Il fiume Olona, che tantissima importanza ha avuto per Milano, oggi, dentro i confini comunali, scorre sotto terra per la quasi totalità del suo percorso. Nascosto e ormai dimenticato.
L'Olona nasce sulle montagne appena a nord di Varese, a circa 1.000 metri di altezza e non distante dal Sacro Monte e con un percorso di 60 chilometri giunge a Milano.
Prima passa per la conurbazione del Sempione, entrando a Castellanza e poi Legnano; passa poi per Nerviano e giunge a Rho, dove passava molto vicini ai torrenti Bozzente e Lura.
Da Rho arriva a Pero dove inizia il suo percorso sotto terra, poco prima di entrare nel quartiere Gallaratese.
In arancione il percorso originario dell'Olona, che lambiva Milano.
In rosso il percorso al QT8 e lungo la Circonvallazione degli anni 30.
In verde chiaro il percorso dell'Olona deviato dai Romani.
In azzurro il Ramo Darsena degli anni 30.
In verde scuro la Roggia Molinara od Olona Settentrionale.
In giallo il Lambro Meridionale.
Originariamente il percorso dell'Olona era identico all'attuale sino a Pero, poi il fiume continuava il suo percorso verso sud, non verso sud-est a Milano come oggi.
Attraversava i territori attualmente di Settimo Milanese, Baggio e Corsico.
Forse la Roggia Vecchia di Corsico score in una parte dell'antico alveo dell'Olona.
Uscendo da Corsico l'Olona cambiava direzione, andando verso sud-est e raggiungendo Binasco, Lacchiarella e poi da lì riprendeva a correre verso sud, sino a giungere a San Zenone, dove si immetteva nel Po.
La situazione rimase invariata sino a circa un secolo dopo la conquista romana di Medhelan, la capitale dei Celti Cisalpini Insubri, avvenuta nel 222 a.C. e che portò alla rifondazione della città, chiamata Mediolanum.
La città rimase profondamente celtica per tutto il primo secolo di dominazione romana e solo in seguito Roma iniziò un piano di opere pubbliche per Milano, che avrebbe portato alla costruzione delle mura, del Foro e alla pavimentazione delle strade.
Nel 49 a.C., grazie alla Lex Iulia venne concessa piena cittadinanza romana a tutti i Galli Insubri della Cispadania, cioè della Val Padana.
Negli stessi anni vennero erette anche le prime mura di Mediolanum, dette Mura Repubblicane.
Per meglio proteggere la cinta muraria, fu scavato anche un fossato difensivo esterno ad esse.
Per aumentare l'apporto idrico necessario per questo canale, fu deviato il fiume Seveso, che attraverso due nuovi alvei portava le sue acque nel fossato difensivo nelle odierne Piazza San Marco e Corso Venezia. I due nuovi canali furono chiamati Sevesetto e Acqualunga.
In una data imprecisata gli ingegneri di Roma iniziarono a far scavare un canale che unisse il percorso dell'Olona con quello di alcuni torrenti che passavano alla destra del suo percorso.
Il canale unì così l'Olona col Bozzente prima e col Lura poi, aumentando notevolmente il carico di acqua e fu poi fatto confluire col torrente Pudiga, noto anche come Mussa.
Questo era un corso d'acqua che nasce a Senago dall'unione dei torrenti Cisnara e Lombra, attraversava il Parco delle Groane dove si arricchisce d'acqua e poi entrava nel territorio di Milano dalle parti dell'odierna Quarto Oggiaro, scendeva a sud lungo quella che oggi è Via Espinasse e percorreva l'attuale strada di Circonvallazione Esterna sino a giungere a San Cristoforo, dove iniziava un tortuoso percorso verso sud-est.
Questa parte del Pudiga, da San Cristoforo alla sua foce a San Colombano al Lambro, venne poi detta Lambro Merdario, oggi Lambro Meridionale.
