giovedì 27 settembre 2018

I Templari in via della Commenda





Una antica mappa della Milano di fine Trecento. A destra, sotto la chiesa di San Barnaba, si vedono la chiesa di Santa Maria del Tempio, sede dei Cavalieri Templari e l'Ospitale di San Giovanni d'Ultramare.

L'arrivo dei Cavalieri Templari a Milano è oggi fatto risalire ad un periodo compreso tra il 1132 e il 1135; l'Ordine era stato fondato solo pochi anni prima a Gerusalemme, nel 1119, ma in pochi decenni divenne una potenza sovranazionale, ricchissima e influente.
L'arrivo a Milano fu propiziato da Bernardo di Chiaravalle, che negli stessi anni stava fondando la celebre, ed omonima, abbazia alle porte sud orientali di Milano.
I monaci cistercensi possedevano tutti i terreni che da Chiaravalle salivano verso nord sino alle mura medievali di Milano, giungendo sino ad est all'area dell'odierno corso XXII Marzo; un'area enorme e ricchissima, grazie a terreni fertili e all'onnipresenza dell'acqua, chiamata "braida", dal longobardo "prato". L'area, storicamente e grazie all'andamento della falda freatica, che corre da nord-ovest verso sud-est, era lo scarico dei grandi collettori fognari sin dall'epoca romana. Il Lambro Merdarium, oggi noto come Lambro Meridionale, la Vettabbia, l'Olona e il Seveso, vi scaricavano tutte le deiezioni, umane e animali, della città. In occasione delle cicliche e pluriannuali piene di questi fiumi e torrenti, i terreni venivano concimati copiosamente.
L'area era quindi fertilissima e dedicata per millenni all'agricoltura intensiva.



Il toponimo della via Orti, in Porta Romana, ricorda quel periodo lontano mille anni.
La vicina via della Commenda ricorda invece l'accordo tra i Templari e i monaci di Chiaravalle, accordo che prevedeva la cessione di parte della "braida" ai cavalieri, che avrebbero poi fatto coltivare i terreni ad alcuni fattori.
I Templari iniziarono quindi a costruire la loro "sede" milanese già nel 1135; il luogo prescelto corrisponde oggi a due padiglione del Policlinico, entrambi con l'ingresso lungo via della Commenda, i padiglioni Riva e Litta.
I Templari eressero una sede ufficiale, una cappella, uno xenodochio, cioè una sorta di albergo per i pellegrini, una scuola e una chiesa, intitolata agli Ognissanti.
Venne poi costruito anche un lazzaretto a qualche centinaio di metri di distanza, nel luogo che vide il Duca Francesco Sforza far erigere la Cà Granda nel 1456.
 


Le precettorie, le “grangie” e gli “hospitalia” dei Templari erano decorate inizialmente con la “doppia croce patriarcale”, dopo la metà del XII secolo, con la “croce patente” con bracci triangolari aperti in fuori.
I Templari ricavarono ingenti quantità di denaro dalla rivendita dei prodotti coltivati nel "brolo". Tolto quanto serviva ai cavalieri milanesi, il resto era spedito a Gerusalemme, alla sede centrale del Tempio.
Nel giro di pochi anni questa ricchezza portò a trasformare la sede milanese in una vera e propria "precettoria", o commanderia dell'Ordine Templare, dotata di numerosi edifici e di un cospicuo numero di cavalieri e frati, tutti di nobili origini; ancora nel 1308 la "precettoria" di Milano comandava la Lombardia, Roma e la Sardegna, cioè tutto il centro-nord Italia.
Quando nel 1158 l'Imperatore Federico Barbarossa scese in Italia per ottenere la sottomissione di Milano, che si era ribellata al suo potere, si acquartierò con i suoi 100.000 soldati proprio nel "brolo", nei pressi della chiesa degli Ognissanti, a fianco della sede dei Cavalieri Templari.
L'Imperatore si sistemò nel "Solario Templi de Brolo", in pratica nel sottotetto della sede dei Templari in via della Commenda.
Quando nel 1161 tornò a Milano per distruggerla definitivamente, si sistemò ancora presso i Templari.
Nei decenni successivi la chiesa degli Ognissanti venne demolita e al suo posto realizzate due chiese, Santa Maria e San Giovanni del Tempio.
I Templari, come noto, continuarono a prosperare a dismisura per altri due secoli, subentrando agli ebrei nella gestione del denaro, nel prestito, nell'usura e nei trasferimenti, diventando oltre che ricchissimi anche potenti, decidendo di volta in volta le sorti dei conflitti, prestando o meno i loro infiniti averi.
Venerdì 13 ottobre 1307 i Templari furono accusati dal re di Francia di sodomia, eresia, idolatria. Filippo il Bello voleva in questo modo spezzare l'egemonia nel controllo del denaro che i Templari, e la Chiesa, avevano assunto negli ultimi due secoli.
I Cavalieri furono arrestati in tutta Europa, tranne che in parte dell'Italia del Nord, dove l'arcivescovo Rinaldo da Concorezzo, responsabile dei processi contro i Templari della Pianura Padana, li assolse e condannò l'uso della tortura.
Nell'aprile 1312 anche il papa si arrese a questo colossale trasferimento di ricchezza e, ufficialmente, sospese l'Ordine Templare, che scomparve anche nel nord Italia.
E' forse grazie al volere di Rinaldo da Concorezzo che ancora nel 1872 esistevano in via della Commenda lo xenodochio e una delle due chiesette, con la croce patente in bella vista sul tetto.
I beni dei Templari passarono così all'Ordine dei Gerosolimitani, mentre i terreni del "brolo" divennero di proprietà dell'Arcivescovado di Milano.


