domenica 25 novembre 2018

Angela della svastica e la Banda della Comasina

Questa storia potrebbe benissimo essere la sceneggiatura di un film "polar" anni '60, i polizieschi francesi con Jean Gabin e Alain Delon o, sotto altri aspetti, la sceneggiatura di uno dei primi film di Almodòvar, grotteschi e tragici allo stesso tempo, ma in ogni caso, con un happy-end del tutto inaspettato.
E' una storia di mala milanese degli anni '70, della Banda Vallanzasca, della Comasina, di rapine, droga, omicidi e violenze di ogni genere.

E' la storia della "ragazza della svastica", al secolo Violangela Corradi, per tutti Angela.
Angela Corradi nasce ad Affori nel 1950, figlia di una coppia di circensi, il padre, con alcuni precedenti criminali, si esibiva a bordo di una moto, chiuso dentro una gabbia sferica, volteggiava facendo continui giri della morte, la madre, Bruna, era un'ottima trapezista.
I coniugi si esibivano in un circo di proprietà di un fratello della madre, un piccolo circo di provincia, il Circo Corradi, oggi non più esistente. Quel ramo della famiglia continua però ad esibirsi in spettacoli nei maggiori circhi italiani.
La dura vita del circo, i continui trasferimenti, i pochi soldi, la vita nomade e i pericoli dei rispettivi lavori, fecero sì che i Corradi decidessero per la loro unica figlia un futuro diverso. Angela avrebbe studiato e non avrebbe fatto la vita da circense.
Presero casa ad Affori, nella parte più antica, in via Osculati al numero 6, un antichissimo casale a pianta irregolare con un'ampia corte interna e tante case di ringhiera.
Angela studiò alle elementari e alle medie, ma quando terminò il secondo ciclo scolastico iniziò a frequentare i primi "ribelli" del quartiere, quasi ancora bambina. Era la metà degli anni '60, iniziavano a vedersi a Milano i primi Beat e i primi Mods.
Angela, abbandonò gli studi e trovò lavoro come commessa in un negozio del centro di Milano; era bella e lavorò negli anni successivi varie volte come modella e fotomodella.

Ma quando tornava a casa, ad Affori, incontrava i vecchi amici di scuola, diventati in buona parte dei mezzi delinquenti, con punto di ritrovo alla Latteria di via Cialdini al 120, dove oggi si trova una trattoria.
Tra la casa di via Osculati e la latteria non vi erano più di 50 metri.
Il destino volle anche che il papà di Angela cadde durante una esibizione. Si spezzò la schiena e rimase paralizzato.

