i lupi rappresentano quindi ancora una minaccia reale per gli abitanti del mondo extra-urbano.
Le campagne tra Milano, Novara e Varese furono soggette ad attacchi di lupi nel 1728, quando un "lupo mannaro" fece strage di uomini e donne, tanto da obbligare i contadini a muoversi solo in gruppi armati e solo di giorno; a Milano furono affissi manifesti per avvertire la popolazione di non viaggiare da sola e disarmata in quelle lande, manifesti che ritraevano la diabolica Bestia antropofaga, metà lupo, metà maiale, con luciferine corna.

"Ritratto della Fiera Bestia veduta sul contado di Novara dove ha fatto e sta facendo strage di uomini e donne di ogni età, particolarmente nel territorio di Olegio, di Ghemine, di Momo e di Barengho, già come si è ragguagliato da lettere e notizie riportate nella pubblica Gazzetta di Milano numero 26 del 30 giugno 1728".

Nel 1740 una "fiera bestia" aggredì e sbranò diversi uomini in più punti fuori dalle Mura; probabilmente si trattava di più branchi di lupi che si aggiravano in punti differenti del contado, ma il popolo ne parlò come di un unico gigantesco lupo, che camminava nella neve senza lasciare tracce!

Tra il 1764 e il 1767 in Francia accaddero i terribili fatti legati alla Bestia del Gévaudan, un distretto della Francia centrale, dove in poco più di tre anni furono aggrediti e divorati 136 persone, per lo più bambini e ragazzi, quasi 300 i casi di aggressione. Dovette intervenire l'esercito e solo dopo intensissime battute di caccia furono uccisi due enormi lupi antropofagi.
Le notizie e le storie circa la Bestia del Gévaudan fecero il giro d'Europa in breve tempo, terrorizzando le popolazioni rurali.

In rosso le vittime della Bestia Feroce, in blu i casi accertati di aggressioni e avvistamenti. Milano 1886

In Italia il culmine lo si raggiunse però nell'estate del 1792, quando a causa di precipitazioni violentissime sulle Alpi e le Prealpi, un calo delle temperature fortissimo e all'arrivo della neve già nei primi giorni di luglio, molti lupi scesero in pianura per cercare cibo e un clima migliore.
La prima vittima fu Giuseppe Antonio Gaudenzio, dodici anni; il 4 luglio 1792 stava pascolando l'unica vacca di proprietà della sua povera famiglia nei boschi e nelle radure tra Milano e Cusago.
La sera il bambino e la vacca non tornarono nel cascinale di famiglia.
Il giorno dopo il padre, cercandolo disperatamente, trovò solo la vacca.
Solo alcuni giorni dopo vennero ritrovati dei resti umani e i vestiti insanguinati.

La città di allora è ancora circondata di fittissime foreste, come il Bosco della Merlata, e il Bosco delle Grovane (oggi Parco delle Groane); ed è proprio in quelle aree a nord ovest e ovest della città che avvengono uno dopo l'altro gli agguati ai bambini.
Il lupo viene soprannominato "la Belva Feroce".
Si susseguono avvistamenti della Belva, che rapidamente assume sembianze soprannaturali e dimensioni incredibili.
Le descrizioni dell'epoca raffigurano un animale simile un po' ad un lupo, un po' ad un chinghiale, e anche ad una jena.
Pochi settimane prima, infatti, erano state esposte in uno di quei circhi temporanei, gestito da un certo Bartolomeo Cappellini, molto di moda allora, due jene, vive, tra il gran stupore dei milanesi, che mai ne avevano viste.
Il primo sospetto fu ovviamente per le due belve esotiche, magari una era scappata dalla gabbia. Ma il Cappellini era ripartito. Venne rintracciato solo alcuni giorni dopo mentre si esibiva a Cremona. Ma con sé aveva una sola jena. L'altra sostenne fosse fuggita, poi dopo un altro interrogatorio, disse d'averla venduta ad uno sconosciuto e il giorno dopo fuggì in Veneto e da lì scomparve lasciando i territori degli Asburgo.

