Nel mezzo si vede una grande basamento bianco. E' il monumento ad Eugeno Villoresi, spostato nel 1970 in Piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico.
Eugenio crebbe in una villa presso gli aranceti nel Parco di Monza, tra agi e ricchezze, insieme alla sorella e ai sei fratelli. Ma la morte del padre, a soli 42 anni, lasciò la famiglia sul lastrico, che visse tra gli stenti per anni, solo grazie ad un sussidio concesso dal governo austriaco.
Cinque dei fratelli dovettero farsi preti. Eugenio e Filippo furono gli unici due a cui fu permesso di studiare.
Villoresi si laureò in Ingegneria Idraulica grazie al sussidio dell'odiata Austria e, dopo tre anni di apprendistato, nel '35 aprì uno studio professionale di Ingegneria e Architettura; partecipò alla progettazione della sistemazione dei terreni intorno al Castello Sforzesco, ovvero il Parco Sempione.
Praticamente tutto il Parco Sempione odierno, comprese le singole aiuole, cespugli e quasi tutte le essenze e alto fusti, rispettano ancora il progetto del Villoresi.
Quattro anni dopo fu assunto presso i Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, dove iniziò ad occuparsi di irrigazione.
Gli venne affidata la cura dei terreni di Zibido San Giacomo, a sud di Milano. I terreni erano ancora irrigati con il metodo tradizionale; il Villoresi introdusse l'uso delle marcite aumentando a dismisura la quantità di foraggio prodotta.
Nel 1848 partecipò attivamente alle Cinque Giornate di Milano, prestando servizio sulle barricate e compromettendosi talmente da dover fuggire a Novara dopo il ritorno degli Austriaci.
Dopo l'amnistia generale del 6 agosto 1849 ritornò a Milano.
Nel 1863 il Villoresi fu tra i fondatori della Società Agraria di Lombardia.
Memore dei problemi di irrigazione del Parco di Monza, si fece propugnatore di un nuovo naviglio, un grande canale che portasse le acque del Lago Maggiore verso il nord Milano, area storicamente povera d'acqua e dedita quasi esclusivamente alla bachicoltura e alla coltivazione dei vigneti.
Il suo progetto venne accettato nel 1868 e il Ministero delle Finanze diede al Villoresi la concessione per la costruzione del canale.
La burocrazia e le scarse finanze reperite bloccarono subito i lavori, che riuscirono a partire solo una decina di giorni prima della morte del Villoresi stesso, che avvenne nel novembre 1879.
Le intere fortune del Villoresi vennero prosciugate dalla costruzione del suo canale, tanto che i figli furono costretti a cedere la concessione, nel 1880, alla neonata Società Italiana per Condotte d’Acqua, che completò gli scavi.
Il Canale Villoresi venne completato nel 1890; ha una lunghezza di 86 km e collega il Ticino all'Adda, irrigando un bacino di 85.000 ettariattraverso 120 bocche e rami secondari, estesi per circa 130 km, che diventano 1400 se si considerano anche i canali di terza grandezza.
Nel 1918, dopo trent’anni di irrigazione dal Canale Villoresi, la produzione di frumento nell'Alto Milanese era cresciuta del 40% e quella di foraggio era quasi raddoppiata.




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