domenica 8 marzo 2015

L'Idroscalo, il mare di Milano



L'Idroscalo nacque di pari passo con gli idrovolanti. Nei primi anni 20 questi velivoli ebbero un notevole successo, tanto da superare gli aeroplani a decollo normale e a supporre il loro predominio definitivo. Nel 1926 viene presentato un progetto per l'ampliamento del Campo Volo/Aerodromo di Taliedo, ormai insufficiente alle necessità di Milano.  Alla destra di via Mecenate sarebbe dovuto sorgere un bacino d'acqua dalla lunghezza di 1,5 km per gli idrovolanti. Contemporaneamente sarebbe stata ampliata la pista di Taliedo dall'altro lato di via Mecenate.
Il progetto fu presto cancellato visti i costi enormi per la demolizioni e la ricostruzione di tutti gli edifici, soprattutto della Caproni che si trovavano lungo la via Mecenate. Vi fu poi la proposta dello Stadio Faraonico, un intervento colossale presto scartato.



Si scelse così la vicina area di Tregarezzo, tra Segrate e Peschiera Borromeo, dove si trovava una grossa cava dei Lucchini, appena a sud dello scalo smistamento. Padrino e propugnatore dello svilupo dell'opera fu Fabio Mainoni, presidente della Lega Aerea Nazionale; questi incarico un giovane geometra della Caproni di stendere un progetto per l'Idroscalo, Gino Utili. Dopo nemmeno 3 mesi Utili portò in Provincia la proposta per l'Idroscalo di Milano:
- lunghezza 2.461 metri
- larghezza da 300 a 450 metri
- profondità da 3 a 5 metri
- volume di scavo 3.100.000 metri cubi
- una strada perimetrale di oltre 5 km
- un hangar per gli idrovolanti
- una serie di palazzine per gli uffici e i passeggeri
Tempo di costruzione: 300 giornate lavorative.

I lavori iniziarono nel 1928. I Lucchini misero in campo 4 draghe 6 escavatori e stesero una rete di binari di oltre 30 chilometri per  far spostare circa 3.000 vagoni porta terra, spinti da 12 locomotori. Durante i lavori vennero alla luce reperti di tutte le epoche, anche pre-romana: terrecotte, vomeri di aratri, tombe, monili, monete. Tutto andato perduto.





I lavori procedettero speditamente e l'Idroscalo Provincia di Milano venne inaugurato il 28 ottobre 1930, anche se i primi ammaraggi avevano avuto luogo già nei mesi precedenti. In realtà l'opera mancava ancora di buona parte delle infrastrutture aeroportuali: hangar, locali amministrativi, di controllo e passeggeri. Questa parte dei lavori, assieme all'ultimazione degli scavi, procedette molto più a rilento, anche per complicanze relative al procedere dei lavori.
Il 28 maggio 1930 il primo idrovolante, guidato dal Comandante De Bernardi, ammarò nel bacino dell'Idroscalo. Le draghe erano ancora all'opera.



Il 15 aprile 1931 il Re Vittorio Emanuele III° volle visitare l'Idroscalo e a bordo di una barchetta attraversò il bacino. Anche Mussolini visità il cantiere.




Nel 1933 infatti la crisi economica mondiale arrivò anche a Milano, e il settore dell'edilizio ne fu colpito pesantemente. I Lucchini non sapevano più a chi vendere sabbia, terra e ghiaia. Questa iniziò ad accumularsi in enormi montagne nell'area della Cascina Biscioja, dove oggi si trova il Quartiere Forlanini. Montagnole alte decine di metri che d'inverno con la neve divennero campi da sci e da discesa con le slitte. Con un atto d'imperio la Provincia requisì il cantiere ai Lucchini e in 160 giorni venne scavato esattamente quanto nei 5 anni precedenti. Furono più di 400 gli operai che lavoravano su tre turni h24, sette giorni su sette. I lavori terminarono addirittura in anticipo di alcuni giorni.
Sempre nel 1933 era stato prolungato Corso Michele Bianchi, l'attuale Corso XXII Marzo sino a giungere all'Idroscalo.




Parallelamente, con il bacino ormai pronto, iniziava a prendere forma l'utilizzo sportivo. Nel 1934 vi si tennero i Littoriali del Remo e nel 1938 gli Europei di canottaggio e motonautica.  Sempre nel '38 furono realizzati la grande tribuna coperta e gli stabilimenti balneari, con piscine, bar e ristoranti.
 I costi dell'opera furono quasi nulli. Il presidente della Provincia, Fabbri, stipulò coi Lucchini un contratto vantaggioso. Questi ultimi avrebbero scavato i 3 milioni di metri cubi a costo zero tenendosi, e rivendendo, quanto scavato. Ghiaia, terra e sabbia scavata vennero rivendute dal Lucchini ai contemporanei cantieri della nuova Stazione Centrale e delle nuove massicciate delle cinture ferroviarie.
I terreni, per larga parte di privati, vennero acquistati a prezzi modici grazie alla collaborazione dei proprietari e addirittura il ricchissimo senatore Ettore Varzi, donò oltre 300.000 metri quadrati alla Provincia di Milano. Lo stesso Varzi vendette altri 430.000 mq, l'Ospedale Maggiore di Milano altri 250.000 mq, la famiglia Rossi circa 100.000 e la famiglia Ticozzi circa 135.000 mq.
Nel bacino d'acqua vennero rilasciati 150.000 anguille, 10.000 trote e 2.000 carpe, il tutto per creare un ecosistema ex novo, che portasse alla scomparsa della zanzara anofele e quindi della malaria.
Proprio di malaria si ammalarono a centinaia tra i badilanti che non solo lavoravano tutto il giorno nelle acque stagnanti ma dormivano nei vicini cascinali di Linate.
Di malaria si ammalò gravemente anche l'ingegnere capo del progetto, Rognoni. Quando i lavori erano quasi finiti il geometra Utili propose un ampliamento dell'Idroscalo. Un nuovo bacino in direzione est-ovest, identico a quello nord-sud e unito all'altro. L'area compresa tra i due laghi posti perpendicolari tra loro sarebbe diventata un immenso aeroporto di 500.000 metri quadrati e avrebbe sostituito l'Aerodromo di Taliedo. La morte di Utili pochi mesi dopo la presentazione di questo nuovo progetto bloccò ogni ulteriore sviluppo.
Nel 1939 il bacino venne intitolato a Galeazzo Ciano. Con la guerra i lavori conclusivi si bloccarono e ripresero solo nel 1946 quando furono effettuti gli ultimi scavi per regolare la profondità del lago.
Nel 1947 i lavori erano effettivamente conclusi.













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