mercoledì 4 marzo 2015

Le streghe della Vetra



Piazza Vetra, incastrata tra la Basilica Ariana di San Lorenzo e la Cerchia dei Navigli, è stata per secoli il luogo deputato alla tortura e alla morte dei milanesi condannati per i più disparati reati.
Le prime condanne a morte avvennero nell'XI° secolo e continuarono  sino al XVIII° secolo quando gli occupanti spagnoli spostarono il patibolo fuori da Porta Lodovica. In ogni caso le esecuzioni continuarono anche in Piazza Vetra sino a metà '800, seppur sporadicamente.
L'intera area era ammantata da un'aria funesta e malsana. Il quartiere era deputato al lavoro della conciatura dei panni che venivano lavorati dai "vetraschi", giovanissimi lavoratori che utilizzavano il vetro per grattare i panni e poi conciarli. Il canale di scolo utilizzato era la Vetra, che oltre a dare il nome alla piazza e al quartiere, lo costeggiava per tutto il lato nord ed est. 
L'area per secoli fu tra le più povere e misere di Milano e mantenne questa caratteristica sino a pochi decenni or sono. 
Per accedere all'area provenendo dal centro si doveva passare sul "ponte della morte" che scavalcava la Vetra. Nella spianata irregolare di terra umida e putrida si trovavano agli estremi opposti un'area deputata alla tortura dei condannati e una per la loro esecuzione e successivo rogo.
Nei pressi venne prima eretta una croce, poi la statua di San Lazzaro, il santo che assiste alla sofferenza.



In questo quadro di desolazione arrivarono i primi processi alle streghe e agli eretici.
Se i primi eretici arsi vivi in Europa furono gli sventurati cristiani "ortodossi" di Mons Fortis, bruciati nel Borgo Monforte nel 1038, seguirono poi un numero imprecisato di streghe, stregoni e adoratori del demonio. Quasi sempre torturati per estorcere ridicole confessioni.
Uno dei primissimi casi, ancor prima della nascita dell'Inquisizione, fu quello di Guglielma la Boema, santa morta a Milano nel 1281, riesumata e il cui cadavere fu bruciato per eresia in Piazza Vetra. Insieme alla ex-santa vennero bruciati in quel 1230 suor Maifreda, suor Giacoma e il teologo Andrea Saramita.



Bisogna aspettare il 1327 con la Bolla "Super illius specula" di papa Giovanni XXII, con la quale inizia ufficialmente la caccia alle streghe da parte della Chiesa, tramite l'Inquisizione.
Il 16 settembre 1385 Gaspare Grassi, "pubblico negromante, incantatore di demoni, uomo di eretica pravità e relapso nella abiurata eresia", viene condannato a morte e immediatamente giustiziato. Essendo il Grassi un nobile viene però decapitato, e non bruciato, al Broletto, in Piazza Mercanti.
Il 26 maggio 1390 viene processata e bruciata in Piazza Vetra la prima strega: Sibillia Zanni arrestata per stregoneria da parte dell'inquisitore di Sant'Eustogio fra' Beltramino di Cernuscullo. 
Il 13 agosto dello stesso anno tocca a Pierina de' Bugatis, strangolata e bruciata.
Negli stessi anni la follia dilaga nel nord della Lombardia. A Como l'inquisitore Antonio da Casale fa bruciare 300 streghe in pochi mesi. Nel 1431 la Val Levantina e la Valtellina vengono "invase" dall'Inquisizione che condanna decine e decine di donne al rogo per stregoneria.
Il 30 gennaio 1471 il Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza assiste all'esecuzione di Caterina de Pilli detta Ruggiera da Bergamo.
Tra il 1483 e il 1485 la mannaia dell'Inquisizione cala a Bormio dove vengono massacrate decine di donne accusate di stregoneria. Il paese mantenne questa primato di violenza sino al XVII° quando vennero ancora bruciate 34 donne, sempre per stregoneria.
Nel 1490 viene bruciata una nobile, Antonia da Pallanza, al Broletto.
Tocca alla Valcamonica nel 1510: le streghe arse vive sono più di 60. Numerosi anche gli stegoni bruciati. 
Nel 1514 si passa a Lugano e Mendrisio con oltre 300 donne bruciate vive.
Il 13 febbraio 1515 viene bruciata in S. Eustorgio (che si alternava con Piazza Vetra) una Giovannina.
Per tutto l'inizio del '500 si bruciano in Lombardia alcune centinaia di streghe. Le Valli Alpine e Sub Alpine sono i luoghi di massimo lavoro per l'Inquisizione.
Il 24 luglio 1519 viene bruciata in S. Eustorgio una Simona Ostera di Porta Comasina.
Il 21 ottobre 1542 viene bruciata in S. Eustorgio Lucia da Lissono. S. Eustorgio pare avere superato Piazza Vetra quale luogo preferito per i roghi.
Papa Paolo IV nel 1558 rende definitivo il trasferimento del tribunale dell'Inquisizione di Milano da S. Eustorgio a S. Maria delle Grazie.
Carlo Borromeo viene consacrato arcivescovo di Milano nel 1563. Inizierà una carriera spesso deputata a bruciare donne e uomini accusati di stregoneria.
La sua prima vittima è Domenica di Scappi, detta la Gioggia, di Luino.Nel 1569 San Carlo Borromeo ha pesanti screzi col senato milanese. Il santo vuole bruciare 8 streghe catturate nel lecchese. Il Senato si oppone. Le condanne continueranno per tutta la durata della sua carica di Arcivescovo di Milano, in città e nell'intera, enorme, diocesi.
In Val Mesolcina, dopo una visita patorale di San Carlo Borromeo, e su suo imput, vengono arrestate 150 persone, tra cui il prevosto locale. Di queste 11 saranno condannate al rogo.



