lunedì 2 marzo 2015

"Molla Buni!!!"



 Nipote di un costruttore di velocipedi, il ragionier Romolo Buni, il "piccolo diavolo nero", fu un sensazionale passista e velocista dei primordi del ciclismo: piccolo di statura, potentissimo, era un fascio di grinta e nervi che gli permettevano scatti improvvisi. Per la sua pedalata frenetica, ben prima di Chiappucci, i giornali francesi lo soprannominarono le Petit Diable Noir.
Il 21 giugno 1893 all’Arena di Milano Buni disputò un match col formidabile corridore francese Medinger. La folla s’interessava moltissimo alla sfida, nella quale era in giuoco anche l'amor proprio nazionale, e quando parve che il francese stesse per oltrepassare il suo beniamino, « per un attimo, un attimo solo, la folla tacque, in un’angoscia senza nome ma che è conosciuta da quanti hanno frequentato un campo sportivo. Poi nel silenzio altissimo, una voce che non si seppe mai di chi fosse, uscì in urlo nuovo, in un incoraggiamento strano: Molla Buni! Molla Buni!
"Quel grido, come una striscia di polvere accesa, si propagò in un baleno. Molla Buni! saettò la folla e Buni che capì, rispose all’attacco del francese e aumentò ancora l'andatura". Medinger, sfinito, perse una lunghezza, poi due, poi dieci e vinto si ritirò, abbandonando la corsa. Molla Buni ! Molla Buni ! continuò a gridare la turba e Buni continuò a girare velocissimo, poi fini la gara coprendo i 5 chilometri in 7’ 32" che era un record, poi fu portato in trionfo, sollevato sulle spalle, abbracciato, baciato dalla folla in un tripudio di cui non s’era mai visto l’eguale. Alla sera, tutta Milano gridava Molla Buni!...
"Da allora, quell’esclamazione fu di dominio pubblico, entrò nelle abitudini di tutti, del popolo e della borghesia, dei giovani e dei vecchi; fu una frenesia di Molla Buni! che si sentiva ripetere ad ogni angolo di via, in ogni crocchio, a teatro, a scuola, di giorno, di notte. Fu un’ossessione, un incubo che non lasciava mai pace: Molla Buni! si gridava al passaggio di un velocipedista, a una carrozza che transitava, al facchino che trascinava un carretto..."




Nel 1893 venne inauguarato l'Ippodormo del trotto di Piazza Andrea Doria, alle spalle della prima Stazione Centrale. Era chiamata semplicemente Il Trotter. Qui, Buni sfidò con la sua biciletta niente meno che Buffalo Bill!



 William F. Cody, detto Buffalo Bill, era stato a Milano nel 1890 con il suo circo di indiani, tiratori scelti, cavallerizzi e giocolieri. All'Arena si era esibito in un tripudio e in un delirio di massa. Quattro anni dopo gli organizzatori presentarono la sfida tra il Buni e tal S.F. Cody, bicicletta contro cavallo. I quotidiani milanesi leggendo il nome Cody immaginarono fosse Buffalo Bill. E così pensarono anche tutti i milanesi. Il Cody si presentò con una giacca sfrangiata color cenere, con lunghi capelli grigi, baffi e pizzetto e grande capello Stetson...
La sfida si celebrò al Trotter. Per tre giorni, perun totale di 10 ore, Buni e il sedicente Buffalo Bill si sfidarono. Vinse S.F. Cody con un totale di 335,775 km percorsi in 10 ore. Buni, il Diavolo Nero, si fermò a 319,750. Da notare che a Cody venne permesso di cambiare 10 cavalli, uno all'ora. Solo 70 anni dopo, quasi per caso , si scoprì che William F. Cody, il vero Buffalo Bill, nel 1894 non si spostò mai dalla costa Est degli Stati Uniti. Tornò col suo circo, l'Old Wild West, nel 1906, toccando 35 città e facendo 119 spettacoli. Romolo Buni continuò a correre in bici, e a 38 anni partecipò al primo Giro d'Italia. Qualche anno dopo fondò insieme ad alcuni amici l'Unione Sportiva Milanese, che per molti anni fu la seconda o terza squadra di calcio più importante di Milano, arrivando per ben due volte seconda nel campionato italiano. Intanto S.F. Cody continuò la sua carriera di finto Buffalo Bill. 


