domenica 17 febbraio 2019

San Paolo in Compito: il governatore Aulus Gabinus, il prefetto Liprando, Dario Fo ed Enzo Jannacci, 2000 anni di storia di Milano

Tra le chiese scomparse di Milano, ve ne è una di cui non si possiedono né disegni, né incisioni o illustrazioni, nonostante fosse una delle più antiche chiese della città, sorta in uno dei punti più importanti della stessa: San Paolo in Compito.
Questa misteriosa chiesa si trovava esattamente sull'angolo occidentale tra corso Vittorio Emanuele II° e via San Paolo, dove oggi si trova il bel Palazzo Tarsis, splendido esempio di architettura neoclassica di inizio del XIX secolo.

La chiesa, sorta come cappella, potrebbe risalire, secondo una leggenda, direttamente al volere di Sant'Ambrogio nel IV secolo, che la fece costruire in quel punto per contrastare una antica tradizione pagana dei Romani che i celti di Mediolanum avevano fatto loro.

Il termine "compito" indicava letteralmente un "incrocio tra più strade", ma venne usato durante il primo secolo avanti Cristo per indicare anche i "Ludi Compitalicii", i Giochi Compitali.
Questi erano una festività a data mobile che si celebrava annualmente, a gennaio, in onore dei Lares Compitales (i Lari degli incroci), divinità protettrici della famiglia e degli incroci stradali, ai quali venivano elevati dei tempietti laddove si andavano a incrociare delle strade.
La tradizione dei Lares Compitales è probabilmente di origine ancor più antiche, risalendo infatti agli Etruschi e portata a Roma sotto Tarquinio Prisco.
I tempietti votivi agli incroci furono assorbiti dal Cristianesimo, che li fece suoi. Ancor oggi sono numerosissime le cappellette votive che si possono incontrare agli incroci stradali di mezza Europa.
Durante il periodo Repubblicano alla festa vennero aggiunti dei Giochi tra i giovani cittadini, che si sfidavano in prove di forza e destrezza.
I Giochi furono sospesi nel 58 a.C. e decaddero durante le Guerre Civili, per essere riportati in vita sotto Augusto che li riportò ai fasti precedenti.

A Milano i Lares Compitalia furono portati da Aulus Gabinus, colui che secondo la tradizione "rifondò" Mediolanum che, dopo la conquista del 222 a.C. era sostanzialmente rimasta una città celtica.
Aulo Gabino fu mandato a Mediolanum da Pompeo Magno, di cui Aulo era uno dei massimi sostenitori; il suo ruolo nella città della Gallia Cisalpina era quello di Governatore, che doveva assicurare l'ordine pubblico, riscuotere le tasse, garantire il rispetto delle leggi civili e religiose, amministrare la giustizia e difendere i limes, i confini, da possibili invasioni barbariche.
Aulo arrivò intorno al 70 a.C. a Mediolanum e secondo gli storici sotto il suo governatorato fu costruita la vera e propria città romana, affiancandola alla pre-esistente Medhelan dei Celti Insubri.
Aulo fece costruire il Capitolium, da dove governava, il Verzarium, un mercato dove avvenivano gli scambi di merce, un teatro, un ippodromo e un'arena dove si disputavano i giochi tanto cari ai cittadini romani e, infine, diede il via al "Compitum".
Come detto il termine "compitum" indicava letteralmente un incrocio, ma il "Compitum" era anche il punto in cui iniziava la centuriazione di un territorio e quindi anche il tracciamento della maglia viaria di una nuova città.
Il punto preciso ove iniziava la centuriazione era chiamato "umbelicus", per rimarcare la sua importanza.
Aulo Gabino non scelse a caso il nuovo "umbelicus" di Mediolanum, ma si rifece alla maglia stradale già realizzata dai Celti.
Come noto Medhelan, aveva il suo punto focale, il suo centro, il suo ombelico, nel grande ellisse che si trovava nell'area dell'attuale Piazza della Scala, con gli assi dell'ellisse che corrispondevano alle vie Manzoni/Scala/Santa Margherita/Cordusio/Cantù/San Sepolcro/Nerino (asse Est-Ovest) e alle vie del Lauro/Filodrammatici/Scala/Agnello/Beccaria (asse Nord-Sud).
Dal grande ellisse a radura, usato come luogo di adunata per prendere decisioni politico-religiose, partivano una serie di strade parallele agli assi e altre parallele all'ellisse.
La più importante di queste parallele era quella a sud, che esiste ancor oggi e mantiene un curioso andamento ad arco ed è facilmente visibile sulle mappe; si tratta del grande arco composto dalle vie Cordusio/Mercanti/Duomo/Vittorio Emanuele/San Babila.
Da questa via, già in epoca Repubblicana, cioè proprio quando arrivò a Mediolanum il governatore Aulo Gabino, partiva la strada per l'importante borgo di Crescentii Akos, poi diventato Crescenzago e da lì la strada per Bergamo e Brescia e tutta la Pianura Padana orientale.
Quando quindi Aulo dovette decidere il punto di partenza della centuriazione, e quindi l'ombelico dal quale fondare la nuova Mediolanum, decise di scegliere l'incrocio tra il prolungamento dell'asse Nord-Sud e con la più importante delle strade che uscivano dalla città.
L'incrocio tra le odierne vie San Paolo e Vittorio Emanuele II°; quello divenne il "Compitum" di Milano. L'ombelico.

