
Una foto di inizio del '900 della Cascina Bolla, o Labòla, oggi in via Paris Bordone al 9, nascosta tra gli alti fusti di Piazzale Crivellone.
La struttura ha origine nel tardo Trecento, probabilmente come semplice cascina con annessa una piccola ala padronale; la sua vicinanza al fiume Olona, che allora passava a poche decine di metri, permetteva l'irrigazione dei campi contigui alla cascina.
In seguito venne trasformata in una villa gentilizia dai proprietari, i nobili Caimi, con torretta, porticato e finestroni ad arco acuto e terracotte sulle facciate, in tutto simile alla non troppo lontana Cascina Arzaga.
Nei pressi venne aperta un'osteria che divenne rapidamente molto conosciuta, tanto da essere una delle mete preferite da Gian Galeazzo Visconti durante le sue cavalcate di svago.
Danneggiata dal terremoto del 1473, fu ceduta al giureconsulto Giuseppe Bolla cinque anni dopo.
Sulle mappe del Cinquecento era chiamata "Labòla" e il complesso oltre alla cascina comprendeva una villa medioevale e un oratorio, prima dedicato a Santa Maria Nascente, quindi a San Gaetano alla Bolla.
Nel 1567 vi abitava una sola famiglia, registrata nella parrocchia di San Martino al Corpo.
Sul finire del Cinquecento venne acquisita dai Visconti, per passare poi al ramo collaterale dei Visconti di Modrone, che ne rimasero proprietari sino alla fine dell'800.


Una leggenda vuole che fu dimora di Leonardo da Vinci tra il 1483 al 1499, mentre dipingeva L'Ultima Cena a Santa Maria delle Grazie.
In tempi recenti è stato addirittura ipotizzata l'esistenza di un tunnel tra la Cascina Bolla e l'oratorio di corso Magenta, usato da Leonardo per recarsi quotidianamente a dipingere l'affresco.
Nessuna prova ha però mai certificato queste ipotesi, anzi, prevalgono quelle che vedono Leonardo risiedere o direttamente nel Castello o nei pressi di Santa Maria delle Grazie.
La Cascina Bolla sopravvisse per lunghi secoli nelle fertili aree a ovest di Milano, sino ad arrivare al Novecento, quando la sua esistenza fu più volte minacciata.
Nel 1912 la cascina, malridotta ma ancora abitata, fu salvata dai proprietari quando il Comune propose di abbatterla per attuare il nuovo Piano Regolatore.
Nel 1925 il Comune comprò la cascina e i terreni per aprire la nuova via Ravizza e costruire una scuola per il quartiere. Nel 1929 il Comune abbandonò il piano della scuola e cedette cascina e terreni all'Opera Nazionale Balilla, che doveva costruirvi una sua sede, ma anche questo progetto naufragò.
Venne così ceduta alla Gioventù Italiana del Littorio, che doveva farvi una sede di quartiere, ma i lavori non partirono mai.

Negli anni successivi gli arredi e i paramenti e le terracotte vennero asportate e sparirono definitivamente.
Nel 1939 la Cascina Bolla fu vittima di un incendio che distrusse le parti interne.
Nel 1943, per finire, venne colpita dalle bombe degli Alleati.
Ridotta ad un rudere, venne comprata da una famiglia di ricchi industriali che nei terreni contigui vi costruirono una grossa villa, restaurando al contempo la Cascina Bolla, riportandola al suo aspetto rinascimentale, di castelletto gotico, tanto da portare la Sovrintendenza a vincolare l'immobile come bene visconteo.
Fino agli anni '70 la villa era nota in tutto il quartiere per i fenicotteri, i pavoni e i daini che gironzolavano negli ampi giardini; i proprietari vissero molto raramente a Cascina Bolla, che era abitata solamente dal custode e dalla sua famiglia.
La villa e la cascina sono state messe in vendita nel 2014.

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