
La storia del quartiere di Città Studi nasce in contemporanea con l'esigenza di dare maggior spazi a studenti e insegnanti del Politecnico di Milano, la più antica università milanese di concezione moderna.
Fondato il 29 novembre 1863, aveva sede nel Palazzo del Senato, affacciato sulla Cerchia dei Navigli; dopo pochi anni gli spazi erano già troppo stretti ed esigui e il Politecnico fu traslocato nel Palazzo della Canonica, in Piazza Cavour, già sede degli Umiliati di Brera.
Fino al 1888 la Canonica ospitò anche l’Accademia Scientifico-Letteraria che con il Politecnico ha in comune gli insegnamenti di Italiano, di Economia e di Lingue.
Il toponimo di Via del Vecchio Politecnico, alle spalle del Palazzo dei Giornali, dove proprio si trovava un tempo la Canonica, ricorda la presenza dell'università.
Intorno al 1910 si iniziò a valutare un trasferimento verso la periferia, magari realizzando un intero quartiere dedito agli studi superiori, sulla falsa riga delle cittadelle universitarie britanniche e nord americane. Una apposita variante del PRG venne stesa nel 1912.
Il Politecnico decise di puntare così sui vasti campi delle Cascine Doppie, una serie di prati coltivati, con profondi avvallamenti, posti nelle campagne a nord-est della città, fuori di Porta Venezia.L'area aveva allora come confini, a nord la strade per le Cascine Vallazze (il cui nome indicava proprio gli avvallamenti del terreno), oggi Via Vallazze, il Fontanile della Rosa e la relativa cascina ad est, l'antico percorso della ferrovia per Bergamo e Venezia col Bivio dell'Acquabella a sud, oggi Piazzale Susa e Viale Argonne, e il nuovo viale della quinta circonvallazione, già disegnato nei Piani Regolatori di fine '800, oggi Viale Lombardia e la Circonvallazione delle Regioni.
All'inizio del 1913 il Politecnico, il Comune di Milano, lo Stato Italiano, la Camera di Commercio di Milano e la CARIPLO, la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, oggi confluita in Banca Intesa, firmarono una convenzione e comprarono gli enormi terreni.
Tra luglio e settembre 1913 il Comune iniziò ad abbattere i tratti dei bastioni tra Porta Venezia, Porta Monforte e Porta Vittoria, dopo una delibera comunale dell’anno precedente.
Il crescente traffico e i rari passaggi tra le mura, costituivano un enorme intralcio allo sviluppo industriale e commerciale di Milano.
Dall'abbattimento di quel tratto di mura si ottennero oltre 20.000 metri cubi di macerie e terreno, che tramite una ferrovia Decauville, a scartamento ridotto e lunga un paio di chilometri, vennero trasportati proprio presso le Cascine Doppie.
I profondi avvallamenti, che in alcuni punti portavano il livello del terreno anche di alcuni metri sotto la parte di Milano dentro i Bastioni furono così livellati e riempiti.
La terra fu trasportata con dei vagoncini lungo via Sottocorno, via dei Mille e via Pascoli e il nucleo rurale delle Cascine Doppie venne demolito.
Nel 1915 venne posta la prima pietra, ma i lavori si arrestarono quasi subito per il coinvolgimento sempre più pesante nella Grande Guerra.
I lavori rimasero bloccati sino all'armistizio, per poi riprendere lentamente nei primi anni '20.
La Riforma dell'Università del 1923 e la necessità di nuovi spazi, portò la Scuola Superiore di
Agraria, fondata nel 1870, e l'Antica Scuola di Veterinaria, fondata nel 1791, a stabilirsi a Città Studi, negli edifici di Via Celoria, dove ancora si trovano.
Contestualmente alla nascita di Città Studi, iniziò una intensa attività edilizia da parte del Comune di Milano, con la costruzione di vari quartieri IACP intorno alle università: il villaggio Gran Sasso (1919-20), il villaggio Andrea del Sarto (1924/25) e il quartiere Vanvitelli (1926/27).
Tra luglio e settembre 1913 il Comune iniziò ad abbattere i tratti dei bastioni tra Porta Venezia, Porta Monforte e Porta Vittoria, dopo una delibera comunale dell’anno precedente.
Il crescente traffico e i rari passaggi tra le mura, costituivano un enorme intralcio allo sviluppo industriale e commerciale di Milano.
Dall'abbattimento di quel tratto di mura si ottennero oltre 20.000 metri cubi di macerie e terreno, che tramite una ferrovia Decauville, a scartamento ridotto e lunga un paio di chilometri, vennero trasportati proprio presso le Cascine Doppie.
I profondi avvallamenti, che in alcuni punti portavano il livello del terreno anche di alcuni metri sotto la parte di Milano dentro i Bastioni furono così livellati e riempiti.
