L'odierna Piazza Mercanti, posta tra il Duomo e il Cordusio, venne aperta e costruita solo nel 1228, ma la sua origine risale, almeno, all'epoca dei Celti Insubri, o Galli, che fondarono Milano parecchi secoli prima di Cristo.
Oggi sappiamo che il centro della Milano celtica era in Piazza della Scala, dove i druidi avevano la loro area sacra, detta Medhelan, "terra sacra di mezzo", da cui sarebbe poi arrivato Mediolanum dopo la conquista romana e infine il nome, odierno, di Milano.
Il Medhelan serviva sia per manifestazioni religiose, sia per grandi adunate del popolo per prendere decisioni di ogni tipo.
I tanti Medhelan sparsi nei territori dei Celti di tutta l'Europa centro-occidentale, avevano tutti forma ovale ed erano realizzati all'incrocio di importanti strade commerciali, in presenza di fonti o risorgive e secondo allineamenti di stelle considerate sacre dai druidi.
Il Medhelan di Piazza della Scala aveva i due assi dell'ovale di 450 metri per 320 metri, che corrispondono alle attuali via Manzoni/Santa Margherita, e l'asse perpendicolare, ormai stravolto da due millenni di modifiche, che grosso modo corre lungo il Teatro la Scala, Palazzo Marino e poi verso il Duomo a sud.
Quell'area, probabilmente circondata da un muro e da una strada alberata, mantenne la sua "forma" perimetrale ovale per quasi 2.500 anni. Ancora nell'800 era facilmente riconoscibile dalle mappe e anche oggi, seppur più a fatica, si riesce a percepire nella maglia viaria.

Appena a sud-ovest di quell'area, proseguendo sull'asse maggiore di via Manzoni/Santa Margherita, i Celti realizzarono la loro area commerciale, una sorta di mercato di scambio di merci provenienti da distanze oggi inimmaginabili.
Duranti i lavori di scavo per la linea 3 della metropolitana, nell'area tra San Giovanni in Conca, Missori e proprio alle spalle di Piazza Mercanti, vennero ritrovati reperti risalenti a VII-VI secoli avanti Cristo, reperti di origine etrusca, picena, latina e addirittura fenicia e siriana.
Per i primi secoli di esistenza del Medhelan, è probabile che l'area fosse poco abitata, se non da pochi mercanti e dai druidi,
Mappa degli Astronomi di Brera del 1814, in blu il
Medhelan ancora ben visibile nella maglia stradale
e in giallo la vecchia Piazza Mercanti
Gli Insubri infatti preferivano vivere nella fascia Pedemontana, dove i terreni non erano paludosi e, probabilmente non c'era il problema della malaria.
Nel 390 a.C. una migrazione di Celti Senoni, provenienti dalla Francia, e guidati da Brenno, unì le forze con i Celti Insubri e Liguri e conquistò l'Etruria e invase Roma, saccheggiandola per mesi.
Tornato al nord Italia, Brenno scelse Medhelan come nuova capitale di quella che poi sarebbe stata chiamata Federazione dei Celti. Brenno scelse di costruire le sue residenze appena a sud del Medhelan di Piazza della Scala; l'area corrisponde oggi a quella del Palazzo Reale, affacciato sul lato meridionale del Duomo.
Il nuovo centro del potere celtico divenne il "broletto" di Brenno. Il termine deriva da "brolo", che significa prato. Ecco ancora l'abitudine dei celti di radunarsi in radure, in cerchio, per prendere le decisioni fondamentali.
Secondo una leggenda, Brenno diede anche un nome differente alla nuova capitale della Federazione dei Celti: Alba.
L'area di Palazzo Reale è stata scavata a più riprese nei secoli passati ed effettivamente sono stati trovati numerosi reperti di epoca celtica.
L'area mercantile dei Celti rimase tale, quasi certamente, anche dopo la conquista romana.
Roma infatti, come d'abitudine, conquistava senza distruggere il preesistente, anzi assimilandolo.
Il Medhelan sopravvisse e il Foro Romano venne eretto poco a sud dell'area mercantile, in quella che oggi è chiamata area delle Cinque Vie, con il centro nell'odierna Piazza Santo Sepolcro.
L'area del Medhelan rimase a prato sino all'epoca Augustea, quando l'Imperatore proibì i culti druidici. Il prato interno del Medhelan venne così lentamente lottizzato e costruito.
