lunedì 25 febbraio 2019
La statua di Afrodite di via Nerino
La bellissima statua di Afrodite venne rinvenuta casualmente nel 1951, durante i lavori di costruzione di un nuovo palazzo in via Nerino al 12, all'angolo con via Torino.
Il palazzo precedente, forse colpito dai bombardamenti del 1943-44, venne demolito e, durante gli scavi per le nuove fondazioni, a una profondità di 3,5 metri, venne rinvenuto un muro di epoca romana.
Il muro aveva al suo interno, posta orizzontalmente e annegata nella malta, una statua di donna.
Insieme vennero rinvenuti marmi e pietre architettoniche e poco lontano, a 1,5 metri di profondità, un pavimento in cocciopesto.
Vicino al civico 10 di via Nerino venne invece rinvenuto un pavimento a mosaico.
La statua, in marmo pario, era acefala, con le braccia spezzate e mancava dei piedi ed era alta 110 centimetri. Era di ottima fattura e nonostante l'utilizzo "profano" non era particolarmente danneggiata o rovinata.
Si trattava palesemente di una figura femminile, con la gamba destra spostata in avanti, indossava uno splendido "himation" che fasciava la statua sulle gambe, sino alle caviglie e su tutto il dorso, lasciando scoperto la pancia e il seno, il tutto scolpito con un'armonia incredibile.
Questa statua ellenistica è l'unica rinvenuta in tutto il Nord Italia, ponendosi come un unicum oltre il fiume Po; solo frammenti o piccole statue sono state rinvenute a Piacenza, una Cleomene ateniese di probabile fattura romana e, ancora a Milano, una Venere rinvenuta in via San Dalmazio.
Probabilmente faceva parte della statuaria del Palazzo Imperiale di Massimiano, costruito nei primi secoli dopo Cristo e probabilmente demolito dai Goti di Uraia nel 538.
I Goti distrussero Milano, demolendo tutti gli edifici in muratura e bruciando quelli in legno. Gli uomini furono massacrati, mentre le donne ridotte in schiavitù
Forse, durante la susseguente ricostruzione della città, la splendida statua fu utilizzata per rinforzare un muro.
Gli archeologi si interrogarono su chi potesse essere la figura femminile rappresentata; le opzioni si ridussero a quattro, grazie al balteo che la statua porta.
Un balteo è una cintura di cuoio pendente dalla spalla destra verso il fianco sinistro, alla quale i soldati romani appendevano la spada.
Poteva quindi essere una Amazzone, la dea Artemide cacciatrice, una Musa musicista, Afrodite armata.
Ma le Amazzoni e Artemide cacciatrice sarebbero state ritratte con addosso un "chitoniskos", il corto abito greco usato in battaglia o a caccia e non con una lunga veste come lo "himation".
Quanto alle Muse, raramente mostravano nudità, al più una spalla scoperta, non certo i seni.
Rimaneva così l'opzione di una Afrodite armata, ritratta con forme generose e morbide, probabilmente da uno scultore greco in trasferta a Milano.
A sostegno dell'opzione di Afrodite venne fatto il paragone con una statua di Rodi di una Afrodite che si specchia, ritratta anch'essa con i seni nudi e forme morbide e un lungo "himation" e con una una Afrodite di Epidauro.
La statua fu presentata alla città di Milano il 16 ottobre del 1952, con una mostra al Circolo della Stampa; presentata erroneamente come una Venere, fu inizialmente scambiata per una copia romana.
L'allestimento prevedeva una base ruotante e una illuminazione dal basso all'alto. La mostra ebbe un enorme successo.
Quanto al pavimento a mosaico si trattava di un'opera abbastanza grossolana, risalente a III° secolo e simile ad alcuni mosaici ritrovati sul Celio a Roma.
Aveva piastrelle bianche e nere, rosa e azzurre, con disegni a cerchi con racchiuse croci, rombi e ottagoni.
Il sottofondo del mosaico era formato da materiali di risulta dalla demolizione di pre-esistenti edifici.
La statua è oggi conservata al Civico Museo Archeologico.
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