Quindi le acque dell'Olona furono deviate tramite un canale artificiale sino a incrociarsi con il torrente Bozzente.
L'alveo del Bozzente venne allargato e dragato; si univano poi le acque del Lura e del Merlanta, sempre tra Rho e Pero.
Il "nuovo Olona", continuava quindi nell'alveo del Bozzente sino a incrociarsi con le acque del Pudiga dalle parti di Piazzale Lotto.
Lì, con un alveo ancor più grande scendeva decisamente verso sud-est, a cavallo della Via Monte Rosa, attraversare Piazza De Angeli, percorrere tutta Via Washington e, all'altezza di Piazza De Agostini, fu scavato un nuovo, largo, canale, che portava l'acqua decisamente verso est e le Mura Repubblicane.
Il nuovo canale sfruttando il carico d'acqua si dirigeva verso nord-est, lungo quello che oggi sono Via San Calocero e Via San Vincenzo. Il canale si trovava probabilmente in mezzo a queste due vie, come si ben evince da qualsiasi mappa.
Giunto dove oggi c'è Piazza Resistenza Partigiana, all'incrocio con le Vie De Amicis, Correnti e Porta Genova, passava nell'odierna e serpeggiante Via Gian Giacomo Mora e si gettava nelle acque di un canale già esistente, la Vepra, che percorreva il lato nord di Piazza Vetra.
La Vepra serviva a convogliare le acque di scarico del fossato difensivo, che nel frattempo era stato chiamato Grande Sevese (a est) e Piccolo Sevese (a ovest) in quello che probabilmente è il più antico naviglio di Milano, ancora esistente: il Cavo Vettabbia.
Tutto questo lavoro di deviazione dell'Olona serviva quindi ad aumentare il carico d'acqua della Vettabia.
Questo era originariamente l'alveo naturale di uscita dalla città del Nirone, un fiumiciattolo che fu pure lui deviato per formare il nuovo corso del fossato difensivo a ovest della città, e ribattezzato Piccolo Sevese. La Via Nirone ricorda dove passavano sia il fiume che le Mura Repubblicane.
L'importanza della Vettabbia derivava dalla stessa origine del suo nome: "vectabilis", cioè navigabile.
Il fiumiciattolo fu probabilmente allargato e dragato dai romani, per renderlo navigabile con piccole barche e chiatte.
Il percorso originale del Nirone/Vettabbia sfociava infatti nel Fiume Lambro, che a sua volta prendeva le acque dell'Olona/Lambro Meridionale, prima di gettarsi nel Po.
Dal Po le imbarcazioni potevano raggiungere comodamente il porto romano di Cremona e anche il Mar Adriatico.
In questo modo Milano era unita al mare già 2.100 anni fa.
Sappiamo per certo che dalle parti di Via Larga venne scavato il Porto Commerciale di Milano, durante l'epoca romana e che questo era collegato tramite il Grande Sevese con la Vepra e quindi con l'Olona e la Vettabbia.
Il percorso dell'Olona rimase così per 1.500 anni, percorrendo aree esterne alla città e che grazie alle non rare esondazioni rendevano fertile il terreno, tanto che le aree percorse dal fiume restarono in buona parte disabitate sino al secondo decennio del XX secolo e ad uso agricolo.
Nel frattempo, nel 1162, furono costruite le Mura Medievali da parte del Guintellino, dopo la distruzione della città da parte dell'Imperatore Federico Barbarossa.
Il nuovo anello di mura rendeva inutile sia le Mura Repubblicane sia l'estensione del III secolo delle Mura Massimiane.
Tra l'altro erano state già parzialmente distrutte dai Goti e dagli Unni.
Quando le Mura Medievali furono terminate si scavò anche il consueto fossato difensivo attorno ad esse. Questo nuovo canale fu detto Fossa Interna e inizialmente aveva una mera funzione di protezione della città.
