
L'Esposizione Nazionale Italiana del 1881 fu la prima, grande, esposizione delle eccellenze industriali di tutta Italia; si svolse dal 6 maggio al primo di novembre nei Giardini Pubblici, ai Boschetti e con varie strutture anche in Piazza Castello.
L'Esposizione si estendeva su un'area complessiva di ben 20 ettari, quattro erano gli enormi padiglioni, 7.150 gli espositori, per lo più del Nord Italia, ma comunque provenienti da ogni regione, tanto che la Sicilia era rappresentata da ben 314 espositori.
A corredo dell'Esposizione, prettamente centrata sul mondo dell'industria, vi furono 5 fiere: l' Esposizione orticola, l'Esposizione operaia, l'Esposizione Nazionale di Belle Arti, l'Esposizione di musica e l'Esposizione zootecnica.
A queste fiere si aggiunsero altri eventi collaterali, tra cui una serie di importanti gare e riviste ippiche che si svolsero nella Piazza d'Armi, oggi Parco Sempione, una mongolfiera al Castello che portava i milanesi ad ammirare la città dall'alto e, infine, il Panorama, noto anche come Rotonda dei Panorami.
Il Panorama era la versione italiana del Cyclorama, una invenzione del pittore irlandese Robert Barker, che nel 1787 dipinse una veduta circolare di Edimburgo dalla Carlton Hill , la montò su pannelli posti in cerchio e creò così un panorama a 360°.
Il successo fu tale che continuò la sperimentazione di questa particolare tipologia figurativa inserendo sulle tele, accanto alle vedute dei luoghi
così come apparivano agli occhi dello spettatore, complesse ricostruzioni animate di episodi storici che andavano ad accrescere il valore documentario delle opere, attraverso le descrizioni precise di eventi popolari.
Tutte le grandi città europee divennero soggetti ideali per la realizzazione di monumentali panorami: a Parigi fu il pittore Pierre
Prévost a firmare insieme ad alcuni collaboratori dalle competenze specifiche, ritrattisti, miniaturisti e paesaggisti,un grande panorama della città nel
1799.
Nel 1792 Barker dipinse una veduta di Londra così precisa che gli spettatori vi potevano individuare la strada se non addirittura l'edificio in cui essi vivevano. L'iper-realismo era una caratteristica di questi dipinti.
Il successo del Cyclorama di Londra portò ad una rapida diffusione di queste opere, sia negli Usa, che in Europa; parve quindi naturale che una Cyclorama fosse costruito anche alla mostra delle eccellenze italiane.
La costruzione dell'edificio per contenere il dipinto circolare venne affidata all'architetto Luigi Broggi, allora giovane professionista, ancora poco noto.
Il Broggi progettò una struttura a 12 lati, di 40 metri di diametro, in stile ibrido, con rimandi sia al Rinascimento, sia al Risorgimento e una spruzzata di Neoclassicismo.
Il successo del Cyclorama di Londra portò ad una rapida diffusione di queste opere, sia negli Usa, che in Europa; parve quindi naturale che una Cyclorama fosse costruito anche alla mostra delle eccellenze italiane.
La costruzione dell'edificio per contenere il dipinto circolare venne affidata all'architetto Luigi Broggi, allora giovane professionista, ancora poco noto.
Il Broggi progettò una struttura a 12 lati, di 40 metri di diametro, in stile ibrido, con rimandi sia al Rinascimento, sia al Risorgimento e una spruzzata di Neoclassicismo.
Un ingresso monumentale con fregi opera del Broggi stesso e con dipinti del Michis, raffiguranti l'Ottica, la Pittura, l'Ars e la Scienza. Nel vestibolo il pittore belga Mayer aveva raffigurato una Italia che sorge e lancia lontano le catene spezzate.
Il soffitto, lievemente inclinato, era in vetro e zinco.
Direttore dei lavori fu il belga Le Tellier, coadiuvato da una ventina di operai; i lavori, iniziati a febbraio, doveva terminare in tempo per l'inaugurazione dell'Esposizione, il 6 maggio, ma il ritardo dell'arrivo delle parti in zinco della copertura, ritardò l'inaugurazione sino al 23 giugno 1881.
Il giorno successivo la Rotonda dei Panorami venne aperta al pubblico.
Al suo interno si trovava un'opera ispirata dal pittore belga Leon Philippet, residente in Italia da lunghi anni, la Battaglia di Solferino, composto da una serie di dipinti raffiguranti varie scene dello scontro tra fra l'esercito austriaco e quello franco-piemontese durante la seconda guerra di indipendenza.
Il dipinto era lungo 120 metri e alto 4 metri ed era iper-realista, come tutti i dipinti dei Cyclorama.
Philippet era uno dei più quotati pittori di panorami di tutta Europa e il successo dei suoi dipinti fu enorme anche a Milano; il dipinto, ideato e realizzato in scala dal belga, fu poi realizzato su enorme formato dai pittori lombardi Gorra, Perego, Dovera, Puricelli, Gignous, Pretti, Bartesago, Tominetti, Ferrari, Cenni e Koeleman
Il Philippet fu però chiamato a Milano per "italianizzare" il dipinto. La Battaglia di Solferino era stata infatti dipinta per un Cyclorama a Parigi e riciclata in Italia.
Philippet era uno dei più quotati pittori di panorami di tutta Europa e il successo dei suoi dipinti fu enorme anche a Milano; il dipinto, ideato e realizzato in scala dal belga, fu poi realizzato su enorme formato dai pittori lombardi Gorra, Perego, Dovera, Puricelli, Gignous, Pretti, Bartesago, Tominetti, Ferrari, Cenni e Koeleman
Il Philippet fu però chiamato a Milano per "italianizzare" il dipinto. La Battaglia di Solferino era stata infatti dipinta per un Cyclorama a Parigi e riciclata in Italia.
