Il convento venne fondato da Simona da Casale nel 1345, diventata da poco vedova.
La sede era nel grande e ricco palazzo della donna, che nel giro di pochi mesi riunì un alto numero di donne che volevano condividere con lei una vita di preghiera e ritiro, ma fuori dalle strutture ufficiali della Chiesa.
La comunità prese il nome di Santa Marta ed ebbe una crescita a dir poco tumultuosa, tanto che la Curia Ambrosiana dovette prendere dei provvedimenti per aiutarla a garantirsi un futuro.
La scelta fu obbligata, entrare nei ranghi delle Chiesa; i vertici della comunità, guidata allora da Margherita Lambertenghi fecero loro la Regola Agostiniana nel 1405.
La comunità di Santa Marta annoverò tra le sue fila diverse donne che aveva visioni, delle mistiche, come Colomba de Suardi, Liberata da Giussano, Benedetta da Vimercate, Taddea da Ferrara, Veronica Negroni da Binasco, ma la più celebre fu Arcangela Panigarola.
Proprio per questo motivo, all'interno della comunità era nata una costola detta Confraternita dell'Eterna Sapienza.
Ludovico il Moro, con la consorte Beatrice d’Este era solito recarsi a Santa Marta per trascorre ore di preghiera e riflessione.
Ludovico il Moro, con la consorte Beatrice d’Este era solito recarsi a Santa Marta per trascorre ore di preghiera e riflessione.
Nel 1428 era stata intanto creata la chiesa di Santa Marta, sempre in Piazza Mentana.
La modesta prima chiesa venne ricostruita nel 1522, con una struttura simile a San Maurizio in Corso Magenta, cioè con una doppi aula, una per i fedeli, l'altra per le consorelle della comunità di Santa Marta. La navata era unica con una larga volta a botte.
Nata a Milano nel 1468 come Margherita Panigarola, era la figlia del cancelliere del Duca Gian Galeazzo Visconti, Gottardo Panigarola. Entrò nel monastero di Santa Marta il 27 luglio 1483, a 15 anni, obbligata dai genitori, e prese il nome di Arcangela, diventando rapidamente una figura di spicco nella comunità.
Fu maestra delle novizie, poi vicaria e infine priora della comunità a partire dal 1500.
Fu proprio grazie a lei, alla Panigarola, che il convento divenne un punto di riferimento spirituale per tutta Europa e che nacque un fortissimo legame tra la Francia e il convento di Santa Marta
La Panigarola iniziò ad avere apparizioni mistiche apocalittiche sin dai primi anni di reclusione nel convento, che furono poi raccolti da Giovanni Antonio Bellotti in un volume chiamato Le Rivelazioni di Arcangela Panigarola.
Il Bellotti era l'abate dell'Ordine di Sant'Antonio di Grenoble; in Francia ebbe strette relazioni con Giovanna di Valois e con suo fratello, il re di Francia Carlo VIII.
Quasi certamente fu il Bellotti a parlare ai reali francesi della Panigarola e delle sue visioni e della Confraternita dell'Eterna Sapienza.
Tra i membri della Confraternita vi era il milanese Isidoro Isolani, domenicano di Santa Maria alle Grazie, notissimo teologo che scrisse autorevoli libri contro Lutero e i protestanti e divenne un alfiere del cattolicesimo in tutta il sud Europa.
L'Isolani, intorno al 1517, proprio per combattere il protestantesimo si fece interprete delle visioni apocalittiche della Panigarola, sostenendo la venuta di un nuovo Papa francese, con caratteri messianici e "angelici".
Il ritratto di questo "Papa angelico" era costruito su misura per Denis Briçonnet, potentissimo vescovo di Saint Malo e, soprattutto, figlio di Guillame, Abate di Saint-Germain-des-Prés, Arcivescovo di Narbona, Cardinale di Albano, Cardinale di Frascati, Cardinale di Palestrina.
Guillame Briçonnet aveva lungamente tramato per cercare di salire al soglio pontificio negli anni precedenti, tanto che nel 1511 era stato deposto da cardinale e poi scomunicato da Papa Giulio II. Con l'ascesa al soglio pontificio di papa Leone X, ricevette nel 1514 il perdono papale ed il reintegro nel titolo di cardinale.
Denis Briçonnet visse a lungo in Italia, a Milano, dove incontrò e conobbe Arcangela Panigarola e gli altri confratelli dell'Eterna Sapienza.
La Panigarola e Briçonnet, poi diventato vescovo di Tolone, si scrissero per anni. La donna sollecitava il vescovo a diventare un alfiere della riforma della Chiesa, per lottare contro le accuse di Lutero.
Denis Briçonnet, assieme al fratello Guillame, con lo stesso nome del padre e anche lui vescovo, diventarono ambasciatori del Re di Francia per negoziare col Papa un nuovo Concordato.