Oltre a rendere inutili le antiche mura romane, rese inutile anche il relativo anello d'acqua che le circondava e nel Quattrocento il Piccolo e il Grande Sevese vennero totalmente coperti e sostanzialmente dimenticati per secoli.
La prima grande modifica all'Olona vi fu quando furono realizzati i Bastioni Spagnoli, 1548-1562.
Costruita questa enorme cinta muraria, la più lunga d'Europa, le antiche Mura Medievali diventarono a loro volta inutili e vennero demolite.
La Fossa Interna, che sul tardo Trecento era stata dragata e resa navigabile sul lato ad est e per parte della metà ovest, fu salvata per il concomitante inizio dei lavori della nuova Cattedrale, il Duomo, i cui marmi erano portati da Candoglia sino a Milano su chiatte e barche, usando anche la Fossa Interna, ribattezzata Cerchia dei Navigli.
Con la costruzione dei Bastioni venne anche riscavato il Porto Commerciale della città, il Laghetto di Sant'Eustorgio, molto più grande e largo e che venne chiamato Darsena di Porta Ticinese.
Nel quadro complessivo di riordino dell'idrografia in quei secoli fu anche deciso che il tratto di canale dell'Olona che lo congiungeva alla Vepra era ormai inutile.
La Vettabbia non era probabilmente più navigabile sin dall'epoca delle invasioni barbariche, quando il vecchio porto di Via Larga si interrò.
Il canale che convogliava le acque dell'Olona lungo Via San Vincenzo/Calocero era diventato inutile e a fine Quattrocento fu non solo coperto ma del tutto chiuso.
Era quindi necessario scavare contemporaneamente un nuovo alveo per l'Olona, e lo sboccò naturale era proprio la vicinissima nuova Darsena di Porta Ticinese.
L'Olona quindi tra la fine del Quattrocento e l'inizio del secolo successivo vide modificare il suo corso.
Non esistendo ancora il Naviglio Pavese, il Laghetto di Sant'Eustorgio fu dotato di due scaricatori dell'acqua che arrivava dal Naviglio Grande, uno era un canale che passava per Via Sambuco per gettarsi nella Vettabbia, l'altro il Cavo Ticinello, che percorreva le odierne Vie Col di Lana, Giambologna, Bazzi e Virgilio Ferrari, per poi correre parallelo a Via Ripamonti per giungere infine a Rozzano e gettarsi nel Nirone/Lambro Meridionale.
Quando fu costruita la nuova Darsena il Ticinello fu mantenuto mentre il collegamento con la Vettabbia fu chiuso.
Con l'arrivo delle acque dell'Olona, soggetto a potenti piene, il rischio di inondazioni nel quartiere a sud del Ticinese era notevole e rimase tale sino alla costruzione del Naviglio Pavese, molti secoli dopo.
Come detto le aree fuori dai Bastioni ad ovest della città, rimasero sostanzialmente ad uso agricolo per secoli, anche proprio per le esondazioni dell'Olona.
Questo, come tutti i fiumi, non è immutabili e nel corso del Seicento modificò piena dopo piena il suo percorso, rispetto a quello creato dai romani modificando l'alveo del Pudiga.
Agli inizi del Settecento viene così riportata l'esistenza di due biforcazioni lungo il percorso dell'Olona.
La prima era quella che diede vita all'Isola Brera, dal nome di una cascina che vi fu costruita nel mezzo. L'Isola Brera si trovava tra Via Washington e Via Stendhal e nel XIX e XX secolo divenne famosissima per l'omonima osteria e le barchette in affitto per bucoliche remate.
La seconda biforcazione aveva origine poco dopo e dava vita a due rami dell'Olona, Settentrionale e Meridionale che, dopo aver percorso tutto il tratto che oggi corrisponde al Parco Solari, scendevano paralleli verso sud, lungo i Bastioni di Porta Magenta, per ricollegarsi poco prima di entrare nella Darsena.
