Una foto del 1950 della Cassina de' Pomm, lungo via Melchiorre Gioia, con sulla destra il Naviglio Martesana ancora scoperto.
Nel Quattrocento il duca Francesco Sforza decise di iniziare una produzione intensiva di mele nel ducato di Milano. L'area prescelta fu individuata nei vasti terreni appena a nord del costruendo Naviglio Martesana, che proprio lo Sforza aveva voluto nel 1457, e che venne terminato, nel tratto sino al Seveso, nel 1471.
Vennero costruite una serie di cascine atte ad ospitare i coltivatori e una serie di magazzini.
Le cascine lungo il naviglio divennero rapidamente uno dei posti più apprezzati dai nobili milanesi.
La potentissima famiglia Marino, quelli dell'omonimo palazzo di Piazza della Scala, comprò, nel Cinquecento, parte dei terreni e la cascina lungo il Martesana.
Quando Virginia Marino andò in sposa al conte Martino de Leyva, portò in dote la Cassina de' Pomm. I de Leyva apprezzarono talmente tanto il posto che vi fecero costruire la loro villa di delizia.
I de Leyva, potente famiglia originaria della Navarra, diventarono governatori di Milano per la corona di Spagna; la figlia di Martino e Virginia, Marianna, ispirò Alessandro Manzoni per il personaggio della Monaca di Monza de "I promessi sposi".
Vennero costruite una serie di cascine atte ad ospitare i coltivatori e una serie di magazzini.
Le cascine lungo il naviglio divennero rapidamente uno dei posti più apprezzati dai nobili milanesi.
La potentissima famiglia Marino, quelli dell'omonimo palazzo di Piazza della Scala, comprò, nel Cinquecento, parte dei terreni e la cascina lungo il Martesana.
Quando Virginia Marino andò in sposa al conte Martino de Leyva, portò in dote la Cassina de' Pomm. I de Leyva apprezzarono talmente tanto il posto che vi fecero costruire la loro villa di delizia.
I de Leyva, potente famiglia originaria della Navarra, diventarono governatori di Milano per la corona di Spagna; la figlia di Martino e Virginia, Marianna, ispirò Alessandro Manzoni per il personaggio della Monaca di Monza de "I promessi sposi".
I de Leyva usarono per oltre un secolo la Cassina de' Pomm come luogo divilleggiatura.
Nell'Ottocento la Cascina venne trasformata in un albergo e vi dormirono Stendhal, Casanova, Garibaldi e Napoleone Bonaparte.
Nel XX secolo è diventata prima un ristorante e poi un semplice bar, mentre il resto della struttura è stato trasformato in appartamenti.
Sulla destra della cascina si trova un tipico ponte di ferro sul Martesana.
A dispetto di alcune leggende che lo vogliono progettato da Leonardo, il ponte venne costruito a inizio del Novecento per permettere agli operai di una fabbrica di candele, che era stata costruita sui campi di mele, di scavalcare il naviglio.
Poco più a valle della Cascina di Pomm' si trovava l'omonima conca, che permetteva di superare il dislivello per entrare in città.
Si dovette lastricare il fondo, che altrimenti perdeva troppa acqua, ricoprirlo di bitume, rafforzare le sponde e costruire un intero argine parallelo al canale.
Il Martesana divenne infine un vero naviglio navigabile nel 1471; aveva però di difetti sin dall'origine, poca acqua, un ponte canale per scavalcare il Lambro troppo piccolo e la Conca di Gorla, probabilmente troppo piccola e lenta nel far passare le barche.
Francesco II Sforza fece demolire, nel 1535, la conca di Gorla e fece abbattere il ponte-canale sul Lambro per riportare più acqua nel naviglio.
Nello stesso anno fece abbattere il Convento di Sant'Angelo, che permise di scavare un nuovo alveo per il Martesana, un perfetto rettifilo, dalla Cassina di Pomm' sino al Ponte delle Gabelle.
La conca venne demolita con i lavori per la copertura del Martesana tra il 1961 e il 1965.
Oggi vi passa via Melchiorre Gioia.
Contestualmente venne approntata anche la nuova Conca alla Cassina de’ Pomm.
In questo modo il Martesana smise di scaricare le sue acque nel Sevesetto, all'incirca in Piazza Carbonari.
Venne infine regolamentato anche il prelievo di acqua per uso irriguo e costruito un nuovo ponte canale sul Lambro.
In questo modo il Martesana smise di scaricare le sue acque nel Sevesetto, all'incirca in Piazza Carbonari.
Venne infine regolamentato anche il prelievo di acqua per uso irriguo e costruito un nuovo ponte canale sul Lambro.
La conca venne demolita con i lavori per la copertura del Martesana tra il 1961 e il 1965.






Molti traducono il nome "Cassina de' Pomm" con "Cascina delle mele" inducendo a credere che la cascina sia sorta su un territorio ricco di frutteti di mele (appunto "pomm" in dialetto milanese, con "p" minuscola), ma NON é così: infatti il suo nome milanese é da tradurre con "Cascina de' Pomi", con "Pomi" (o De' Pomi") scritto maiuscolo proprio perchè si tratta del cognome della prima famiglia proprietaria che ha dato il nome alla Cascina (la cascina infatti prende il nome da quella famiglia e non appunto, come asserito e scritto da molti, dal fatto che nei dintorni ci fossero dei frutteti di "mele", cosa di cui, per altro, non esiste evidenza storica ...) ! Altra cosa importante da sapere é che la foto si riferisce all'antico "Albergo alla Cassina de' Pomm" e non alla cascina in se, poichè quest'ultima si trovava dall'altra parte della strada e non esiste più perchè andata distrutta.
RispondiEliminaOggi, come da sempre, il toponimo "Cassina de' Pomm" viene utilizzato per indicare quel luogo e il suo circondario ...
Ho passato i miei primi 20 anni nella Cassina de' Pomm. Sono anch'io convinto che le mele non c'entrino per niente. Nella mia infanzia ho mangiato tante ciliegie, visti i tanti alberi presenti nelle lavanderie allora presenti. Mele mai! Invece non trovo nessun documento che parli della costruzione posta di fronte alla cascina. Mi dicevano che era stato un convento. Ai mie tempi c'erano i Padri Passionisti che officiavano nella Chiesetta Prefabricata. Continuo nelle mie ricerche.
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