I romani progettarono la nuova città usando per il Cardo e il Decumano gli allineamenti viari già realizzati dai Celti. Ed ecco che il tracciato del Cardo andava da Porta Ticinese (oggi Carrobbio) a Porta Nuova (oggi Piazza della Scala), e il Decumano, da Porta Romana (oggi inizio di Corso di Porta Romana) a Porta Vercellina (oggi Corso Magenta).

La Milano celtico-romana: in giallo le strade celtiche, in verde chiaro i confini del Medhelan celtico, in rosso le strade e il Foro romano, in viola l'area del Broletto Nuovo e Piazza Mercanti, in azzurro l'area sacra al cattolicesimo dal III secolo in avanti, in blu l'area del Brolo di Brenno e di Alba, in arancione le Mura Repubblicane del 40 a.C., in grigio l'espansione delle Mura Massimiane quando Milano divenne capitale dell'Impero.
Vi si trovavano anche una statua di Bruto, uno degli assassini di Cesare, e quella di Cicerone, che fu pretore a Milano, durante la repubblica.
Per circa un migliaio di anni Mediolanum rimase sostanzialmente invariata come dimensioni, allargandosi durante il periodo Imperiale, quando divenne capitale, con un allargamento delle mura Massimiane.
Per tutto il Medioevo rimase però sostanzialmente confinata dentro le mura romane, con il potere politico nel Broletto dove oggi si trova Palazzo Reale, l'area mercantile dove si trova oggi Piazza Mercanti e l'area religiosa, sviluppatasi all'inizio del III secolo, dove oggi si trova Piazza del Duomo.
Della Milano celtica non rimaneva che il tempio di Belisama, poi adottato dai romani e ribattezzando tempio di Minerva, e infine incorporato nella Basilica Maior nel 355, quando fu inaugurata il nuovo centro di potere religioso di Milano.
La decisione di realizzare un nuovo Broletto venne prese nell'anno 1228, sotto la podestaria di
Aliprando Fara da Brescia, quando la necessità di unificare i vari centri del potere e, soprattutto, di fortificarli, fece scegliere la centralissima area di Piazza Mercanti.
Si provvedette pertanto ad acquistare da privati diverse case, ed anche un monastero, quello del Lentasio, trasferito a porta Romana.
Fu così realizzata una grossa piazza di forma rettangolare, al cui centro fu edificato il palazzo del Broletto Nuovo, oggi conosciuto come Palazzo della Ragione; dificato, per volere del podestà Oldrado da Tresseno, il Broletto Nuovo, terminato nel 1233 e adibito alle attività giudiziarie, che diede il nome di piazza del Broletto alla piazza stessa in epoca medioevale.
Costituito da una enorme sala al primo piano, aveva al piano terreno un largo porticato, dove potevano radunarsi i popolani prima d'essere ricevuti al piano superiore.
Il Palazzo della Ragione ispirò rapidamente le maggiori città lombarde, tanto che edifici simili vennero edificati in tutti maggiori comuni.
Nel giro di pochi anni il Broletto Nuovo attirò come una calamita, tutte le varie sedi di corporazioni e di uffici giudiziari della città, spostando così il baricentro della città.
Nel 1272 si provvedette a lastricare le strade di accesso, e Napoleone della Torre edificò sul lato settentrionale una torre.
Per accedere alla piazza fortificata si aprivano cinque porte:
*La Porta Nuova o Ferrea, riconoscibile nel passaggio verso via Santa Margherita, sotto gli archi del Palazzo dei Giureconsulti.*La Porta di San Michele al Gallo o Vercellina, corrisponde all'attuale passaggio delle Scuole Palatine, aperto su via Orefici.
*La Porta del Podestà era il varco per il sestiere di Porta Romana, sul fianco orientale della piazza; era utilizzato anche per raggiungere il sestiere di Porta Ticinese.
*La Porta dei Pesci o di Sant'Ambrogio era il voltone che comunicava col sestiere di Porta Orientale (oggi Porta Venezia), si chiamava così in quanto si trovava in corrispondenza della contrada della Pescheria Vecchia.
*La Porta Cumana o del Cordusio comunicava col sestiere di Porta Comasina, oggi Porta Garibaldi.
Le cinque porte davano accesso ai sei sestieri in cui era divisa amministrativamente Milano.