Rapidamente la notizia circolò in tutta la città e la jena sparita divenne automaticamente "la Belva Feroce".

Le aggressioni continuarono e quattro giorni dopo, nei campi a nord di Cusago quattro bambini vedendo arrivare un lupo si rifugiarono su un albero.
Pensando che il lupo se ne fosse andato, uno di loro, Carlo Oca, di 8 anni, scese dall'albero e fu prontamente attaccato dal lupo che lo trascinò nella foresta dove lo divorò.
La popolazione di Cusago e Limbiate organizzò una battuta di ricerca e il corpo straziato fu ritrovato nello stesso giorno.
Il 10 luglio fu la volta di Giuseppina Sauracchi, una bambina di 10 anni che fu aggredita e divorata tra Corbetta e Milano.
Nelle settimane successive le aggressioni da parte di lupi, o di quel lupo, continuarono. Vari contadini furono aggrediti ma per fortuna nessuno rimase ucciso.
Fu allora che la Conferenza Governativa mise una taglia di 50 zecchini per chiunque fosse uscito a catturare o uccidere la "Belva Feroce".

In pochi giorni le campagne del nord ovest diventano un enorme circo di caccia. Migliaia di cacciatori o presunti tali distruggono campi e coltivazioni in cerca della Belva, ma almeno ottengono il risultato di fermare le aggressioni.

In quella seconda metà di luglio le aggressioni da parte della belva si fermano, ma non l'isteria collettiva. 
Una vacca con legato un foulard sul capo viene scambiata per la Bestia a Corbetta, mentre a Villacortese una capra estremamente pelosa e senza corna viene quasi ammazzata pensando sia il mostro.
Altre due vole invece viene avvistata realmente la Bestia, prima in un campo a Cesano Maderno, poi a Cusago in un fitto bosco e a Desio, dove una contadina di nome Rosanna riesce anche a spararle, mancandola.

La taglia sulla Bestia fu alzata a 150 zecchini il 24 luglio e tutti i nobili milanesi, proprietari di enormi terreni fuori dalle mura, promisero laute ricompense se la Bestia fosse stata uccisa sui terreni di loro proprietà.
Visto però l'insuccesso, la ricompensa fu portata a 200 zecchini.
Quando però la pressione da parte dei cacciatori inizia ad attenuarsi, ecco che la Bestia torna a colpire.
Il 1° di agosto, nei boschi presso Senago, un gruppo di bambini viene aggredito da un lupo, che cattura Antonia Maria Beretta, di 8 anni, e la sbrana.
La bambina viene incredibilmente ritrovata ancora viva, nonostante abbia oltre 45 morsi nel suo corpicino. Morirà per le ferite e le infezioni pochi giorni dopo.
Si susseguono intanto avvistamenti di bestie quasi mitologiche e gigantesche.
Si organizzano preghiere collettive, si effettuano veglie e processioni, vengono lasciati carogne di animali riempite di veleno nei campi, sperando di avvelenare la Bestia.
Il 3 agosto il piccolo Domenico Cattaneo viene aggredito nei campi a sud di Senago e sbranato; il giorno dopo, la mattina del 4 agosto, Giovanna Sada, di 10 anni viene aggredita mentre cammina in una strada tra i campi.
Viene uccisa e sbranata.

Il 7 agosto la Bestia è ormai praticamente a meno di un chilometro dalle Mura di Milano. Aggredisce presso la Cascina San Siro, odierna piazza Zavattari, una bambina di 12 anni, Regina Mosca, mentre la sorellina di 8 riesce a fuggire. La bambina viene ritrovata con la gola divorata e i cacciatori trovarono poi il punto dove la Bestia passava la notte, in mezzo ad un campo di grano turco, non lontano dalla cascina.
In tarda serata, nella stessa giornata, la "Bestia Feroce" aggredisce Dionigi Giussano, di 12 anni a Boldinasco, l'odierna Piazza Kennedy.
Un contadino che si trovava in un campo vicino, sentendo le grida disperate del bambino, accorre e mette in fuga il lupo, salvando Dionigi che riporta solo lievi ferite.