La terra fu trasportata con dei vagoncini lungo via Sottocorno, via dei Mille e via Pascoli e il nucleo rurale delle Cascine Doppie venne demolito.
Nel 1915 venne posta la prima pietra, ma i lavori si arrestarono quasi subito per il coinvolgimento sempre più pesante nella Grande Guerra.
I lavori rimasero bloccati sino all'armistizio, per poi riprendere lentamente nei primi anni '20.
La Riforma dell'Università del 1923 e la necessità di nuovi spazi, portò la Scuola Superiore di
Agraria, fondata nel 1870, e l'Antica Scuola di Veterinaria, fondata nel 1791, a stabilirsi a Città Studi, negli edifici di Via Celoria, dove ancora si trovano.
Contestualmente alla nascita di Città Studi, iniziò una intensa attività edilizia da parte del Comune di Milano, con la costruzione di vari quartieri IACP intorno alle università: il villaggio Gran Sasso (1919-20), il villaggio Andrea del Sarto (1924/25) e il quartiere Vanvitelli (1926/27).
Nel 1924 i lavori per il Politecnico erano giunti a buon punto, tanto da far pensare ad una apertura in meno di un anno.
Nello stesso 1924 viene attivata l'Università degli Studi di Milano; Magnifico Rettore è Luigi Mangiagalli, la cui aspirazione è spostare tutte le accademie, gli istituti superiori e le scuole superiori di perfezionamento nella nuova Città Studi, in modo di creare realmente una unica, enorme cittadella del sapere.
La sede della nuova Università venne costruita in via Saldini al 50; il sogno di Mangiagalli, ribadito ancora nel 1926, pochi mesi prima di andare in pensione, rimase tale.
Nel 1925 arrivarono in Città Studi gli Istituti Clinici di Perfezionamento e la facoltà di Matematica che si insediò nello stabile di via Saldini, lo splendido Palazzo Enriques, ma già da subito le facoltà di Lettere e Medicina votarono per restare nel centro città e presso il Policlinico.
Il 19 gennaio 1925 venne posata la prima pietra di un'altra delle eccellenze di Città Studi: l'"Istituto Vittorio Emanuele III per lo studio e la cura del cancro", oggi chiamato semplicemente Istituto Nazionale dei Tumori, in via Venezian, alle spalle delle facoltà scientifiche poste lungo via Celoria.
Finalmente, il 22 dicembre 1927, con un ritardo sui lavori di diversi anni, fu inaugurato anche il nuovo Politecnico di Milano, con i corsi di Ingegneria e Architettura.
La grande piazza di fronte al Politecnico, oggi Piazza Leonardo da Vinci, venne dedicata a Roberto Ardigò, psicologo e filosofo di fine '800
Il complesso degli edifici fu progettato da Gaetano Moretti e da Augusto Brusconi, docenti dell’Ateneo e realizzato da un Ufficio tecnico composto dagli ingegneri Francesco Belloni, Giannino Ferrini e Vittorio Verganti; comprendeva sei fabbricati collegati tra loro da caratteristiche pensiline e da ampi sotterranei comunicanti attraverso gallerie, occupando un’area di 50.000 metri quadrati.
Al vertice della palazzina destinata ad accogliere gli uffici del rettorato e la sala del Consiglio, venne collocato un orologio da torre che batte le ore su due campanelle provenienti dal palazzo della Canonica.
Grazie a lasciti delle più ricche famiglie lombarde, vengono attivati i primi corsi post-laurea: ingegneria stradale, la Scuola di specializzazione per le costruzioni in cemento armato, quella in ingegneria delle assicurazioni, quella in ingegneria gasistica, in ingegneria agraria, in metallurgia, in elettrochimica, in chimica-fisica e in siderurgia.
Nel 1934 viene attivata la Facoltà di Architettura, rendendola autonoma da Ingegneria.
Uno degli edifici più iconici di Città Studi è senza dubbio il Cremlino.
Fu uno dei primi edificio del nuovo quartiere ad essere iniziato e concluso, edificato tra il 1924 e il 1927, su commissione di Luigi Ronzoni.
Fu uno dei primi edificio del nuovo quartiere ad essere iniziato e concluso, edificato tra il 1924 e il 1927, su commissione di Luigi Ronzoni.
Si trova in via Giuseppe Colombo, quasi allo sbocco in piazza Leonardo da Vinci.
Progettato dagli architetti Molinari, Danuso e Niccoli, venne interamente realizzato in cemento armato.
L'edificio divenne immediatamente una icona del nuovo quartiere, con le sue due cupole con alte guglie, una notevole altezza per gli anni '20 e uno stile molto razionale e quasi brutalista.