La mamma per seguire le cure del marito, abbandonò il lavoro da trapezista e iniziò a fare la domestica e la cameriera.
Angela, ancora adolescente, si trovò sostanzialmente sola per intere parti della giornata.
Abbandonò così il lavoro da commessa e iniziò a frequentare sempre più la Latteria di via Cialdini.
Nel 1968, ormai maggiorenne, era fidanzata con un piccolo delinquente della zona, Claudio Calegari; insieme partirono per un viaggio in Turchia.
Angela ritornò dal viaggi con una svastica tatuata sulla schiena e, sul dito medio sinistro, una croce con una grossa N, come nazismo.
Da lì in poi divenne, soprattutto per i giornalisti, la ragazza della svastica.
Angela Corradi divenne nota alla polizia e ai lettori dei quotidiani nel settembre del 1969, quando venne arrestata assieme agli altri membri della Banda di Mezzanotte.
Venne arrestata assieme al fidanzato Calegari e ad altri 3 membri del gruppo, accusati di decine e decine di furti e rapine.
In un appartamento al piano sopra la Latteria di via Cialdini, venne rinvenuta la refurtiva di decine di colpi commessi a Milano e Torino; la proprietaria della latteria e dell'appartamento, era sposata col pregiudicato Roberto Cafuri, già in carcere per spaccio di droga.
Altra refurtiva venne rinvenuta sempre ad Affori, in un appartamento di proprietà di un altro pregiudicato, la cui moglie era amica della proprietaria della Latteria di via Cialdini.
La Banda di Mezzanotte aveva escogitato un metodo geniale per rubare nelle case in assoluta tranquillità durante i week end e la stagione estiva.
Si recavano in auto sulla riviera Adriatica, cercavano auto con targa Milano o Torino, con le chiavi dimenticate nel cruscotto. Aprivano l'auto e di solito, tra le altre chiavi presenti nel mazzo, trovavano delle chiavi di casa. Dal libretto di circolazione trovavano l'indirizzo. Poi tornavano in città e razziavano in tutta tranquillità l'appartamento.
I furti venivano alternati a rapine e in seguito ad una di queste, il gruppo venne arrestato.
Ai primi di settembre del 1969 la banda arrivò in auto in via Monviso 13. La Corradi e due complici rimasero a fare i pali fuori dal locale. Calegari e un complice entrarono con una pistola in mano in un bar e, dopo aver picchiato l'anziana barista, Luigi Campagnani, rubarono 350.000 Lire.
Un metronotte vide una Fiat 2300 verde, targata Asti, fuggire di gran carriera.
I 4 ragazzi, tutti poco più che ventenni, portavano i capelli lunghi, secondo la moda dei ribelli dell'epoca. Il mattino dopo la rapina 3 di loro corsero a tagliarsi i capelli, lasciarono l'auto dalla parte opposta della città, ne denunciarono addirittura il furto ai Carabinieri. Angela Corradi e Calegari fuggirono a Riccione.
Ma il metronotte e la barista riuscirono a descrivere i volti dei rapinatori e la polizia, rapidamente, andò a cercarli proprio ad Affori, nella Latteria di via Cialdini. Nell'appartamento soprastante trovarono due rapinatori che messi sotto torchio confessarono e denunciarono i complici.
Angela Corradi fu arrestata a Riccione e il suo bell'aspetto, la curiosità della svastica sulla schiena e il fatto inconsueto di trovare una giovane donna tra bande di balordi, la portarono immediatamente all'attenzione dei mezzi di informazione, con foto e articoli suoi giornali.
Per Angela si aprirono le porte di San Vittore, detenuta in attesa di giudizio.
Il suo avvocato riuscì a farle avere un permesso di uscita quando le condizioni del padre si aggravarono improvvisamente. Angela uscì dal carcere ma arrivò al capezzale del padre troppo tardi, quando lui era morto da pochi minuti.
Qualche mese dopo, lo stesso avvocato, riuscì a farla scarcerare, in attesa di giudizio.
Con il fidanzato in galera, la bella Angela non perse tempo e divenne la donna di un piccolo pregiudicato di Catania, trapiantato a Milano, che in quei mesi stava svolgendo il servizio militare a Verona.

Durante una licenza, tornato a Milano, portò Angela in una noto night club dell'epoca, in via San Giovanni sul Muro.
Quando i due uscirono, con lei fortunatamente ancora sulla porta, un sicario sparò tre colpi di pistola; due raggiunsero il ragazzo in piena schiena, lasciandolo per terra in gravi condizioni. Angela fu solo sfiorata da un proiettile.
Una passante riuscì a prendere nota dei numeri di targa dell'auto del sicario, che venne in seguito identificato. La polizia non riuscì però a chiarire se l'obbiettivo dell'assassino fosse il giovane di Catania o Angela Corradi.
E infine, nel settembre 1971, iniziò il processo, con le imputazioni di furto, rapina e associazione a delinquere.
A ottobre Angela Corradi venne prosciolta dall'accusa di rapina per mancanza di prove, l'accusa di associazione a delinquere venne cancellata dalla stessa Procura e venne invece condannata per tutta una serie di furti nelle case e nelle auto.
Due anni e due mesi di carcere.