Il ramo dell'Olona Settentrionale, di minor portata, venne ribattezzato Roggia Molinara e fu infine chiusa e coperta a metà dell'Ottocento.
Restava quindi solo l'Isola Brera.
Nel frattempo, dal Trecento in poi, iniziarono a sorgere dei borghi agricoli di qualche dimensione, fuori dalle Mura Medievali.
Tra questi borghi vi era quello detto di San Pietro in Sala, lungo la strada per Vercelli e Torino. Oggi è Piazza Wagner; a circa 500 metri di distanza, verso ovest, passava l'Olona.
Il borgo fu costruito a debita distanza dalle acque del fiume proprio perchè esondava troppo spesso.
Alcuni secoli dopo quella zona fu scelta da un industriale del tessile, un settore, che agli albori dell'industrializzazione, era il principale.
Nel 1872 Ernesto De Angeli apre la sua nuova fabbrica proprio sulle sponde dell'Olona, nei pressi di una cappelletta che era detta La Maddalena.
Intorno alla fabbrica, nello spirito degli Industriali Illuminati di quel secolo, sorsero case per gli operai, scuole e asilo per i loro figli, la chiesa, negozi e spacci e luoghi per il dopolavoro e lo svago; nacque un vero e proprio paesino autosufficiente, tipo Crespi d'Adda.
Il borgo era chiamato La Maddalena.
Nel corso di alcuni decenni il percorso dell'Olona dentro la Maddalena fu modificato, creando nuovi cavali che deviavano l'acqua sin dentro le fabbriche, canali di scarico e un nuovo, breve alveo per il fiume.
L'Olona passava da nord a sud lungo l'odierna Piazza De Angeli, nel punto in cui si incrocia con le Vie Marghera e Sacco. Lì un ponte scavalcava il fiume, che poi entrava tra gli impianti industriali di quella che nel frattempo era diventata la De Angeli-Frua.
Dopo una serie di piene ed esondazioni disastrose, soprattutto nel Quartiere della Maddalena e nei campi fuori dai Bastioni di Porta Magenta, che lentamente venivano urbanizzati, a metà dell'Ottocento si iniziò a parlare di modificare ancora il percorso dell'Olona, allontanandolo dal centro cittadino.
Il progetto venne compreso nel Piano Beruto del 1884, una sorta di PRG ante litteram.
Fu però solo nel 1919 che lentamente iniziarono gli scavi per questa nuova deviazione.
Si decise di far correre l'Olona in un nuovo canale al centro della grande Circonvallazione Esterna, da Piazzale Stuparich sino a San Cristoforo, dove le acque del fiume avrebbero sotto passato il Naviglio Grande e si sarebbero gettate nell'alveo del Lambro Meridionale.
Per meglio gestire eventuali ondate di piena e per garantire un afflusso idrico costante in Darsena, fu costruito anche un altro ramo, detto Ramo Darsena, che da Piazzale Tripoli, tramite delle chiuse, percorreva Via Roncaglia, poi passava via Washington sotto terra e continuava per Via Giuliano, De Agostini e poi, in direzione sud-est, riemergendo e passando in quelli che oggi sono cortili condominiali sbucava dopo via Foppa e tagliava Via Salaino per sbucare nell'attuale Parco Solari, percorrendo Via Cola di Rienzo e Valparaiso, passare sotto lo Scalo Bestiame, entrare in Via Ghisleri e poi correre sul lato esterno dei Bastioni, oggi una serie di cortili e arrivare infine in Darsena.
La Via Roncaglia, assolutamente fuori scala rispetto a tutte le altre strade attorno, deve la sua enorme larghezza proprio alla presenza, al suo centro, del Ramo Darsena.
I lavori, complice la pesantissima crisi economica che seguì alla Grande Guerra, il Biennio Rosso con scioperi continui e la salita al potere di Mussolini, che tra i primi atti decise di fermare tutti i lavori pubblici per una loro revisione secondo i voleri e i dettami del nuovo governo, ebbero una genesi lunghissima.