L'11 giugno 1595 un altro Borromeo entra in Duomo. Federico Borromeo viene consacrato arcivescovo di Milano. Tre anni dopo è promotore della trasformazione della Torre dell'Imperatore, sita in via Della Chiusa, lungo la Cerchia Interna, in un carcere per streghe.
L'anno dopo viene bruciata al mercato di via Ponte Vetero la strega Marta de Lomazzi.
Il 10 giugno 1603 vengono bruciate alla Vetra Gabbana la Montina e Isabella Arienti, detta la Fabene,
Durante gli anni di Federico Borromeo si sussegono i roghi di streghe, della maggior parte di esse non resta traccia scritta o atti di processi.
Nel giugno del 1611 tocca alla Vetra a Doralice de' Volpi, poi ad Antonia de' Santini
Il 29 giugno sempre del 1611 il governatore di Milano Juan de Velasco invia una lettera al Papa, dove lamenta l'inerzia dell'Inquisizione ambrosiana contro le streghe e descrive la gravissima situazione di Milano infestata da streghe e malefiche.
A luglio lo stesso Velasco tira fuori dal cassetto il vecchio progetto di Federico Borromeo per l'acquisto della Torre dell'Imperatore, al fine di istituire un carcere per le streghe. Tentativo ancora una volta fallito.
Il 4 marzo 1617 termina con il rogo di Caterina de Medici un lungo processo che la vedeva accusata di strgoneria e di aver tentato di avvelenare il nobile senatore Luigi Melzi d'Eril. Il rogo avviene in Piazza Vetra.
Per la gran folla che vuole assistere alle torture, allo strangolamento e al rogo viene realizzato un appasito palco, chiamato "baltresca".
Nel maggio 1620 viene bruciato alla Vetra come stregone Giacomo Guglielmotto.
Nel giugno sempre alla Vetra tocca ad Angela dell'Acqua e Maria de' Restelli.
Il 1° agosto 1630 vengono torturati e giustiziati in Piazza Vetra come untori Gian Giacomo Mora e il suo amico Guglielmo Piazza.
Mora aveva un negozio di barbiere in zona di Porta Ticinese. Insieme al ‘complice’ Guglielmo Piazza, venne accusato di diffondere la peste e quindi condannato a morte. La sentenza fu crudelissima. La si può leggere anche nel testo di Alessandro Manzoni ‘La colonna infame’:

“.. Che i nominati Piazza e Mora, denunziata ad essi prima la morte, sieno torturati, adoperando anche il canape. … Che posti sur carro sieno condotti al luogo solito del supplizio, per via sieno tanagliati con ferro rovente nei luoghi ove hanno commesso il delitto; davanti alla bottega del Mora sia ad entrambi mozza la mano destra; sien loro sfracellate le ossa all’usato; si innalzi la ruota, essi vi sieno intrecciati vivi: dopo sei ore scannati; poi si ardano i cadaveri, le ceneri si gettino al fiume; la casa del Mora sia spianata, e sullo spiazzo eretta una colonna che abbia nome d’infame, e porti una iscrizione del fatto. ..”

Il negozio da barbiere e la casa di Giangiacomo Mora furono effettivamente rase al suolo. Fu posta a memoria cittadina una colonna (che rimase alla vista di tutti dal 1630 fino al 1778 quando venne abbattuta) che recava un’epigrafe in latino la cui traduzione è:

LUNGI ADUNQUE LUNGI DA QUI
BUONI CITTADINI
CHE VOI L’INFELICE INFAME SUOLO
NON CONTAMINI
1630

Il 12 novembre 1641 vengono bruciate alla Vetra come streghe Anna Maria Pamolea, padrona, e Margarita Martignona, sua serva. Sono le ultime due streghe condannate a Milano.
Il 30 luglio 1680 è il tempo dell'ultimo stregone, bruciato però in Piazza Santo Stefano, di fronte al Laghetto, si chiama Carlo Anna.
Le condanne a morte continuano però per quasi altri due secoli, spesso proprio alla Vetra. Tra i casi celebri quello di un frate, Carlo Casletto
Tra giugno e agosto 1788 vengono bruciati nel chiostro di S. Maria delle Grazie, per volere dell'imperatore Giuseppe II, tutti i documenti relativi all'Inquisizione di Milano, che coprivano il periodo 1314-1764.
Si chiude così uno dei periodi più bui e cupi della Chiesa Ambrosiana.

I roghi di Piazza Vetra consegneranno alla storia anche due filastrocche cantate dai bambini, spesso ignari del significato delle parole.
Isidoro Strongoli, mago stregone presso il Ponte delle Pioppette, soprannominato el Bargniff, vestito sempre con un mantello verde, viene arrestato per stregoneria, torturato rifiuta di confessare, rifiuta il conforto religioso e finisce sul rogo. 
Una filastrocca per secoli ne ricorderà il martirio: 

Sott el pont de Ciff Ciaff
La ghe sta bargniff-bargnaff

Con la vesta verdesina
Gran dottor chi l’indovina.

Una popolana, accusata non di stregoneria ma d'aver stretto un patto col diavolo, venne impiccata alla Vetra già nel 1350. Soprannominata Cicca Berlicca, per via dei tatuaggi che aveva sul corpo

Cicca Belicca
La forca t’impicca
Leun, sperun, cul rest..
Induvina chi l’è quest.










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