L'amministrazione ingaggia un nutrito gruppo di cacciatori della Valsassina, che dietro diaria giornaliera iniziano a perlustrare il contado.
Vengono anche distribuiti fucili, alabarde, asce, picche e qualunque altra arma a chiunque ne faccia richiesta.
Migliaia di milanesi escono dalle Mura a caccia della "Bestia Feroce".
Per una settimana sembra tornata la calma. Si hanno voci di avvistamento di "bestie feroci" in posti parecchio lontani, verso l'Adda e, più vicino alle Rottole (oggi piazza Udine), tanto che il municipio smette di pagare i cacciatori della Valsassina e li rimanda indietro.

Ma appena la pressione dei cacciatori diminuisce, ecco che la Bestia torna a colpire: il 16 agosto infatti aggredisce un gruppo di tre ragazzine che stavano pascolando delle vacche a Barlassina, molto più a nord rispetto a tutte le altre aggressioni.
Anna Maria Borghi, di 13 anni, riesce a far fuggire le due sorelle più piccole, affrontando il lupo e cercando di ammansirlo dandogli del pane. La ragazzina fu ritrovata da un contadino, Francesco Tanzi, chiamato dalle sorelle; avvicinatosi alla radura vide il lupo che le stava divorando la gola; il Tanzi gridò e la Bestia, lentamente se ne andò.
Anna Maria Borghi morì poco dopo per le gravissime ferite.

Il giorno seguente, il 18 agosto, la curia ambrosiana decide di indire tre giorni di preghiere nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Gli avvistamenti della Bestia ormai erano numerosi e veniva descritta più o meno da tutti come lunga circa 130 cm per 90 alla spalla. Un lupo di grossa taglia, ma ecco che il 19 agosto arriva all'amministrazione cittadina una lettera che fa più luce sul dramma in corso.

La lettera è firmata da Sua Eccellenza il Marchese Massimiliano VI Stampa di Soncino, Grande di Spagna e Maestro delle Cerimonie dell'Ordine della Corona Ferrea. 
Gli Stampa erano una delle famiglie nobili più autorevoli e ricche di Milano; la lettera venne quindi tenuta in massima considerazione. Possedevano terreni e castelli in mezza Lombardia, Soncino, Muggiò, Arcore, Melzo, Gorgonzola, Rivolta d'Adda, ma soprattutto possedevano il Castello di Cusago ed erano i signori locali e il caso della Bestia Feroce erano iniziato proprio sui terreni dei Marchesi Stampa.

Il Marchese scrisse che il giorno 18 lo informarono di un'aggressione accaduta nei pollai delle cascine di Cusago; vari polli e galline uccisi e alcuni scomparsi. Andato da Milano a Cusago, l' verificò che le impronte lasciate nel fango non erano di volpe bensì di lupo. E non di un solo lupo, ma di due, con dimensioni delle zampe notevolmente differenti.
Fece quindi suonare la campana d'allarme, per radunare tutti i contadini nei cascinali e nel castello, poi niziò una battuta di caccia assieme ai suoi fattori.
Si diressero verso il fitto Bosco di Trezago e li ritrovarono le interiora dei polli, poi si diressero verso i campi e le cascine della Biscona.
Ma fu in un piccolo bosco nei pressi che lo Stampa fece circondare gli alberi da uomini armati e lui, con lo schioppo, si addentrò nella boscaglia. Giunto al centro del piccolo bosco vide i due lupi, mirò e sparò al più vicino, ma lo schioppo si inceppò.
I due lupi riuscirono a fuggire e così li descrisse:


"Le Bestie sono della seguente figura. La più grossa è tutta rossiccia con una striscia bianca sotto il ventre: ha la testa simile a quella di un vitello; occhi grossi, e grandi, coda sottile, e riccia, con un fiocco di pelo bianco in cima, e piuttosto lunga e fa sbalzi nel fuggire come un Capriuolo: l' altra più piccola, eguale ad un grosso cane di colore cenericcio piuttosto biscione, cioè a strisce ondeggianti con coda corta, e testa grossa, ed il muso simile a quello di un majale, magra di vita, e questa è una Bestia molto brutta a vedersi, laddove la più grossa, è molto bella, e ben fatta".
Da settimane sui maggiori giornali dell'epoca, vengono suggerite soluzioni per catturare la Bestia, trappole di ogni genere e foggia ma è solo con l'intuizione di due milanesi, Giuseppe Comerio e don Filippo Rapazzini che si arriva alla vera svolta.
I due scrivono una lettera all'amministrazione comunale, descrivendo una "fossa lupaja", una trappola per catturare viva la Bestia.