Mussolini fece riprendere i lavori solo a fine degli anni Venti e la stampa di regime celebrava, quando i lavori non erano conclusi, di come questo nuovo canale sarebbe stato l'equivalente di un Lungotevere per Roma, o di un Lungarno per Firenze! Le cose andarono molto diversamente!
Tutto era pronto... tranne il Lambro Meridionale, che non aveva un alveo tale da poter sopportare l'immissione dell'Olona. Nell'agosto del 1931 iniziarono i lavori per dragare il fondo del Lambro Meridionale, stabilizzarne le sponde e allargarle.
Con i consueti ritardi, censurati ovviamente, i lavori terminarono solo 4 anni dopo e finalmente l'Olona entrò nel suo nuovo percorso nel 1935 e il vecchio alveo da Piazzale Stuparich sino alla Darsena fu chiuso.
L'acqua fu deviata nel Ramo di San Cristoforo e in misura notevolmente minore nel Ramo Darsena.
Il vecchio alveo venne rapidamente coperto di terra e trasformato in terreno edificabile o viario.
Nel medesimo 1935 venne realizzato il Parco Solari e l'Olona che vi passava esattamente nel mezzo, fu coperto.
Complice la spietata e rigorosa censura fascista, per tutti gli anni successivi nessun giornalista osò parlare della realtà dei fatti: di anno in anno le acque dell'Olona diventavano sempre più inquinate ed emettevano un odore nauseabondo e malsano.
Contemporaneamente i due rami, San Cristoforo e Darsena, veniva intensamente urbanizzati, con centinaia di palazzi costruiti letteralmente sulle rive del canale.
Fu così solo nell'immediato Dopoguerra che le proteste di coloro che vivevano vicino all'Olona si fecero più forti.
Nel dicembre del 1954 furono stanziati i finanziamenti per coprire l'Olona dalla Darsena a Via Ghisleri, nemmeno trecento metri, ma tra i più maleodoranti e circondati da condomini.
Nel 1962, quel breve tratto era ancora scoperto.
Venne fuori che il tratto finale dell'Olona era parte del Demanio Pubblico, di proprietà dello Stato e quindi intoccabile e inalienabile.
Il Comune di Milano non poteva fare nulla.
E allo Stato di quel breve tratto di Olona non fregava palesemente nulla.
Il 21 marzo del 1956 vi fu l'ennesima piena dell'Olona, che esondò in Piazza Tripoli, all'altezza delle chiuse del Ramo Darsena.
Piazza Tripoli, via Bezzi, le vicine Vie Luchino del Maino, Costanza e Cecchi, un tratto di Via Sardegna e Via Bezzi erano sott'acqua.
Dopo 12 anni dall'inizio dei lavori di copertura, le tratte realmente coperte erano tra Piazza Stuparich e Piazza Zavattari e la parte di Piazzale Brescia.
Restavano scoperti diversi chilometri di quello che era stato definito, col Seveso, il fiume più inquinato d'Europa.
Il motivo della non copertura di quei due chilometri era dovuto al mancato accordo tra Comune e "Frontisti".
Storicamente il Comune di Milano aveva sempre cercato di scaricare il costo di importanti opere pubbliche sui cittadini, soprattutto nei casi in cui tali opere avrebbero portato un vantaggio diretto, ed economici, a quegli abitanti.
Fu così il caso dell'abbattimento dei Bastioni Spagnoli, percorso durato un secolo abbondante; a coloro che abitavano in palazzi che si affacciavano sugli alti Bastioni e che dalle finestre avevano come un muro di mattoni alto 10, 12 metri, che dava solo umido e ombra, fu chiesto un contributo per l'abbattimento, dato che le loro case si sarebbero rivalutate enormemente.