Al processo si presentò con i capelli a caschetto biondi, una minigonna e lunghi stivali di cuoio nero.
I fotografi e i giornalisti si scatenarono.
Angela passa pochi mesi a San Vittore e viene poi scarcerata, i suoi ex complici sono tutti ancora dentro.
Lei è però ormai un "nome" nel mondo della mala milanese.
Diventa amica di un gruppo di giovani delinquenti che da diversi mesi aveva iniziato una serie di furti e rapine che si contraddistinguevano per uno stile molto violento, del tutto diverso dai modi della mala milanese, la "ligera", che molto raramente ricorreva alla violenza, preferendo la destrezza.
La banda è formata da giovani ragazzi, quasi tutti suoi coetanei: Renato Vallanzasca, Rossano Cochis (gli unici due ancora vivi, oggi), Antonio "pinella" Colia e la sua donna Pina Usuelli, Marco Carluccio, Silvio Zanetti, Claudio Gatti e Vito Pesce.
Sono tutti leader di piccole bande criminali nei rispettivi quartieri, Colia e Pesce alla Comasina, Vallanzasca al Giambellino, Cochis e Gatti in via Padona, Zanetti nella bergamasca e Carluccio a Monza.
Mettono insieme le forze e nasce quella che i giornalisti, anni dopo, chiameranno, senza alcun reale motivo, Banda della Comasina.
Angela inizia a frequentare i locali alla moda, dove all'epoca spadroneggiavano i delinquenti della banda di Francis "faccia d'angelo" Turatello, e proprio in uno di quelli conosce Vito Pesce, uno dei luogotenenti di Renato Vallanzasca.
I due diventano fidanzati e Angela inizia a frequentare anche gli altri membri della banda.
Nei cinque anni successivi è una esplosione di violenza.
I membri del gruppo iniziano quasi tutti a fare uno smodato di cocaina, tanto da venir chiamati la Banda dei Drogati. Decine sono le rapine, tutte violentissime.
Vengono arrestati, condannati, evadono, tornano in clandestinità e riniziano a commettere rapine, sequestri, furti clamorosi.


Le loro rapine in banca sono rapidissime e violentissime. Emblematica quella di via Serra.
In tre entrano a rapinare le buste paga dei dipendenti dell'Alfa Romeo, una montagna di miliardi di Lire, due, Cochis e Carluccio restano appostati fuori dalla banca con armi di grande calibro.
Scatta l'allarme della banca e in un breve attimo arrivano 7 volanti della Polizia, che vengono investite da una pioggia di proiettili incessante per diversi minuti. Chochis e Carluccio consumano caricatori uno dopo l'altro. Una scena degna di un film tipo Heat di Michael Mann.

La violenza aumenta ancor di più quando, per motivi del tutto futili, scoppia una guerra tra la banda di Turatello e quella di Vallanzasca.
Altri morti, sparatorie per la strada, stragi.
Arrivati nell'autunno 1976 praticamente tutti i membri della banda sono arrestati o morti.
Anche Angela Corradi viene catturata; è arrestata nel 1975, a casa di sua mamma, in via Osculati ad Affori, e rinviata a giudizio per reati gravissimi: associazione a delinquere, rapina, porto abusivo di armi da fuoco, furto e complicità in omicidio intenzionale.
I suoi sodali vengono seppelliti da ergastoli e decenni di carcere, lei se la cava con soli 5 anni.
Viene portata nell'ala femminile di San Vittore.
Sembra che la luce su di lei si debba spegnere per almeno un po' di tempo, e invece... nel dicembre dello stesso anno Angela tenta il suicidio.
Mentre si trova a San Vittore, per la distrazione di una guardia, riesce a procurarsi un coccio di vetro di una bottiglietta di Coca Cola. Se lo porta alla gola e se la apre da parte a parte.
Cade a terra nel sangue, ma il vetro, poco affilato, non ha reciso le vene e le arterie principali. Angela si salva.
Passano mesi di depressione e si arriva al marzo del 1977, quando la Corradi, nelle foto ormai senza più il caschetto biondo ma con una massa di scuri capelli arruffati e uno sguardo perso, guida una rivolta delle carcerate di San Vittore.

Rimaste in 5 con una sola guardia, la aggredirono e le rubarono le chiavi per salire sino al tetto del carcere, da cui minacciarono di lanciarsi giù.
Il motivo della rivolta era la paventata chiusura dell'ala femminile e il trasferimento in carceri lontane delle detenute.
Memori del recente tentato suicidio, le autorità presero seriamente la minaccia della Corradi e alla fine cedettero, promettendo di non trasferire nessuna detenuta.
La rivolta terminò subito dopo.
Gli anni successivi passano per Angela nella più completa tranquillità. Inizia addirittura a scrivere poesie e un suo libro viene anche pubblicato.
Il suo ex uomo, Vito Pesce, è intanto l'ultimo dei grandi capi della banda ancora libero.
Si mette in affari col fratellino di Renato, Roberto Vallanzasca, e iniziano a spacciare eroina e cocaina e ad organizzare sequestri di persona. Viene infine catturato nel marzo 1978 a Bergamo. Condannato a 90 anni di carcere, morì di cirrosi epatica in carcere nel 1985.
Per buona condotta Angela viene liberata in anticipo e torna nel suo mondo, la malavita.
Per storie di droga, il 19 luglio 1978, decide di uccidere un criminale che aveva sgarrato, probabilmente parlando con la polizia.
Afferra una pistola e si dirige verso la porta di casa per andare a commettere l'omicidio.