Dopo l'intervento da parte del Marchese Stampa l'amministrazione austriaca di Milano decide di dare una sterzata al problema; il plenipotenziario dell'Imperatrice Maria Terese a Milano, era Emanuele De Khevenhüller, nobili della Carinzia, consiglieri speciali degli Imperatori e da diversi decenni mandati a Milano per governare il "gioiello della corona", il ricchissimo Lombardo-Veneto.

Emanuele De Khevenhüller incaricò uno dei suoi funzionari migliori, dandogli l'incarico di risolvere la situazione, uccidendo la Bestia; il suo nome era Cesare Beccaria.

Cesare Beccaria Bonesana, marchese di Gualdrasco e di Villareggio era un giurista, filosofo, economista e letterato, considerato tra i massimi esponenti dell'Illuminismo italiano. Vent'anni prima aveva dato alle stampe "Dei delitti e delle pene", che nel giro di pochi anni venne considerato un capolavoro assoluto da tutti i maggiori pensatori europei e americani.
Da alcuni anni il Beccaria, docente universitario, lavora come funzionario di massimo livello nell'amministrazione austriaca di Milano e del Lombardo-Veneteo.
Si stava occupando di una riforma del sistema metrico del Lombardo-Veneto.



Il Beccaria legge così le lettere ricevute da Giuseppe Comerio e don Filippo Rapazzini, li convoca e decide di sposare la loro idea.

Il 20 agosto il Beccaria dirama un annuncio dove sospende tutte le battute di caccia e annuncia la costruzione di almeno 30 "fosse lupaje" nei boschi e campi dove la Bestia ha colpito o è stata avvistata.
"Arluno, Asiano, Bollate, Brughiera di Grovana, Cagnola, Caronno, Cassina Pertusella, Cassina del Pero, Cassina de' Comini, Cesate, Cesano Boscone, Colombara di Casa Mellerio, Cusago, Garbagnate, Lampugnano, Limbiate, Musocco, Niguarda, Origgio, Paltanè, Quarto, Quinto, Rho, Roserio, Sedriano, San Siro, Trenno, Villa Oppizzone."

Il 21 agosto la Bestia compisce nel fitto bosco della Chiappa Grande, a nord est di Cusago, ancora nei terreni degli Stampa. Cattura e sbrana Giuseppina Re, di 14 anni. 
Viene immediatamente organizzata una battuta da parte dei contadini e pastori di Cusago. In piena notta, presso il fontanile La Grata, viene avvistata la Bestia che ancora sta divorando il corpo di Giuseppina.
Il giorno dopo, il 22, la Bestia si sposta a Terrazzano, vicino a Rho, e cattura e strazia la piccola Maria Antonia Rimoldi.
Incredibile la dinamica di questa aggressione. Maria, di 6 anni, e il fratellino di 5, stanno a poca distanza dalla casa, che si affaccia su fitti campi di granoturco, da cui esce con passo lento la Bestia.
Si avvicina ai bambini, che pensandola un cane, arrivano addirittura ad accarezzarla. 
La Bestia acchiappa per la gola la piccola Maria e la trascina, tra le urla, nel fitto del campo.
Accorre un cugino che, disarmato, non fa altro che chiamare aiuto. Giunge un altro contadino, Carlo Bianchi, che seppure disarmato inizia a rincorrere la Bestia. Dopo circa 500 metri l'animale lascia la piccola Maria, col collo squarciato.
Dopo un'agonia di alcune ore la piccola morirà dissanguata. 
La sera successiva, il 23 agosto, la Bestia aggredisce un contadino che stava tornando a casa, a cavallo, percorrendo la strada tra Rho e Leinate (Lainate, oggi). Sbuca dal bosco e si avventa sul piede dell'uomo, che per fortuna sua, calza forti e resistenti stivali di pelle. L'uomo frusta la Bestia e fortunatamente cade da cavallo dall'altro lato.
La Bestia ha un attimo di esitazione, permettendo all'uomo di risalire a cavallo e di fuggire a tutta velocità verso Leinate.