E' quindi probabile che in quel punto lo stesso Aulo abbia fatto erigere un tempio per ricordare e celebrare il "Compitum" di Milano, e che proprio in quel punto, infatti, si celebrassero i Giochi e le festività dei Lares Compitales.

Non si sa se sia stato effettivamente Sant'Ambrogio a far costruire una cappella al posto di un forse ormai decrepito tempio, di sicuro la chiesa di San Paolo in Compito esisteva già intorno all'anno Mille e che anzi fu uno dei centri più importanti della Rivolta dei Patarini, un movimento popolare, guidato da alcuni preti milanesi che lottavano contro la simonia, il matrimonio dei preti e, in generale, contro la ricchezza e la corruzione morale delle alte cariche ecclesiastiche, in particolare degli arcivescovi di Milano di quel periodo storico.

Sant'Erlembaldo e Liprando, tra i capi della rivolta Patarina, furono entrambi legati alla chiesa di San Paolo in Compito e addirittura Liprando ne fu rettore.
Il Liprando viene ricordato dalla chiesa Ambrosiana per la sua lotta contro il vescovo di Milano, Pietro Grossolano da Savona, che accusava di simonia e di aver comprato la cattedra; le accuse gli costarono prima il taglio delle orecchie e  poi del naso.
Per dirimere la questione il prefetto di San Paolo in Compito si offrì di superare la prova del fuoco per mostrare che Dio era dalla sua parte.
E così il 25 marzo 1103 di fronte alla Basilica Maggiore, nell'odierna Piazza del Duomo, fu eretta una enorme catasta di legna, con un passaggio di alcune decine metri al di sotto, largo e alto poco più di un metro. Quando l'intera catasta ardeva violentemente, il prefetto Liprando vi entrò e sbucò dalla parte opposta senza bruciature, tra lo stupore della folla che gridò al miracolo.
Il vescovo Grossolano dovette lasciare subito Milano e fuggì a Roma, dove il Papa e il Concilio Lateranense lo ristabilirono sulla cattedra ambrosiana.
Provò a tornare a Milano, ma i Patarini, guidati da Sant'Erlembaldo e Liprando guidarono una serie di proteste, tanto che Grossolano dovette fuggire nuovamente.
La cattedra ambrosiana rimase vuota sino al 1112, quando i milanesi elessero come nuovo arcivescovo Giordano da Clivio.
Liprando morì l'anno successivo.
La via e la piazzetta Pattari, che si trovano esattamente dall'altro lato di Corso Vittorio Emanuele, di fronte a Palazzo Tarsis, dove un tempo si trovava San Paolo in Compito, erano il luogo dove si radunavano i Patarini.