E in quel momento, alla ragazza con la svastica appare Gesù, che le dice:

"Dove vai con quella pistola? Io ci sono, eccomi".

Secondo la sua testimonianza viene colta da una improvvisa conversione. Decide di abbandonare la malavita e di farsi suora laica, non potendo, essendo ancora rinviata a giudizio per precedenti reati, diventare una vera e propria suora.
Si cuce da sola un abito da suora e lo indossa.
Decide di "fare del bene", ma le sue amicizie passate la portano, almeno inizialmente ad aiutare i vecchi amici; sul finire del 1979 la si trova con Elio Lanzani, un pluripregiudicato che per un breve periodo aveva fatto parte della Banda di Vallanzasca.
In una intervista al Corriere il Lanzani esalta la "sorellina" Angela, di come lei lo stesso aiutando appena uscito dal carcere.
I riflettori si riaccesero ancora una volta su Angela Corradi l'anno seguente.

Il 6 novembre 1980 la Polizia fa irruzione in un appartamento del Corvetto, in piazza Angilberto II°, e arresta due pluripregiudicati, di cui uno evaso, Vittorio de Vincenzi; con loro c'è la ragazza con la svastica, suor Angela.
Viene arrestata per favoreggiamento anche lei, per aver dato ospitalità ad un evaso e ad un ricercato, ma viene presto rilasciata.
Nell'agosto del 1982 la sua conversione la porta al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, dove viene invitata e parla su un palco a migliaia di persone. Parla del suo cammino di conversione e penitenza.
Si dichiara suora laica e negli stessi mesi chiede di poter portare assistenza spirituale ai detenuti di San Vittore, ma le viene opposto un netto rifiuto.
Ma la giustizia italiana la colpisce il 5 dicembre 1983, quando suor Angela viene arrestata nel minuscolo appartamento di via Osculati; con lei l'anziana mamma Bruna, un pitone, un topo e un gatto!
E' accusata di aver effettuato una rapina a Venezia il 28 luglio 1980; le vengono contestati anche l'associazione per delinquere, rapina a mano armata, furto, sequestro di persona e calunnia.
Viene tenuta in carcere un paio di mesi e poi viene ancora una volta rilasciata in libertà provvisoria, ma il 18 febbraio del 1981, nemmeno una settimana dopo essere stata scarcerata, Angela Corradi finisce ancora sulle prime pagine dei quotidiani.
Alle 2 di notte, vestendo abiti civili, senza il saio da suora che abitualmente indossava, con i capelli sciolti e non raccolti in una coda come era solita fare, guidava una A112 in viale Jenner.
Nella borsa aveva quasi 1 milione di Lire in contanti; l'auto le era stata prestata da un amico, che lei chiama "confratello", di una confraternita di laici da lei organizzata, l'Ordine della Misericordia, e non riconosciuta dalla Chiesa.
Mentre guida nel buio della notte tra la Bovisa e Derganino, le si affianca un auto con a bordo almeno due persone.
La superano, l'uomo sul lato del passeggero si sporge dal finestrino e spara una serie di colpi.
Tre centrano in pieno il parabrezza, lo bucano e colpiscono alla testa suor Angela.