Nato con il nome di Samuel Franklin Cowdery a Davenport, in Iowa, il 6 Marzo 1867, discendente dei primi pellegrini giunti in America, Cody raccontava che il padre era stato un eroe nella guerra contro il Messico. Diceva che la sua famiglia era stata sterminata dai Sioux e lui solo era sopravvissuto. In realtà Samuel era uno dei cinque figli di un veterano riformato per malattia che aveva abbandonato moglie e prole nel 1875. Il giovane Cowdery, dopo un precoce apprendistato come cowboy in Iowa e sul mitico Chisholm Trail, dove aveva imparato a cavalcare stalloni, era arrivato come cercatore fino a Dawson City, in Canada, capitale della famosa corsa all’oro del Klondyke. A 21 anni, nell’Aprile del 1888, iniziò a lavorare nel circo di Adam John Forepaugh, che per primo dedicò una parte dello show al Wild West. Cowdery, sfruttando la sua strabiliante somiglianza con l’originale, si era fatto passare per Buffalo Bill Junior, cioè il fratello minore del vero Buffalo Bill. Infatti il suo soprannome era “Captain Cody, re dei cowboys”. L’aspetto era indimenticabile: capelli lunghi, pizzetto e baffi, cappello, abiti da cowboy, giacca di pelle e stivali a punta. Nel 1889 si persero le tracce di Cowdery e subentrò “Cody Jnr”; professione “tiratore di precisione con fucile e pistola e cowboy”. In un articolo di giornale fu definito “il più grande tiratore vivente di revolver”. Nel giugno del 1890 si imbarcarò per l’Inghilterra, forse per evitare procedimenti legali da parte del vero Cody. Assieme alla sposa, che iniziò a utilizzare il soprannome Lillian Cody, girò l’isola con uno spettacolo con il fucile. Si esibirono in spettacoli teatrali nei music-hall con numeri a cavallo, tiro con il fucile e acrobazie con il lazo. Il loro spettacolo che si chiamava Captain Cody and Miss Cody: Buffalo Bill’s Son and Daughter. Nel giugno del 1891 si fece vivo  l’autentico Buffalo Bill con la sua Wild West Company, è portò l’agente di S.F. Cody in tribunale, ottenendo la diffida ad usare termini come “figlio di Buffalo Bill” e “Wild West Show”. Per farsi pubblicità Cody cavalcava nelle strade del paese di turno, in costume da cowboy su un cavallo mustang, a capo della sua piccola troupe. In quel periodo Cody sfruttò la nascente passione per i velocipedi, nuovo mezzo di locomozione, organizzando una serie di gare contro famosi ciclisti e contemporaneamente si dedicò alla scrittura di commedie e melodrammi. Lo spettacolo da questo momento era incentrato su Cody e il campione di bicicletta del luogo. Girarono l’Europa per anni e nella maggior parte dei casi Cody veniva scambiato per Buffalo Bill. 
Al pubblico poco interessava che fosse il vero o il falso Buffalo Bill, bastava che sapesse cavalcare e che lo spettacolo fosse pieno di acrobazie. Nel Novembre del 1895 il maratoneta Carlo Airoldi, classe 1869 di Origgio, allora in provincia di Milano, sfidò a sua volta Cody, proponendo una gara di 500 chilometri. Airoldi sarebbe stato a piedi, mentre l’americano a cavallo. Quest’ultimo rifiutò perché pretendeva di avere a sua disposizione due cavalli. Nel 1897 la combriccola tornò in Inghilterra, proponendo ancora gare con ciclisti, corse con la biga, scene dal Wild West in spettacoli all’aria aperta e all’Alexandra Palace di Londra, che ebbero un grande riscontro. Non c’era traccia di autentici indiani: l’unico era interpretato dall’attore Edward Le Roy, il figlio più grande di Lela, fratello di Leon e Vivian, nati dal primo matrimonio con Edward John King). 
La fortuna della famiglia aumentò quando, nel 1898, si avventurarono nel mondo del teatro tradizionale, con il Wild West Melodrama, uno spettacolo molto popolare, scritto dallo stesso Cody, e aumentò ancora con la commedia The Klondyke Nugget (La Pepita del Klondyke), ispirata alla febbre dell’oro dello Yukon. A inizio del XX secolo Cody si riciclò come pioniere del volo, prima con aquiloni, poi con palloni e dirigibili, infine con dei biplani. Le circostanze forzarono Cody a utilizzare la sua popolarità. Quando i proventi di The Klondyke Nugget iniziarono a scarseggiare si dedicò alle gare di volo, alle lezioni e al trasporto di passeggeri a pagamento. Era spesso sull’orlo della bancarotta perché raramente fu in grado di vendere i suoi brevetti. Iniziò a nascondere la sua lunga chioma sotto il cappello, per essere più credibile come pilota, e infine li tagliò. Ciònonostante l’esperienza da attore teatrale rimase ben presente nel tono della voce in cui si rivolgeva alla folla e  nel suo istinto per il pubblico. Il taglio dei capelli fu un chiaro segno della sua difficoltà rispetto al passato da showman, dopo essere stato accettato come un aviatore. Talvolta veniva enfatizzato l’attore, altre volte il pubblico lo idolatrava come un pioniere del volo. Cody era invece poco a suo agio con questa doppia identità.
Continuò il lavoro sugli aerei usando i propri soldi, fino al 7 Agosto 1913 quando, mentre testava il funzionamento della sua ultima invenzione, il maledetto idrovolante Mark VI, si spiaccicò al suolo da un’altezza di 500 piedi per un cedimento strutturale. Cody, il falso Buffalo Bill, fu seppellito, con tutti gli onori di un membro dell’esercito, al cimitero militare di Aldershot, l’11 Agosto del 1913 in compagnia degli eroi di guerra inglesi, il primo civile e l’unico americano ad avere tale privilegio.


















Nessun commento:

Posta un commento