Il prefetto Liprando ha lasciato a Milano anche una torre, la Torre di Liprando, eretta assieme alla chiesa della Santissima Trinità nel 1075, in un terreno di sua proprietà allora ben al di fuori delle Mura di Milano, appena ricostruite nel 1071 dopo le drammatiche distruzioni operate dal Barbarossa. Liprando era già allora in lotta con i vescovi di Milano, tanto che dovette chiedere la protezione del Papa Urbano II°, che con una Bolla Papale mise la chiesa della Santissima Trinità sotto la protezione diretta di Roma.
Affidata poi ai benedettini, la chiesa, la torre e la canonica sopravvissero per quasi mille anni, dando origine al Borgo degli Ortolani, che si sviluppò attorno ad essa.
Nel 1967-68 l'antica chiesa di Liprando e la canonica furono demoliti per motivi di viabilità. Rimase in piedi solo l'antica torre, ancor oggi esistente, seppure chiusa in un giardino condominiale di via Giannone 9 e di proprietà privata. E' il più antico campanile di Milano dopo quello di Sant'Ambrogio.

San Paolo in Compito era uno delle chiese più ricche e potenti di Milano, sin dall'Alto Medioevo, trovandosi nella parte più importante e prospera della città, dove avevano i loro palazzi e le loro torri praticamente tutte le famiglie più ricche.

Nonostante questa ricchezza la cappella prima e la chiesa poi furono sempre di dimensioni e architettura semplici se non addirittura modeste; fu trasformata in parrocchia nel Quattrocento e rettoria nel Cinquecento,
Nel 1512 venne ritrovata, durante alcuni scavi sotto la chiesa, un'immagine sacra della Vergine Maria; considerata miracolosa venne conservata in uno scurolo, un sacrario, sotto l'altare maggiore di San Paolo in Compito.Deputati al suo culto erano dodici scolari, amministratori di cospicue rendite impiegate nel dotare dodici fanciulle povere all'anno e nella distribuzione di pane, vino e denaro ai poveri nel giorno di San Bartolomeo.

Il 25 dicembre 1787 la parrocchia di San Paolo in Compito fu soppressa, e unita alla parrocchia di San Carlo al Corso e nel 1808 la chiesa fu sconsacrata per venire poi demolita nel 1812.
L'area dove sorgeva la chiesa rimase vuota per quasi 25 anni, sino a quando il conte Paolo Tarsis, di una antica famiglia di origine novarese, diede incarico all'architetto Luigi Clerichetti di costruire un palazzo per la sua famiglia.
Palazzo Tarsis, costruito tra il 1836 e il 1838, enorme edificio neoclassico, non solo è uno degli ultimi esempi di questo stile a Milano, ma è anche l'edificio più antico oggi sopravvissuto in Corso Vittorio Emanuele. E' ancor oggi abitato dalla famiglia Tarsis.


Nel 1964 Enzo Jannacci ha già raggiunto un enorme successo nel nord Italia, con le sue canzoni in dialetto milanese. Ha debuttato in televisione, ha suonato con Gaber e con maestri del jazz internazionale come Gerry Mulligan e Chet Baker, durante splendidi concerti al Capolinea e al Cà Bianca di Milano, ma la sua canzone in dialetto gli impedisce di raggiungere tutto il potenziale pubblico italiano. E' quindi l'amico Dario Fo a proporgli di incidere alcune canzoni in italiano e di iniziare un tour che compra tutta l'Italia e non solo il Nord.
Inizia così il Tour 22 Canzoni, con Jannacci e Fo sul palco; il primo spettacolo è il 30 settembre 1964 al Teatro Gerolamo.
Gli Archivi Rai hanno un prezioso video del concerto, con interviste a Jannacci e Fo; il giovane intervistatore della Rai è Piero Angela.
Tra le nuove canzoni proposte nello spettacolo vi è "Prete Liprando e il giudizio di Dio", proprio quel prefetto Liprando, il Patarino, della chiesa di San Paolo in Compito.
Il concerto del Teatro Gerolamo fu registrato e pubblicato nel 1965 come album live, uno dei primi della storia musicale italiana.