L'auto senza controllo continua la corsa per alcune decine di metri prima di schiantarsi violentemente contro un palo della luce all'angolo con via Livigno, abbattendolo.
I sicari spariscono rapidamente e gli abitanti del quartiere, pensando ad un incidente stradale, chiamano ambulanza e vigili urbani.
Il volto di Angela è una maschera di sangue e gli infermieri non capiscono all'inizio che sotto il sangue sul viso gonfio, vi siano tre fori di proiettile.
Angela, nonostante i colpi e il violentissimo urto contro il lampione è cosciente, invoca Gesù.
Quando i paramedici scoprono i tre fori la ricoverano in tutta fretta in neurochirurgia dove viene iniziato un disperato intervento per salvarle la vita.
Angela è stata colpita da tre proiettili, uno ha trapassato la testa, senza colpire il cervello o gli occhi ed è fuoriuscito.
Il secondo l'ha colpita alla gola, rimanendo incastrato vicino alle corde vocali.
Un terzo l'ha colpita in piena bocca, distruggendole alcuni denti e conficcandosi nella mandibola.
Mamma Bruna accorre in ospedale, al Niguarda, e interrogata dai poliziotti sostiene che Angela, come tutte le notti, andasse ad aiutare i drogati della Stazione Centrale.
Suor Angela si salva anche questa volta. I medici estraggono i due proiettili e le curano le gravi ferite. Viene interrogata dagli inquirenti, ma sostiene di non ricordarsi dove stesse andando, perchè alle 2 di notte e di non sapere di chi siano i soldi trovati nella sua borsa.
Un comportamento certo non da suor Angela, ma più simile a quello da ragazza con la svastica.
Dopo nemmeno una settimana suor Angela camminava di già, le fanno degli interventi ricostruttivi dell'osso maxillofacciale e della mandibola e alla fine le danno una prognosi di solo 30 giorni.
Un vero miracolo dopo aver preso 3 colpi di pistola in testa.
La polizia e la magistratura la reinterrogano. Lei resta "reticente", non si ricorda, non sa perché le abbiano sparato.
Sostiene di essere solo una suora laica che aiuta i bisognosi in carcere e i drogati per le strade.
A fine febbraio, al terzo interrogatorio, suor Angela decide di parlare e accusa un pregiudicato del suo ferimento, senza spiegare le reali motivazioni.
Il pregiudicato, fermato dalla polizia, presenta un alibi di ferro e viene rilasciato.
Il PM Ilio Poppi, ad agosto, torna così ad Affori per riascoltare la Corradi, ma nel minuscolo appartamento di via Osculati c'è solo l'anziano mamma Bruna, col pitone, il topo e il gatto.
Sostiene che Angela sia fuggita per timore di ritorsioni da parte degli spacciatori a cui lei dava fastidio con il suo lavoro con i tossici.


Nei mesi successivi la situazione con gli inquirenti evidentemente si chiarisce, tanto che suor Angela torna a casa e vi si chiude dentro timorosa di altri attentati. In quei mesi riceve lettere minatorie e minacce di morte, ma nel settembre 1986 suor Angela viene nuovamente arrestata, proprio per falsa testimonianza, per la reticenza riguardo i motivi dell'attentato subito.
Negli stessi giorni si fa rivivi il vecchio amico Renato Vallanzasca, che in una intervista al Corriere della Sera minaccia chi ha sparato alla sua amica Angela.
In questo interminabile romanzo di malavita non manca nemmeno un errore giudiziario.
Mentre Angela continua a rimanere chiusa in casa, a pregare tutto il giorno, il 28 ottobre del 1985, all'alba, la polizia bussa ancora alla porta di casa ad Affori.
L'accusa è gravissima: sequestro di persona, banda armata, omicidio e occultamento di cadavere.
L'ordine di arresto arriva dalla Procura di Roma; si tratta del sequestro e dell'omicidio di un noto industriale romano, avvenuto alcuni anni prima.
Mamma Bruna sveglia Angela, che indossa il saio e si consegna ai poliziotti, rigettando tutte le accuse.
Viene portata a Roma ma, dopo il 30 ottobre viene rilasciata con tante scuse. Durante il sequestro e l'omicidio, avvenuti a Roma, suor Angela era in carcere a San Vittore, in attesa di giudizio.
Ma nemmeno questo nuovo arresto sarà l'ultimo per la ragazza della svastica.
Nel 1988 si chiudono le indagini sull'evasione dal carcere di San Vittore dell'aprile 1980; tra gli evasi Renato Vallanzasca e Antonio Colia, amici di vecchia data della Corradi e un gruppo di brigatisti, tra cui Corrado Alunni.
La sanguinosa evasione vide poi ricatturare i 15 fuggitivi, quasi tutti feriti in scontri a fuoco.
Per l'evasione furono arrestati 6 agenti di custodia che procurarono le armi ai carcerati.


