domenica 8 marzo 2015

Lambrate



Il nome di Lambrate deriva dal fiume sul quale il vicus si trovava, il Lambro, cioè "pescoso", o "limpido", col suffisso -ate. È impossibile stabilire la data precisa di fondazione del vicus.
Il territorio fu conquistato nel 222 a.C., in seguito ad un aspro assedio di Mediolanum, dai consoli romani Gneo Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello. La conquista fu contrastata dalla discesa di Annibale al quale la popolazione locale si alleò. Fu solo nei primi anni del II secolo a.C. che gli Insubri e i Boi si assoggettarono alla dominazione romana.
Le strade che segnavano i confini del territorio lambratese erano due, la Milano-Bergamo, a nord, che partiva da porta Orientale, e la Milano-Brescia, a sud, con partenza da porta Tosa. Lambrate si trovava tra il II e il V miliare della prima e tra il II e il IV miliare della seconda.
Il confine orientale era il fiume stesso, mentre a Ovest il vicus arrivava oltre l'attuale asse via Teodosio-Ponzio-Aselli.
Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis historia citò più volte una mansio ad Lambrum, cioè una stazione di rifornimento, per pellegrini e militari. È con molta probabilità, inoltre, che Lambrate fosse porto fluviale per la vicina e più potente Mediolanum.



 Con il loro arrivo, i Romani sfruttarono la zona ricca di rogge per l'agricoltura e costruirono un sistema di navigazione fluviale intorno al fiume Po, ancora in vigore durante il medioevo. La conferma dell'esistenza di un insediamento romano si ottenne durante gli scavi del 1905, per una costruzione residenziale, quando si trovò un bronzo augusteo e un sarcofago di marmo, risalente al IV secolo, oggi esposto al museo del Castello Sforzesco. Forse, primo luogo di culto per i cristiani fu quella stessa cappelletta che ancora oggi si può visitare al centro del quartiere, rimasta intatta nonostante i bombardamenti delle due guerre mondiali.
Durante l'VIII e il IX secolo sorsero a Lambrate due monasteri benedettini, di cui possiamo visitare oggi la chiesa di San Martino e la cascina Cavriana, dove l'abside della chiesa di Sant'Ambrogio è adibito a fienile. Con la distruzione del 1162 di Milano ad opera di Federico Barbarossa, Lambrate venne elevata al rango di "borgo imperiale", e qui vennero accolti i milanesi in esilio.
Con la dominazione spagnola, nel XVI secolo, viene costruita la prima industria bellica, la "Polveriera", che segnò la storia e la fortuna lambratese. Costruita intorno al 1550 si trovava dove oggi si trovano i Martinitt in via Pitteri.


Sfruttando l'acqua del Lambro delle enormi ruote venivano usate per produrre polvere da sparo per i cannoni del Castello Sforzesco. Gli abitanti di Lambrate vennero "assunti" in massa per il trasporto di questa polvere dalla Polveriera sino al Castello di Porta Giovia. L'attività continuò sino alla fine del '700 e l'edificio rimase funzionante come deposito di polveri ancora per alcuni decenni.
Inutilizzata sopravvisse per un altro secolo sino alla demolizione nel 1931-32 e la costruzione dell'edificio dei Martinitt.



Nel 1751 il comune fece registrare 592 residenti, mantenendosi stabile nel tempo, tanto che alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 gli abitanti erano ancora 600. I limiti amministrativi vedevano Cimiano di Crescenzago a nord, San Gregorio Vecchio e Casa Nuova ad est, e i Corpi Santi a sud e ad ovest. In piena età napoleonica il comune di Lambrate, già inserito nel dipartimento d'Olona, nel 1808 venne soppresso ed aggregato al circondario esterno del comune di Milano. Con l'istituzione del Regno Lombardo-Veneto nel 1815, il comune di Lambrate recuperò l'autonomia, e venne inserito nella provincia di Milano. Il 17 gennaio 1841, con dispaccio governativo, furono aggregati a Lambrate i comuni di Casa Nuova e San Gregorio Vecchio. All'unità d'Italia nel 1861, il comune di Lambrate contava 1621 abitanti, per poi esplodere grazie alla rivoluzione industriale,contando 5399 cittadini nel 1911 e 8171 nel 1921. Nel 1923 il comune di Lambrate, ormai rientrante nell'orbita della metropoli, venne soppresso ed aggregato al comune di Milano insieme ad altri dieci comuni.



Signorotti di Lambrate furono i Dardanoni nel 1500 e i Loyas dal 1670. I Dardanoni costruirono una splendida villa padronale esistente ancor oggi. Dopo i Loyas questa passò nel 1774 venne acquistata dal conte Antonio Crivelli, poi
nel 1800 passò in proprietà a Carlo La Croix e quindi nel 1846 a Luigi Folli.
Nel 1864 si inaugurò il primo tratto della ferrovia Milano-Brescia, la cosiddetta ferrovia "fernandea", in onore dell'imperatore Ferdinando I d'Austria, e che tagliava in due il comune di Lambrate all'altezza delle frazioni di Cavriano e Ortica.
Vicino alla chiesa dei santi Faustino e Giovita, sorse la prima stazione di Lambrate che ancora oggi si può vedere nei pressi del cavalcavia Buccari.
Il demanio fascista, nel 1926, espropriò grandi aree di terreni agricoli, per realizzare lo smistamento, lo scalo merci e la stazione ferroviaria di piazza Bottini, sede dell'attuale stazione Sul prosieguo della linea per Venezia, dopo il quartiere Ortica venne poi realizzato lo Scalo di Milano Smistamento, uno dei più importanti d'Italia, dotato anche di un grande deposito di locomotive e di officina ferroviaria.




Ortica e Cavriano sono due quartieri sono oggi divisi dalla linea ferroviaria, ma precedentemente si trattava di una sola compagine, nota come Cavriano, a sud di Lambrate. L'Ortica era un'osteria del paese di Cavriano, che divenne così famosa che il proprio nome sostituì col tempo quello del paese stesso. Oggi l'antica osteria dell'Ortica è conosciuta come "Gatto Nero".
Nel 1014 la località Cavriano è attestata, prima da una carta secentesca del Claricio e in seguito dal Catasto Teresiano del (1760), come nucleo rurale a est di Milano. Antichi documenti testimoniano che apparteneva al monastero cittadino di Santa Maria Valle.



La chiesa di San Martino nel "centro" di Lambrate fu pesantemente restaurata tra il 1914-28 tanto venne cambiato di 180° l'ingresso e totalmente rifatto lo stile architettonico.
Nei pressi, all'incrocio tra via dei Saccardo e via Canzi, la cascina agricola annessa alla villa, la torre del tardo Quattrocento e Villa Vigoni, dei primi del Quattrocento, sono state recentemente ristrutturate.






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