Nei giorni seguenti la Bestia fu sentita ululare di notte dalle parti di Rho, ma poi furono trovati molti polli divorati dalle parti di Bareggio.
Nel frattempo erano state approntate le più di 30 "fosse lupaje", dei profondi pozzi a campana, circa 4 metri di profondità, ricoperti da un incannucciato con sopra zolle di terra e erba, sopra cui veniva posto un agnello o un pollo con le zampe legate.

Nei primi giorni di settembre non accadde nulla, se non l'uccisione di due grossi cani randagi, uno scambiato per la Bestia a Barlassiana e ucciso a colpi di archibugio, e un'altro caduto in una della "fosse lupaje".

Ma il 3 settembre la Bestia ricomparve proprio dove era stata vista l'ultima volta, a Leinate.
Nei terreni dei Marchesi Litta, si trovavano due giovani pastori, gemelli di 15 anni, Girolamo, e Giovanna Cosona a pascolare le vacche.
La Bestia uscendo dal fitto di un campo aggredì Girolamo alle gambe; questi reagì colpendo la belva sul muso e sugli occhi, tanto da farla desistere e attaccare la sorella Giovanna.
Girolamo, sotto shock iniziò a correre cercando aiuto, avendo visto in precedenza un contadino a poche decine di metri. Iniziò così a chiedere aiuto, ma il contadino, disarmato, vista la Bestia, fuggì a gambe levate verso il paese.


Girolamo allora corse dalla sorella che era stata azzannata al collo dalla Bestia. Iniziò a prenderla a calci e poi a tirarla per la coda, sino a quando la Bestia non lasciò la presa, fuggendo tra i campi.
Il contadino nel frattempo aveva lanciato l'allarma e decine di persone raggiunsero i gemelli.
Giovanna fu portata nella vicina Villa Litta, dove i Marchesi fecero immediatamente giungere da Milano i loro chirurghi e medici. 
Girolamo, incredibilmente era illeso, mentre a Giovanna vennero fatti ben 7 salassi... ma nonostante questa cura miracolosa... si salvò anche lei.
Il Marchese Litta donò ai due giovani alcune monete d'oro, per il loro coraggio.





Passarono così quasi due settimane senza più aggressioni o avvistamenti in tutto il contado.
Tra molto iniziò a crescere il timore che accadesse la stessa cosa del 1740, quando una belva simile uccise ancor più persone e, coll'arrivo dell'autunno e dell'inverno scomparve del tutto, per poi riapparire la primavera successiva e venire infine ammazzata mentre divorava altri sventurati.
Altri ancora sostenevano che visto il periodo le uve erano giunte a maturazione e senza dubbio, la Bestia stava con la pancia piena di acini, sdraiata a prendere sole, tra le colline dell'Oltrepò Pavese!
I famosi lupi fruttariani...
In quei giorni furono completate tutte le trappole e fu proprio in una delle ultime realizzate, in un vasto campo detto Crosazza della Pobbia, nei pressi della Cascina Comina, oggi la zona è occupata dal Cimitero Maggiore al Musocco, che cadde catturata la Bestia.

