Una veduta della scomparsa chiesa di Santo Stefano in Borgogna.
La chiesa si trovava all'angolo tra via Borgogna e via Cerva a pochi passi da Piazza San Babila; via Borgogna, sino agli anni 50, era una stretta e breve strada che univa la contrada del Durino (oggi via Durini), con la contrada della Cervetta (oggi la parte a nord di via Cerva).
Il suo antico nome era Contrada di Santo Stefano in Borgogna, e prendeva il nome dall'omonima chiesa, Trecentesca, che a sua volta era così chiamata per la presenza nel quartiere di diverse famiglie di commercianti originari della Borgogna.
In quel secolo, infatti, il Ducato della Borgogna, sotto la casata dei Valois, era tra le maggiori potenze europee; i suoi territori andavano dalle Fiandre, lungo la Manica, sino alla Provenza, sul Mediterraneo.
La chiesa medievale, forse in stile borgognone, venne ricostruita durante la Controriforma; San Carlo Borromeo affidò i lavori a Michelangelo Greco, che le diede una facciata con paraste ioniche e quattro nicchie.
L'interno era suddiviso in una sola navata e possedeva tre altari, di cui il principale, dedicato alla Vergine Maria, conteneva un dipinto di Panfilo Nuvolone.
Nel 1787, la parrocchia di Santo Stefano in Borgogna fu soppressa e unita alla parrocchia di Santo Stefano maggiore.
La chiesa fu sconsacrata a metà ottocento, e divenne deposito di legname prima e di carbone poi.
Nel 1930, nel quadro del riordino dell'area attorno a Piazza San Babila e alla chiusura della Cerchia dei Navigli, il Comune decise di prolungare e allargare via Borgogna.
La chiesa, ormai ridotta a magazzino, venne demolita nel 1930.



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