mercoledì 4 marzo 2015

L'Arcivescovo Ariberto da Intimiano e il Borgo Monforte

Morto Carlo Magno l'Europa centro meridionale precipitò in quei due secoli poi definiti "bui".
Milano non scampò a questo destino, anzi precipitando in una sorta di "guerra civile" che si scatenò tra vari partiti, chiesa cristiana contro eretici, nobiltà contro popolo, contado contro città, valvassori contro vassalli. In questo quadro arrivò al potere della Chiesa di Milano Ariberto da Intimiano (nato nel 970 e morto a Milano nel 1045).



Il vescovo portò il potere della chiesa ambrosiana a livelli mai visti e probabilmente mai più raggiunti. Interloquiva direttamente con l'Imperatore, il potere veniva esercitato dal palazzo Arcivescovile su sua delega, fu lui a incoronare il Sacro Romano Imperatore Corrado il Salico come Re d'Italia, e proprio all'arcivescovo il Re lasciò il sostanziale comando dell'intero Regno d'Italia, che all'ora occupava tutta l'Italia del Nord, del Centro eccetto una stretta fascia costiera in mano ai veneziani, parte dell'Istria e la Corsica.
Alleato naturale dei nobili milanesi e dei capitanei del resto del Regno, Ariberto nel 1028 intraprese un viaggio nella Diocesi Suffraganea di Torino e nel suo contado. Arrivato in loco venne a sapere che a Mons Fortis (oggi Monforte d'Alba) si era diffusa un'eresia che riteneva la Trinità non un dogma ma una semplice allegoria delle antiche fonti bibliche e propugnavano una Chiesa senza necessità del clero. In sostanza rifiutavano la necessità stessa di avere una organizzazione clericale e ponevano le basi per quella che pochi anni dopo divenne, proprio a Milano, l'eresia dei Patarini.



Ariberto mosse le sue truppe da Milano e ottenne ulteriori uomini d'arme dal Vescovo Alrico di Asti.
Nello stesso 1028 le truppe cinsero d'assedio il castello di Mons Fortis. Ariberto ottenne di incotrare il rappresentate degli eretici, tal Girardo.
Girardo espose all'Arcivescovo la "dottrina" del loro cristianesimo, che era essenzialmente spiritualista e vedeva le Sacre Scritture, la Trinità e il concetto di Spirito Santo come inviti e non dogmi e precetti. La comunità aveva poi alla sua testa un gruppo di "Maiores", e primo fra tutti un pontefice, ovviamente non identificato in quello romano. Tutto ciò sembra pertanto escludere ogni nozione dei Sacramenti, di cui Gerardo rifiutò di parlare. Da tale spiritualismo deriva pertanto un moralismo esasperato, un rifiuto della materia, della proprietà, di ogni istinto carnale. Inconfondibile nota distintiva di questa nuova eresia era l'accettazione di una morte violenta, colma di sofferenza, così da portare, con la purificazione, alla salvezza; questa dottrina così fortemente innovativa e destabilizzante, non potè che creare timori sociali, oltrechè religiosi, nelle autorità.
Ariberto diede quindi ordine di espugnare il castello e di deportare il maggior numero possibile di eretici a Milano, compresa la contessa che regnava su quelle lande.
In grandissimo numero vennero catturati e portati a Milano dove Ariberto probabilmente sperava di disperderli nella "grande" città. Al contrario Girardo e i suoi iniziarono subito una sorta di proselitismo, con dure parole contro la corruzione del clero, contro la simonia e la consuetudine milanese di permettere ai preti di sposarsi ed avere figli.
I nobili milanesi temendo disordini imposero ad Ariberto una soluzione drastica. Gli eretici vennero radunati così in una lontana strada periferica, ben fuori le mura romane e lungo una stretta strada che si staccava dalla via che usciva dalla Porta Argentea (anche nota come Porta Orientale, circa all'incrocio tra Corso Venezia e la Cerchia dei Navigli), vennero posti davanti alla scelta: abiurare la loro fede eretica o morire.
La leggenda narra che in un prato venne innalzata una grande croce, di fronte venne accesso un enorme rogo. Gli eretici posti in mezzo e venne loro chiesto se riabbracciare la vera croce o morire bruciati vivi.
Coerenti con la loro visione che vedeva nella morte nel dolore e nella massima sofferenza un modo per raggiungere immediatamente il paradiso, in gran quantità scelsero il rogo.
Si trattò del primo rogo di eretici della storia d'Europa e della Chiesa, anticipando di quasi due secoli la Santa Inquisizione.
Il nome di quel prato e della zona circostante venne "intitolato" agli eretici martiri della Chiesa, diventando così il Borgo Monforte.
Con l'espansione della città oltre le mura romane una larga strada e una porta della città vennero chiamata Via e Porta Monforte. Oggi sopravvive ancora il Corso Monforte.






L'Arcivescovo Ariberto continuò poi la sua scalata verso il potere assoluto. Sfidò l'Imperatore Corrado il Salico, sfodò il Papa, che lo scomunicò, e portò Milano in una guerra sola contro tutti.
L'Impero cinse d'assedio la città ma questa resistette per oltre un anno. E in questo frangente comparve sulla scena di Milano il "carroccio", simbolo della resistenza milanese contro l'Impero.
Nel 1039 Corrado tolse l'assedio, il Papa revocò la scomunica e Ariberto si riprese la guida del Regno d'Italia con la soddisfazione di aver tenuto testa a Roma e all'Impero. Morirà dopo altre battaglie e guerre intestine nel 1045.
Dall'ordinazione di Ariberto ad Arcivescovo di Milano alla sua morte la città non abbiamo più la presenza di un conte o di un marchese a Milano. Anche il vicario del conte, il visconte, amministratore delle Curtes regiae, in questo periodo diventa un vassallo dell'arcivescovo.
Mai più nessun Arcivescovo di Milano raggiunse un potere simile.

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