Il pittore aggiunse così un gran numero di bersaglieri in battaglia, un gruppo di dragoni piemontesi nei pressi di Napoleone III° e un grande Tricolore che sventolava sulla chiesa di San Martino.
Il 13 luglio venne anche aggiunta una stupefacente illuminazione a gas, che permetteva di continuare le visite sino a notte inoltrata.
Il 13 luglio venne anche aggiunta una stupefacente illuminazione a gas, che permetteva di continuare le visite sino a notte inoltrata.
Il 6 settembre venne finalmente montata la nuova tela a 360° appositamente dipinta dal Philippet per la Rotonda di Milano: La difesa di Roma nel 1849 contro l'assalto dei Francesi, il 6 giugno 1849, presenti il pittore, il sindaco di Milano, il prefetto e rappresentati del Re.
Lo splendido dipinto iper-realista del Philippet fu ispirato dal panorama che Karl Christian Andreae dipinse dal Gianicolo pochi anni prima.
Il successo della Rotonda fu tale, che una volta terminata l'Esposizione, il primo di novembre, essa non venne smontata e rimase attiva per almeno altri due anni.
Il 5 ottobre 1883 venne inaugurata una nuova tela, senza rimuovere quella presente; i pittori Fleury, Gorra e De Albertis avevano infatti fatto scavare lungo uno dei 12 lati della Rotonda, per una lunghezza di 9 metri e una profondità di 5 metri, e vi avevano esposto il loro dipinto raffigurante un Episodio della Battaglia di San Martino, un evento storico facente parte della Battaglia di Solferino.
Il 5 ottobre 1883 venne inaugurata una nuova tela, senza rimuovere quella presente; i pittori Fleury, Gorra e De Albertis avevano infatti fatto scavare lungo uno dei 12 lati della Rotonda, per una lunghezza di 9 metri e una profondità di 5 metri, e vi avevano esposto il loro dipinto raffigurante un Episodio della Battaglia di San Martino, un evento storico facente parte della Battaglia di Solferino.
Per vedere la nuova opera i visitatori dovevano salire su una torretta che permetteva di vedere il nuovo panorama.
Vi era raffigurato l'ultimo assalto da parte dei granatieri e dei bersaglieri al Monte Maino.
Fleury, Gorra e De Albertis avevano in progetto altri due panorami, Le Cinque Giornate di Milano e L'entrata dei soldati italiani in Roma, per la breccia di Porta Pia.
La Rotonda era ormai diventata parte del panorama urbano, tanto che la mappa edita dalla Vallardi nel 1883, la riporta alla stregua di un edificio definitivo e non di una struttura, almeno teoricamente "effimera" e progettata per durare 6 mesi.
Nella primavera dell'anno seguente la Rotonda venne smontata e trasportata a Torino, dove venne rimontata per l'Esposizione Generale Italiana del 1884.
Venne esposto nuovamente il colossale dipinto del Philippet: La difesa di Roma nel 1849 contro l'assalto dei Francesi, il 6 giugno 1849, che riscosse il consueto successo.
La colossale opera andò persa pochi anni dopo a causa di un incendio, restano tuttavia i 12 dipinti a olio del 1882, bozzetti preparatori in scala 1 a 10, che sono attualmente conservati nel Museo comunale di Seraing, nei pressi di Liegi.
Nel 1884 la Rotonda risulta di
proprietà del conte Giuseppe Greppi e probabilmente ne fu il finanziatore sin dalla sua costruzione nel 1881.
Un effimero panorama venne realizzato dentro il Teatro della Cannobiana per il Carnevale Ambrosiano del 1886; raffigurava Piazza del Duomo nel 1830, prima degli interventi del Mengoni. I giornali dell'epoca riportano la gioia e la sorpresa dei visitatori, quando scoprivano ciò che c'era prima dei Portici Meridionali e Settentrionali, della Galleria Vittorio Emanuele.
Vi erano raffigurati il Portico del Figini, l'Isolato del Rebecchino e le antiche case lungo il lato nord del piazza.
Qualche anno dopo il Philippet dipinse un ultimo panorama dedicato al Risorgimento italiano: L'epopea garibaldina al Gianicolo il 3 giugno 1849, diviso in 12 bozzetti, come 12 erano i lati della Rotonda.
Questi bozzetti si sono salvati finendo abbandonati in un deposito dell’Istituto della Storia del Risorgimento e venendo scoperti casualmente nel 1967 da alcuni archivisti.
La scoperta suscitò enorme clamore a livello mondiale per gli studiosi della fotografia. I disegni iper-realisti del Philippet furono infatti scambiati per delle foto del 1849, eseguite tramite il procedimento della calotipia.
La calotipia non permetteva però di fotografare soggetti in movimento, richiedendo da 10 secondi a diversi minuti di esposizione.
Nelle "foto" ritrovate a Roma erano invece presenti un numero impressionante di dettagli, uomini e cavalli e si pensò che fossero stati aggiunti in seguito da un pittore sulle foto che poi sarebbero state ri-fotografate.
Solo nel 1999, incredibilmente, le "foto" si scoprono essere dei dipinti iper-realisti di Philippet e sono oggi conservati alla Calcografia Nazionale di Roma; vennero esposti ad una mostra nell'ottobre del 2000.







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