Era il 18 settembre e la voce si sparse rapidamente nel contado e a Milano. Migliaia di persone accorsero sino a Musocco per vedere la Bestia Feroce.
Dentro vi era un lupo, che da ore ululava disperatamente. Fu preso prima a pietrate dalla folla, poi colpito con delle lunge picche e infine, catturato con un lazzo, fu soffocato sollevandolo fuori dalla buca.
Sul posto giunse Don Rapazzini, che volle portare in città il cadavere della Bestia per poi farlo impagliare.
Tre testimoni o sopravvissuti alle aggressioni riconobbero in quel lupo la belva, ma fu poi fatto giungere da Leinate il giovane Girolamo Cosona, che solo pochi giorni prima aveva lottato con la Bestia.
Girolamo negò in modo assoluto che quello fosse lo stesso lupo che lo aveva aggredito. 
Le misurazioni di unghie e zanne del lupo non combaciavano assolutamente con le misure prese sui cadaveri delle vittime e infine, il giorno 20, la Bestia fu avvistata ancora una volta nei boschi vicino a Leinate.
Il lupo, fu poi poi accertato che si trattava di una lupa, fu poi sventrato, ma nel suo stomaco non furono ritrovati resti umani o degli abiti che aveva divorato incidentalmente.
Fu anche fatto notare che pareva un lupo normalissimo e non di quegli ibridi malvagi che all'epoca si consideravano del tutto normali, come un lupo mannaro o un lupo-orso.

I dubbi c'erano, le certezze erano poche, ma sono giorni parecchio complicati a Milano, in Lombardia e in Europa.
In Francia ferve la guerra, con le truppe Prussiane e Austriache (formate anche da molti lombardi e veneti) che combattono contro le armate rivoluzionarie di Francia e in Austria è appena salito al trono Francesco II°, dopo l'improvvisa e inaspettata morte del padre.

Tutti sperano vivamente che quel lupo sia la Bestia e vengono accontentati. Le aggressioni si fermano, gli avvistamenti, tranne alcuni dati dall'isteria ancora imperante, pure.
Il Beccaria però non è sicuro e lascia le "fosse lupaje" aperte sino all'estate del 1793.
Su pressione però del governo austriaco cedere e annunciare che la Bestia Feroce è morta.
Il lupo viene impagliato e donato a Comerio e Don Rapazzini, che nel giro di poche settimane organizzano un'esposizione della Bestia Feroce.
Affittano un salone in un palazzo affacciato su piazza del Duomo, un edificio oggi scomparso e che si trovava dove ora c'è la Rinascente.
Manifesti vengono affissi in tutta la città. L'ingresso costa 10 soldi a persona, e la ressa, almeno inizialmente è garantita.
Nel 1794 l'amministrazione austriaca, dopo aver constatato che la Bestia è effettivamente scomparsa, decide di pagare il premio per la taglia e Comerio e Don Rapazzini ricevono i 150 zecchini d'oro e pochi mesi dopo i due vendono il corpo imbalsamato della Bestia Feroce al Museo di Storia Naturale di Pavia, per ulteriori 12 zecchini d'oro.

L'arrivo del XIX secolo porta guerre e distruzione in tutta Europa, con i 15 anni filati di battaglie napoleoniche, ma anche il problema dei lupi continua a presentarsi.
Nel 1801 a Legnano si grida alla "Belva Feroce", poi è la volta di Limbiate e di Locate, per fortuna senza vittime. Dieci anni dopo un bambino viene sbranato da un lupo ad Arluno e nel 1816 una bambina ridotta in fin di vita a Gessate.

Nell'autunno del 1925, tanto è atavica la paura dei lupi negli uomini, iniziò a circolare a Milano la storia che un lupo fosse scappato dallo Zoo dei Giardini Pubblici.
Nel giro di pochi giorni gli avvistamenti di lupi a Milano, in pieno centro, si moltiplicarono e il lupo divenne un branco di lupi che si aggirava, a caccia, nei parchi cittadini.
Centinaia di cacciatori iniziarono a girare di notte armati e la situazione arrivò al grottesco quando una felice coppia, una mattina all'alba stava portando il proprio pastore tedesco a correre nei prati appena oltre i ponti delle ferrovia lungo l'odierno viale Forlanini.
Il povero cane venne colpito da un nugolo di pallettoni e pallini, sparati da una decina di cacciatori che si erano appostati in una roggia vicina per dar la caccia al temibile branco di lupi!

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