Luini.
Nella splendida cappella vi è raffigurata la decapitazione di Santa Caterina di Alessandria; sempre il Luini, nella stessa chiesa, dipinse Santa Lucia.
In entrambi gli affreschi la santa ha il volto di una delle più belle donne dell'epoca, la sfortunata Bianca Maria Scapardone.
Era nata a Casale Monferrato nel 1500 circa, da una ricchissima famiglia nobile e a 13 anni fu data in sposa a Ermes Visconti, molto più anziano di lei.
Il Visconti, 5 anni dopo il matrimonio, fu giustiziato per aver cospirato contro i francesi, nuovi signori del ducato.
La giovane Bianca Maria ereditò tutti i beni del marito e iniziò a "folleggiare", per i canoni di allora, nella mondana Milano.
Il Visconti, 5 anni dopo il matrimonio, fu giustiziato per aver cospirato contro i francesi, nuovi signori del ducato.
La giovane Bianca Maria ereditò tutti i beni del marito e iniziò a "folleggiare", per i canoni di allora, nella mondana Milano.
Dopo molte avventure galanti che diedero scandalo in città, la giovane si sposò con il conte Renato di Challant e andò a vivere in Val d'Aosta, nel castello di Issogne.
Il salto dalla spensierata e divertente Milano con un castello tra le Alpi fu traumatico e Bianca Maria iniziò ad avere avere numerosi amanti, visto l'assenza del marito che, fedele alla Francia, era spesso a Parigi.
Il salto dalla spensierata e divertente Milano con un castello tra le Alpi fu traumatico e Bianca Maria iniziò ad avere avere numerosi amanti, visto l'assenza del marito che, fedele alla Francia, era spesso a Parigi.
Alla fine la giovane abbandonò il tetto coniugale e,andò a Pavia, dove riprese la bella vita.
Poco tempo dopo tornò a Milano, dove iniziò, nel 1526, una relazione con due amanti, uno all'oscuro dell'altro: Ardizzino Valperga di Masino e Roberto Sanseverino conte di Cajazzo.
Quando i due scoprirono l'esistenza dell'altro, abbandonarono Bianca Maria e iniziarono entrambi a diffamarla in giro per la città. Bianca Maria, intanto, aveva un nuovo amante, un giovane capitano di
ventura che guidava un piccolo gruppo di mercenari, il siciliano Pietro di Cardona, conte di Calissano.
La giovane donna ebbe gioco facile a chiedere al Cardona di uccidere i suoi due ex amanti e di portarle il loro sangue come prova d'amore.
ventura che guidava un piccolo gruppo di mercenari, il siciliano Pietro di Cardona, conte di Calissano.
La giovane donna ebbe gioco facile a chiedere al Cardona di uccidere i suoi due ex amanti e di portarle il loro sangue come prova d'amore.
Cardona, assieme a 25 suoi uomini, tese un'imboscata nei pressi della casa dei Valperga.
Ardizzino uscì col fratello e alcuni uomini di scorta, che furono attaccati da Cardona e i suoi mercenari e uccisi tutti.
Il conte di Cajazzo, fuggì invece da Milano, salvandosi. Carlo III duca di Borbone, Governatore di Milano, fece arrestare immediatamente il Cardona, che tradì subito l'amante e denunciò Bianca
Ardizzino uscì col fratello e alcuni uomini di scorta, che furono attaccati da Cardona e i suoi mercenari e uccisi tutti.
Il conte di Cajazzo, fuggì invece da Milano, salvandosi. Carlo III duca di Borbone, Governatore di Milano, fece arrestare immediatamente il Cardona, che tradì subito l'amante e denunciò Bianca
Maria.
Bianca Maria respinse le accuse; vennero allora arrestate le sue due cameriere e sottoposte a tremende torture, tanto che una delle due perì, non prima di aver svelato agli spagnoli che Bianca Maria era la vera mandante degli omicidi.
La donna fu portata nelle celle del Castello e interrogata dal Capitano di Giustizia, tentò di corromperlo senza esito.
Il suo corpo, ricomposto con la testa, fu esposto per un giorno intero presso la scomparsa chiesa di San Francesco Grande. Enorme fu la folla di milanesi che andavano a vedere la bella Bianca Maria.
Il novelliere Matteo Bandello, che l'aveva conosciuta, scrisse di lei:
“Chi bramasse di vedere il suo volto ritratto dal vivo, vada nella
chiesa del Monastero Maggiore, e là dentro la vedrà dipinta”.
chiesa del Monastero Maggiore, e là dentro la vedrà dipinta”.
Una leggenda vuole che il suo fantasma si mostri nella notte della sua decapitazione, davanti al Castello Sforzesco, mentre beve da un'anfora colma di sangue, subito dopo aver bevuto, con l'anfora ancora nelle mani, la testa si stacca dal collo e rotola per terra.
Giuseppe Giacosa scrisse un dramma, “la Signora di Challant”,
interpretato anche da Eleonora Duse.





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