sabato 25 aprile 2020

La "Porta del Barcho", presso il Castello Sforzesco


La "Porta del Barcho" venne costruita negli ultimi anni del Settecento, su volere dell'amministrazione della Repubblica Cisalpina, lo Stato creato da Napoleone e dai francesi nell'Italia del nord, con Milano capitale.

Era un enorme porta in stile dorico, in granito chiaro e doveva servire come porta monumentale di collegamento tra il Campo di Marte, cioè la Piazza d'Armi e il Castello.





La necessità di realizzare una nuova porta sul lato nord ovest del Castello, quello che guardava verso le Alpi, si presentò solo dopo che Napoleone diede ordine di distruggere la terza linea di fortificazioni del maniero, le mura a stella di epoca spagnola.

Nei primissimi anni dell'800, con i cambi radicali di strategie di guerra, i grandi castelli medievali e rinascimentali avevano del tutto perso la loro utilità e servivano al massimo come caserme.
Il Castello Sforzesco aveva ben 3 linee di mura difensive, che vennero giudicate oltre che inutili pure costose per la manutenzione.
Napoleone fece così radere al suolo quelle più esterne, enormi e che occupavano uno spazio colossale attorno al castello.
Per uscire dal Castello verso nord vi era in precedenza una sola piccola apertura, la Porta del Soccorso, che dava accesso diretto all'area dove si trovava il vastissimo parco di proprietà dei Duchi di Milano. 


Tramite un altro varco nella seconda linea difensiva, le mura delle Ghirlanda, un ponte levatoio sul fossato, si giungeva alle mura ancora esistenti e tramite un piccolo varco si poteva entrare finalmente nel castello.
Quando furono demolite le mura spagnole, sparì anche la Porta del Soccorso e si dovette giocoforza realizzare una nuova apertura.


Venne chiamata Porta del Barcho, prendendo il nome dal grande parco di proprietà dei Duchi di Milano e che nell'antichità era noto come "Zardino" o "Barcho Ducale".

Era la riserva di caccia dei Visconti sin dal 1392 e quando fu recintato da alte mura nel 1457, aveva un'estensione di 340 ettari, come il Central Park di New York.
Francesco Sforza lo fece addirittura ampliare e, da grande appassionato di caccia, fece portare dalle zone alpine migliaia di animali selvatici.
Carlo da Cremona fece aprire nelle mura 8 porte, tutte con una torre di guardia e delle campane per segnalare eventuali pericoli.

Le porte, da ovest ad est, si chiamavano: Porta Vercellina, Porta Torbora, Porta di San Sirio, Porta della Rocca, Porta Bullona, Portello o Porta degli Olmi, Porta di Sant’Ambrogio ad Nemus, Porta Tenaglia.





Oltre all'area boschiva per la caccia vi erano vastissimi terreni coltivate a frutta e verdura, casini di delizia, giardini con giochi d'acqua e enormi aree dove venivano organizzati balletti e feste.
Leonardo da Vinci venne a Milano, chiamato dagli Sforza, proprio per realizzare spettacolari macchine da divertimento, per sorprendere gli ospiti dei Duchi.
Con l'arrivo degli spagnoli nel Cinquecento il parco venne sostanzialmente abbandonato e le mura lentamente abbattute.
Nel 1681 il parco venne frazionato e venduto come terreno agricolo.


Fu così che venne aperta la nuova porta, nei primissimi anni del XIX secolo.
La porta era un vero "pugno nell'occhio", non avendo nulla a che fare, architettonicamente, col resto del castello, né per stile, né per materiali.
Aveva però il pregio di essere esattamente in asse col Corso Sempione, il gigantesco stradone alberato che conduceva a Parigi e che proprio Napoleone fece allargare e abbellire.
Bisogna tenere conto che quando fu costruita non esisteva ancora l'Arco della Pace, che fu proposto solo pochi anni dopo e terminato quando Napoleone era già caduto ed erano tornati gli Asburgo.


E furono proprio gli Asburgo a restaurare nel 1838 la Porta del Barcho, pare molto male, secondo i cronisti e la vulgata dell'epoca.
Dopo la rivolta delle Cinque Giornate del 1848 il Maresciallo Radetzky fece apportare notevoli modifiche alla seconda linea delle difese del Castello, la Ghirlanda. 



Oltre a costruire un'alta torre per comunicare tramite segnali di luce, con la torre del Fortino Austriaco di Porta Tosa, oggi Largo Marinai d'Italia, fece alzare la Ghirlanda di parecchi metri, trasformandola su tre lati in caserma, stalle, magazzini e uffici per i soldati croati della guarnigione asburgica.
La Porta del Barcho venne così "inglobata" nella nuova struttura della Ghirlanda.

Sempre il Radetzky aveva fatto trasformare una parte del grande Parco Ducale in una Piazza d'Armi per le manovre di esercitazione della sua fanteria e cavalleria.
Dopo l'Unità la Piazza d'Armi fu dotata di stalle sui tre lati e sostanzialmente recintata.

Dopo i lunghi discorsi circa la possibile demolizione del Castello e la lottizzazione e urbanizzazione di quel che restava del Parco Ducale e della Piazza d'Armi, avvenuti intorno al 1885-1890, che videro fortunosamente prevalere il "partito" di Luca Beltrami, fu deciso di spostare la Piazza d'Armi fuori città, dove nacque poi la Fiera di Milano e oggi c'è CityLife, e trasformare quella vecchia in una grande parco, sullo stile dei Giardini Pubblici.
I lavori iniziarono nel 1892 anche in vista delle grandi Esposizione Riunite che si sarebbero celebrate a Milano nel 1894.

Fu scelta proprio l'area del Castello, sia nei cortili che nei giardini circostanti, tra cui il nuovo Parco Sempione.
In quel 1892 furono così demolite le mura della Ghirlanda e con loro fu rasa al suolo la mai amata Porta del Barcho.

Beltrami negli anni successivi continuò coi restauri e fece ricostruire la Torre di Bona, i 4 torrioni, le merlature e la Torre del Filarete.

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