Prete Liprando e il giudizio di dio 
di Dario Fo ed Enzo Jannacci

 Landolfo, cronista del Millecento, ci ha tramandato le "Storie del Comune di Milano" fra cui questa del giudizio di Dio, protagonista prete Liprando. Noi abbiamo cercato di musicarla con un certo impegno, e la dedichiamo a tutti quelli - e sono tanti - che pur essendo testimoni di fatti importantissimi e determinanti dell'avvenire della civiltà, neanche se ne accorgono! 

Prete Liprando, ben visto dai poveri Cristi,

andò dall'arcivescovo Agiosolano, in Sant'Ambrogio:

"Sei ladro e simoniaco, - gli disse - 

venduto all'Imperatore, quel porco.." "Cus'ee?!? 
- disse l'Arcivescovo infuriato - 
Come ti permetti, prete? Sono ex-combattente;
ho fatto la prima crociata, e anche la terza!
(...la seconda no, perchè ero malato...)
Prete Liprando rispose: "Lo so, più d'una città hai conquistata;
lo so, più d'una città tu hai insanguinata;
e adesso, Milano tu vuoi, incatenata, vederla prostrata!"
"Liprando, a 'sto punto esigo il Giudizio di Dio:
dovrai camminare sui carboni (s'intende, ardenti!);
le fascine di legna, quaranta ("Quaranta?")
s'intende, le pago io. 
Se tu non uscirai per niente arrostito, 
io me ne andrò dalla città solo e umiliato,
e per giunta, appiedato!
"Prete Liprando, domani, al calar del sole
affronterà il Giudizio di Dio in Piazza Sant'Ambrogio!"
Quaranta fascine furono ammucchiate in una catasta;
la gente veniva fin da Venegòno e da Biandrate:
"Indietro, su, non spingete, per Diana!
C'è il fuoco, non lo vedete? " "Ma io non vedo niente;
non vedo un'accidente! Son venuto da Como per niente!"
"Tornate tutti a casa! Non se ne fa più niente! 

Il Papa, da Romas l'ha proibito: lo spettacolo è finito!"
"Ed io lo faccio lo stesso! - disse prete Liprando - 
ma le fascine, quaranta!- io non ce le ho!..."
...La gente portava le fascine fin da Biandrate;
facevano un sacco di fumo: la gente tossiva,
tossiva e piangeva, ma non si muoveva! 
Che popolo pio! Voleva vedere il Giudizio di Dio!
"Eccolo là!... Liprando è già pronto..." "Dove l'e?"
"L'è là in fondo... È pallido, ha paura!...
Ha i piedi spogliati!... Che piedi lunghi!..."
La brace è rossa, e rosse son tutte le facce...
stan tutti con gli occhi sbarrati...
"Anch'io li ho sbarrati, però non vedo niente!"
È entrato in mezzo ai carboni senza guardare: 
è dentro, è tutto sudato, ma non è bruciato...
due donne son svenute! Una ha partorito,
ma in buona salute... 
"Dai, non spingete!" "...ma io non vedo niente!"
"Ecco, è arrivato; Dio l'ha salvato!"
"Gloria a Liprando, che Milano ha salvato!"
"L'arcivescovo è scappato" ("Gloria a Liprando!")
"L'avete veduto!" ("Gloria a Liprando!")
"Il cavallo s'è impennato!..." ("Gloria a Liprando!")
"Ecco, è cascato!..." ("Gloria a Liprando!")
"S'è mezzo massacrato!" ("Gloria a Liprando!")
"...e io non ho visto niente!" ("Gloria a Liprando!")
"Non ho visto un accidente!" ("Gloria a Liprando!")
"Son venuto da Como per niente! Per nienteeee! ("Gloria a Liprando!")

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