Il passaggio degli Osii, che guarda a sud, verso Porta Ticinese, risale all'Ottocento.
L'evoluzione della piazza, almeno architettonicamente, continuò per oltre cinque secoli.
Nel Medioevo questo era il luogo delle esecuzioni nobiliari, dalla parte dove alloggiava il podestà, da dove solennemente il giudice pronunziava le sentenze di morte o le pene esemplari.
Era anche il luogo dove venivano messi alla berlina o esposti i cadaveri dei nemici dello stato perché fosse di monito a tutti.
L'evoluzione della piazza, almeno architettonicamente, continuò per oltre cinque secoli.
Nel 1251, viene terminata la casa per gli uffici e le carceri del Podestà, che occupa il lato est del recinto e parte dei due laterali. I lavori furono guidati da Giovanni Enrico da Ripa nel 1251 e poi da Beccaro de’ Beccaria, podestà in carica nel 1325.
Una lapide ricorda che egli diede agli araldi d’ogni Porta le trombe d’argento, e erano stati istituti i banditori che avvisavano la città quando il podestà sedeva in Tribunale. Vi collocò inoltre sulla torre la campana detta “beccata” dal suo nome, che suonava per chiamare i cittadini alla difesa, in caso di pericolo.
Nel 1276 è teatro di una feroce repressione di una sommossa popolare da parte dell'anziano del popolo di Milano, Napo Torriani. Qui vi erano infatti anche i depositi del sale, alimento tenuto in grande valore e per questo qui ben custodito.
Nel 1276 è teatro di una feroce repressione di una sommossa popolare da parte dell'anziano del popolo di Milano, Napo Torriani. Qui vi erano infatti anche i depositi del sale, alimento tenuto in grande valore e per questo qui ben custodito.
Nel 1316 venne costruita la Loggia degli Osii, su progetto di Scoto da San Gimignano e per iniziativa di Matteo Visconti, che volle una nuova sede per le attività giuridico-notarili della città.
Dal balcone centrale, detto “parlera”, ancora oggi esistente, il podestà e i magistrati proclamavano alla cittadinanza gli editti.
Nel 1325 venne costruito il Portico della Ferrata, su iniziativa del podestà Beccaro Beccaria.
Era anticamente lo spazio, chiuso da alte inferriate, dove si tenevano le aste dei beni dei mercanti che avevano dichiarato fallimento; per secoli legato alla vicina Casa del Podestà che si estese fino al di sopra del Portico, per ospitare parte degli appartamenti del podestà.
Era anticamente lo spazio, chiuso da alte inferriate, dove si tenevano le aste dei beni dei mercanti che avevano dichiarato fallimento; per secoli legato alla vicina Casa del Podestà che si estese fino al di sopra del Portico, per ospitare parte degli appartamenti del podestà.
Nel 1433 venne edificata la Casa dei Panigarola, sul lato occidentale; conosciuto anche come Palazzo della Congregazione dei Mercanti, anticamente ospitava l’ufficio degli statuti, la cui mansione era la registrazione e la trascrizione dei decreti ducali.
Questa prassi era un incarico che per secoli fu appannaggio della casata dei Panigarola, notai di Gallarate, da cui l’immobile prende il nome e che mantennero l’incarico fino all’estinzione della famiglia nel 1741; la facciata fu progettata e realizzata, attorno al 1466, da Giovanni Solari.
Nel 1447, inoltre viene istituita l'Universitas Studiorum, dopo la promulgazione della Repubblica Ambrosiana, fondata per fronteggiare l'egemonia di quella pavese.
Negli stessi anni venne anche costruito il Palazzo delle Scuole Palatine, di cui poco si conosce, dopo una serie di incendi e di ricostruzione nel Seicento e nel Settecento.
Nelle Scuole Palatine si insegnava principalmente il diritto e gli studenti, giovani nobili, accedevano poi alla qualifica di Giureconsulti, spostandosi ad esercitare nel contiguo, e omonimo, palazzo.
Il lato settentrionale, venne edificato su progetto dell’architetto Seregni a partire dal 1561 per iniziativa del giurista milanese Angelo Medici, asceso al soglio pontificio col nome di Pio IV.
La costruzione, destinata a ospitare il Collegio dei Giureconsulti, inglobò l’area posta fra la torre di Napo Torriani e il portone della pescheria vecchia, sede della gabella del sale.