Venne quasi subito chiamato "il Cremlino", come la cittadella moscovita, vuoi per alte torri, vuoi per lo stile austero e cupo.
Si deve aspettare il Dopoguerra per veder realizzare un nuovo grande edificio che marcherà il quartiere: la Facoltà di Architettuta, progettata da Gio Ponti.
Il grande architetto, laureato ovviamente al Politecnico di Milano, progettò e realizzò la nuova sede tra il 1953 e il 1961.Già nel 1937 gli spazi a nord del Politecnico, affacciati su Piazza Ardigò/Leonardo, vengono designati ad ospitare la nuova sede di Architettura, ma la guerra blocca i lavori.
Il progetto di Gio Ponti prevede un edificio rettangolare di tre livelli, organizzato attorno ad un cortile completamente vetrato.
Il fronte su via Bonardi è formato da un basamento cieco a cui è sovrapposto un volume dal profilo obliquo che ospita una serie di piccole aule ad anfiteatro, cieche, illuminate da pozzi di luce in copertura.
Tra i due blocchi orizzontali si apre una grande fascia vetrata che illumina le sale di lettura della biblioteca.
Il prospetto laterale su via Ampére, incompiuto, è una composizione astratta ed asimmetrica che rende leggibile la sezione dell'edificio.
Il grande architetto, laureato ovviamente al Politecnico di Milano, progettò e realizzò la nuova sede tra il 1953 e il 1961.Già nel 1937 gli spazi a nord del Politecnico, affacciati su Piazza Ardigò/Leonardo, vengono designati ad ospitare la nuova sede di Architettura, ma la guerra blocca i lavori.
Il progetto di Gio Ponti prevede un edificio rettangolare di tre livelli, organizzato attorno ad un cortile completamente vetrato.
Il fronte su via Bonardi è formato da un basamento cieco a cui è sovrapposto un volume dal profilo obliquo che ospita una serie di piccole aule ad anfiteatro, cieche, illuminate da pozzi di luce in copertura.
Tra i due blocchi orizzontali si apre una grande fascia vetrata che illumina le sale di lettura della biblioteca.
Il prospetto laterale su via Ampére, incompiuto, è una composizione astratta ed asimmetrica che rende leggibile la sezione dell'edificio.
La scuola è pensata da Ponti come un “edificio insegnante” in cui saranno posti in opera, come in un campionario, tutti i tipi possibili di strutture, di materiali, di finiture, di serramenti, di illuminazione, di arredo e di impianti, motivo per cui Ponti si spende con un accorato appello su Domus alle società produttrici affinché collaborino alla costruzione.
In questo modo si attuerà un “insegnamento ambientale” specifico per gli studenti di architettura, con l’ambizione di essere un prototipo per le scuole di progetto di tutto il mondo.
Del progetto vengono realizzati soltanto due ali, dando origine ad un edificio ad “L” e lasciando incompiuto il cortile e il fronte su via Ampére.
Anche il campionario di materiali e impianti non trova piena realizzazione: tuttavia si può riconoscere una testimonianza di questo intento in una delle scale interne, in cui ogni gradino è formato da un blocco di pietra differente.
La facoltà verrà completata alcuni decenni più tardi con l’ampliamento di Vittoriano Viganò. Proseguendo lungo via Bonardi sorgono altri edifici realizzati da un gruppo di progettisti diretti da Ponti: il “Trifoglio”, con aule ad anfiteatro, e la “Nave”, che ospita prevalentemente grandi aule da disegno.
In questo modo si attuerà un “insegnamento ambientale” specifico per gli studenti di architettura, con l’ambizione di essere un prototipo per le scuole di progetto di tutto il mondo.
Del progetto vengono realizzati soltanto due ali, dando origine ad un edificio ad “L” e lasciando incompiuto il cortile e il fronte su via Ampére.
Anche il campionario di materiali e impianti non trova piena realizzazione: tuttavia si può riconoscere una testimonianza di questo intento in una delle scale interne, in cui ogni gradino è formato da un blocco di pietra differente.
La facoltà verrà completata alcuni decenni più tardi con l’ampliamento di Vittoriano Viganò. Proseguendo lungo via Bonardi sorgono altri edifici realizzati da un gruppo di progettisti diretti da Ponti: il “Trifoglio”, con aule ad anfiteatro, e la “Nave”, che ospita prevalentemente grandi aule da disegno.
Tra il 1978 e il 1981 vennero invece costruiti i palazzi della Facoltà di Biologia, alla fine di via Celoria, progettati da Vico Magistretti e recentemente sottoposti a vincolo dalla Sovrintendenza.















Si parla del noto Ingegnere-Architetto DANUSSO, con 2 S, correggere la forma errata Danuso.
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