Lo stesso accadde con la copertura della Cerchia dei Navigli tra il 1929 e il 30. Ai "Frontisti" che vivevano sulle umide e puzzolenti sponde del canale fu chiesto un contributo per la copertura. Pare che tutti abbiano pagato con gioia, vuoi perchè il regime non accettava dei "no", vuoi perchè le case assunsero un valore notevolmente più alto.
Nel Dopoguerra però una parte dei cittadini di quella che allora era realmente lontana periferia o non voleva o non poteva farsi carico di un onere simile.
I lavori si bloccarono per lunghi anni.
Solo il tratto nel QT8 fu coperto tra il 1962 e il 1963.
Fu così che i lavori si sbloccarono solo nell'ottobre del 1966, per coprire tutti i tratti scoperti lungo la Circonvallazione e anche il breve tratto parallelo a Viale Papiniano tra il Parco Solari e la Darsena, grazie ad un accordo con il Genio Civile, che gestiva il tratto di proprietà demaniale.
L'anno dopo, nel 67, iniziarono i lavori per coprire la tratta tra Piazza Napoli e il sotto passo di San Cristoforo.
Nel 1968 furono trovati i fondi per coprire l'Olona nel suo tratto a nord-ovest, nei quartieri Gallaratese 1 e 2. Costo 522 milioni di vecchie Lire, circa 5,2 milioni di Euro.
Sempre negli anni 60, in seguito ai tremendi risultati delle analisi delle acque dell'Olona, fu deciso di chiudere limitare il più possibile l'afflusso di acqua sul Ramo Darsena, dato che le acque si sarebbero mescolate con quelle Naviglio Grande e sarebbero defluite nel Naviglio Pavese, le cui acque erano ampiamente usate per scopi irrigui.
Fu però solo alla fine degli anni '80 che venne completamente chiuso il Ramo Darsena, consentendo così al sistema dei navigli milanesi di migliorare in modo incredibile la qualità dell'acqua, sino all'eccellenza attuale.
Nell'estate del 1972 l'Olona riemerse brevemente in Piazzale Lotto, quando il corso del fiume venne deviato per lo scavo a cielo aperto del ramo nord della Linea 1 della Metropolitana.
Tra la fine degli anni 50 e i primi anni 80 furono completati due grossi progetti per alleggerire la portata delle acque dell'Olona.
Il primo fu il Deviatore Olona, che all'altezza di Castellazzo di Rho pesca le acque del fiume e tramite un lungo canale artificiale le porta verso sud, in linea quasi retta, passando per Lucernate e Vighignolo, poi entra a Milano a Figino e passa nel Bosco in Città, ancora scoperto, e poi alternando tratti al chiusi a tratti a cielo aperto, a Baggio, Corsico, sotto passare il Naviglio Grande in Lodovico il Moro e con andamento lievemente verso sud est corre parallelo a tutta la Nuova Barona e al quartiere Sant'Ambrogio e, all'altezza del Deposito della Metropolitana di Famagosta, poco prima del Naviglio Pavese, si immette nelle acque del Lambro Meridionale, che già porta le acque dell'Olona che passano per il Ramo San Cristoforo.
Il secondo scolmatore, terminato a metà anni 80, fu il CSNO, Canale scolmatore di nord-ovest, che nasce intercettando le acque del Seveso, scende verso sud-ovest passando per Paderno Dugnano e poi con un arco lungo 14 chilometri piega verso ovest, passando per Bollate, Ospiate e Mazzo di Rho, dove riceve le acque di quattro torrenti Garbogera, Guisa, Pudiga e Nirone, questi ultimi due ormai ben noti nelle cronache dell'Olona.
Giunto a Vighignolo, tra Cornaredo e Settimo incrocia le sue acque con il Deviatore Olona e, in caso di piena, prende una parte delle acque in eccesso.
Il CSNO continua poi la sua corsa verso sud-ovest, quasi in linea retta, sino ad entrare nella periferia nord di Abbiategrasso e poi buttarsi nel Ticino.