Nel 1593 vi fu fondato il Banco di Sant'Ambrogio, istituto di credito, costituito con denari dei cittadini laici e religiosi, con sede in questa piazza fino al 1714.
Alla fine del XV secolo appositi decreti ducali diedero avvio a demolizioni di logge e coperti lignei a vantaggio del decoro urbano.
Nel 1773 il Palazzo del Broletto Nuovo venne sopralzato di un piano, quando la sala con loggia comunale venne trasformata, sotto Maria Teresa d'Austria, in sede dell'archivio notarile. L'opera fu a cura dell'anziano architetto Francesco Croce (progettista della guglia più alta del Duomo).
Alla fine del XV secolo appositi decreti ducali diedero avvio a demolizioni di logge e coperti lignei a vantaggio del decoro urbano.
Nel 1773 il Palazzo del Broletto Nuovo venne sopralzato di un piano, quando la sala con loggia comunale venne trasformata, sotto Maria Teresa d'Austria, in sede dell'archivio notarile. L'opera fu a cura dell'anziano architetto Francesco Croce (progettista della guglia più alta del Duomo).
Croce realizzò l'attuale piano di sottotetto con le finestre circolari e la voltatura del portico, che prima era coperto da un'intelaiatura di travi ed assi.
Era anche il luogo dove venivano messi alla berlina o esposti i cadaveri dei nemici dello stato perché fosse di monito a tutti.
Allo scopo viene costituito un gabbione di ferro sotto lescale del Broletto.
Con l'epoca comunale e con la fine del feudalesimo più duro, sorsero le tante corporazioni dei mercanti, che proprio intorno al Broletto misero le proprie sedi e anche i propri punti di rivendita. Non è infatti un caso che le vie più prossime a Piazza Mercanti presero nomi come: Fustagnari, Armorari, Spadari, Speronari, Cappellari ecc.
Così la piazza divenne il centro della vita meneghina per commercio, giustizia e arbitrati: nel loggiato i notarili si trovavano per contratti e donazioni, i mercanti per scambiarsi merci.
Dove oggi si trova il pozzo pare si trovasse invece la "pietra dei falliti", una scomoda roccia dove venivano pubblicamente esposti i mercanti falliti, a natiche nude, esposti al pubblico ludibrio, in modo che tutti i cittadini sapessero a chi non rivolgersi...
Il pozzo, di origine cinquecentesca, mentre le colonne sono del Settecento, originariamente si trovava lungo l'odierna via Mercanti, davanti al Palazzo dei Giureconsulti, esattamente di fronte alla torre,
nel 1879 venne prima portato al Monastero Maggiore e poi installato nel 1923 nel luogo dove oggi è possibile ammirarlo.
Il pozzo, di origine cinquecentesca, mentre le colonne sono del Settecento, originariamente si trovava lungo l'odierna via Mercanti, davanti al Palazzo dei Giureconsulti, esattamente di fronte alla torre,
Tra il 1865 e il 1866 la piazza venne riformata in relazione al nuovo assetto di piazza Duomo e alla creazione di una strada di collegamento col Cordusio, via Mercanti, e all'allargamento di via Orefici, sino ad allora uno stretto budello medievale, noto come San Michele al Gallo.
Durante il fascismo, l'antico luogo della milanesità viene ribattezzato Piazza Giovinezza e le Scuole Palatine, nonché la Loggia degli Osii veniva occupata dal GUF (Gruppo Universitario Fascista).
Sul lato del Palazzo della Ragione verso via Mercanti, sulla seconda colonna, è presente una pietra, seconda la leggenda rinvenuta durante gli scavi di costruzione del palazzo nel 1233, raffigurante una "scrofa semilanuta", ritenuta per secoli il simbolo della Milano celtica, della Medhelan dell'era pre romana.
Secondo le tradizioni tramandate dai romani sulla fondazioni di Milano, fu il re celtico Belloveso a fondare la città dove vide una scrofa semilanuta.
Una porca di lana ricoperta segni il principio alla cittade e il nome.
Intesa la volontà de' Numi e trovatasi una porca col tergo vestito di lana, in quel luogo istesso cominciossi a fondare la città che quindi nominossi».
Tra il 1944 ed il 1951 la piazza ospitò la sede provvisoria della Rinascente, a seguito della distruzione sotto i bombardamenti della sede di Piazza del Duomo.












Nessun commento:
Posta un commento