Una veduta del nucleo rurale del Molinazzo con a sinistra la chiesetta di San Giacomo al Ristochano negli anni '30. Sullo sfondo le case di via Rembrandt all'angolo con via Capecelatro. In primo piano piazzale Siena.
Oggi la chiesetta è all'incrocio di due stradine, via Martinetti e via Molinazzo, nascosta dai condomini di viale Aretusa e piazzale Siena ed è dedicata ai Santi Filippo e Donato.
Il Ristochano o Restocco era un fontanile estremamente importante per la zona e per Milano.
Le origini della chiesetta si fanno risalire al Mille e alla presenza dei Templari nella zona, che vi costruirono un ospedale o un ricovero per i viaggiatori diretti verso le Alpi.
Il motivo della sua fondazione lo si attribuisce all'atto espiatorio di una nobildonna.
Si narra pure che l'arcivescovo Ariberto d'Intimiano officiò in questa chiesa il 13 luglio 1023.
La maggior parte della costruzione attuale è una tarda sovrapposizione cinquecentesca ad opera di S. Carlo, quando, imperversando la peste, gli abitanti impossibilitati di recarsi in città perché le porte erano state rigorosamente chiuse, rimasero privi di assistenza spirituale. La chiesa, ad una sola navata, umile e disadorna, fu rinnovata in breve tempo e fu lo stesso presule che, percorrendo sulla mula le sei miglia che corrono tra essa e l'arcivescovado, si recò a benedire l'unica campana fissata su di un simulacro di campanile.
Da allora la chiesa di San Giacomo cessò di essere disadorna.
Per quasi due secoli fu retta dai Francescani che avevano costruito vicino un vastissimo convento.
Nel 1937 un incendio distrusse quella che era probabilmente la foresteria del convento, piena di sterpi e di paglia.
Nonostante il vincolo della Soprintendenza per la salvaguardia, la chiesa rimase in stato di abbandono.
Nei primi anni '70 alcuni vandali hanno forzato tempo fa la porta d'ingresso della chiesa frantumando i quadri della Via Crucis, lacerando i paramenti in sagrestia, scardinando i battenti del tabernacolo e spezzando in più parti il Crocefisso settecentesco scolpito in legno.
Del Molinazzo, che risultava agli inizi del XX sec, ancora un aggregato abbastanza notevole di vecchie abitazioni rurali serrate all'interno di una cerchia di costruzioni minori, oggi è rimasto il solo oratorio. La chiesetta, ad una sola navata, si presenta umile e disadorna,
Raffaele,Bagnoli, instancabile scrittore di "milanesità" così descrisse nel suo libro "Passeggiate milanesi fuori porta" il nucleo del Molinazzo:
"...Giunto una ventina d'anni fa (anni '30), quando visitai per la prima volta questa località, ricordo che la chiesetta spiccava sullo smeraldo dei prati ed aveva intorno a sé un vasto sagrato e, di fianco, una sfilata di cascine con le scale d'accesso esternamente appoggiate alla facciata e una piccola vigna. Un bel loggiato a colonne trabeato occhieggiava su di un giardino.
Tracce di decorazioni si rilevavano ancora lungo la scala che conduceva al piano superiore dell'edificio centrale.
Verosimilmente si trattava di una costruzione della fine del secolo XVII...
Un'ala delle cascine, ormai cadente, era stata abbattuta, ma rimaneva in piedi una cortina di abitazioni ridotte a bicocche.
Giacché un'impresa edile, che aveva acquistato la proprietà dell'area, si apprestava a spianare anche il superstite oratorio del Molinazzo, si levarono alcune voci in sua difesa. Si costituì il Comitato "Pro Molinazzo", il 15 luglio 1957".
"...Giunto una ventina d'anni fa (anni '30), quando visitai per la prima volta questa località, ricordo che la chiesetta spiccava sullo smeraldo dei prati ed aveva intorno a sé un vasto sagrato e, di fianco, una sfilata di cascine con le scale d'accesso esternamente appoggiate alla facciata e una piccola vigna. Un bel loggiato a colonne trabeato occhieggiava su di un giardino.
Tracce di decorazioni si rilevavano ancora lungo la scala che conduceva al piano superiore dell'edificio centrale.
Verosimilmente si trattava di una costruzione della fine del secolo XVII...
Un'ala delle cascine, ormai cadente, era stata abbattuta, ma rimaneva in piedi una cortina di abitazioni ridotte a bicocche.
Giacché un'impresa edile, che aveva acquistato la proprietà dell'area, si apprestava a spianare anche il superstite oratorio del Molinazzo, si levarono alcune voci in sua difesa. Si costituì il Comitato "Pro Molinazzo", il 15 luglio 1957".




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