I due canali deviatori/scolmatori aiutarono molto a ridurre le piene e le esondazioni dell'Olona, tanto da farle diventare eventi eccezionali, almeno a Milano.
Nei secoli precedenti le esondazioni erano diventate talmente frequenti che nel 1796 il governo della città propose di scavare un canale sotterraneo che dalla poco prima della Darsena corresse sotto il Naviglio Grande, trasportando le acque dell'Olona direttamente nel Lambro Merdario/Meriodinale, senza mai salire alla luce del sole.
Nello stesso anno venne anche pubblicato un Decreto Governativo che obbligava, in caso di piena dell'Olona, ad aprire le chiuse della Rogga Boniforti, ancor oggi esistente in via Argelati, delle tre chiuse che regolavano il passaggio delle acque dal Naviglio Grande al Lambro Meridionale all'altezza di San Cristoforo, chiuse ancor oggi visibili dalla strada e della chiusa del Canale Residuo, probabilmente una roggia che poi scaricava nei campi ad ovest dell'Olona.
Era specificato che tale decreto serviva ad evitare i danni "devastanti" che le piene dell'Olona cagionavano al "sistema del Naviglio Grande" e al quartiere lungo il Corso San Gottardo, il Borgo dei Furmagiatt.
- Ottobre 1801, allagamento di tutti i Corpi Santi a ovest della città.
- 9-13 dicembre 1910, allagamento dei campi e delle aree di recente urbanizzazione tra via Monte Rosa e La Maddalena. Demoliti due edifici in Via Bersaglio, oggi via Flavio Gioia, a CityLife e una in Piazza Piemonte e crollati alcuni argini.
- 24 novembre 1911, straripa l'Olona allagando le cascine di San Siro, Lampugnano, Porta Magenta. Allagate case e fabbriche della Maddalena.
- 31 maggio 1917, esondazione presso la Maddalena e zone circostanti.
- Giugno 1941, esondazioni dell'Olona presso la Cascina Molinazzo, oggi quartiere Gallaratese 2.
- 12-14 settembre 1995 risparmiò invece Milano, mentre sommerse Rho, Legnano, Castellanza, Gallarate e l'intera Valle dell'Olona.
Un ponticello scavalca l'Olona lungo la Strada Vercellese, tra le Cascine Bolla e Valsarda, poco dopo il Borgo di San Pietro in Sala, oggi Piazza Wagner. 1909.
Esondazione del novembre 1911, allagamento della Strada Vercellese, oggi Corso Vercelli.
Esondazione del novembre 1911, allagamento di Piazza De Angeli.
L'Olona ghiacciato nel tratto terminale tra la Darsena e Via Ghisleri, prima del Parco Solari.
Inverno 1914.
Esondazione del 31 maggio 1917, Piazza De Angeli allagata.
Esondazione del 31 maggio 1917, Piazza De Angeli allagata.
Esondazione del 31 maggio 1917, Via Marghera e il ponte sull'Olona inondati.
L'Olona all'altezza di Via Washington; sulla sinistra l'Isola Brera. Anni '20.
Lavori di scavo per il nuovo alveo dell'Olona in Piazzale Brescia e Viale Murillo, 1927.
L'Olona visto dall'Isola Brera; sullo sfondo lo stabilimento della Veglia-Borletti di Via Washington. Anni '20.
Il nuovo alveo dell'Olona, lungo il Ramo di San Cristoforo, all'altezza dell'incrocio tra Viale Troya e Via Savona. Sullo sfondo Piazza Napoli.
1929.
Il nuovo alveo dell'Olona, lungo il Ramo di San Cristoforo, all'altezza di Piazza Napoli. 1929.
Il nuovo alveo dell'Olona lungo la Circonvallazione Esterna, in Piazza Bolivar e Piazza Napoli, metà anni '30.
