giovedì 5 marzo 2015

Il Laghetto di Santo Stefano e la Madonna dei Tencitt

Il Laghetto di Santo Stefano venne fatto costruire da Gian Galeazzo Visconti nel 1388 affinché venisse agevolato il trasporto dei pesantissimi blocchi di marmo provenienti dal lago Maggiore (dalle cave di Candoglia) necessari per la costruzione del Duomo; i marmi arrivavano percorrendo il Ticino e quindi il Naviglio Grande, per giungere a Milano presso il laghetto di Sant’Eustorgio, l'odierna Darsena.



 Grazie alla Conca di Viarenna si riuscì a far passare dal Naviglio Grande alla Cerchia Interna il materiale in transito e si decise di realizzare un nuovo porticciolo il più prossimo possibile al Duomo.
Da lì il percorso per arrivare alla cattedrale via “terra” era decisamente più breve rispetto al laghetto di Sant’Eustorgio (circa 500 metri contro 2 chilometri). Col passare dei secoli il trasporto dei blocchi di marmo diminuì enormemente e sebbene il piccolo porticciolo di via Laghetto venisse usato per altre merci, legna e del carbone, si decise per motivi igienici di interrare il piccolo specchio d’acqua.




In tutte e tre le immagini soprastanti si nota una gru in legno e ferro sita sulla sponda nord del laghetto. La gru, utilizzata per spostare le merci e soprattutto i pesanti blocchi di marmo, era chiamata "il falconetto". Parte della gru, specialmente le strutture in ferro, sono state salvate e murate in un cortile interno del Castello Sforzesco.

Fu l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe nel 1857  a decretarne la sua fine dopo una visita all’Ospedale Maggiore, in quanto verificò di persona che le zanzare e le cattive esalazioni dell’acqua (pressocchè stagnante) rendevano la degenza degli ammalati decisamente più difficile. e cosi sulla "Gazzeta ufficiale" del 9 Febbraio 1857 fu pubblicato il decreto di copertura del bacino per motivi di igiene pubblica. Al suo posto c'e' oggi la via Laghetto.



Sul palazzo all'angolo tra la via Laghetto e il vicolo Laghetto si trova ancor oggi un affresco chiamato dai milanesi Madonna dei Tencitt. I tencitt erano i carbonai che trasportavano lungo la Cerchia il carbone e lo scaricavano al Laghetto di Santo Stefano. La loro sede era l'edificio noto come Cà dei Tencitt, esistente ancor oggi. Durante la terribile pestilenza "manzoniana" del 1629-31 morì oltre la metà della popolazione della città, circa 120.000 defunti. Un certo Bernardo Catoni, priore degli scaricatori, uscì indenne dalla pestilenza e a titolo di ringraziamento e di devozione verso la Madonna che aveva “miracolosamente” salvato lui e la maggior parte dei Tencitt, posizionò nel 1630 un dipinto a fresco (cioè un affresco) sul muro esterno della Cà dei Tencitt.


 L'affresco rappresenta la Madonna, alla quale due cherubini tengono sollevati i due lembi del mantello (tecnicamente si tratta di un peplo), mentre protegge San Sebastiano, San Carlo Borromeo e San Rocco, quest’ultimo con l’immancabile cagnolino.
Ai piedi dei santi, sulla destra, si intravede la figura (parte del busto e la testa) proprio di Bernardo Catoni, mentre la parte inferiore dell’affresco è riservata a una panoramica del Lazzaretto con alla destra un corso d’acqua e un ponte sul quale transitano gli appestati in arrivo, mentre sulla sinistra un carico di salme lascia il Lazzaretto per recarsi in uno dei cimiteri disponibili (i fopponi); i morti furono così tanti che riempiti i cimiteri cittadini si iniziò a portare i cadaveri molto fuori dai confini dei Corpi Santi, tanto che ancor oggi a San Pietro all'Olmo, Cornaredo, c'è un'area chiamata "Foppon di apestaa".
Per secoli il dipinto venne chiuso in una grossa teca di legno con due imposte. Il quadro restava chiuso 364 giorni l'anno e veniva svelato ai milanesi il 15 agosto quando a Santo Stefano veniva celebrata una grande festa popolare.

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