mercoledì 13 febbraio 2019

Martedì 30 giugno 1868, quell'incontro tra Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi


Due dei più autorevoli, capaci e stimanti italiani di ogni epoca e illustrissimi milanesi, vivevano, nel 1868, a poche decine di metri l'uno dall'altro. Il Manzoni nel suo palazzo di Piazza Belgiojoso, il Verdi in contrada del Monte Napoleone; nei decenni precedenti, a cavallo dell'Unità d'Italia, entrembi erano diventati famosissimi e, probabilmente, assieme a Giuseppe Garibaldi, erano i tre italiani più noti, conosciuti e stimati dell'epoca.



Nonostante una vicinanza di residenza il Manzoni e il Verdi non si erano mai conosciuti.
Fu così la contessa Clara Maffei che organizzò nel suo celebre salotto, a Palazzo Olivazzi, in via Bigli al 21, un incontro tra i due grandi milanesi.

Il Manzoni aveva già 83 anni, mentre il Verdi solo 55.
Su input della Maffei, nel maggio del 1867, il Manzoni scrisse un bigliettino che ella poi consegnò al Verdi.



La Maffei fece nel frattempo incontrare la moglie del Verdi, Giuseppina Strepponi, della quale era amica da tanti anni, al Manzoni; il Verdi, che era a Parigi per lavoro, avendo stima enorme nei confronti dello scrittore, rispose rapidamente con una lunga lettera che fece recapitare alla contessa.

"Quant'invidio mia moglie d'aver sito il Grande! Ma io non so, se, anche venendo a Milano, avrò il coraggio di presentarmi a Lui. Voi ben sapete quanta e quale sia la mia venerazione per quell'Uomo che, secondo me, ha scritto non solo il più gran bel libro della nostra epoca, ma uno dei più grandi libri che siano mai usciti da cervello umano. 
E non è solo un libro, ma una consolazione per l'umanità.
Io avevo 16 anni quando lo lessi per la prima volta. Da quell'epoca ne ho letti pur molti altri, su cui l'età avanzata ha modificato o cancellato i giudizi degli anni giovanili, ma per quel libro il mio entusiasmo dura ancora uguale. Anzi conoscendo meglio gli uomini, si è fatto migliore..."

Il Manzoni riceveva ormai pochissime visite; oltre che ad una ragguardevole età, soffriva da tutta la vita di agorafobia, balbuzie nervose, crisi di panico violentissime.
La Maffei dovette così pazientare diversi mesi prima di riuscire ad organizzare l'incontro.
Martedì 30 giugno 1868, Giuseppe Verdi varcò la soglia del palazzo di Piazza Belgiojoso.
L'incontro fu lungo e totalmente privato e non vi sono resoconti di cosa si siano detti.
Esiste un biglietto di ringraziamenti da parte del Verdi alla Maffei:

"...cosa potrei dirvi di Manzoni? Come spiegarvi la sensazione dolcissima, indefinibile, nuova, prodotta in me, alla presenza di quel Santo, come voi lo chiamate?
Io, me, gli sarei posto in ginocchio dinnanzi, se si potessero adorare gli uomini!
Quando lo vedete, baciategli la mano da parte mia, e ditegli tutta la mia venerazione."

E una breve descrizione fatta dalla moglie del Verdi, Giuseppina, che riportò alla Maffei: 

"Egli (il Verdi) diventò rosso, smorto e sudato; si cavò il cappello, lo stropicciò in modo che per poco non lo ridusse in focaccia. Più (e ciò resti fra noi) il severissimo e fierissimo orso di Busseto n'ebbe pieni gli occhi di lacrime".







L'anno dopo, nel 1869, Manzoni mandò un bigliettino per San Giuseppe al Verdi. Fu l'ultimo scambio epistolare noto tra i due.

"A Verdi, (io, Manzoni) eco insignificante della pubblica ammirazione per il gran Maestro, e fortunato conoscitor personale delle nobili e amabili qualità dell'Uomo"


Manzoni morì il 22 maggio 1873 e il 3 giugno successivo, Verdi, scrisse: 

"Io pure vorrei dimostrare quanto affetto e venerazione ho portato e porto a quel grande che non è più e che Milano ha tanto degnamente onorato. Vorrei mettere in musica una Messa da morto da eseguirsi l'anno venturo per l'anniversario della sua morte. La Messa avrebbe proporzioni piuttosto vaste, ed oltre ad una grande orchestra ed un grande coro, ci vorrebbero anche (ora non potrei precisarli) quattro o cinque cantanti principali".

 


Il 22 maggio 1874, a un anno esatto dalla morte del Manzoni, Giuseppe Verdi offrì alla città di Milano La Messa da Requiem, che fu eseguita nella Chiesa di San Marco.
Fu diretta dallo stesso Verdi ed i quattro solisti furono Teresa Stolz (soprano), Maria Waldmann (mezzosoprano), Giuseppe Capponi (tenore) e Ormondo Maini (basso).
Il successo fu enorme e la fama della composizione superò presto i confini nazionali.

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