Scavo del tratto finale del nuovo alveo lungo la Circonvallazione e scavo del sotto passaggio del Naviglio Grande per scaricare le acque nel Lambro Meridionale, 1935.
Il Lambro Meridionale nel punto in cui nasce il fiume e vi si immettono le acque dell'Olona, a San Cristoforo; l'alveo è quello antecedente ai lavori di allargamento per accogliere le acque dell'Olona. 1935.
L'Olona in Via Roncaglia, lungo il Ramo Darsena; fine anni '30.
Il Lambro Meridionale e la Chiesa di S.Nazaro e Celso col nuovo alveo allargato per ospitare le acque dell'Olona. Fine anni '30.
L'Olona scorre al Q.T.8, davanti al Palazzo INA di Pietro Lingeri e Luigi Zuccoli, 1951.
Copertura Olona in Via Roncaglia, nel Ramo Darsena, primi anni '50.
Copertura Olona in Via Roncaglia, nel Ramo Darsena, primi anni '50.
L'Olona lungo la Circonvallazione, Piazza Ghirlandaio e Via Ranzoni nei primi anni '50.
Il ponte sull'Olona in Piazza Cantore, con i caselli daziari di Porta Genova sulla sinistra. Metà anni '50.
Lavori di copertura dell'Olona in Piazza Stuparich, primi anni '50.
Il tratto dell'Olona tra la Darsena e Via Ghisleri, parallelo a Viale Papiniano, metà anni '50.
L'Olona in Via Ranzoni, 1960.
Nuovo alveo per l'Olona tra Q.T.8 e Lampugnano, in vista dei lavori della Linea 1 della Metropolitana; 1962.
Copertura dell'Olona in Via Ghisleri, 1967
Copertura dell'Olona in Viale Murillo, 1967
L'incrocio tra Via Ranzoni e Via Alberto Mario e i lavori per la copertura dell'Olona, 1967.
Copertura Olona in Piazza Tripoli, luglio 1969.
L'Olona nel 1970, ancora scoperto in fondo a Viale Troya, poco prima di sotto passare il Naviglio Grande e a gettarsi nell'alveo del Lambro Meridionale.
In mezzo alla foto svetta la Torre delle Milizie, di epoca fascista e demolita a metà anni '70.



















































Ciao, sono Theresa Williams Dopo essere stato in relazione con Anderson per anni, ha rotto con me, ho fatto tutto il possibile per riportarlo indietro ma tutto era vano, lo volevo così tanto per l'amore che ho per lui, L'ho implorato di tutto, ho fatto delle promesse ma lui ha rifiutato. Ho spiegato il mio problema alla mia amica e mi ha suggerito che avrei preferito contattare un incantatore che potesse aiutarmi a lanciare un incantesimo per riportarlo indietro, ma io sono il tipo che non ha mai creduto nell'incantesimo, non avevo altra scelta che provarlo, io ha inviato l'incantatore per posta, e mi ha detto che non c'era problema che tutto andasse bene prima di tre giorni, che il mio ex tornasse da me prima di tre giorni, ha lanciato l'incantesimo e sorprendentemente il secondo giorno, erano circa le 16:00. Il mio ex mi ha chiamato, sono rimasto così sorpreso, ho risposto alla chiamata e tutto quello che ha detto è che era così dispiaciuto per tutto quello che è successo che voleva che tornassi da lui, che mi ama così tanto. Ero così felice e sono andato da lui che è così che abbiamo iniziato a vivere di nuovo felici e contenti. Da allora, ho promesso che chiunque conosca un problema di relazione, sarei di aiuto a tale persona, riferendola all'unico vero e potente incantatore che mi ha aiutato con il mio problema. La sua email: {drogunduspellcaster@gmail.com} puoi inviargli un'e-mail se hai bisogno della sua assistenza nella tua relazione o in qualsiasi altro caso.
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