Nella foto soprastante, scattata dal campanile della chiesa di San Barnaba, a fine '800, si vedono in primo piano gli edifici che formavano il complesso dei Padri Barnabiti, fondato nel Seicento.
Appena più ad ovest si vedono il convento amadeita di Santa Maria della Pace (oggi la chiesa è di proprietà dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e vi si trovano i famosi Chiostri di San Barnaba) e, a sinistra, il convento cappuccino di Santa Prassede (sull'area in cui ora sorge il palazzo di giustizia). L'area ad uso dei Templari si trovava appena ad est degli edifici in primo piano.
I Gerosolimitani trasferirono la loro sede in quella ben più grande dei Templari e vi rimasero sino alla soppressione degli ordini del 1798.
Durante il ducato di Lodovico il Moro la chiesa di San Giovanni al Tempio divenne nota come San Giovanni Battista alla Commenda.
Nel 1881 xenodochio e chiesetta dei Templari vennero definitivamente abbattuti per costruirvi il Policlinico e poi la clinica De Marchi, cancellando ogni ricordo dei Templari a Milano.

Sempre in via della Commenda e probabilmente nell'edificio dello xeondochio, si trovava ancora a fine '800 il tabernacolo della Madonna della Febbre.
Il culto della Madonna delle Febbre aveva origini pagane; risaliva infatti all'epoca imperiale romana quando il mese di febbraio, quello in cui la malaria più colpiva gli abitanti di Roma, venne dedicato alla dea Febbre.
Anche Milano, complici le risaie e poi le marcite e i molti corsi d'acqua che la circondavano, aveva grossi problemi con la febbri malariche.
Fu nel 1566 che i padri Barnabiti cinsero l'orto di via della Commenda con un muro sul quale fecero dipingere l'immagine della Madonna col Divino Infante.
La Madonna aveva sul velo, sopra la fronte, una piccola croce e sulla spalla destra una stella; il Bambino invece aveva la mano destra benedicente, mentre nella sinistra stringeva un libro.
In alto, in un cartiglio svolazzante, si leggeva la scritta: Filius meus Jesus imperabit febri; per questo era denominata "Madonna della Febbre".
L'affresco era simile all'antica immagine della Madonna Salus Populi Romani, venerata nella cappella Borghese della Patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore a Roma.
Di notte una lampada ad olio illuminava il dipinto, ed era l'unica illuminazione della via, detta allora di Santa Maria del Tempio, in ricordo dei Templari; una buia strada di campagna, tra fossi e sterpi.
Anche San Carlo, quando si recava a S. Barnaba per confessarsi o per fare gli esercizi spirituali, era solito sostare in preghiera davanti alla "Madonna della Febbre".
Nel 1693 vi furono costruito dinanzi un altare e un porticato, grazie alle donazione di chi era guarito dalla malaria.
L'8 settembre divenne il giorno della Festa della Madonna della Febbre, celebrato ogni anno da migliaia e migliaia di milanesi.
A fine '700 i regi decreti dell'Imperatore Giuseppe II colpirono anche la piccola cappella che venne fatta chiudere. 
L'immagine della "Madonna della Febbre" venne allora trasferita nell'interno della chiesa di S. Barnaba, sulla parete di fronte al pulpito.
Presso la Raccolta delle Stampe Bertarelli si conserva un incisione del Laurenzio che riproduce l'affresco.
Quando fu poi costruito l'edificio delle scuole dei Padri Barnabiti, oggi Istituto Zaccaria, la cappella venne ricostruita e affrescata dal Reffo che rappresentò la "Madonna della Provvidenza", tutt'ora esistente.

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