Il loro lavoro fu esemplare, tanto da cancellare la Prammatica Sanzione e a firmare un nuovo Concordato tra Francia e Chiesa nel 1516.
I due fratelli servivano il Re di Francia ma non dimenticavano mai i consigli della monaca di Milano.
Anche Guillame fu infatti rapito dalle visioni della mistica, che voleva a tutti i costi trovare un nuovo Papa francese che riformasse Roma e la portasse a rivaleggiare con i Protestanti di Lutero.
Il 30 dicembre 1514 Leone X autorizzò Giovanni Antonio Bellotti alla pubblicazione delle Rivelazioni della priora Arcangela Panigarola, che ebbero grande diffusione a Milano, Roma e in Francia.
Tra i francesi che avevano contatti epistolari e ogni tanto scendevano a Milano, a Santa Marta, per incontrare la mistica Panigarola, vi erano i cugini Gaston de Foix e Odet de Grailly de Foix-Lautrec.
Gaston de Foix, duca di Nemours, conte di Étampes e visconte di Narbona e soprattutto nipote prediletto del Re di Francia, era un condottiero del Re di Francia Luigi XII e per lui portò la guerra nel Nord Italia, conquistandolo a spese degli spagnoli e nel giugno 1511, a soli 21 anni, fu nominato Governatore del Ducato di Milano e Comandante dell'Armata Reale in Italia.
Durante l'ultima, e decisiva battaglia di Ravenna, Gaston de Foix guidò i francesi ad un ennesima, travolgente vittoria, distruggendo l'intera armata spagnola, ma, a combattimento quasi terminato, fu colpito e ucciso.
La sua morte determinò un cambio radicale della guerra, che vide alla fine, dopo alcuni anni, i francesi ritirarsi dal nord Italia e gli spagnoli assicurarsi oltre due secoli di dominio in una delle regioni più ricche e prospere del Mondo.
Su suggerimento dell'Odet, il cugino del de Foix, per la sepoltura del condottiero fu chiesto un posto nella chiesa di Santa Marta. L'Odet chiese l'intercessione del Bellotti che ottenne da Papa Leone X di aprire la chiesa alle spoglie del de Foix.
Il re di Francia Francesco I commissionò per il condottiero il grandioso Monumento funebre allo scultore lombardo Agostino Busti detto il Bambaia, realizzato tra il 1515 e il 1523, che fu poi posto nella Chiesa di Santa Marta.
Il re di Francia Francesco I commissionò per il condottiero il grandioso Monumento funebre allo scultore lombardo Agostino Busti detto il Bambaia, realizzato tra il 1515 e il 1523, che fu poi posto nella Chiesa di Santa Marta.
Negli stessi anni furono commissionati ai migliori pittori dell'epoca degli importanti affreschi, tele e pale per la chiesa.
Bernardino Zenale affresò le lunette di San Lazzaro, Santa Marta, Santa Maria Maddalena e Santa Marcella, mentre il Luini affrescò una stupenda Annunciazione; tutte opere che si sono salvate e sono oggi divise tra Brera e la Chiesa di Santa Maria di Piazza a Busto Arsizio.
Marco d'Oggiono dipinse invece la pala dell'altare, anch'essa a Brera.
A questi splendidi lavori si aggiunse quasi un secolo dopo una serie di opere di Bernardino Lanino, oggi conservati al Museo della scienza e della tecnica di Milano
Bernardino Zenale affresò le lunette di San Lazzaro, Santa Marta, Santa Maria Maddalena e Santa Marcella, mentre il Luini affrescò una stupenda Annunciazione; tutte opere che si sono salvate e sono oggi divise tra Brera e la Chiesa di Santa Maria di Piazza a Busto Arsizio.
Marco d'Oggiono dipinse invece la pala dell'altare, anch'essa a Brera.
A questi splendidi lavori si aggiunse quasi un secolo dopo una serie di opere di Bernardino Lanino, oggi conservati al Museo della scienza e della tecnica di Milano
Nel 1524, al tramonto della dominazione francese in Lombardia, una serie di battaglie tra spagnoli e francesi vide arrivare la peste nel Nord Italia, portata dai mercenari Lanzichenecchi svizzeri.
La peste entrò a Milano ai primi di luglio e il giorno 8 furono colpite le prime monache.
Tra la fine del 1924 e i primi giorni di gennaio morirono 27 monache di Santa Marta e il 17 gennaio 1525 morì la monaca visionaria, Arcangela Panigarola.
Morirono in totale circa 80.000 milanesi, due terzi degli abitanti.
Il convento e la chiesa di Santa Marta, così famose in tutta Europa per il loro strettissimo legame coi reali di Francia, furono assaltate e devastate dalle truppe spagnole.