Il 30 aprile 1988 i PM di Milano spiccarono altri 3 ordini di custodia per quelli che furono considerati gli organizzatori dell'evasione: suor Angela Corradi, Vittorio de Vincenzi, già arrestato a casa della Corradi, al Corvetto, nel novembre 1980 e un alto dirigente della Croce Bianca di Milano.
La Corradi era ritenuta la mente dietro il piano di evasione. Obbligò il dirigente della Croce Bianca a fornire due ambulanze che sarebbero dovute servire a nascondere e trasportare gli evasi fuori da Milano. Secondo gli inquirenti suor Angela sarebbe stata dentro una delle due ambulanze.
Il piano poi fallì e gli evasi non raggiunsero mai le ambulanze e si rifugiarono in alcuni palazzi intorno a San Vittore, prendendo degli ostaggi.
Il coinvolgimento di suor Angela venne determinato da una confessione ottenuta dai PM proprio nell'autunno 1988 da uno dei delinquenti evasi da San Vittore.
Anche queste accuse caddero e suor Angela venne presto scagionata e liberata, dopo l'ennesima carcerazione preventiva.
Alcuni mesi dopo riuscì finalmente a diventare una vera suora. Prese i voti nelle suore francescane, come Sorella Viola e iniziò a lavorare con i detenuti di San Vittore.
Nel marzo 1990 fece una prima uscita "pubblica", invitata a Spino d'Adda dal parroco locale a parlare di pentimento e di redenzione.
I riflettori non erano però destinati a spegnersi su di lei.
A fine settembre 1990 due banditi entrano in un gioielleria in provincia di Livorno, con annesso laboratorio di orafi, per rapinarlo. Scatta l'allarme e i due si barricano dentro con le armi in pugno. Fuori arrivano decine di poliziotti.
Seguono minacce di uccisione di ostaggi, minacce di intervento, i due banditi che dicono che se fossero usciti sarebbero stati ammazzati immediatamente come cani, i poliziotti che giurano il contrario...
Tutte le mediazioni falliscono e la polizia decide di ricorrere a suor Viola/Angela. Viene fatta prelevare a San Vittore e portata a Livorno.
I due banditi, avvisati del suo arrivo, acconsentono a farla entrare nel laboratorio. Nel mondo della mala, il nome di Angela Corradi è ancora un nome che pesa.
Suor Viola, con i capelli castano chiari, dei grossi occhiali da sole e un cappotto a righe sopra il saio, entra nella gioielleria. Gli ostaggi riferiscono di come parlò nell'orecchio ai due banditi e poi diede loro un biglietto con scritto un messaggio. Dopo averlo letto suor Viola bruciò il fogliettino.
Poi iniziò un passaggio di biglietti tra i banditi e la polizia, con suor Viola a fare da messaggera.
Dopo una mezz'ora suor Viola uscì dalla gioielleria e poco dopo i due banditi accettarono una mediazione con la polizia, rinunciando all'auto che insistentemente chiedevano per poter fuggire.
Il sequestro continuò per altri due giorni ma alla fine la mediazione portò alla loro resa e al rilascio di tutti gli ostaggi, incolumi.
Chi aveva ancora dubbi sulla reale conversione di Angela Corradi venne presto convinto dalla dedizione che lei mise nel suo lavoro a San Vittore, con una incessante opera di dedizione verso i "peggiori" da recuperare, almeno spiritualmente.
Dal settembre 1990 suor Viola scompare dai quotidiani italiani.
Le rarissime volte in cui i giornalisti riuscirono a strapparle qualche parola, fu solo per spiegare la sua nuova missione: "E' troppo facile amare chi è buono. Difficile è amare chi odia, chi spara, chi uccide".
Nel giugno 2011 Avvenire, il giornale della CEI, scrive 4 righe 4 sull'apostolato di suor Viola a San Vittore, poi le luci tornarno a spegnersi su di lei.
Pochi mesi fa, nel settembre 2017, in un articolo per ricordare la lunga e splendida carriera di un poliziotto milanese, poi questore, viene citata Angela Corradi.
Il poliziotto, alla Mobile di Milano per lunghi decenni, racconta dei suoi incontri con la ragazza della svastica e di come la sua conversione sia definitiva, totale e assolutamente certa sin dai primi anni '80.


Una rara, forse unica immagine abbastanza recente di suor Viola la si trova in un video del TG3 Lombardia del 2011, durante una visita del Cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, ai detenuti di San Vittore. Per alcuni brevi secondi appare una suora di profilo, con gli occhiali dalla montatura leggera, i capelli scuri, una piccola cicatrice all'altezza della bocca.









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