martedì 3 marzo 2015

Il Villaggio degli spazzini alle Rottole di Lambrate

Alle Rottole si trovava il Villaggio degli Spazzini. Il borgo, oggi praticamente scomparso, era ubicato all’inizio di viale Palmanova, subito dopo la barriera ferroviaria di Piazza Sire Raul.
Del villaggio originale è rimasta solo la chiesa di San Carlo alle Rottole che è stata oggetto di uno sconcertante caso edilizio nella Milano degli anni ‘60. Questo luogo di culto originario del XII secolo, nonostante il vincolo della Soprintendenza ai Monumenti, fu raso al suolo nel 1963 perché di ostacolo alla costruzione dell’attiguo complesso residenziale. Il Tribunale ne impose però la completa ricostruzione che fu eseguita sotto la direzione dell’arch. Liliana Grassi, che già aveva eseguito il restauro dell’ex ospedale Maggiore di via Festa del Perdono distrutto dai bombardamenti.


Il Villaggio degli spazzini nacque invece come conseguenza della municipalizzazione del servizio di pulizia delle strade; nel 1910 il Comune di Milano decise di individuare un unico luogo dove autorizzare il deposito dell'immondizia milanese.
La scelta cadde proprio alle Rottole, stra le attuali vie Pordenone, Plezzo, Palmanova e Tolmezzo. Nel giro di pochissimo tempo vi andarono così a vivere centinaia di spazzini che costruirono anche delle semplici baracche per sé e le proprie famiglie, creando un vero e proprio villaggio.
Il Comune, con l'intento di aiutare gli operatori, prese in affitto un’area presso la Cascina Gobba, dove vennero rapidamente edificati più di trecento casolari, addossati gli uni agli altri, che si estendevano su una superficie di oltre ventimila m2 di terreno. Ad ogni spazzino era stato assegnato un magazzino-rimessa, che serviva per ripararsi dalle intemperie e che permetteva all’operatore “il ruèe” di dedicarsi ad una lunga serie di pazienti e meticolose operazioni di separazione dei rifiuti.



La colonia si sviluppò sino ad arrivare a contare circa settecento spazzini, riconosciuti dalla Camera del Lavoro e con a disposizione 300 veicoli per le operazioni di recupero dei rifiuti. Il lavoro iniziava intorno alle due di notte quando i veicoli venivano messi in moto per arrivare puntuali ai diversi punti di raccolta, ubicati nei diversi quartieri della città. Il rientro ai magazzini del Villaggio non avveniva mai oltre le dieci di mattina, secondo le prescrizioni municipali. Nello stesso luogo in cui prima sorgeva il loro villaggio venne costruito, nel 1929, un grande impianto comunale dedicato alla cernita, sia manuale che meccanica, dei rifiuti domestici che funzionò, per quasi quaranta anni, sino al '64.




Gran parte degli operatori del “Villaggio” erano brianzoli. Il motivo era semplice, l’agricoltura del nord milanese, a differenza di quella del sud (ricca di allevamenti), non disponeva di grandi quantità di “materiale organico” per la concimazione dei terreni. Era quindi tradizione secolare che molti agricoltori brianzoli venissero a Milano per procurarsi gli scarti alimentari, utili a tale scopo. Molti di loro, vista l’espansione della città e la realizzazione dei servizi di smaltimento, pensarono, quindi, di “riciclarsi” in questa nuova attività.



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