Morta la Panigarola la Confraternita dell'Eterna Sapienza lentamente si spense; ciò nonostante l'importanza di Santa Marta a Milano rimase notevole, tanto che San Carlo Borromeo, e poi anche il cugino Federico, ne fecero la pietra di paragone per riformare tutti gli ordini monastici femminili del milanese.
Nel 1528 morì il Bellotti e l'incarico per un nuovo monumento funebre da dedicargli fu dato ancora al Bambaia, che iniziò i lavori prontamente. Anche il Bellotti doveva essere seppellito a Santa Marta.
Ma esattamente come col più celebre monumento, i lavori si interruppero e i marmi già realizzati andarono totalmente perduti.
Sotto la dominazione spagnola il convento continuò comunque ad attrarre donne devote, tanto che nel 1590 fecero preparare un progetto di allargamento degli spazi da Francesco Maria Richini.
Il progetto divenne esecutivo solo nel 1621 e in tre anni monastero e chiesa furono ristrutturati.
Nel 1798, con il ritorno dei francesi, questa volta rivoluzionari e guidati da Napoleone, la Chiesa di Santa Marta fu soppressa e una gran parte degli affreschi e delle opere vendute a privati o portate in Francia.
Si salvarono solo alcune opere del Luini, dell'Oggiono e del Lanino, portate a Brera.
La chiesa divenne parte dell'Istituto Tecnico Comunale e trasformata prima in laboratorio, poi in magazzino e infine demolita totalmente intorno al 1806.
L'opera più bella e rappresentativa presente a Santa Marta, lo splendido capolavoro del Bambaia, il Monumento funebre a Gaston de Foix, fu vittima del disprezzo degli spagnoli per i loro predecessori francesi.
Nel Seicento i marchesi Arconati comprarono varie parti del monumento, composta da numerose statute. Furono portati a Villa Arconati a Bollate. Fortunatamente il Comune di Milano riuscì a ricomprarli dagli eredi una trentina di anni fa.
La statua del condottiero sul letto di morte rimase nella chiesa sino alla sua demolizione, poi passò al Comune di Milano, che la mise al Castello Sforzesco, dove ancora si trova.
Assieme a questo si trovano le statue degli 11 Apostoli, due statute delle Allegorie di Virtù e 6 bassorilievi di grandi dimensioni-
Purtroppo non esiste una copia del progetto definitivo del Bambaia e probabilmente alcune parti del monumento andarono perse per sempre.
Altre sono finite in giro per mezza Europa.
Il Prado a Madrid ha un rilievo marmore con dei soldati, il Victoria and Albert Museum di Londra ha 3 statue femminili, raffiguranti Allegorie di Virtù e a Palazzo Madama ci sono dei pilastrini con armi e figure allegoriche.
Altri di questi pilastrini sono conservati sia al Castello Sforzesco sia alla Pinacoteca Ambrosiana.
Anche il monastero venne soppresso nel 1799 e il prezioso ritratto di Gaston de Foix fu staccato e portato a Brera.
Stessa sorte seguirono una serie di importanti sculture che finirono però all'Abazia di Chiaravalle.
Le monache furono concentrate in una piccola ala e l'edificio dato alla Guardia Nazionale, che lo trasformò in una caserma.
Nel 1844 divenne sede del Museo di Storia Naturale, ma nell'estate 1861, furono definitivamente atterrati per aprire Piazza Mentana e costruire il Regio Istituto Tecnico di Santa Marta.
Inizialmente la piazza fu dedicata proprio alla santa, ma nel 1865 venne dedicata al luogo della battaglia di Mentana.
Nel 1880 venne posto in piazza il monumento ai Caduti di Mentana, opera del Belli.
Alla cerimonia di inaugurazione, il 3 novembre 1880, partecipò un anziano Giuseppe Garibaldi.
Monumento funebre a Gaston de Foix, Musei del Castello Sforzesco. Primo allestimento, 1902
Monumento funebre a Gaston de Foix, Musei del Castello Sforzesco. Primo allestimento, 1902
Monumento funebre a Gaston de Foix, Musei del Castello Sforzesco. Primo allestimento, 1967.
Figure di Apostoli del Monumento funebre a Gaston de Foix, Musei del Castello Sforzesco.
Monumento funebre a Gaston d
Figura di Apostolo del Monumento funebre a Gaston de Foix, Musei del Castello Sforzesco.
Monumento funebre a Gaston de Foix, Musei del Castello Sforzesco. Secondo allestimento, 1950.
Monumento funebre a Gaston de Foix, Musei del Castello Sforzesco. Secondo allestimento, 1950.
Bernardino Luini, Madonna con il Bambino, santa Marta, san Giovanni Evangelista
Bernardino Luini, Redentore benedicente.
Bernardo Zenale, Santa Marta e San Lazaro






















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