domenica 16 settembre 2018

Bernabò Visconti e la storia di sua figlia Bernarda

Il bellissimo monumento equestre di Bernabò Visconti, scolpito da Bonino da Campione nella seconda metà del XIV secolo; nelle foto del 1890 il monumento si trova ancora nella Corte Ducale, all'aperto, sotto i portici, nel Castello Sforzesco.








Il Signore di Milano, noto per la sua crudeltà e per la brama di potere e ricchezze, che lo portarono ad espandere i confini della Lombardia con ininterrotte guerre contro sia l'Imperatore che il Papa, fu anche un impenitente donnaiolo.
Sposato per Beatrice della Scala, ebbe varie amanti ufficiali, tra cui Giovannola Montebretto, con la quale ebbe una figlia illegittima, Bernarda.
Il Visconti verso quella bambina si dimostrò invece un padre stranamente generoso e affettuoso.
Al posto infatti di trattarla come una bastarda, la accolse nei suoi palazzi, ospitandola nella sua famiglia, colpito da quella ragazzina vivacissima, coi capelli rossi e cicciottella.
Tra una guerra e l'altra riuscì anche ad organizzarle un matrimonio di tutto rispetto, di certo non degno della sua illegittimità.


Bernarda andò in sposa a Giovanni Suardi, nobile, ricco e signore di Bergamo, oltre che fedele alleato dei Visconti.
Bernarda però non seppe tener fede al vincolo del matrimonio, e quando il Suardi guerreggiava in giro per l'Italia per conto del suocero, lei correva a Milano e si rifugiava nella Rocchetta di Porta Romana, dove incontrava il suo amante, Antoniolo Zotta.
Vennero colti sul fatto da un parente di Bernabò, che li fece arrestare; immediatamente altri testimoni vennero trovati e la colpevolezza dei due amanti acclarata.
Bernabò Visconti poteva salvare entrambi o dar loro una punizione simbolica. Invece, nella sua spietatezza e per mostrarsi inflessibile, fece impiccare Zotta e murare viva la sua amata figlia.
Bernarda morì il 4 ottobre 1376, dopo 9 mesi di agonia in una cella murata della Rocchetta di Porta Nuova; Bernabò ne ordinò segretamente un funerale e l'inumazione nella chiesa di San Giacomo.
Il Visconti pensò che la triste vicenda fosse conclusa, invece era solo agli inizi... Pochi giorni dopo la morte di Bernarda, ricevette una lettera da alcuni suoi emissari a Bologna, che sostenevano di aver visto sua figlia. Viva e vegeta.
Alcune settimane dopo arrivò un'altra missiva, da Firenze, riportante altri avvistamenti di Bernarda, in ottima salute.
Poi diverse persone sostennero si averla vista in Contrada di Santa Radegonda, a pochi passi dal Duomo!
Bernabò convocò alla Rocchetta tutti i carcerieri di Porta Nuova e coloro che avevano inumato il corpo.
Tutti giurarono che Bernarda era morte e sepolta, ma non convisero il signore che accusò il castellano di Porta Nova di averla fatta fuggire e lo incarcerò con la famiglia in attesa della riesumazione.
Bianco de' Limoni, uno dei carcerieri, tra l'altro parente di Giovannola di Montebretto, poté constatare che il cadavere non si era mosso dalla tomba e che "habeat ipsa Bernarda labia oris a parte superiori tota marcita e guasta"...

Bernabò si tranquillizzò e il "fantasma" di Bernarda scomparve. Il Visconti continuò per un decennio a guerreggiare e ad arricchirsi, per venire infine spodestato e avvelenato dal nipote Gian Galeazzo nel 1385.
E con la morte di Bernabò ricomparve Bernarda!
Donnina Visconti, figlia legittima di Bernabò, venne avvicinata a Firenze da una donna che le disse d'essere Berbarda, sua sorellastra. Donnina, che pare fosse instabile, le credette e chiese al marito, il condottiero inglese John Hackwood, a lungo al soldo dei Visconti e citato dal Macchiavelli come "Giovanni Acuto" di aiutare Bernarda; Hackwood, non senza perplessità diede in sposa Bernarda ad uno sei suoi ufficiali inglesi e li mandò a vivere a Lucca.
Nel 1400 Bernarda tornò a Milano, dove incontrò la sua vecchia amica Isabella de Cola, che non la riconobbe e che anzi le diede della truffatrice.
La "nuova" Bernarda era infatti alta, col viso lungo e molto più vecchia della "vera" Bernarda.
A risolvere il caso fu Giovanni Suardi, il nobile bergamasco, già marito di Bernada. Il Suardi si era risposato dopo la "morte", ebbe solo una figlia e infine morì nel 1402, senza lasciar testamento; la figlia senza testamento non poteva ereditare, in quanto donna.
I parenti del Suardi entrarono in contesa con Gian Galeazzo Visconti per la ricca eredità.


Dopo cinque anni di litigi si giunse ad un accordo: il 14 gennaio 1407 a Dalmine, alla presenza del notaio Bartolomeo di Vianova, di un console della città di Bergamo e di sette testimoni appartenenti a famiglie nobili bergamasche, Bernarda, figlia di Bernabò, cedette ai nipoti del Suardi, tutti i suoi diritti sulle terre avute in pegno per la sua dote e i gioielli coi vestiti pregiati in cambio del corrispondente valore di 8.000 fiorini.
Bernarda firmò, intascò 8.000 fiorini, e scomparve definitivamente dalle scene.
I nipoti del Suardi ereditarono le ricche terre di Sforzatica, Albegno, Sabio, Dalmine e Colognola, mentre Gian Galeazzo rimase con un pugno di mosche in mano.
La truffatrice, che per 22 anni si finse la figlia illegittima di Bernabò Visconti, riuscì infine nel suo piano.


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